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Il dramma di O’Niell, raffinato quadro tinto di viola

Il dramma di O’Niell, raffinato quadro tinto di viola

Mourning Becomes Electra’ si intitola la trilogia di Eugene O’Neill, composta da tredici atti in tre parti designate come ‘House-coming’, ‘The Hunted’, ‘The Haunted’: una lunga notte di spettacolo cui O’Neill invitò pubblico e critica la sera del 26 ottobre 1931 al Theatre Guild. Ma l’opera era nata nella mente del drammaturgo molti anni prima. Avviata nel 1929 in Francia, scritta nel corso di una vacanza nelle isole Canarie nel 1931, ‘Il lutto si addice ad Elettra’ è certo il dramma più complesso e impegnativo di O’Neill.

Ed è con questo capolavoro nella nuova traduzione di Margherita Rubino che Davide Livermore ha scelto di aprire la stagione 2025-26 del Teatro Nazionale di Genova debuttando  al Teatro Ivo Chiesa sabato 11 ottobre. Una scelta certo non casuale e che è in continuità con un percorso che dopo l’Orestea lo ha portato a scandagliare le eterne fragilità umane, a latitudini ed epoche storiche diverse.

Il testo di O’ Neill, ambientato dopo la guerra civile americana in un atmosfera cupa di desideri repressi, è una rilettura puritana: protagonisti  colpa, vendetta e fato, da cui è impossibile scappare. La casa dei Mannon dall’esterno imponente è la maschera bianca inconcludente che nasconde la bruttezza che sta dentro. La casa è lo specchio dei suoi abitanti.

L’atmosfera che avvolge il dramma è carica di presagi e di angoscia repressa. Il coro moderno non c’è, lo rappresenta Seth Beckwith, un vecchio servitore di famiglia, che traghetta le informazioni.  Christine Mannon, ancora molto bella, vestita di verde, odia la casa ed è in perpetuo conflitto con Lavinia,sua figlia, che vuole essere diversa da lei. La dinamica madre – figlia è un continuo contrasto incluso il colore degli abiti, verde appunto quello della madre, nero quello della figlia. Poi ci sono Orin, legatissimo alla madre, ai limiti del morboso e Adam Brant, il capitano che è il catalizzatore della tragedia. Il peso del passato grava su tutto, Brant vuole vendetta, il passato bussa alla porta. L’odio per i Mannon è oscuro e distruttivo. Brant diventa l’amante di Christine per vendicarsi. Christine confessa l’amore per Brant come fuga e rivalsa, sapeva chi era lui sin dall’inizio. Christine come Clitennestra progetta l’uccisione del marito (e questo è forse l’unico punto in comune che il dramma di O’Neill ha con la tragedia eschilea), Lavinia trova il padre morente mentre accusa la madre, la colpa di Christine è evidente e conduce Lavina a barricarsi verso l’idea di giustizia.

Orin, segnato dalla guerra è irriconoscibile, me vulnerabile alla manipolazione, Christine dipinge Lavinia come una pazza e fa leva sull’amore che il figlio ha per lei per metterlo contro la sorella. Lavinia oramai artefice di tutti i delitti cerca via di salvezza in un amore normale, ma il fratello non vuole, morta la madre addesso è di lei che è geloso. Per lui l’ultima via di fuga sarà il suicidio seguendo così l’esempio materno. A Lavinia non resterà che accettare il suo destino nell’espiazione: si rinchiude in casa coi suoi morti e i loro fantasmi. Accettazione della maledizione.

Quella di O’Niell è una tragedia che sul piatto mette tutto: dal complesso di Edipo a quello di Elettra, un dramma che si chiude in maniera circolare, ma a differenza delle tragedie greche non ha catarsi. Davide Livermore per il suo allestimento sceglie un’ambientazione onirica che evoca le prospettive sghembe dei film di Wiene o Hitchcock, nessun bianco per la casa dei Mennon di cui vediamo solo gli interni e tanto viola (colore a lui molto simpatico)che sceglie anche per gli abiti di Christine dimenticando il verde voluto dal testo. Ma questa versione sacrifica anche il coro nonchè il personaggio di Seth Beckwith, il che inavitabilmente allontana il dramma dalla trilogia eschilea a cui fa riferimento. Resta forte il dramma borghese, pesante, oppressivo e senza via d’uscita.

Bravi tutti gli attori: Paolo Pierobon (Ezra Mannon)Marco Foschi (Orin Mannon)Aldo Ottobrino (Adam Brant); Carolina Rapillo (Hazel Niles); Davide Niccolini (Peter Niles), tra cui naturalmente eccellono Elisabetta Pozzi perfettamente a suo agio nel ruolo di Christine e Linda Gennari che ci regala una sfaccettata Lavinia che passa con facilità dall’essere una  piccola Mercoledì Addams fino ad una spietata portatrice di lutto nonchè una procace ammaliatrice.

Repliche al teatro Ivo Chiesa fino a domenica 26 ottobre. Francesca Camponero

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