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Bomba d’acqua nel Tigullio- patrimonio ittico perduto

Due morti, crollato il Ponte di Carasco, centinaia di frane nei comuni di Borzonasca, Mezzanego e S. Colombano Certenoli; strade interrotte, case isolate e gente sfrattata, danni per diversi milioni di euro, e il maltempo per il momento non intende diminuire di intensità 

Una settimana da incubo per gli abitanti della vallata, il bacino dello Sturla con tutti i suoi affluenti è stato aggredito e devastato da una “BOMBA D’ACQUA” che in poco meno di due ore ha scaricato al suolo circa 180 cm di pioggia x mq, concentratasi tra gli abitati di Borzonasca, Mezzanego e Cicchero. Una quantità d’acqua che ha spazzato ogni cosa, aggredendo le montagne sin dalle pendici estreme, creando frane e scavando profonde ferite, portando alla luce gli strati rocciosi sotterranei, raschiando terra e sradicando alberi, formando torrenti di fango che con inaudita violenza sono scesi a valle intasando corsi d’acqua, formando dighe e conseguenti onde di piena sino a piombare nei centri abitati, distruggendo tutto e tutti.

Un disastro, non solo ambientale, si contano due morti annegati trascinati a valle dalla violenza del torrente Sturla in piena, intorno alle ore 02,30 di martedi 22 ottobre 2013, quando il ponte di Carasco, quello sulla SS225, crollando ha strascinato con sé due vetture, una mai trovata guidata da una giovane donna che miracolosamente si è salvata riuscendo ad uscire dall’abitacolo e nuotando verso valle (alcune ore dopo hanno trovato la donna aggrappata agli alberi della riva presso la località Gazzo, circa 500 metri a valle del ponte crollato); gli altri due occupanti della vettura golf bianca, sono stati trovati cadaveri il sabato dopo (26/10/13), uno di questi in mare (presso Bogliasco) e il secondo ancora all’interno della vettura (1 km a valle) presso il ponte Vecchio di Carasco. Durante il crollo del ponte, una terza vettura si è trovata coinvolta, ma la prontezza di riflessi del conducente ha permesso di transitare accelerando e con un balzo portarsi in salvo.

La violenza delle piogge, l’onda di piena creatasi, ha spazzato ogni forma di vita del torrente Sturla, lo testimoniano le immagini raccolte, che dimostrano quanto era alto il “muro” d’acqua (diversi metri e in alcuni punti superava i 4 mt) che con violenza si è trascinato a valle, erodendo sponde, abbattendo alberi, smuovendo scogli, e distruggendo ponti. Un mare d’acqua, fango e alberi, che percorrendo i diversi km del torrente Sturla si incrementava, rafforzando la massa distruttrice.

Una piena che lascerà il segno per anni, oltre ai danni civili vi sono quelli ambientali, ecosistema distrutto, biodiversità estinta, si presume proprio ESTINTA la fauna ittica, trascinata, soffocata, macinata dalla massa di fango, pietre e tronchi che con violenza hanno invaso l’alveo, allagando piane, orti, strade, garage, cantine, piazzali, depositando fango, rami e materiali solidi chi sa dove strappati. Ci vorranno anni di duro lavoro, con mirati ripopolamenti per riportare vita e pesce in questo torrente, fino a pochi giorni fa ricco di trote immesse da giovani dai pescatori della valle.

Sono giorni diciamo una settimana, che si spazza fango, si puliscono case e cantine, si ripristinano strade, levando alberi abbattuti, terra accumulata, pietre e ogni cosa scesa dai monti. Ogni giorno e ogni notte si vive apprensione per le frane ancora “appese” che ad ogni burrasca rischiano di scendere nuovamente a valle. La terra è “zuppa” , non assorbe più, ogni goccia che cade dal cielo, scivola inesorabilmente a valle, creando rivoli sempre più grossi, che si moltiplicano congiungendosi con altri, formando veri e propri torrenti. Proprio veri torrenti sono nati dove prima vi erano solo sentieri, erodendo terra e alberi, creando valli profonde sino a raggiungere lo scoglio. Altri torrenti da anni esistenti e ricchi di pesce, sono stati invasi dal muro di fango e alberi, deviandoli in modo definitivo.

Per il momento ci preoccupiamo di ripristinare viabilità e sicurezza civile degli abitanti, ma presto dovremo affrontare il problema ricostruzione del patrimonio ittico delle valli, per tale motivo si prevede a breve una organizzata serie di sopralluoghi della vigilanza pesca locale e dei Volontari FI.MA , con valutazione visiva dei danni subiti dai vari torrenti coinvolti, compresi affluenti ricadenti nel vasto bacino dello Sturla. Proprio a seguito di queste valutazioni, Associazioni dei pescatori (FIPSAS e FI.MA Chiavari) e l’Ente gestore (oggi Provincia), dovranno presentare un piano di distribuzione concordato, per dar modo che già dalla prossima primavera si potrà operare la distribuzione del novellame pregiato, le giovani trote fario provenienti dall’ incubatoio Provinciale di Borzonasca più quello di Mezzanego gestito dalla FIPSAS, tramite gli addetti degli incubatoi aiutati dai pescatori volontari nelle valli oggi devastate dalla piena.
Umberto Righi