In uscita venerdì 18 novembre, “Cocci sparsi”, il primo album del cantautore LE ROSE E IL DESERTO, calabrese d’origine e milanese d’adozione, che unisce cantautorato acustico, post rock e ballad folk.
Le dieci canzoni che compongono “Cocci sparsi” rappresentano un viaggio dal piccolo, personale e domestico al grande e universale. Si guarda alla vita partendo, per forza di cose, da quella che si conosce meglio, la propria, per allargare gradualmente l’inquadratura canzone dopo canzone.
Anche dal punto di vista musicale “Cocci sparsi” rappresenta un viaggio: si parte con quattro canzoni profondamente acustiche, con una ridottissima componente elettronica, per poi virare, nella seconda parte del disco, verso arrangiamenti in cui i synth la fanno da padrone fino alla conclusione del disco, con “Australe”, che è un viaggio nello spazio profondo. Nel mezzo “Mappe” e “Gino ed Alice”, con i loro arrangiamenti minimali, segnano invece una pausa, un elemento di rottura, quasi di silenzio.
Questo viaggio fra i generi e le sonorità è nato dall’incontro/scontro fra i mondi musicali di Luca Cassano (voce, penna e anima de Le rose e il deserto) e Martino Cuman (Non voglio che Clara) che ha prodotto il disco, oltre a suonare il basso e cantare i cori su tutti i brani. Il disco è profondamente ispirato dalle sonorità acustiche e dall’elettronica rarefatta delle ultime produzioni di Niccolò Fabi e Piercortese, mantenendo al tempo stesso la profondissima impronta cantautorale di dieci canzoni nate sul taccuino e sulla chitarra.
“Cocci sparsi” è il primo album de Le rose e il deserto.
È stato arrangiato, prodotto e mixato da Martino Cuman e registrato da Martino Cuman con Woolter Kelvin ed Ettore Franco Gilardoni presso Colosso Room (Padova), Real Sound Recording Studio (Milano) e HomeRecording INC. (Sandrigo, Vicenza). Nel disco hanno suonato Marcello Batelli (Non voglio che Clara, Teatro degli orrori, Bachi da pietra) alla chitarra classica, acustica ed elettrica, lo stesso Martino Cuman al basso e ai cori, Edoardo Piccolo alle tastiere, pianoforte e synth, Diego Dal Bon (Crocodiles, Jennifer Gentle) alla batteria e percussioni e Massimo Cogo alle percussioni. Nel brano “Aprile” Francesco Ivone ha suonato la tromba.
TRACK BY TRACK
Cocci sparsi
«Da ragazzino, passeggiando sulla spiaggia di casa mia, raccoglievo pezzi di vetro levigati dal mare, legnetti, ossicini, conchiglie e poi, per la disperazione di mia madre, portavo tutto a casa. Quando a distanza di giorni, oppure settimane, riguardavo questa collezione di ciarpame ci trovavo sempre dentro delle storie. “Cocci sparsi” è la mia personalissima collezione di ciarpame, lunga trentasette anni: il manifesto, semplicemente quotidiano della mia vita, che coincide con l’inizio del viaggio di questo disco».
Aprile
«Mi sorprendo spesso, la sera, nel letto, magari con un libro in mano che però sto ignorando, a ricordare bei ricordi, vagare con la mente in un passato spesso fin troppo mitizzato e non accorgermi invece di quanto bello sia il presente che ho intorno. Aprile mi chiede di stare centrato sull’attimo corrente, di guardare solo quello e di viverlo fino in fondo, perché purtroppo e per fortuna, tutto nella vita è destinato a finire».
Salgari
«Capita di voler fuggire dalla propria realtà. Capita di vivere, o di sognare, o di immaginare, delle avventure così belle, così fuori dalle regole, da non poterle raccontare a nessuno, da doverle nascondere, forse anche a sé stessi. Emilio Salgari è stato maestro di avventure immaginate, vissute standosene seduti in poltrona; e allora a chi se non a Salgari affidare delle avventure inconfessabili».
Due note soltanto
«Siamo vittime, schiavi, dell’udito e della vista. Possiamo ricordare il colore rosso pensando al sangue o a un semaforo. Possiamo ricordare e riprodurre lo stridio delle ruote sull’asfalto oppure la voce del nostro compagno di banco delle elementari. Ma non possiamo in alcun modo ricordare i profumi: non possiamo rievocare il profumo dei capelli della mamma o l’odore del mare in un giorno di maggio. Due note soltanto racconta di quanto sfuggente, e poetico, sia l’olfatto.»
Mappe
«Fra le tante cose che avrei voluto fare da grande c’è sicuramente il geografo; sono un cartografo mancato, un appassionato di araldica, un esploratore artico in potenza. La verità è che mi fa paura prendere una posizione nei confronti della vita: diventare grande mi mette in soggezione, e allora gioco a pescare carte dal mazzo delle possibilità e fingere di aver preso altre strade, di aver vissuto altre vite.»
Gino ed Alice
«Gli amori che durano una vita esistono: sono rari ma esistono. Gino ed Alice si amano da quarantott’anni e spesso pranzano nella stessa osteria in cui pranzo io: lui le sorride, le parla piano, spesso le legge il giornale mentre lei lo ascolta in silenzio e lo guarda con uno sguardo che è un inno all’amore eterno. Gino ed Alice sono la dimostrazione che il qui e ora possono durare una vita intera.»
Per ricordarmi com’eri
«La maggior parte degli amori, al contrario di quello fra Gino ed Alice, è destinato a finire, ce lo dice la statistica, ce lo dice la nostra esperienza personale. Alla fine di un amore, uno di quelli importanti a prescindere dalla sua durata, ci si trova poi sempre ad attraversare un deserto, a lanciare segnali di fumo, segnali di SOS, sperando che fra la sabbia fiorisca qualcosa.»
Magellano
«Ferdinando Magellano è stato un navigatore, un esploratore, ma soprattutto un visionario ed un gran testardo. Per un anno intero, nel 1519, ha esplorato tutta la costa orientale del Sud America, ogni baia, ogni insenatura, alla ricerca di quello che oggi chiamiamo Stretto di Magellano. La mia Magellano parla di testardaggine, di un amico perso, di un perdono che non arriva, nonostante tutto.»
Rumore di fondo
«Pioveva a Milano il giorno in cui ho scritto i primi versi di Rumore di fondo, pioveva da giorni, forse da un’intera settimana, e io mi sentivo così piccolo, così insignificante davanti a tutta quella pioggia che stava venendo giù, che sembrava volesse cancellarci tutti. Dovremmo vivere, attraversare il mondo, ricordandoci che non siamo altro che un flebile rumore di fondo, altro che i padroni del tempo!»
Australe
«Tempo fa ho scoperto per puro caso che Plutone è stato declassato al rango di “pianeta nano”. Quello che quando ero uno studente era il nono pianeta del sistema solare ora è soltanto un pianeta nano. Eppure Plutone è lì da qualche miliardo di anni a fare i suoi lunghi giri intorno al sole, incurante delle nostre classificazioni, incurante di noi, del nostro affannarci.»
Etichetta: PFMusic
Release album: 18 novembre 2022
BIO
Le rose e il deserto è il progetto artistico di Luca Cassano, un po’ calabrese, un po’ pisano, attualmente milanese.
Come un Tuareg, Luca osserva le dune metropolitane alla ricerca delle poesie che spontaneamente affiorano dalle sabbie della sua immaginazione. Il testo è al centro della sua ricerca: il suo interesse è nei suoni e nelle immagini che le parole da sole, anche senza musica, sono in grado di evocare. Le rose e il deserto è un progetto con due anime. Da un lato l’esigenza di esternare le proprie inquietudini, le paure e le passioni, la malinconia. Dall’altro la voglia di gridare contro le ingiustizie che quotidianamente osserviamo.
Nato a Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza nel 1985, Luca Cassano studia sin da ragazzino chitarra e pianoforte. I lunghi e noiosi pomeriggi di solfeggio insieme alla vecchia maestra di musica ben presto lo allontaneranno però dagli strumenti. Per i successivi vent’anni Luca si dedicherà esclusivamente alla lettura di qualsiasi forma di testo scritto passasse per casa iniziando contemporaneamente ad avvicinarsi alla scrittura di poesie. Alla soglia dei trent’anni, da poco arrivato a Milano, decide di riprendere la via abbandonata e di affiancare la chitarra ai testi e poesie che nel frattempo aveva prodotto. Inizia così l’attività di busking che viene affiancata dalle serate nei locali di Milano dove suona cover con il duo che nel frattempo aveva fondato con l’allora coinquilino: i Citofonare Colombo. Allo scioglimento del duo, Luca decide che è arrivato il momento di lanciare un progetto con cui portare sui palchi le canzoni che nel frattempo prendevano vita: è la primavera del 2018 e nascono Le rose e il deserto. Dopo il primo anno e mezzo, in cui si muove sui palchi di Milano e della Lombardia, nell’autunno 2019 il progetto entra in studio, presso le Manifatture Morselli Recording di Modena per registrare l’EP d’esordio, intitolato “Io non sono sabbia” pubblicato per PFMusic nel giugno del 2020. Nel Marzo 2021 Le rose e il deserto ha anche pubblicato la sua prima raccolta di poesie, intitolata “Poesie a gettoni vol.1”.
Le rose e il deserto ha avuto il piacere di aprire i concerti di Gnut, Bianco, Nicolò Carnesi, The Niro, kuTso, Sandro Joyeux, Gianluca De Rubertis, Federico Sirianni, Livia Ferri, Andrea Labanca e Rufus Coates & Jess Smith.
Fra gli altri, Le rose del deserto ha avuto l’opportunità di suonare a Milano nei circoli Ohibó e Bellezza e allo storico Legend Club, al circolo Tambourine di Seregno, al salotto di Mao a Torino, a Ferrara per la rassegna Il silenzio del cantautore, a Roma per la rassegna Piccoli concerti, al Joe Koala ad Osio Sopra, al teatro San Teodoro di Cantù, al circolo Scuotivento di Monza, al Catomes tot di Reggio Emilia.







