I campioni del calcio balilla tornano in campo. Dal 16 al 19 febbraio il centro polivalente del Comune di Pieve Fissiraga, in provincia di Lodi, ospita gli “Open D’Italia 2023” promossi dalla Figest, la Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali, e dalla Licb, la Lega Italiana Calcio Balilla.
All’evento, patrocinato dal Comune di Pieve Fissiraga, dal comitato regionale Lombardia del Coni e dall’Asd Accademia Calciobalilla, prenderanno parte più di 200 giocatori provenienti da tutta Italia. Diverse le categorie in gara: Pro, Semi Pro, Amatori, Femminile, Veterani, Under19, Misto ed Exclusive.
Numerose anche le iniziative collaterali in programma e che faranno da cornice alla manifestazione: nella giornata di apertura, giovedì 16 febbraio, si terrà un torneo riservato alle istituzioni e ai partner dell’evento. L’avvio delle sfide ufficiali, nella mattinata di venerdì 17 febbraio, sarà invece preceduto da una importantissima iniziativa che avrà la finalità di fare formazione e informazione sui giochi tradizionali e sulla storia del calcio balilla dando molta importanza all’attività inclusiva con il coinvolgimento degli alunni degli Istituti comprensivi del territorio.
Quella del calcio balilla è una delle ultime specialità tra quelle della Figest, la Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali, che ha permesso di inserire la disciplina tra quelle ammissibili per l’iscrizione al Registro nazionale delle associazioni e società sportive dilettantistiche del Coni.
Le origini di questo sport non si conoscono con certezza ma il gioco nacque nel primo dopoguerra. In Italia i primi esemplari del gioco vennero ideati nel 1936 da un artigiano di Poggibonsi, che però si limitò a delle prove. Secondo la versione di un noto costruttore italiano, intorno agli anni 40, fu ritrovato all’interno della falegnameria del carcere di Alessandria un modello di calciobalilla costruito tutto in legno. In epoca della seconda guerra mondiale iniziò, proprio ad Alessandria, una piccola produzione dei primi esemplari di calciobalilla e vennero soprattutto utilizzati come strumento di riabilitazione psicomotoria per i reduci di guerra e intrattenimento dei reparti militari. Intorno al 1950 aumentò la richiesta e di conseguenza la produzione dei tavoli da gioco.







