“L’esperienza del calcio a undici Finita la stagione del Pietra Ligure e un bilancio indubbiamente in rosso. Positiva invece la prima annata a undici di Olivia Stevanin, terminata con i galloni di capitana.
"Dispiace che sia finita la stagione perché avrei voglia di giocare ancora – analizza Olivia -, ma è il caso di dire meno male, non per le mie compagne, ma per la stagione a Pietra. Avrei continuato a oltranza, solo che siamo arrivate contate alle ultime gare e abbiamo faticato ad arrivare a undici ragazze disponibili. Se aggiungi che negli ultimi allenamenti eravamo pochine. Nonostante tutto, è stata per me un'esperienza bellissima, sono contenta, mi sono divertita e voglio continuare. Credo che per il Pietra Ligure il calcio femminile sia arrivato al capolinea. Per gioco, ci siamo messe a contare quante eravamo a inizio stagione e ci sono venute in mente 36 ragazze, eravamo poi in 25 a ogni allenamento. Alla fine, questi numeri sono venuti a mancare, vuoi per motivi di lavoro che qualcuna si è persa per strada, ma per altre sono mancati gli stimoli. Lavorando diversamente potevamo essere un bel gruppo. Voglio continuare a giocare a undici, finché le gambe reggono, e fisicamente credo di avere ancora un bel po' da dare. Devo sfruttare qualche anno, dipende se mi pigliano. Dubito che a Genova ci sia qualche società che si picchi per avermi, l'unica realtà nelle vicinanze è il Vado. E' la soluzione più probabile e qualche discorso è già stato fatto con Giovanni Piccardo. Penso che ci sia una porta aperta. Mi posso aspettare qualche panchina in più, ma anche a Pietra Ligure doveva essere così. Sono consapevole di avere dei piedi che ancora non ho raddrizzato, quindi non farei drammi se dovessi andare in panchina. Spesso la squadra la fanno le panchinare, l'importante per me è divertirsi, oltreché vincere. Non metto dei paletti se trovo chi mi prende perché do il massimo e se c'è spazio bene, altrimenti mi sfogherò negli allenamenti. Per come è iniziato il mio percorso nel calcio a undici, credo che ognuno è artefice del proprio destino. Certe scelte possono scontentare, ma questo è uno sport di squadra e si deve accettare anche questo se qualcuno è più forte di te. Sono un'agonista nelle vene, l'allenatore fa una scelta, tocca a me dimostrare che posso meritarmi un posto da titolare".






