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ARTICOLO 18 STATUTO DEI LAVORATORI

SCALFARI E GIANNINI VOGLIONO L’ABOLIZIONE lettera a Giannini di Repubblica
Buongiorno Giannini, sono Carlo Soricelli dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro. Ho letto il suo articolo e quello di Eugenio Scalfari di oggi. Come premessa voglio puntualizzare che non sono un estremista, non lo sono mai stato, ma solo un metalmeccanico in pensione che ha lavorato in fabbrica per quasi 40 anni e il mio impegno volontario con l'Osservatorio che ho creato dopo la tragedia della ThyssenKrupp credo lo confermi. Con la lettera che "viene da lontano" di Luciano Lama, non è che il mondo del lavoro accetti, su suggerimento di Scalfari, che in questo caso lo strumentalizza, di "regalare" l'ultimo diritto che gli è rimasto: la sicurezza di un posto del lavoro". E perchè non fate mai parlare il mondo del lavoro su cose in cui i lavoratori sono coinvolti? Ma sempre in cattedra a pontificare senza mai interrogarvi sul perchè i lavoratori, la Camusso e la FIOM sono decisamente contrari a farlo abolire. Luciano Lama, e lo dico con la consapevolezza che "toccarlo" vuol dire far chiudere a riccio tutti gli intellettuali di sinistra come Scalfari, e politici e sindacalisti di professione, ha sbagliato radicalmente le sue posizioni nell'interpretare la realtà di quegli anni, e di non comprendere le conseguenze in cui avrebbe portato il mondo del lavoro. Luciano Lama è uno dei principali responsabili anche dell'attuale situazione del mondo del lavoro. Il documento che si legge nell'editoriale di Scalfari lo conferma in pieno, se visto non dall'ottica di uno che la Fabbrica non la conosce in tutti i suoi aspetti, ma che ragiona solo in termini di interessi generali, che però non sono mai quelli di tutela del mondo del lavoro. Luciano Lama con la CGIL e il PCI negli anni sessanta avevano un potere immenso, la rappresentanza totale e indiscussa del mondo del lavoro. E' in quel momento che è cominciato il declino: prima il PCI di Berlinguer con il Compromesso Storico e poi la Svolta dell'EUR di Luciano Lama, che dimostrava una scarsa autonomia dal PCI. Non voglio entrare nello specifico di queste "svolte", sarebbe molto lungo e complicato riassumerlo in poche righe, ma il danno più grande più grande che hanno provocato è stato l'abbandono dell'impegno di tantissimi lavoratori nel sindacato e nel PCI. Generazioni di lavoratori "costretti" ad abbandonare una cultura centenaria d' impegno ideale e sociale. E' in quel momento che nasce il riflusso qualunquista. La cogestione di Luciano lama ha portato il mondo del lavoro in questa terribile situazioni. Mentre i lavoratori più impegnati se ne andavano dal sindacato e dal PCI, la struttura sindacale e partitica appoggiavano il nuovo corso consegnando, senza nessuna analisi critica, il mondo del lavoro agli industriali. I primi lavori precari ci furono già negli anni ottanta con il consenso del sindacato, ho documenti di allora che lo provano. Ma sapete voi importanti giornalisti cosa significa non avere più l'articolo 18 nei luoghi di lavoro? Provocherà la fine della CGIL così come la conosciamo, soprattutto la FIOM che la FIAT per cacciarla fuori dalle sue fabbriche ha commesso azioni ignobili e antidemocratiche. senza il "18" non ci si potrà più ammalare, se lo si è in modo serio si verrà espulsi con qualche scusa, non si potrà più manifestare le proprie opinioni politiche, soprattutto se sono di sinistra, si subiranno ricatti d'ogni genere e le ripercussioni saranno anche dal punto economico. Guardate solo gli stipendi dei precari. In definitiva la democrazia si fermerà all'ingresso dei luoghi di lavoro. Anche adesso in caso di crisi è possibile licenziare , ma non è sufficiente, si vuole il controllo totale delle braccia e delle menti dei lavoratori. E Lei e Scalfari vi assumete una bella responsabilità morale ad avvallare l'abolizione del'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. E' questo che si legge tra le righe dei vostri articoli. E poi ora di colmare la scarsa rappresentanza del mondo del lavoro in parlamento, pieno di avvocati, di medici, di giornalisti e di lobby di ogni genere, oltre che di politici professionisti e di inquisiti, mentre i rappresentanti dei lavoratori si contano sulle dita di una mano. Carlo Soricelli