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Genova: “Barry Lindon” di Stanley Kubrick al cinema America dal 16 al 18 marzo

cinema America
Barry Lindon - Marisa Berenson e Ryan O’Neal

Genova – A cinquantuno anni dalla sua uscita torna al cinema “Barry Lindon”, il capolavoro di Stanley Kubrick con Ryan O’Neal e Marisa Berenson che, riprendendo il soggetto del romanzo di W. M. Thackeray, viene ritenuto tutt’oggi uno dei più grandi film storici della storia. È in programma lunedì 16 e martedì 17 marzo 2026 alle ore 20.15, mercoledì 18 marzo alle ore 18.15 al cinema America di Genova (via Colombo 11, tel. 010 4559703). Distribuito da Lucky Red, è proposto in edizione restaurata in 4K e in versione originale con sottotitoli italiani.

Vincitore di 4 Oscar, “Barry Lindon” è capace di riportare il pubblico nel cuore del XVIII secolo. Interpretato da Ryan O’Neal e Marisa Berenson, il film racconta l’ascesa e la caduta di un giovane irlandese nell’Europa del Settecento, in un affresco storico di rara bellezza, straordinaria eleganza visiva e profonda intensità narrativa. Barry è ambizioso e privo di scrupoli. Sullo sfondo delle guerre europee del XVIII secolo, tenta una scalata sociale verso l’aristocrazia inglese. Per ottenere quello che vuole, non esita a usare tutti i mezzi a sua disposizione. Barry è di volta in volta insistente corteggiatore, duellante, vagabondo, soldato durante la Guerra dei Sette Anni, libertino, spia, baro. La narrazione di Kubrick si distingue per un rigore formale quasi glaciale, trasformando l’ascesa e la caduta del protagonista in una riflessione universale sulla fragilità del destino umano e sull’impossibilità di sfuggire alla propria condizione d’origine.

Dal punto di vista tecnico, “Barry Lyndon” è ancora oggi considerato un vertice insuperato per quanto concerne la fotografia cinematografica. Kubrick e il direttore della fotografia John Alcott collaborarono per ricreare fedelmente l’estetica pittorica del Settecento, rinunciando quasi interamente alla luce artificiale: grazie all’impiego di lenti speciali, originariamente progettate dalla NASA per la fotografia satellitare, fu infatti possibile fare affidamento interamente alla luce naturale e a quella prodotta da candele e lampade ad olio unicamente per le riprese notturne. Tale minuzioso rigore valse alla pellicola l’Oscar per la miglior fotografia, ma il riconoscimento dell’Academy non si fermò qui: la meticolosa cura filologica dei costumi e delle scenografie, ispirati direttamente alla pittura dell’epoca, unita a una colonna sonora magistrale, composta da brani di autori del calibro di Bach, Mozart e Schubert, permise al film di aggiudicarsi altri tre premi Oscar, consacrandolo definitivamente nella storia del cinema.

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