Evento organizzato da CIDA (Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità) Liguria:
in programma domani giovedì 22 febbraio 2018 presso il Grand Hotel Savoia, Via Arsenale di Terra 5 – ore 17.30.
In un’atmosfera conviviale incontreremo alcuni candidati liguri alle prossime elezioni politiche che hanno accettato di confrontarsi sulle proposte che CIDA ha formulato.
Ciascun candidato avrà a disposizione un tempo massimo di circa mezzora per esprimersi e per rispondere anche alle domande del pubblico.
Ecco il programma degli interventi:
ore 17.30 Angelo Vaccarezza, Forza Italia;
ore 18.00 Sergio (Pippo) Rossetti, Partito Democratico;
ore 18.30 Leda Volpi e Marco Rizzone, Movimento 5 Stelle;
ore 19.00 Edoardo Rixi, Lega Nord;
ore 19.15 Stefano Balleari, Fratelli d’Italia.
seguirà cocktail.
PREMESSE
L’Italia vive un momento particolarmente delicato della sua storia.
Il Paese appare sotto molti punti di vista – istituzionale, sociale, economico, culturale – prossimo ad un bivio.
Riteniamo sia compito della classe dirigente nel suo complesso e di ogni sua componente mettersi al servizio del Paese concorrendo a disegnare una visione di lungo periodo sui temi della crescita e dello sviluppo.
I dirigenti e le alte professionalità rappresentate da CIDA – pienamente consapevoli dei limiti dei loro compiti, ma consci anche della loro valenza – non intendono sottrarsi a questa sfida, offrendo competenza, professionalità e visione innovativa.
I dirigenti e le alte professionalità sono il risultato di un processo di selezione spesso duro e faticoso: non si diventa manager per caso né tantomeno lo si diventa se non si è portatori di competenze tecniche e professionali riconosciute.
In questo senso i manager sono espressioni di percorsi professionali e personali che potrebbero costituire un modello di riferimento – in termini di selezione, formazione e attenzione al risultato – mutuabile anche da parte della classe dirigente politica.
In un contesto di particolare complessità della situazione economica e sociale come quello attuale, compito primo di ogni manager – pubblico o privato – è quello di svolgere al meglio i compiti che gli sono stati affidati.
Tuttavia, i manager vogliono alzare lo sguardo oltre la loro realtà quotidiana. Per immaginare un Paese diverso. Meno vulnerabile, più autorevole, più meritocratico, più dinamico, più equo.
Un Paese che associ al necessario realismo la capacità di guardare oltre l’attualità, per intravedere il futuro. Come ogni dirigente si sforza di fare ogni giorno.
Per questo i 6.000 dirigenti riuniti in CIDA Liguria sentono il dovere di confrontarsi con coloro che si candidano a guidare il Paese per i prossimi anni sottoponendo le loro proposte nello spirito di costruire insieme lo sviluppo del Paese.
LE NOSTRE PROPOSTE
1. DA CAPITALISMO FAMILIARE A CAPITALISMO MANAGERIALE
Il capitalismo italiano deve superare la sua tradizionale fisionomia familiare ed aprirsi alla moderna cultura manageriale; la crescita dimensionale e il rafforzamento delle imprese esistenti, come ormai molti studi dimostrano, non possono prescindere dall’inserimento di qualificate risorse manageriali.
Su circa 80 mila imprese che ogni anno si scontrano con il tema del passaggio generazionale, solo il 5% sopravvive al terzo passaggio (il 25% al primo e il 14% al primo e al secondo). Questo dato è particolarmente allarmante se si considera che oltre il 90% delle nostre PMI è a conduzione familiare e che nell’80% dei casi il timone di queste aziende tende a passare di padre in figlio.
Su questa fragilità del nostro sistema imprenditoriale si è inserita la crisi che fra il 2009 e il 2016 ha determinato il fallimento di oltre 100 mila imprese causando la perdita di oltre 1 milione di posti di lavoro.
L’Italia deve quindi porsi urgentemente il problema di ricostruire il proprio sistema imprenditoriale, partendo da quella riserva di capacità esistente e disponibile a mettersi in gioco: i dirigenti e le alte professionalità.
Essi spesso non chiedono altro che di reinvestire le loro competenze e le loro risorse nello sviluppo delle PMI e nelle start up di impresa
PROPOSTE
? Introdurre incentivi fiscali a favore di soggetti – dirigenti e alte professionalità, ma non solo – che investano in start up o in partecipazioni nel capitale sociale delle PMI, con particolare riferimento al trattamento di fine rapporto o alle somme percepite a titolo di incentivazione all’esodo.
? Rendere strutturali le misure di politiche attive finalizzate al reimpiego di dirigenti e quadri inoccupati – basandosi sulla positiva esperienza del programma Manager to Work già realizzato dal Ministero del Lavoro – per il reinserimento in azienda o per la creazione di impresa.
2. DA ATTIVITA’ TURISTICHE A INDUSTRIA DEL TURISMO
Stando ai dati di ENIT, negli ultimi anni si è registrato un aumento del 77% di arrivi stranieri in Italia.
Il WTTC (World Travel & Tourism Council) stima che entro il 2027 il contributo portato al Pil italiano dal turismo supererà il 10%.
Nonostante sia ormai evidente come il turismo rappresenti una delle principali risorse economiche del nostro Paese, manca una chiara strategia finalizzata a governare tutte le fasi del “prodotto turistico” – ideazione, gestione, promozione e bilancio – all’insegna della managerialità e dell’organizzazione per processi.
Uno degli interventi fondamentali, seppur complessi, per definire un “piano del turismo” consiste nel fare in modo che tutti i dati che vengono acquisiti tramite piattaforme OTA (Online Travel Agencies), come per esempio Booking, eDreams, Airbnb, ma anche gli stessi motori di ricerca (Google), che rappresentano un enorme valore strategico, vengano condivisi con un organismo pubblico all’uopo individuato.
Infine vanno risolte le carenze infrastrutturali – ben note alla Liguria – che rendono particolarmente complessi ed onerosi gli spostamenti nel Paese, di fatto impedendo la creazione di una vera “offerta turistica estesa” capace di creare una rete fra le diverse mete sparse lungo il nostro territorio.
PROPOSTE
? Realizzare un “piano unitario di promozione” del sistema Paese capace di integrare e coordinare le azioni svolte dalle singole Regioni; favorire l’ingresso nelle Amministrazioni Pubbliche di figure professionali (es. Destination Manager) capaci di gestire con approccio manageriale i piani di sviluppo nazionali e/o territoriali
? Lavorare ad un accordo con gli OTA affinché essi forniscano i dati raccolti che, opportunamente rielaborati, possano essere messi a disposizione delle imprese del settore favorendo un processo di migliore pianificazione delle strategie di offerta turistica
? Realizzare un importante piano di investimenti volto a realizzare una rete di collegamenti infrastrutturali capace di collegare in maniera efficiente tutti i siti con elevato potenziale di attrattività
3. L’INDUSTRIA
L’Italia sta attraversando una fase in cui è evidente la progressiva de-industrializzazione del Paese.
Sono innumerevoli le Aziende industriali che chiudono o si ridimensionano, e sono moltissime quelle che vedono acquirenti stranieri entrare nella compagine azionaria e subire poi (non sempre, ma troppo spesso) la sorte dettata da fuori Italia che porta, ancora, a chiusure e ridimensionamenti.
Occorre uscire da questo circolo perverso, poiché industria forte vuole dire lavoro, benessere, posizionamento nello scenario internazionale.
La ricetta per spezzare il circolo non esiste, ma è la somma di più fattori che porta alla soluzione.
PROPOSTE
? Ridurre il carico fiscale a carico delle imprese, abbandonando ogni ideologia che vede nella creazione di ricchezza un fattore quasi negativo: l’esempio recentissimo degli USA può essere un riferimento, pur rivisto in un’ottica di giustizia sociale e ridistribuzione del reddito tipica della nostra cultura.
? Semplificare la burocrazia, statale e locale: aprire una nuova impresa, e gestire l’esistente, non deve essere una via crucis tra uffici, documenti (spesso ridondanti), incertezze sul risultato, costi esorbitanti.
? Favorire l’ingresso nel lavoro per i giovani e per coloro che, pur non essendo giovani, il lavoro lo cercano: il Job Act ha ottenuto risultati, anche se controversi, ed è necessaria una sua revisione per ridurre, o attenuare, le ombre che indubbiamente vi sono.
? Costruire, infine, il Sistema Italia: non dirigistico, con un intervento dello Stato minimo (non abbiamo bisogno di una nuova IRI: i tempi sono cambiati), ma con un disegno politico che definisca il cosa e il come. In sintesi: con una politica industriale vera, di cui si sono viste le prime, timide avvisaglie nel piano del Governo su Industria 4.0
4. LE PENSIONI
La spesa pensionistica in Italia, al netto di quella assistenziale (che pur grava sui conti INPS) e delle tasse pagate dai pensionati (per lo Stato, una partita di giro) è pari all’ 11% del PIL, in linea con gli altri Stati europei, tra l’altro aumentata solo dello 0,2% tra il 2015 e il 2016, quale effetto delle riforme intervenute.
Le pensioni pagate dall’INPS sono circa 16 mni, di cui la metà, 8 mni, sono a carico della fiscalità generale versata all’INPS, poiché i contributi versati (se versati) non sono sufficienti a costituire una pensione.
In questo scenario, si introducono, ideologicamente e strumentalmente, due questioni: il conflitto generazionale (i giovani sono penalizzati dagli anziani che assorbono risorse enormi per le pensioni) e, per quanto attiene i managers, le cosiddette “pensioni d’oro”.
Molta demagogia infatti è profusa quando si sostiene che le pensioni più elevate hanno maggiormente beneficiato del sistema di calcolo retributivo o che gli operai pagano le pensioni dei manager per i disavanzi della contabilità separata di bilancio dell’ex Inpdai. Semmai è vero l’esatto contrario in quanto sono le pensioni medio basse che hanno goduto di un maggior beneficio, che tende a ridursi fino ad annullarsi con il crescere dell’importo della pensione.
PROPOSTE
? separazione anche contabile dell’assistenza dalla previdenza, per poter valutare con maggior chiarezza il peso che ciascuna ha sui conti dell’INPS
? rilancio della previdenza complementare, con particolare riferimento ai Fondi di previdenza contrattuali, attraverso una politica fiscale che ne incoraggi e ne rafforzi la diffusione.
5. LOGISTICA E AMBIENTE
L’emanazione del Piano strategico nazionale della portualità e della logistica (DPCM del 26 agosto 2015) e del successivo Decreto Legislativo 4 agosto 2016, n.169, istitutivo delle Autorità di sistema portuale offrono numerosi elementi di riflessione sia di carattere logistico sia ambientale.
L’ambito di riferimento per la nuova dimensione di lavoro è dunque rappresentato dagli interventi di organizzazione generale del Sistema Portuale che possono supportare le complessive strategie che il nuovo Ente deve porre in essere per promuovere e costruire un più evoluto sistema di relazioni con i mercati di riferimento.
E’ evidente che la competitività del sistema è direttamente correlata alla qualità dei servizi/informazioni da rendere disponibili sulle infrastrutture di connessione con il sistema logistico, attuale e potenziale, di riferimento.
PROPOSTE
? Individuare interventi a dimensione organizzativa che possano concorrere alla riduzione del gap di competitività del sistema logistico nazionale
? Stimolare, anche con incentivi fiscali, nuovi e più evoluti modelli di interoperatività con le piattaforme che le diverse Amministrazioni operanti nel ciclo trasportistico dedicano agli interventi di sviluppo del sistema logistico nazionale.
6. AGRICOLTURA
L’ Agricoltura rappresenta un settore strategico del Sistema Italia dal punto di vista delle produzioni agricole, delle produzioni agroalimentari e della tutela dell’ ambiente, in particolare per quanto riguarda il dissesto idrogeologico e gli incendi. Gli incendi sono una calamità che, puntualmente, si abbatte sul territorio nazionale ogni anno, in misura più o meno estesa, ma sempre devastante per la zona colpita.
PROPOSTE
? Certificazione dell’ origine dei prodotti
La qualità delle produzioni agricole che con il settore di lavorazione e trasformazione rappresenta il “Made in Italy”, devono essere tutelati concretamente e decisamente non solo dalle Istituzioni nazionali ma anche da quelle U.E.
? Lotta alle Agromafie,
Le Mafie costituiscono un concreto pericolo per la nostra Agricoltura, per le nostre produzioni agroalimentari e per l’ ambiente. E anche in questo settore, quindi, le parole d’ ordine devono essere: trasparenza e legalità.
? La filiera corta a Km. 0.
Occorre incentivare con aiuti concreti (fiscalità,supporti vari, etc.) la filiera corta che senz’altro porterà benefici sia agli agricoltori sia ai consumatori, molti dei quali hanno riscoperto e apprezzato questo nuovo, stretto, legame con il mondo agricolo.
? Burocrazia.
Non è più assolutamente rinviabile una integrale revisione della legislazione in materia agricola, con una seria, capillare, energica eliminazione e semplificazione di numerosissime norme e adempimenti l’esecuzione dei quali comporta tempo e denaro.
? Recupero delle superfici agricole pubbliche e private abbandonate.
Il Ministero delle Politiche Agricole, in collaborazione con le Regioni, dovrebbe avviare tutta una serie di iniziative che possano consentire alle Aziende agricole di utilizzare i fondi agricoli abbandonati, che frequentemente sono quelli piu’ colpiti dal dissesto idrogeologico e dagli incendi.
7. SANITA’
Tra i molti problemi della sanità, comparto a forte rischio di default, del quale non è necessario sottolineare l’importanza, chiediamo prima di tutto provvedimenti su tre aspetti
PROPOSTE
? Aumentare gli investimenti per la sanità, attualmente ai livelli minimi in Europa, portandoli almeno al 7-7,5% del PIL;
? Ottimizzare le spese e gli investimenti, ad esempio attraverso l’applicazione del DM 70/2015 (eventualmente aggiornato) ed altri analoghi strumenti da rendere cogenti con penalizzazione economica per le Regioni inadempienti
? Realizzare una seria programmazione della formazione del personale medico e delle professioni sanitarie coerente con le necessità.






