Genova – Cosa succede quando le armi attraversano i porti italiani? Quali interessi economici e strategie politiche si nascondono dietro le rotte degli armamenti? E quale spazio resta per chi sceglie di opporsi? Sono alcune delle domande al centro di “Articolo 11 – L’Italia ripudia la guerra”, documentario autoprodotto da Fabio Palli e Simona Tarzia, che giovedì 22 ottobre 2026, ore 18, sarà proiettato al cinema Sivori (salita Santa Caterina 54r, Genova, tel. 010 5532054). Ai saluti del presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Liguria Tommaso Fregatti e del segretario dell’Associazione Ligure Giornalisti Matteo Dell’Antico, seguono gli interventi dei due registi, introdotti e coordinati dal giornalista Marcello Zinola. La serata è organizzata in collaborazione con l’Ordine e l’Associazione dei Giornalisti Liguri. Per l’Ordine la serata vale come corso di formazione professionale e dà diritto a crediti, ma è aperta a tutti con un biglietto a 7 euro. Il documentario è stato selezionato al XVIII Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli per la sezione Swiss Embassy Peace Award.
“Articolo 11 – L’Italia ripudia la guerra” parte dall’Articolo 11 della Costituzione Italiana per interrogarsi sulle contraddizioni che emergono quando la produzione e il commercio di armamenti diventano fattori economici e strategici. Il film indaga il sistema che rende possibile il transito delle armi, mettendo in relazione logistica portuale, industria bellica, responsabilità istituzionali e mobilitazioni civili. A partire da Genova e dalle iniziative dei lavoratori portuali, il documentario allarga lo sguardo ad altri scali italiani, dando voce a giornalisti, studiosi, attivisti e protagonisti delle mobilitazioni contro il traffico di armamenti. Attraverso testimonianze e materiali d’inchiesta, affronta il ruolo delle infrastrutture logistiche, i meccanismi di controllo delle esportazioni e le difficoltà incontrate da chi cerca di impedire che i porti diventino snodi di una filiera di guerra.
In un contesto in cui crescono gli investimenti militari, il documentario invita a interrogarsi sulle risorse destinate alla scuola, alla sanità e ai servizi pubblici, e sulle conseguenze sociali e ambientali delle politiche di riarmo. Affronta inoltre la repressione del dissenso e il diritto di manifestare, raccontando le iniziative di chi, attraverso il lavoro, l’informazione e la mobilitazione civile, prova a rendere visibili responsabilità e meccanismi spesso lontani dallo sguardo dell’opinione pubblica. Perché la guerra non comincia necessariamente sul campo di battaglia. Può cominciare molto prima, nei luoghi in cui le armi vengono prodotte, finanziate, trasportate e autorizzate a partire.
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