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Gronda, Rixi: “Ok all’opera, ma per Genova ci siano anche ricadute positive sull’occupazione”

Il capogruppo della Lega Nord in Comune a Genova, Edoardo Rixi, è intervenuto oggi in consiglio per annunciare il voto favorevole alla delibera.

«Non è una novità – ha detto Rixi – il nostro approccio positivo all’opera. Al contrario di gran parte della sinistra che dice una cosa e poi ne vota un’altra: noi con coerenza e coraggio abbiamo sempre sostenuto, già in campagna elettorale da sindaco, la necessità di costruire la bretella autostradale  che consentirebbe alla città di uscire dall’isolamento, dare ossigeno al nostro porto, accorciare le distanze con Milano e la Lombardia e avvicinarsi a un modello di sviluppo e di mobilità al passo con i tempi.

Tuttavia non staremo a guardare quando si delineerà il progetto definitivo dell’opera: il nostro impegno sarà quello di assicurare, il più possibile, una ricaduta positiva sul territorio anche dal punto di vista occupazionale, dando una corsia preferenziale alla manodopera presente su Genova e sulla Liguria che sappiamo bene può contare su grandi professionalità. Non vorremmo che si ripetesse quanto abbiamo visto nelle opere di precantierizzazione del Terzo Valico in cui il Cociv, solo al termine di grandi proteste da parte dei lavoratori e non certo grazie alla passività del duo Paita-Burlando, ha fatto alcune “concessioni” in tema di impiego di lavoratori edili genovesi: poche decine contro un’offerta di centinaia di operai che non hanno nulla in meno, in quanto a requisiti ed esperienza, a quelli che arrivano da chissà dove grazie alle gare al massimo ribasso che, purtroppo è noto, espongono i nostri cantieri all’appetito di soggetti non proprio cristallini e a infiltrazioni malavitose.

Oltre a monitorare le condizioni di impatto sulle zone di realizzazione, pensiamo che sarà necessario puntare l’attenzione sulla trasparenza delle concessioni. Non fare l’opera sarebbe una scorciatoia vigliacca oltre che suicida: Genova e la Liguria hanno bisogno di nuovi collegamenti se non vogliamo costringerle a morire piegandole inesorabilmente su loro stesse».