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CONSIGLIO REGIONALE

Via libera al Riordino del servizio sanitario regionale

Il Consiglio regionale ha approvato con 16 voti a favore (maggioranza di centro destra) e 15 contrari (minoranza) il Disegno di legge n. 106/2016 “ Riordino servizio sanitario regionale”
Il provvedimento nasce dall’esigenza di adeguare la normativa regionale in materia sanitaria alle recenti disposizioni nazionali in materia di trasparenza e di rimodulare gli attuali assetti organizzativi in funzione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) , che richiedono una più efficace risposta del territorio.
Lo stesso disegno di legge persegue, inoltre, l’integrazione dei percorsi assistenziali e la razionalizzazione dei costi  tra diverse Aziende e all’interno di ciascuna Azienda.
Adeguamento normativa/Trasparenza
Le norme relative alle procedure di selezione dei Direttori delle Aziende sono state modificate per adeguarle al Decreto Madia, che prevede un unico elenco a livello nazionale per i Direttori generali ed elenchi regionali per gli altri direttori.
L’incarico di direttore amministrativo, direttore sanitario e direttore sociosanitario non può avere durata inferiore a tre anni e superiore a cinque.
Nuovi LEA
Per dare applicazione alle previsioni contenute nel decreto sui nuovi LEA che, potenziando l’area socio-sanitaria, hanno delineato nuove tipologie di assistenza caratterizzate da diversi livelli di complessità, è stata introdotta, dal punto di vista nominale, la nuova definizione di “Aziende socio Sanitarie liguri”.
E’ stata istituita, analogamente a quanto già avviene in altre Regioni, la figura del Direttore socio-sanitario, che affianca nella direzione aziendale gli attuali direttori sanitario e amministrativo. Tutto ciò per far fronte alla maggiore complessità delle prestazioni che dovranno essere erogate e per superare l’attuale inadeguatezza e frammentazione della risposta socio sanitaria in Liguria. Il Direttore sociosanitario, che viene nominato dal Direttore generale dell’Azienda sociosanitaria, dal primo gennaio 2017 affiancherà nella direzione aziendale gli attuali direttori sanitario e amministrativo.
Organizzazione
Per realizzare più efficienti assetti organizzativi e per  favorire modalità di integrazione operativa e di contenimento dei costi, sia tra diverse Aziende, sia nell’ambito di ciascuna Azienda il provvedimento prevede l’istituzione di Dipartimenti interaziendali per  superare logiche organizzative duplicative o sovrabbondanti rispetto a funzioni o attività che, più efficacemente, possono essere perseguite a livello sovraziendale. Le stesse esigenze sono alla base della previsione normativa, che consente di accentrare nel Direttore sanitario aziendale anche le funzioni e le responsabilità di Direttore sanitario di presidio ospedaliero, purché in possesso dei requisiti richiesti.
Le aziende vengono dunque articolate in un’area ospedaliera e un’area territoriale, che fanno riferimento alla direzione generale e devono favorire l’integrazione fra le funzioni sanitarie, sociosanitarie e i bisogni del territorio: l’area ospedaliera è prevalentemente dedicata al trattamento del paziente in fase acuta ed è sede di un’offerta sanitaria specialistica; l’area territoriale realizza e favorisce l’integrazione delle funzioni sanitarie e sociosanitarie.
Le nuove Aziende Sociosanitarie Liguri dovranno, in particolare, collaborare con l’Azienda Ligure Sanitaria (A.Li.Sa.) per monitorare le esigenze territoriali e verificare la corrispondenza dell’offerta ai bisogni, i volumi delle prestazioni e degli accordi attuati.
Nella legge vengono precisate meglio e puntualizzate, rispetto alla precedente normativa, le funzioni dei Distretti, dei Presidi ospedalieri, e dell’Area dipartimentale di prevenzione.
Distretti: sono la sede privilegiata di coordinamento e integrazione delle attività e delle prestazioni sanitarie con l’offerta assistenziale dei Comuni. Fra le funzioni è prevista la valutazione dei bisogni e delle domande di prestazioni e dei servizi della popolazione di riferimento; i distretti devono, inoltre, assicurare l’accesso integrato ai servizi e alle prestazioni sanitarie, sociosanitarie e sociali ed erogano prestazioni e servizi di base.
Presidi ospedalieri: comprendono una o più strutture ospedaliere,  erogano prestazioni di emergenza-urgenza, di ricovero e specialistiche ambulatoriali integrate nella rete dei servizi territoriali.
Area dipartimentale di prevenzione: eroga prestazioni e servizi di profilassi e prevenzione? di tutela della salute e della sicurezza degli ambienti di vita e di lavoro? di sanità pubblica e di tutela igienico sanitaria degli alimenti, di igiene veterinaria? svolge attività epidemiologiche e di supporto alle elaborazioni dei piani attuativi locali.
I Dipartimenti interaziendali, con un approccio trasversale, sono chiamati a provvedere al governo clinico perseguendo, in una logica di rete, il coordinamento delle attività e il miglioramento della qualità dei servizi erogati e al coordinamento organizzativo dei servizi e delle attività per gestire percorsi integrati di diagnosi e cura.
Ai Dipartimenti sono assegnati obiettivi annuali e risorse idonee per raggiungere i risultati programmati.
Nel corso delle votazioni sono stati respinti tre emendamenti presentati dal Movimento 5Stelle e due presentati dal Pd.
Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) nella relazione di minoranza ha manifestato «difficoltà nella comprensione del processo di riforma della giunta. Ci troviamo di fronte all’istituzione di un direttore sociosanitario che si inserisce in un quadro normativo che suscita perplessità perché, se siamo d’accordo sulla complementarietà fra assistenza ospedaliera e territoriale, temo che non venga ottenuto questo obbiettivo e che questo direttore finisca per essere solo nuova figura». Secondo Pastorino prima ALiSa poi la creazione del direttore sociosanitario, rappresentano «solo due sovrastrutture. E’  vero che occorre partire dalla governance, ma il problema della sanità ligure – ha aggiunto –  sta proprio nelle difficoltà in cui si trovano le strutture territoriali perché troppe funzioni sono state accentrate  negli ospedali». Pastorino ha rilevato, inoltre, che questa nuova governance rischia di assorbire risorse senza aumentare il livello di efficienza del sistema. Il consigliere ha sottolineato, in particolare, le carenze dell’assistenza territoriale in Valpolcevera. Pastorino, infine, ha auspicato che nella terza fase  della riforma, cioè il riordino normativo delle leggi che governano la sanità ligure, «ci sia finalmente il coinvolgimento dei corpi sociali, altrimenti si rischia lo scollamento con il territorio e di creare un’insoddisfazione  fra i destinatari delle riforme, che ne  potrebbe vanificare gli effetti».
Sergio Rossetti (Pd) ha illustrato la relazione di minoranza: «L’ impostazione di questo provvedimento è la conferma di una strategia politica che parte dalla necessità di portare cambiamenti al Sistema Sanitario Regionale  senza poter agire in modo chiaro e diretto sui punti strategici che da tempo sono all’attenzione di tutti e che, se non affrontati, non consentiranno di rendere il sistema più efficiente e più efficace: prevenire e curare di più e meglio, incrementare i servizi, sostenere i costi in aumento per tecnologie e per i farmaci spendendo meglio e riorganizzando le risorse perché siano sempre più rispondenti al quadro epidemiologico regionale». Rossetti ha criticato il fatto che, dopo la creazione di A.Li.Sa, il testo non preveda una riduzione del numero delle asl e, rispetto alla  creazione di nuove figure ha aggiunto:  «Semplificare la governance aumenta i posti di comando, rende più tortuosa la via della semplificazione, del risparmio e dell’efficienza e della efficacia dei servizi. Abbiamo denunciato che in questo processo di accentramento dei poteri vengono escluse le comunità territoriali che sono rappresentate dai Sindaci. In Alisa non è prevista la Conferenza dei Sindaci e oggi la giunta  propone di togliere la funzione di programmazione dei Distretti Sanitari svuotando di fatto la Conferenza dei Sindaci di Distretto». Secondo il consigliere, senza la “vision” dei  Comuni sarà molto difficile cogliere le differenze tra un territorio e l’altro,  le reali possibilità economiche, organizzative, professionali tra ASL e Comuni di ciascun distretto. Rossetti ha manifestato, inoltre, perplessità sulla divisione delle ASL in “area territoriale” e “area ospedaliera”: «L’integrazione spesso non funziona perché sono sature le strutture territoriali socio sanitarie a prevalenza sanitarie, perché mancano posti e strutture di bassa intensità, mancano servizi semiresidenziali, manca un’adeguata assistenza domiciliare. Ben venga un direttore socio sanitario, ma se non avrà benzina e olio per far girare la macchina rappresenterà un costo certo senza strumenti per dare più servizi alla popolazione». Rispetto alla nascita del  Dipartimento Interaziendale  ha concluso:  «Se i dipartimenti nascono per rendere più efficiente il sistema, ribadiamo la necessità di chiarirne bene scopi e regolamenti».
Luca Garibaldi (Pd) ha condiviso le critiche espresse nelle relazioni di minoranza e ha aggiunto: «Dopo un anno e mezzo ci troviamo a metà del guado. Non entro nel merito delle singole misure – ha aggiunto – ma faccio un ragionamento di metodo e politico perché, dopo un anno e mezzo, abbiamo discusso solo di contenitori e strumenti, ma nessuno della giunta e della maggioranza ha spiegato a cosa servono questi strumenti. Non c’è stata una discussione complessiva sul modello della sanità ligure che riguardasse gli obbiettivi. Insomma manca una visione di sistema». Secondo il consigliere, inoltra, la manovra non produrrà risparmi.
Alice Salvatore (Movimento 5Stelle) dopo avere ricordato i principi di economicità ribaditi nel Libro bianco sulla sanità, ha criticato i costi sostenuti con la somministrazione indiretta dei farmaci ad alto costo e ha rivendicato la necessità di attribuire alla gestione pubblica le rsa della asl3. Il consigliere ha aggiunto che non sono chiari i criteri della riforma e quali siano le intenzioni per realizzare quanto  si propone, « che, in realtà – ha detto – non si realizza per niente».
 Andrea Melis (Movimento 5 Stelle) ha affermato che nel testo manca la pianificazione degli interventi e una precisa strategia aziendale ed è, quindi, impossibile giudicare il provvedimento:si assiste alla costruzione di un contenitore, «ma – ha detto – non si trova scritto cosa sarà fatto». In tema di riforma sanitaria, il consigliere ha affermato che la  predisposizione di A.Li.Sa di fatto svuoterebbe le competenze del Consiglio regionale e ha aggiunto che i provvedimenti finora messi in campo dalla giunta in materia sanitaria non hanno una vera e propria conclusione. «Ci si attendeva un testo unico – ha detto –   ed è, dunque, ingiudicabile un provvedimento del quale non si può comprendere il significato».

Francesco Battistini (Movimento 5 Stelle)  ha ribadito: «Dovremmo avere sul tavolo un testo unico di riforma complessiva  e non uno spezzatino» e ha proseguito: «L’opposizione non ravvisa in questo testo un piano strategico sulla sanità». Il consigliere ha quindi puntualizzato: «L’integrazione fra ospedale e territorio, uno dei punti che maggiormente ci sta a cuore, non si realizza con l’istituzione di  una nuova figura dirigenziale. L’integrazione andrebbe realizzata sulla base di un piano che oggi non abbiamo». Sono altre – secondo il consigliere  – le cose da fare per realizzare l’integrazione, che a suo avviso  ha bisogno, ad esempio, di personale operativo e di piani assistenziali. Battistini ha concluso:  «Per noi è vitale capire se c’è un programma organico d’insieme e sapere dove si vuole andare nel futuro».

Valter Ferrando (Pd), dopo avere ricordato di avere presentato numerosi emendamenti durante il dibattito in Commissione, ha aggiunto: «E’ difficile valutare questo provvedimento, che doveva intervenire su un sistema peraltro decotto, dai costi alti e risultati sempre più scarsi, che avrebbe richiesto più efficienza». Il consigliere ha ammesso di avere cercato anche nella precedente amministrazione di centro sinistra di intervenire sulla rete dei servizi, lamentando l’eccessivo numero delle Asl in Liguria, e ha paventato il rischio che il sistema sanitario regionale e nazionale ben presto non garantiranno più la sostenibilità economica.  «Con spirito costruttivo ho proposto in Commissione alcune delle cose che non ero riuscito a fare prima, ma che ritengo fondamentali – ha concluso –  e temo che, a questo punto, per altri due o tre anni non sarà possibile incidere sul sistema».

Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini) ha ricordato il metodo seguito da quest’amministrazione «per portare la sanità ligure in un percorso virtuoso», iniziato con la messa a punto del libro bianco, che ha fotografato i dati della sanità. Si è proseguito – ha sottolineato –  con l’ascolto dei sindaci, degli operatori della sanità e del sociale, secondo un calendario «serrato e rigoroso». Piana ha evidenziato che si è cercato di ascoltare il più possibile la voce e le istanze dei cittadini. Dopo l’approvazione di A.Li.Sa, ora – ha sottolineato Piana – si è alla seconda parte, che prevede il “raccordo” ospedale territorio”. A tal proposito il consigliere ha sottolineato l’importanza dell’integrazione in un territorio difficile  come quello ligure, dove vive un’alta percentuale di anziani. «Non si lascia indietro nessuno» ha ribadito, dicendosi certo che si otterranno ottimi risultati.    

Matteo Rosso(Fdi),  presidente della Commissione sanità, ha ribadito che l’operazione in atto per riformare la sanità rappresenta una sfida difficile e che le critiche, quindi, non stupiscono tuttavia – ha aggiunto – non può essere sufficiente un anno e tre mesi  per  verificare i risultati. Rosso ha ribadito che si l’attuale amministrazione regionale sta cambiando il sistema e si è detto certo sul fatto che i risultati non mancheranno. Ha, quindi, replicato a chi ha lamentato  il fatto che non siano state “cancellate” almeno alcune Asl ribadendo, in particolare per chi non vive a Genova ma nelle province, di poter dialogare direttamente con l’Azienda sanitaria.  Il consigliere ha assicurato che non si vuole “togliere” la possibilità di dialogo diretto e di appartenenza territoriale, mantenendo così quanto promesso ai cittadini.

Claudio Muzio (Forza Italia) ha ribadito che l’impostazione della riforma guarda al futuro e nello specifico il provvedimento in discussione rafforza il rapporto tra ospedale e cittadino, tra il sociale ed il cittadino, sottolineando che «i bisogni di tipo sociale non possono trovare risposte nell’ospedale». Il consigliere si è detto inoltre certo che la governance assicurata da A.Li.Sa porterà notevoli miglioramenti alla sanità. Per quanto riguarda la riduzione del numero delle Asl, attuata da alcune Regioni e sollecitata da alcuni componenti della minoranza, Muzio ha ribadito che non è attuabile in Liguria che presenta una particolare realtà, anche territoriale.  

Secondo Giovanni Lunardon (Pd), «invece di delineare il quadro generale della riforma, state andando avanti – ha detto rivolgendosi alla giunta – mostrando i singoli fotogrammi del film, ma l’intera pellicola ci sfugge. Il Libro bianco era stato un buon modo per partire, perché copriva tutti gli aspetti della sanità, e ci aspettavamo che ne seguisse una riforma organica come quella fatta in altre Regioni. Si poteva discutere sui contenuti della riforma, invece è nato un ibrido e la giunta ha aggiunto un’azienda in più, AliSa». Secondo il consigliere, infine,  la «giunta non ha avuto il coraggio politico di presentare una riforma complessiva».
Lilli Lauro (Giovanni Toti Liguria) ha difeso  la riforma e il lavoro svolto dall’assessore e dal suo staff: «Questo è un provvedimento coraggioso che ci pone in prima linea sul territorio dando la possibilità al cittadino di esporre i propri bisogni a persone in grado di rispondere in modo adeguato».
Raffaella Paita (Pd) ha criticato la giunta in relazione al presunto aumento del disavanzo nel settore sanitario: «Questa amministrazione non ha dato una linea alla sanità ma ha sdoganato una politica di incapacità di controllo della spesa che richiama i  tempi del centro destra». Il consigliere, riferendosi alla precedente amministrazione di centro sinistra, ha aggiunto: «Almeno prima si risparmiava, si prendeva in carico il paziente  e non si davano incarichi continuamente a  personale politico o tecnico politico che viene da altre regioni».
Stefania Pucciarelli (Lega Nord Liguria-Salvini) ha ribadito che questa riforma combatte gli sprechi,   rappresenta una sfida e che verrà giudicata dai cittadini liguri

Angelo Vaccarezza (Forza Italia)  ha ricordato che la passata  gestione del centrosinistra non ha generato risparmi e, in particolare, per quanto concerne il suo territorio, ha impoverito i  servizi, ad esempio con la deaziendializzazione   del “Santa Corona”. Un’operazione, quest’ultima, secondo quanto detto dal consigliere, che non ha giovato risparmi

Giovanni De Vincenzi (Pd) ha replicato ai consiglieri di maggioranza che accusavano la precedente amministrazione di centro sinistra di cattiva gestione della sanità e ha aggiunto:  «Dobbiamo cercare di andare  avanti nel rispetto reciproco per fare il bene dei cittadini, anche se abbiano idee di percorsi diversi».
Fabio Tosi (Movimento5Stelle) si è dichiarato «nauseato» dallo scambio di accuse in aula fra maggioranza e minoranza sulla gestione della sanità e ha invitato l’amministrazione a dare risposte alle carenze sanitarie risolvendo il problema delle lunghe liste di attesa e della carenza di farmaci e materiale sanitario negli ospedali.  
Per la giunta ha risposto l’assessore alla sanità Sonia Viale che ha spiegato che la figura del direttore sociosanitario sarà a capo dell’area territoriale: «Per l’area ospedaliera abbiamo già la figura del direttore sanitario, che è orientato esclusivamente alla parte ospedaliera, trascurando, per questioni di tempo e di complessità, la parte territoriale, ovvero quella che abbiamo individuato tutti insieme come essere una ferita aperta del nostro sistema». Secondo Viale, quindi, la  risposta non è legata all’istituzione di una figura, bensì ad una migliore e diversa organizzazione del sistema e il direttore sociosanitario istituito nell’ambito di A.LI.Sa, avrà compiti di programmazione delle attività dei direttori sociosanitari ai vari territori. «Andremo ad occuparci dei problemi della disabilità, della cronicità nei contesti extra ospedalieri, nell’area materno infantile – ha spiegato –  e il direttore sociosanitario affronterà questi aspetti con un elemento cardine della sua azione, ovvero la continuità della presa in carico perchè assistiamo troppe volte alla fuoriuscita della persona dal contesto ospedaliero senza che questa sia effettivamente presa in carico da ciò che c’è fuori. Non bastano i progetti di dimissione protetta, che pur sono lodevoli, se non inseriti in un contesto organico, perché troppe volte, anche in caso di dimissioni protette e assistite, le persone ritornano poi in ospedale». Per quanto riguarda i dipartimenti interaziendali l’assessore ha chiarito che questi esistono già, ma con questo provvedimento «vengono  incardinati con regole chiare,  abbiamo scritto nero su bianco che cos’è un dipartimento interaziendale, che cosa fa, chi nomina, chi dà degli indirizzi, perché oggi è un po’ lasciato al caso, all’iniziativa, al buon senso e non era corretto. Bisogna mettere certe situazioni a regime in trasparenza». L’assessore ha quindi illustrato il prossimo terzo passaggio della riforma: «Abbiamo un “corpus” normativo frammentario, probabilmente alcune norme si sono abrogate implicitamente nel tempo e, quindi, sembrano vigenti norme che non possono più essere prese in considerazione. L’accavallarsi di una serie di atti negli anni ha creato un “corpus” che è complicato da leggere e questo può creare poca trasparenza. Questo testo unico  – ha aggiunto – potrà essere fatto soltanto al termine del percorso innovativo che è avvenuto». Così Viale ha spiegato di avere ritenuto opportuno affrontare in tempi differenti e in trasparenza la riforma secondo un piano preciso e già annunciato.  «Con questa seconda parte della riforma – ha concluso – abbiamo completato l’assetto della “governance”. Da ora in avanti sicuramente avremo quegli strumenti necessari per portare a compimento la creazione del modello ligure. Qui non si è trattato né di importare modelli, né di importare persone, né di andare a snaturare, bensì di fare una difesa forte di ciò che siamo, un modello ligure del quale tutti noi dobbiamo andare fieri».

Elenco regionale degli aventi titolo alla nomina di Direttore sociosanitario
Respinto con 14 voti favorevoli (Pd e Movimento 5 Stelle) e 16 contrari  un ordine del giorno che ha come primo firmatario Sergio Rossetti (Pd) con il quale si impegnava la giunta a costituire l’elenco degli aventi titolo alla nomina di direttore sociosanitario entro e non oltre il 31 dicembre 2016 “al fine di garantire in tempi brevi piena operatività alle Asl”. Il documento, inoltre, impegnava la giunta a stabilire criteri di accesso al suddetto elenco  regionale tali da garantire pari dignità  alle esperienze direzionali maturate in ambito sociale e in ambito sanitario, a valorizzare  in particolare le esperienze di direzione di servizi  territoriali sociali e sanitari e a prevedere tra i requisiti di accesso al ruolo di direttore sociosanitario  la frequenza di specifici percorsi  formativi volti a sviluppare competenze manageriali.

Riorganizzazione della Protezione civile e di Arpal
Con 16 voti favorevoli (maggioranza di centrodestra), 11 astenuti (Pd e Movimento 5 Stelle) e un contrario (Rete a Sinistra), è stato approvato il Disegno di legge n.104 Disposizioni di modifica della normativa regionale in materia di protezione civile e di organizzazione dell’Agenzia regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure.”
Il nuovo testo prevede, per quanto riguarda la Protezione civile, un modello organizzativo articolato in tre livelli all’interno del quale un nucleo strategico, l’Unità di crisi  regionale (UCR), sarà in grado di assicurare una pronta risposta decisionale per le gestione dell’evento e usufruisce del supporto operativo e tecnico previsto all’interno della Sala Operativa Regionale (SOR) e della Sala Operativa integrata (SORI). Del SORI possono far parte, tra l’altro,  anche personale o corpi esterni alla Regione, le cui competenze sono necessarie alla gestione dell’evento, su richiesta  del Presidente della giunta regionale  o dell’assessore delegato. Verrà ulteriormente valorizzato il volontariato. La Regione rafforza il ruolo di  formazione e coordinamento dei volontari  e questo le consentirà di avere una  visione globale sull’intero territorio ligure. Viene, tra l’altro,  istituita la colonna mobile regionale, costituita da squadre di soccorritori, mezzi attrezzature e moduli specialistici. Il provvedimento stabilisce, fra l’altro, che Arpal emetterà i bollettini di allerta e la Protezione civile prenderà in carico e diramerà ai soggetti interessati.
Si ridisegna anche l’organizzazione di Arpal, che non sarà più articolata rigorosamente in dipartimenti provinciali, ma con una struttura centrale e articolazioni  territoriali e tematiche. Sono stati approvati diversi emendamenti del  Partito Democratico e, in particolare, uno  presentato da Giovanni Lunardon,  Luca Garibaldi, Juri Michelucci e Valter Ferrando che rafforza il ruolo della Regione nella formazione del volontariato.
Nel dibattito sul disegno di legge sono intervenuti Francesco Battistini (Movimento 5 Stelle), Luca Garibaldi (Pd) , Giovanni Lunardon (Pd) , Gianni Pastorino (Rete a Sinistra), Andrea Melis (Movimento 5 Stelle) .
L’assessore alla protezione civile Giacomo Giampedrone ha illustrato le caratteristiche del provvedimento

Dare adeguata dotazione organica ad Arpal
Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un ordine del  giorno, presentato da Luca Garibaldi (Pd) che ha accolto un emendamento presentato dall’assessore alla protezione civile Giampedrone, con cui si impegna la giunta ad “assicurare ad Arpal nei limiti delle possibilità di bilancio e delle  leggi nazionali vigenti, un’adeguata dotazione organica che consenta all’Agenzia di esercitare i compiti e le funzioni istituzionali ad essa assegnati e che risultano aumentati alla luce del disegno di legge 104; a presentare un piano di stabilizzazione che consenta di dare continuità e stabilità alle figure professionali oggi impiegate nell’Agenzia”.

Nuovi modelli di previsione meteoidrogeologica
Il Consiglio regionale ha regionale ha approvato all’unanimità un ordine del  giorno, presentato da Luca Garibaldi (Pd) che ha accolto un emendamento presentato dall’assessore alla protezione civile Giampedrone, con cui si impegna la giunta a “individuare nei limiti delle disponibilità a bilancio, risorse necessarie per promuovere, attraverso  Arpal con il supporto della Fondazione Cima, uno studio sui recenti eventi atmosferici che hanno colpito la nostra regione al fine di meglio comprendere i fenomeni e i loro effetti sul territorio per poter aggiornare il modello di previsione del CFM-PC adattandolo ai nuovi scenari climatici”

No al decreto che smembra le competenze del Corpo forestale
Con 6 voti favorevoli (Movimento 5Stelle), 20 contrari (Lega Nord Liguria-Salvini, Vaccarezza e Scajola di Forza Italia, Fratelli d’Italia-An, Liguria Popolare, Giovanni Toti Liguria e Pd) e 2 astenuti (Claudio Muzio di FI e Rete a Sinistra) è stata respinta la mozione, presentata da Marco De Ferrari (Movimento 5 Stelle) e sottoscritta dall’intero gruppo, con la quale si evidenzia che «col decreto legislativo 19 agosto 2016, numero 177 (Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera a) e alcune leggi precedenti il Governo si è determinato a sopprimere, di fatto, il Corpo forestale dello Stato, trasferendo le relative competenze, per la maggior parte, all’Arma dei Carabinieri (mentre parte secondaria di esse verrà suddivisa tra Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e Ministero delle Politiche Agricole) e prevedendo che, in linea di massima, il personale già in servizio segua le competenze venendo incorporato nelle varie predette Amministrazioni». Tuttavia, secondo il consigliere il decreto «va ad incidere su questioni di interesse regionale giacché l’Amministrazione in futuro dovrà interagire con plurimi interlocutori (in particolare Carabinieri e Vigili del Fuoco), non più coordinati tra loro e non più a conoscenza l’uno delle attività dell’altro, mentre attualmente i reparti del Corpo forestale dello Stato dediti alle varie attività di competenza, non solo interagiscono abitualmente tra loro, ma sono soggetti ad un unico comando regionale». Il testo impegna, quindi, la giunta «a deliberare l’impugnazione davanti la Corte Costituzionale del decreto 177 nelle parti in cui invade la sfera di competenza della Regione, e a proporre il relativo ricorso, con la richiesta di sospensione, per il relativo regolamento di competenza con lo Stato».
Sono intervenuti nel dibattito Giovanni Barbagallo (Pd), l’assessore allo sviluppo dell’entroterra e delle zone rurali Stefano Mai e Giovanni Pastorino (Rete a Sinistra)

Nuove disposizioni in materia di urbanistica ed edilizia
Con 20 voti favorevoli (maggioranza di centro destra e Pd) e 7 astenuti (Movimento 5 Stelle e Rete a Sinistra) è stato approvato il Disegno di legge. 96: “Prime disposizioni in materia urbanistica e di attività edilizia in attuazione della legge regionale 16 febbraio 2016 numero 1 (legge sulla crescita). Il provvedimento introduce una serie di semplificazioni alla normativa vigente in materia di edilizia, urbanistica e del paesaggio che intendono migliorare le condizioni di operatività dei Comuni, riducendo tempi e lungaggini. ll nuovo testo stabilisce la possibilità per i Comuni, il cui Piano regolatore o Piano di fabbricazione preveda l’obbligo di preventiva formazione di strumenti urbanistici attuativi, di scegliere in alternativa la formula del “rilascio del permesso di costruire convenzionato”, mantenendo quindi la possibilità di convenzionare l’esecuzione di opere di urbanizzazione di interesse del Comune, ma con un procedimento amministrativo più semplice. E’ prevista un’azione generalizzata di semplificazione del procedimento di approvazione del nuovo Piano urbanistico comunale ed un ampliamento delle competenze dei Comuni nella gestione del Puc stesso, mediante la riduzione delle competenze regionali nell’approvazione di modifiche allo stesso Piano. Sono stabiliti in maniera univoca gli elaborati che compongono il progetto del Puc, in modo da dare ai Comuni certezza sugli atti necessari e ridurre la discrezionalità della Regione, delle Province e della Città Metropolitana nelle richieste di integrazione. Per i Comuni dotati di Piano regolatore generale o di Programma di fabbricazione è introdotta la possibilità di proporre Accordi di Programma per interventi di riqualificazione urbana con valenza di interesse pubblico.
Per quanto riguarda la legge dei sottotetti viene attribuita ai Comuni la competenza nell’approvazione della disciplina per il recupero dei sottotetti di edifici esistenti realizzati tra il 2001 ed il 2014. Si prevede, quindi, l’estensione dei benefici della legge.
Sono attribuite ai Comuni le competenze sulla determinazione delle sanzioni per opere abusive per le quali non sarà più necessaria la stima da parte dell’Agenzia delle Entrate, Sezione Territorio, come d’altra parte previsto dalla normativa statale.
Per quanto riguarda le attività produttive, per gli interventi non conformi ai piani urbanistici, si stabilisce l’obbligo di acquisire l’assenso del Consiglio comunale ad inizio procedimento anziché alla fine, come attualmente previsto , in modo che la volontà comunale costituisca il presupposto per l’approvazione dei progetti. Sempre in tema di attività produttive, sono resi più flessibili i parametri urbanistici di riferimento (introduzione di una franchigia di 6 metri per incrementare l’altezza delle costruzioni) per approvare i progetti in deroga alla disciplina urbanistica per l’ampliamento di edifici produttivi esistenti, riducendo così il ricorso a procedure di variante al piano urbanistico. Fermi restando i tempi dei procedimenti, come richiesto dai Comuni .
E’ prevista la creazione dell’osservatorio regionale del paesaggio in virtù di un’intesa Regione-Ministero dell’Ambiente.
Nel dibattito sono intervenuti Andrea Costa (Gruppo misto-Liguria Popolare), presidente della IV Commissione Territorio Ambiente, Luigi De Vincenzi (Pd) vicepresidente della IV Commissione Territorio Ambiente e l’assessore all’ urbanistica Marco Scajola

Stato di emergenza per i danni del maltempo nei Comuni del Levante e nel levante genovese
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno, sottoscritto da consiglieri di tutti i gruppi, con il quale si impegna la giunta ad attivarsi preso gli organi preposti, al fine di chiedere al governo, “con estrema solerzia la dichiarazione dello stato di emergenza per i Comuni del Levante e i quartieri del Levante genovese colpiti dagli eventi del 14 ottobre”. Nel documento si ricorda che in questa data il maltempo ha provocato ingenti danni anche a strutture pubbliche, quali scuole e rete ferroviaria.