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Intervista a Maria Teresa Valle

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Autrice del romanzo giallo  

È da poco uscito nelle librerie il nuovo romanzo giallo di Maria Teresa Valle, “L’eredità di zia Evelina – Delitti nelle langhe -” (Fratelli Frilli Editori). La protagonista Maria Viani, sarà alle prese con una duplice eredità ricevuta da una vecchia zia: un segreto imbarazzante custodito dalla lontana zia, ed una badante la cui sorella è scomparsa misteriosamente. L’autrice, ha concesso a Seven Press un’ intervista.

Dal campo della biologia a quello letterario; come mai questo salto?

Queste due passioni, perché di passioni si tratta, convivono in me da lungo tempo. La passione letteraria mi è stata trasmessa dalla mia maestra delle elementari, mentre la passione per la biologia dalla mia insegnante di scienze del liceo. Nel corso della mia vita ha prevalso ora l’una ora l’altra, ma non sono mai state gelose tra loro. Sono due amanti tolleranti.

Cosa desidera trasmettere al lettore principalmente?

Io consegno al mio lettore “un cavallo di Troia”. Può accontentarsi di guardarlo da fuori, leggendo la trama gialla, la storia “tout-court”, oppure aprirlo, guardarci dentro e scoprire la psicologia dei personaggi, i riferimenti all’attualità, i piccoli ed i grandi drammi che ci circondano, i perché che sempre accompagnano le vicende umane. Io spero, insomma, che il mio lettore si diverta, ma che quello che ho scritto lo faccia anche riflettere. Spero di dargli uno specchio in cui si possa guardare.

Quanto le somiglia Maria, la protagonista dei suoi romanzi?

Quando ho cominciato questa bella avventura dello scrivere Maria mi calzava come un guanto. Mi piaceva l’idea di avere un “alter ego” cartaceo disegnato a mia immagine e somiglianza. Avevo però fatto i conti senza l’oste, come si suol dire. Maria si è subito rivelata per quello che è. Prepotente ed indomabile. Oggi io non rispondo più di lei. Mano a mano che i romanzi sono stati pubblicati si è montata la testa ed ora non sono più in grado di gestirla. Fa quello che vuole. Nell’ultimo libro “L’eredità di zia Evelina” è lei che parla in prima persona. Certo che come carattere un po’ mi somiglia ancora.

Da molti anni scrive per la Fratelli Frilli Editore; la vostra collaborazione come ha avuto inizio?

Ha avuto inizio nel più classico dei modi. Ho spedito loro il mio manoscritto “La morte torna a settembre” e dopo quindici giorni Marco Frilli mi ha mandato in cui mi esprimeva il suo apprezzamento e mi proponeva la pubblicazione. Non credevo ai miei occhi. Era il primo editore che contattavo e non mi aspettavo una risposta positiva al primo tentativo. Da allora oltre alla collaborazione ci lega una bella amicizia. Per me c’è anche una gratitudine per aver creduto ed investito in un’ esordiente.

Da poco è uscito il suo ultimo romanzo “L’eredità di zia Evelina”, ha già fissato le date per la presentazione?

Ci stiamo muovendo in questo senso: di fissato per il momento c’è il 3 febbraio ad Alessandria, un incontro nell’ambito di “Scrittori sopra la nebbia”

Di solito, quanto impiega a scrivere un romanzo?

Non ci metto molto, un paio di mesi. Il lavoro lungo viene dopo. Lascio decantare le cose per un po’ e successivamente leggo come se non avessi scritto io il testo. A quel punto come lettore, decido limare, cancellare, cancellare, cancellare …

Il suo scrittore preferito? Ha un libro attualmente sul comodino?

Non ho uno scrittore preferito, ma attualmente sul comodino “I pesci non chiudono gli occhi” di Erri De Luca ed “I capolavori” di Virginia Woolf. Leggo sempre più di un libro alla volta.

In questo momento sta lavorando a qualche progetto?

Sto lavorando al mio quinto noir. Ma di questo non vorrei anticipare niente.

Che consigli si sente di dare agli scrittori emergenti?

Non so davvero se sono in grado di dare consigli. Sono tantissime le cose che bisognerebbe sapere. La prima credo che sia la consapevolezza che difficilmente si può vivere di scrittura. Nel senso che la scrittura, almeno che non si diventi famosi come Camilleri o Saviano, non offre mezzi di sostentamento sufficienti alla sopravvivenza. Detto questo non mi resta che far loro gli auguri.

Fabiana Rebora

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