Genova – Paolo Di Paolo, Mimmo e Francesco Jodice: un focus sulla fotografia italiana con due film al cinema Sivori (salita S. Caterina 54 r. tel. 010 583261), proposti uno dopo l’altro: “The Treasure of his Youth. The Photographs of Paolo Di Paolo” di Bruce Weber in programma dal 23 al 27 febbraio 2026 alle ore 18.30; “Oltre il confine. Le immagini di Mimmo e Francesco Jodice dal 2 al 4 marzo alle 15.30 e alle 19.30.
Il film su Paolo Di Paolo è collegato alla mostra monografico visitabile fino al 6 aprile nel Sottoporticato di Palazzo Ducale. Paolo Di Paolo (1925–2023) è stato uno dei più importanti fotoreporter italiani, attivo soprattutto tra gli anni Cinquanta e Sessanta per riviste come “Il Mondo”, “Settimana Incom illustrata” e “Tempo”. Attraverso uno sguardo raffinato e narrativo ha raccontato l’Italia del dopoguerra e del boom economico, fotografando tanto ambienti popolari quanto mondi aristocratici, oltre a celebri figure del cinema, come Marcello Mastroianni, Sophia Loren, Brigitte Bardot, Monica Vitti, Vittorio De Sica, Anna Magnani. Collaborò, tra gli altri, anche con Pier Paolo Pasolini nel reportage “La lunga strada di sabbia” (1959). Nel 1968 deluso dall’evoluzione del giornalismo, abbandonò la fotografia e si ritirò a vita privata. Dopo decenni di oblio, la sua opera è stata riscoperta dalla figlia Silvia. «Le fotografie di Paolo – ha detto Bruce Weber, candidato all’Oscar per “Let’s Get Lost” – hanno toccato la mia anima, sono come versi dell’età d’oro della poesia romana, o un’aria cantata da Franco Corelli. Sono entusiasta di vederlo unirsi alla schiera dei fotografi famosi del suo tempo, come Cartier-Bresson in Francia o Cecil Beaton in Inghilterra».
In “Oltre il confine. Le immagini di Mimmo e Francesco Jodice” il regista Matteo Parisini racconta i due fotografi Mimmo (1934- 2025) e Francesco Jodice (1967). Padre e figlio per la prima volta si incrociano in un dialogo aperto volto a indagare il confine tra pensiero artistico e vita quotidiana, universo familiare e dimensione creativa. «Con questo film – ha dichiarato il regista – ho sentito l’esigenza di esplorare un tema raramente affrontato: il passaggio generazionale nell’arte. Ciò che mi interessava raccontare non era soltanto la loro esperienza artistica, ma il rapporto umano che la sostiene e la attraversa». L’incontro tra due visioni del mondo e due modi di intendere la fotografia è il cuore del film. Da un lato Mimmo, profondamente radicato a Napoli, con una visione metafisica dell’immagine. Tra i grandi maestri della fotografia italiana, è stato pioniere instancabile sin dagli anni Sessanta e ha portato la fotografia italiana a conquistare un posto nella scena internazionale. Dall’altro Francesco, che si è affrancato dalle proprie origini per costruirsi un’identità autonoma nelle grandi metropoli globali, con una ricerca incentrata su geopolitica, trasformazioni urbane e futuri possibili. Il paesaggio sociale contemporaneo esplorato con uno sguardo che diventa bussola per esplorare il mondo in mutazione.
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