
Nessuno come lui riesce a “sentire†il vento. Una dote che sa sfruttare a dovere.
Lo ha dimostrato ancora una volta in quella traversata atlantica obiettivo principe di tutti i navigatori solitari: la mitica Ostar. Andrea Mura con il suo inseparabile Open 50 “Vento di Sardegnaâ€, preparato con grande cura per questa avventura, nella notte tra venerdì e sabato ha tagliato per primo il traguardo.
Ed è entrato meritatamente nel mito di questa antica regata atlantica per navigatori che affrontano in solitario le 3.000 miglia che separano la linea di partenza a Plymouth (UK) dalla linea d’arrivo a Newport in Rhode Island.
Ha impiegato 17 giorni, 10 ore e 22 minuti mantenendo una velocità media di circa 7 nodi.
Il velista sardo è il primo italiano ad aggiudicarsi la Line Honours a bordo di un monoscafo, nel 2005 Ciccio Manzoli aveva vinto con un multiscafo. mentre Giovanni Soldini continua a detenere il miglior tempo di traversata per monoscafi da 50 piedi stabilito in 15 giorni, 18 ore e 29 minuti.
Per chi segue un po’ le cose di vela, Andrea Mura è un nome che ricorre spesso nei palmares delle imprese veliche più impegnative.
Sembra quasi che per lui passare da una sponda all’altra dell’Atlantico, e arrivare sempre primo, sia diventato un punto d’onore. Ha cominciato nel 2010 vincendo la Route du Rhum con relativo record; nel 2012 ha fatto sue la Twostar, in coppia con Riccardo Apolloni, battendo il primato di Ellen MacArthur e la Transat Quebéc – Saint Malò (disputata in team con Apolloni, Tommaso Stella e Luca Tosi) dovendosi però “accontentare†del gradino più alto del podio per la classe 50 piedi e di mandare in pensione il primato precedente di… Soldini.
Nelle sue “peregrinazioni†da “pendolare atlantico†ha sopportato notti insonni, ha vinto tensione e sconforto per l’arrivo dell’okay ai finanziamenti a 24 dal via, ha rischiato lo scontro con una balena e i ghiacci del Mare di Labrador.
Ma forse, mai come in questa occasione, ha vinto la sua straordinaria forza di volontà , e la sua capacità di leggere il mare e il vento. Poco dopo la partenza da Plymouth è stato speronato da una barca concorrente, che ha creato una bella falla nello scafo.
Fortunatamente Vento di Sardegna è una barca robusta. Generalmente lo è anche il grande velista sardo, ma in questo frangente Andrea Mura si deve essere infuriato non poco perdendo di vista… una boa. Come racconterà lui stesso, gli è costato un ritardo di ben sette ore.
E recuperarle non era proprio un giochetto da bambini. Tanto più che le condizioni meteo-marine hanno girato sul “proibitivo†con ben due tempeste da superare e rotta da correggere; e a sole 300 miglia dal traguardo vento incostante e visibilità ridotta a meno di 100 metri per nebbia.
Invece… Mura non si smentisce. Nella notte americana, tra venerdì e sabato, la barca italiana ha trovato una calda accoglienza da parte degli appassionati e Andrea Mura ha improvvisato una impavesata con le bandiere dei Quattro Mori e il tricolore.
“Lo sforzo è stato grande ma ne valeva la pena – dirà a caldo ai tanti fan che lo seguono via Internet – Ho faticato mesi per migliorare le prestazioni della barca e il mio primo successo è stato arrivare sulla linea di partenza con un mezzo competitivo. Ora con la vittoria in tempo reale alla Ostar realizzo un sogno che coltivavo da anni. Voglio congratularmi con tutte le barche che hanno affrontato la Ostar e sono rimaste in gara malgrado quello cha hanno dovuto affrontare. Sono arrivato a questa vittoria grazie alla generosa collaborazione di tanti piccoli artigiani, piccole e grandi imprese e che hanno messo a disposizione tempo, competenze e tecnologie avanzate, senza di loro non sarebbe stato possibile. A bordo ho avuto diverse rotture, ma le vele (che lui stesso ha realizzato nella sua veleria, ndr) non mi hanno tradito fornendo una grande prestazione. A inizio regata sono rimasto frastornato dal fatto che una barca ha centrato il mio scafo, mi sono deconcentrato e ho perso di vista una boa. Sono tornato indietro per passare correttamente la boa, perdendo circa 7 oreâ€.
“Anche questa volta ho regatato rinunciando ai software da regata per poter di fare liberamente le mie scelte, che è la cosa che maggiormente mi appassiona durante la competizione. Ora mi attende un’altra classica: il Fastnet, in agosto”. Nel frattempo, l’aveva promesso a se stesso, una corroborante vacanza alle Bahamas. (Rossella Dallò)







