Altri appuntamenti
Rockville: 6 Gennaio 2015 Villarcca di Pessina Cremonese. L’immancabile campionato Italiano ciclocross singlespeed ottava edizione
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Aperitivo pieghevole: 21 gennaio 2015 – Ostello Bello – Milano. Presentiamo la collezione 2015 Tern e lancio del servizio rentabc. Ne uscirete piegati in due.
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ultime dal blog:
se vi sbrigate entro natale offertona sulla cinelli mash cxss
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Decorazioni seconda puntata: un esempio di come possiamo trasformare la vostra bici con verniciature personalizzate
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abbiamo consegnato gli headbadges, guardatevi un po’ di foto della serata
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velovisioni, (stavolta solo cross)
ghetto cross…. the real ghetto
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arriva a una velocità folle
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cose di pazzi via milano fixed
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un racconto
da “Il casello della buonanotte”, di Beatrice Masini e Emanuela Bussolati, Einaudi Ragazzi
C’era una bambina che aveva vissuto un film con una banda di ragazzini che si costruivano una casa sull’albero, e le era sembrata una cosa bellissima. Per un po’ ci fantasticò sopra, pensando a come sarebbe stato bello averne una tutta sua, poterci invitare le amiche, e poi tirar su la scaletta di corda in modo che nessuno, propio nessuno, potesse metterci piede. E magari anche dormirci dentro i sacchi a pelo, una notte senza pioggia, ridacchiando e chiacchierando per far finta di non aver paura dei gufi e delle altre bestiole notturne.
Quando venne il suo compleanno, la mamma e il papà le chiesero che regalo voleva, e lei disse “una casa sull’albero”.
In giardino, sul retro, c’era un grande albero che sembrava l’ideale per ospitare una casa. Se l’albero c’è, pensava la bambina, la casa sarà una faccenda semplice. Né la mamma, né il papà, erano abili con le mani, quasi facevano fatica a cambiare la camera d’aria della bicicletta quando bucavano, e di costruirla loro non se ne parlava proprio. Cosi si collegarono a Internet e scoprirono una casa che faceva case sull’albero su misura, naturalmente sapendo le misure dell’albero. Gliele mandarono, pagarono con la carta di credito, e quindici giorni dopo, alla loro porta si presentò un camioncino con una capannina sopra un albero disegnata sul fianco. Scesero due ometti in tuta blu, scaricarono una gran quantità di assi e attrezzi, portarono tutto sul retro e cominciarono a lavorare sotto gli occhi curiosi della bambina. Nel giro di poche ore la casa sull’albero era pronta. Era solida, bella, perfetta, e a salirci con la scala di corda si dondolava piano, e quando eri dentro aveva un buonissimo odore di legno nuovo. Il pavimento era liscio come il parquet di casa, c’erano delle cassapanche per metterci i giochi e un piccolo tavolo con due seggioline di legno. Una meraviglia.
La bambina invitò subito le sue migliori amiche, insieme giocarono a prendere i tè e a fare le signore, e a Tarzan e Jane. Le sue amiche erano due: lei faceva Tarzan, un’amica era Jane, e l’altra faceva il loro bambino. Per dormire nel sacco a pelo bisognava aspettare di essere più grandi, avevano detto la mamma e il papà. Comunque dopo qualche giorno di giochi di questo genere la bambina comincio ad annoiarsi. In fondo erano giochi che avrebbe potuto benissimo fare anche in casa o nel giardino, senza avere una casa sull’albero: da quella si aspettava un pò più di emozione, un pò più di avventura, e invece quella non la sentiva proprio.
Cosi andò a prendere il film con la banda di ragazzini e se lo riguardo con attenzione, per capire che cosa c’era che non andava nella sua casa sull’albero. E lo capì quasi subito, nella scena in cui i bambini si costruivano la casa con l’aiuto di un fratello grande. La sua, di casa, aveva un difetto gigantesco: era già fatta. Non c’era stato niente di avventuroso o emozionante, nel vedersela costruire sotto il naso, non c’era niente di avventuroso o emozionante nella sua perfezione. Cosi la bambina andò dalla mamma e dal papà e li convinse a restituire la casa sull’albero.
Convincere il papà a costruirne una insieme a lei fu più difficile, ma alla fine ci riuscì. Solo che invece di una casa sull’albero che era davvero un po’ complicata, fecero una capanna in fondo al giardino, con pazienza, un po’ alla volta. Venne un po’ storta e selvaggia, ma carina. La mamma fece le tendine per le finestre con due vecchi strofinacci. E d’estate, in una notte senza pioggia, la bambina e le sue amiche ci dormirono dentro, nei sacchi a pelo, provando il brivido di una vera avventura.
per tutti gli adulti che hanno costruito, stanno costruendo e costruiranno una bici con i loro figli (nipoti, cugini..)
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La Stazione delle Biciclette
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