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Femminile: le Sirene si confessano alla vigilia del secondo match di stagione

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foto William Teixeira

Count down iniziato per la seconda gara stagionale del campionato femminile. Si, avete letto bene, parliamo di football americano del gentil sesso. Un gruppo di belle ragazze pronte a nascondere i contorni del viso, gli occhi dolci, le forme sinuose

del corpo per indossare la divisa sociale delle Sirene Milano e prepararsi all’impegno casalingo di domenica contro Pescara a Castellanza sul campo di casa di via Bellini, alle ore 16.30. La giornata è organizzata con il patrocinio dell’Associazione E.V.A. Onlus per la lotta alla violenza sulle donne.

Le protagoniste Aila Trasi, Eleonora Sonzogni, Sofia Borzi, Elettra Invernizzi, Francesca Zambrini, Marta Rossmann, Francesca Dicuonzo, Alice Sanna, Erica Nicola, Eva Gnimah Gnouamozi e Gloria Ficili hanno risposto ai nostri quesiti. 

Come è nata l’idea di una squadra femminile e da chi?

“L’idea è nata nel 2011 da un paio di ragazze che hanno iniziato a seguire il football maschile e a un certo punto hanno deciso di mettere in piedi una squadra per ragazze. Poi il solito passaparola tra amiche, e sono nate le Vichinghe, la prima squadra femminile legata ai Seamen Milano. Alla fine del 2011 c’è stata la scissione, con conseguente formazione delle Sirene ad inizio del 2012, sempre sotto l’ala dei Seamen, la nostra attuale società“.

La fusione con le Tempeste, perché?

“Per permettere ad entrambe le squadre di giocare il campionato, visto il numero minimo di giocatrici imposte dalla federazione per ogni squadra”.

Quante siete in rosa?

“Noi Sirene siamo 12, con l’aggiunta di alcuni nuovi innesti recentissimi che spero rimarranno a lungo con noi. L’obiettivo principale per il prossimo anno è di poterci iscrivere al campionato da sole, come Sirene Milano. L’unione con le Tempeste fino ad ora ci ha dato tanto, e stiamo diventando un unico gruppo, ma la distanza tra Milano e Busto Arsizio spesso si fa sentire, soprattutto per studentesse senza mezzi propri o lavoratrici con poco tempo a disposizione”.

E quante ragazze sono venute a provare con voi?

“Non sappiamo darti un numero preciso, alcune vengono per semplice curiosità, ma dicono subito di non poter restare in squadra, per problemi di studio o di lavoro. Noi accogliamo sempre a braccia aperte tutte le ragazze intenzionate a provare, perché crediamo che questo sport sia anche per le donne e speriamo che molte più donne si avvicinino alla nostra realtà, per capire le regole del football fino in fondo e quanto questo sport sia completamente diverso da tutto il resto del panorama sportivo italiano”.

E quelle che si sono perse per strada? Perché?

“La maggior parte delle ragazze che abbandona la squadra, lo fa principalmente per problemi di studio o per il lavoro che non lascia troppo tempo libero. Ci alleniamo due o tre volte la settimana, per due o tre ore ad allenamento, sempre in serata o nel tardo pomeriggio. Così la maggior parte di noi riesce comunque a ritagliarsi un po’ di tempo per allenarsi, ma ovviamente il nostro resta principalmente un hobby da fare nel tempo libero e quando il tempo viene a mancare, molte giustamente preferiscono allontanarsi dalla squadra per un po’, non potendo garantire una certa costanza negli allenamenti”.

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foto Fabio Oriani

E lo staff dirigenziale da quante persone è composto?

“Da quattro persone: un coach per l’attacco, uno per la difesa, un preparatore atletico ed un team manager”.

Quando avete iniziato tutte sapevano le regole?

“Non tutte, anzi, spesso si inizia non conoscendo per nulla le regole. Per la maggior parte di noi il football è quello che si vede in tv, nelle serie americane. Molte di noi all’inizio hanno quindi una conoscenza di base, ma niente di più specifico. Le regole più importanti vengono spiegate dai coach durante i primi allenamenti, il resto viene assimilato con il tempo sul campo”.

Il primo campionato è una conquista per il movimento?

“Certamente sì, e speriamo sia solo l’inizio. Crediamo fermamente in questo movimento e nelle sue potenzialità. Siamo felici che stia riscuotendo così tanta curiosità, anche al di fuori del solito passaparola tra gli appassionati. Fino ad ora abbiamo ricevuto l’interesse dei più importanti quotidiani, sportivi e non, oltre che da alcune delle maggiori radio nazionali. Per la partita dello scorso 28 Aprile a Cernusco gli spettatori erano circa 400, un bel numero se consideriamo che il campionato è appena iniziato ed è il primo della nostra categoria. Molti pensano che il football femminile sia molto meno duro di quello maschile, e invece la prima giornata ha dimostrato che anche le donne riescono ad essere dure e grintose quando serve. L’importante, però, è che fuori dal campo si collabori, tutte insieme, allo sviluppo della nostra realtà.

Un coach uomo, è un problema rapportarsi con una persona di sesso opposto?

“Niente affatto. Un coach uomo all’interno di una squadra femminile deve essere bravo a mantenere il giusto distacco con le ragazze, ma anche avere la mente aperta a quelle che possono essere le peculiarità femminili. Sicuramente è una grande sfida, perché il coach deve incarnare un po’ la figura del padre all’interno del gruppo: rigoroso, esigente, ma anche premuroso e comprensivo. I nostri coach sono stati grandi campioni del football italiano, ed è un onore per noi che loro abbiano accettato di seguirci. Sono due allenatori e uomini d’esperienza che hanno deciso di mettere quell’esperienza al nostro servizio. La loro scelta dimostra che credono nelle potenzialità del football femminile, e noi daremo il massimo per non deluderli”.

E i fidanzati come hanno accolto la vostra scelta di fare questo sport?

“Come tutti: in un primo momento c’è un po’ di scetticismo, più che altro dovuto alla disinformazione. Poi, vengono a vederci in allenamento e in partita, e capiscono che è uno sport meno pericoloso di quanto si crede e che è adatto anche alle donne. Alcune di noi, comunque, sono state introdotte al mondo del football proprio dai fidanzati. Altre arrivano da sport altrettanto duri, come l’hockey su ghiaccio, e quindi i fidanzati hanno avuto il tempo di abituarsi”.

E i genitori?

“Anche loro all’inizio abbastanza straniti, ma poi capiscono. Crediamo sia uno sport che insegna molto, ma i genitori spesso hanno bisogno di un po’ di tempo per capirlo. Per giocare a football serve impegno, dedizione, concentrazione e costanza, quattro valori che probabilmente tutti i genitori sperano di trasmettere ai figli. Non a caso è in grande sviluppo la versione flag del football, cioè quella senza contatto, quindi particolarmente adatta a bambini e ragazzi sotto i 15 anni”.

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foto Stefano Schwetz

A fine gara c’è qualche livido? Come lo nascondete?

“Nonostante le protezioni, i lividi su braccia e gambe ci sono sempre. Molte non li nascondono però, sono come ‘ferite di guerra’. Spesso li lasciamo lì e li contempliamo con ammirazione, perché la loro presenza testimonia che in partita abbiamo dato tutto. Ovviamente, scherziamo…”

Il vostro sogno?

“Come squadra, ampliare il nostro roster e migliorare il nostro gioco. Per quanto riguarda il movimento del football femminile, il sogno è che ben presto si possa costituire una nazionale italiana”.

Il super bowl negli States: qualcuna di voi lo ha vissuto di persona in tribuna?

“No, mai. Siamo tutte molto giovani e non abbiamo ancora avuto l’occasione di partecipare ad un evento di questa portata negli Stati Uniti. Ci stiamo però organizzando per assistere alla partita di NFL prevista a Londra ad Ottobre, tra 49ers e Jaguars”.

Per una donna quali sono le difficoltà maggiori di questo sport?

“Prendere confidenza con le botte…All’inizio, soprattutto per chi viene da sport più ‘tranquilli’, la paura di affrontare un placcaggio è praticamente inevitabile. Ma presto si imparano le tecniche per farlo in sicurezza, riducendo di molto il rischio di farsi male. Di sicuro una difficoltà ‘pratica’ è trovare uno shoulder della misura adatta, visto che per noi vanno considerate anche le misure del seno e dobbiamo quindi penare un po’ di più per trovare l’armatura perfetta, rispetto agli uomini”.

Fuori dal campo siete anche amiche, vi frequentate?

“Nel football è fondamentale essere un gruppo unito, e frequentarci anche fuori dal campo è indispensabile per conoscerci meglio. Di recente c’è stato un grande ricambio di elementi all’interno della squadra, con molti innesti nuovi, ma stiamo trovando complicità e affiatamento molto in fretta, sia in campo sia fuori. In questo senso, anche la collaborazione con le Tempeste va a gonfie vele, e ci fa molto piacere passare del tempo con loro anche al di fuori, distanza permettendo”.

Il pubblico vi segue, avete un gruppo di fans?

“Abbiamo il ‘nostro’ pubblico di affezionati, che ci supporta sempre, ma è ancora presto per dire che ci seguono ovunque. Dobbiamo aspettare le trasferte più lontane per dirlo, cioé quelle di Bologna, Roma e Pescara”.

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foto William Teixeira

Dove volete arrivare in questa stagione?

“L’unico obiettivo che ci poniamo è quello di dare il massimo sempre, ad ogni partita. Se poi il massimo coinciderà anche con le vittorie, tanto di guadagnato”.

Inizio non dei migliori, ci sono margini di miglioramento?

“Ci sono molti margini di miglioramento, siamo una squadra con meno esperienza di altre e con molti elementi arrivati da poco. Per questo dobbiamo affinare molti aspetti, dalla tecnica personale agli ingranaggi di squadra. Possiamo dare molto di più.

Dove avete sbagliato nella prima gara?

“Abbiamo sbagliato tutte, chi più, chi meno. Ci sono alcuni meccanismi di squadra su cui dobbiamo ancora lavorare tanto”.

Propositi e speranze per il secondo match?

“Migliorarci e dare tutto quello che è nelle nostre capacità per arrivare alla vittoria, restando sempre concentrate su quello che ognuna di noi deve fare per rendere al meglio nel proprio ruolo. Giocheremo contro le Lobsters Pescara, squadra che rispettiamo molto. Speriamo che anche loro, come noi, possano dare il meglio in questa partita, nonostante la lunga trasferta”.