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La seduta odierna del Consiglio regionale

Gassificatore di Scarpino

Armando Ezio Capurro (Noi con Claudio Burlando) con un’interrogazione ha chiesto alla giunta «se sussiste sempre la volontà di realizzare un impianto (il gassificatore), ritenuto strategico per la città di Genova e la maggior parte dei Comuni presenti nella nostra provincia». Il consigliere ha ricordato che sulla stampa cittadina sono apparsi alcuni articoli che evidenziano la volontà del sindaco di Genova e della giunta comunale di non procedere alla realizzazione del gassificatore di Scarpino, sino ad oggi ritenuto un’opera indispensabile per risolvere i problemi relativi ai rifiuti solidi urbani del capoluogo ligure e di buona parte dei Comuni del Tigullio e del Golfo Paradiso. Sembrerebbe, secondo quanto sottolineato dal consigliere, che il Comune di Genova intenda semmai procedere al potenziamento del riciclaggio dei rifiuti, impiegando le risorse finanziarie oggi disponibili per costruire l’impianto, per mettere a punto un progetto, in accordo con Amiu, teso a potenziare la raccolta e il trattamento dell’umido, abbandonando così la realizzazione della fase “a caldo” che di fatto rappresenta l’entrata in funzione del gassificatore. Capurro, infine, ha ricordato che i rappresentanti del Comune di Genova hanno manifestato la volontà di sottoporre il nuovo progetto ad una attenta valutazione che dovrà coinvolgere gli altri enti. «Sembra, dunque, che il sindaco e la nuova giunta non vogliano più procedere alla realizzazione del gassificatore, a parere di molti e anche mio, indispensabile per risolvere questione dei rifiuti solidi urban», ha ribadito Capurro.
Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente, Renata Briano: «Da un punto di vista pianificatorio non è stata apportata nessuna modifica a quanto deliberato a suo tempo dall’assemblea dei sindaci per quanto concerne i ciclo dei rifiuti e nemmeno abbiamo comunicazioni ufficiali da parte del Comune. – ha detto – Noi, però, abbiamo preso contatti con l’Ente ed è emersa la necessità di approfondire le nuove tecnologie. Il ciclo dei rifiuti nella provincia di Genova si basa su più pezzi: la parte a caldo è soltanto uno di questi, se tutto il resto del ciclo parte. Una parte importante è rappresentata dalla raccolta differenziata. Il volume della differenziata attuata dal Comune di Genova nel 2011 ha superato la soglia del 30 per cento. Un altro pezzo importante è rappresentato dalla necessità di incrementare la frazione dell’umido e il ciclo deve prevedere la realizzazione dell’impianto di trattamento dell’umido, operazione sulla quale il Comune ha dichiarato di voler accelerare. Noi parteciperemo alla discussione sul ciclo complessivo delle quattro province»
Insoddisfatto Capurro: «Non possiamo continuare a dire che aspettiamo nuove tecnologie per decidere che cosa fare. Andiamo avanti in questo modo da molti anni e non abbiamo mai risolto nulla, intanto si continua ad utilizzare la discarica di Scarpino».

Parassita distrugge i boschi di latifoglie
Gino Garibaldi (Pdl) ha illustrato un’interrogazione con risposta immediata, sottoscritta anche da Roberto Bagnasco, Matteo Rosso, Franco Rocca, (Pdl), sui danni prodotti ai boschi di latifoglie: querce, rovere, noce e castagno da un nuovo parassita, oltre al cinipide dei castagni, noto con il nome “aegosoma scabricorne”. «Questo parassita – ha detto il consigliere – da qualche mese si è diffuso in Liguria, in particolare nelle vallate dell’entroterra, colpendo gli alberi di latifoglie e distruggendo parti vitali delle piante, soprattutto querce e rovere, e sta mettendo a serio rischio interi boschi». Il consigliere ha chiesto alla giunta «come intenda risolvere questa situazione» richiamando l’esigenza che vengano messi in atto «interventi strutturali e non meri palliativi, capaci di dare una soluzione al problema degli alberi “infestati e malati”. I boschi in Liguria sono, infatti, un’importante ricchezza, sia ambientale che economica». Garibaldi ha ricordato, inoltre, come il fenomeno, che negli anni scorsi fosse limitato, ma dopo la fioritura di questa primavera avrebbe avuto una recrudescenza ed in molti boschi di latifoglie un notevole numero di piante sono seccate. Da alcune ricerche effettuate, sembra che il parassita sia un coleottero di origine asiatica, di circa 5-6 centimetri.. Gli alberi aggrediti seccano fuori stagione e marciscono facilmente rendendo impossibile l’utilizzo del legname anche come legna da ardere.
Per la giunta ha risposto l’assessore all’Agricoltura, floricoltura, pesca e acquacoltura, Giovanni Barbagallo: «Questo parassita, che provoca danni anche a seconda del tipo di clima che di volta in volta incontra, al momento non è oggetto di specifici interventi per contrastarlo. – ha detto – In alcune zone circoscritte, ad esempio in diversi parchi, si è deciso di tagliare gli alberi colpiti e ridurre così le infestazioni. La lotta a questo parassita è molto costosa e impegnativa. In questi casi, inoltre, l’ecosistema del bosco si autoregola e riteniamo che ci siano antagonisti naturali a questo parassita». Barbagallo ha quindi parlato della lotta al cinipide, un parassita che ha pesantemente intaccato i castagni liguri, che la Regione sta combattendo da tempo attraverso l’introduzione di un parassita “antagonista”: «Ci sono grossi segni di ripresa del castagno. – ha detto l’assessore – ma questo tipo di interventi necessita di parecchio tempo. Ad ogni buon conto la gestione e la cura del bosco sono i migliori limitatori di qualsiasi parassitai».
Garibaldi ha sottolineato che l’interrogazione rappresenta anche l’occasione per accendere l’attenzione, e aprire al più presto la discussione, sul disegno di legge appena presentata dall’assessore, relativa al recupero dei terreni incolti, secondo il consigliere un tema di vitale importanza per il territorio:«Con questa legge si vuole promuovere la cura del bosco che è lo strumento fondamentale per estirpare qualsiasi insetto. Bisogna “vivere” il bosco”. Sono invece scettico sulla possibilità di combattere un parassita con un altro antagonista. Alla fine si dovrà provvedere ad estirpare quest’ultimo». Ha quindi ricordato i brillanti successi ottenuti di recente da un’azienda agricola ligure, che ha lavorato al recupero di terreni incolti e grazie alla quale la Liguria ha vinto il prestigioso premio degli “Oscar Green”, a Roma.

Modifiche al regolamento regionale sui corsi d’acqua
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha presentato un’interrogazione per sapere se «la Regione intenda modificare o eliminare le disposizioni del regolamento regionale in materia di corsi d’acqua, per evitare che vengano rilasciate autorizzazioni necessarie sia per l’attuazione di interventi urbanistici ed edilizi quali la copertura di rii, la realizzazione di discariche sopra tombinature di rii e sia per l’attuazione di interventi edilizi non rispondenti alle esigenze di tutela ambientale ed idrogeologica all’interno della fascia minima di rispetto di 10 metri». Siri ha ricordato che il Codice dell’Ambiente individua la fascia “minima” di inedificabilità dalle sponde dei corsi d’acqua e stabilisce che le Regioni devono disciplinare gli “interventi di trasformazione e di gestione del suolo e del soprassuolo previsti nella fascia di almeno 10 metri dalla sponda dei fiumi, laghi , stagni e lagune, comunque vietando la copertura dei corsi d’acqua che non sia imposta da ragioni di tutela della pubblica incolumità e la realizzazione di impianti di smaltimento rifiuti” e che la Regione Liguria, recependo questa disposizione, il 14 luglio 2011 ha adottato il regolamento “Disposizioni in materia di tutela delle aree di pertinenza dei corsi d’acqua”, ma che questo regolamento all’art. 4 (Fasce di tutela) prevede «la illegittima riduzione, con deroghe, da 10 a 5 o 3 metri della fascia di inedificabilità, individuata dall’art. 115 del Codice dell’Ambiente in 10 metri ; all’art. 7, dapprima, vieta diversi interventi negli alvei dei corsi d’acqua per poi esonerare gli stessi interventi dal divieto nel caso siano “inseriti nell’ambito della realizzazione di abbancamenti di materiale litoide sciolto superiori a 300.000 mc e di discariche di rifiuti , purché previsti nei piani di settore , a condizione che il nuovo tracciato d’alveo sia mantenuto a cielo libero , e sia dimostrata la funzionalità idraulica ed il deflusso senza esondazioni della portata di piena duecentennale; dell’ampliamento di abbancamenti esistenti il cui volume complessivo risulti superiore a 300.000 mc o di discariche di rifiuti in esercizio , nel rispetto delle stesse condizioni di cui alla lettera a), purché sia contestualmente adeguato il sistema di allontanamento delle acque dalla porzione esistente”». Siri, infine, ha ricordato che lo stesso regolamento, all’art. 8 (Tombinature e coperture), comma 2, prevede che: “E’ fatta salva la realizzazione di tombinature provvisorie, adeguatamente dimensionate, in fasi transitorie costruttive o in situazioni di emergenza , che, se del caso, possono essere mantenute come canali di drenaggio delle acque, in caso di realizzazione di discariche o abbancamenti” e quindi, ha concluso, «questi articoli sono in netto contrasto con quanto previsto dalla norma nazionale». Ha concluso: «Ad oggi nulla è cambiato, nonostante le alluvioni e le belle parole. A maggio 2012 alcuni comitati hanno presentato istanza alla Regione per la modifica delle disposizioni, ma sembra che la Regione non si sia pronunciata».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Briano: «Credo sia importante sottolineare che, come Regione, abbiamo lavorato a provvedimenti di tutela del territorio che di fatto si sovrappongono a questo regolamento. – ha detto – Penso, ad esempio, alle norme di salvaguardia delle zone alluvionali che vanno al di sopra del regolamento di pulizia idraulica oggetto dell’interrogazione. Non dimentichiamo che la norma stabilisce più fasce di rispetto a seconda della valenza naturalistica. Ricordo a tal proposito alcuni aspetti del regolamento: la riduzione della fascia di edificabilità in generale di larghezza pari a dieci metri, è possibile, previa autorizzazione idraulica solo all’interno dei centri urbani e al di fuori in ogni caso delle aree Sic, Zips, Aree protette e elementi della rete ecologica relativi agli ambienti acquatici. Sottolineo inoltre, che al punto 4, vengono individuate più fasce di tutela differenziata in ragione della consistenza del bacino sotteso al corso d’acqua di riferimento e della valenza naturalistico ambientale del sito».
Siri ha ribattuto : «Non ci si può lavare le mani di un tema così importante come la difesa del territorio. La sicurezza dei cittadini non è un valore secondario».

Realizzazione di un autoparco nel porto Genova
Lorenzo Pellerano (Liste Civiche per Biasotti Presidente) ha illustrato un’interrogazione per conoscere quali iniziative la Regione Liguria abbia messo e metterà in atto, di concerto con l’Autorità Portuale ed il Comune di Genova, per promuovere – finalmente – la realizzazione dell’autoparco nel porto di Genova. Secondo Pellerano la realizzazione dell’opera è sempre più urgente: «I dati dell’Autorità Portuale di Genova per l’anno 2011 – ha detto – mostrano un andamento dei traffici containerizzati in aumento del 5% rispetto all’anno precedente, con la movimentazione di 1.847.102 teus ed una movimentazione complessiva di oltre 51.600.000 tonnellate di merci. Inoltre nei primi 6 mesi del 2012 il porto ha fatto registrare un ulteriore aumento del traffico containerizzato nell’ordine del 10%, in gran parte dettato dalle politiche commerciali delle grandi compagnie di linea che concentrano i traffici su navi di dimensioni superiori e gli scali nei porti di destinazione finale».
Tutto ciò in una situazione in cui il porto di Genova non esprime ancora il massimo delle sue attuali potenzialità e gli interventi di potenziamento delle infrastrutture portuali ed infrastrutturali di collegamento consentiranno in un prossimo futuro forti aumenti in termini di traffici. «Di fatto – ha aggiunto Pellerano – per molto tempo il trasporto su gomma rimarrà competitivo per i trasporti nel raggio di 300 – 400 chilometri, anche nella prospettiva del potenziamento dei collegamenti ferroviari, e i traffici del principale porto italiano comportano ogni giorno la partenza e l’arrivo a Genova di migliaia di camion. Automezzi che spesso, a causa delle numerose variabili che interessano la catena logistica (tempi di riposo obbligatori, ritardi delle navi, maltempo, espletamento delle pratiche doganali, inefficienze gestionali ed organizzative) sono costretti a lunghe soste a Genova. In questa situazione, la realizzazione dell’autoparco consentirebbe la fornitura di maggiori servizi agli autotrasportatori ed ai mezzi in sosta a Genova, con la possibilità di valorizzare le potenzialità del porto a favore della città e di creare nuove occasioni di lavoro».
Pellerano, infine, ha ricordato che nella nostra regione operano quasi 2 mila imprese di autotrasporto attive e dotate di almeno un veicolo (circa un migliaio a Genova) che meritano il sostegno della Regione. «Di fatto l’unico parcheggio custodito è quello attualmente ospitato in uno spazio non asfaltato nell’area di Campi e la sosta non custodita dei mezzi pesanti comporta, oltre al rischio di sottrazione e danneggiamento delle merci, anche uno stato di degrado per le zone adiacenti al porto dove questi mezzi stazionano. Della questione da troppi anni le istituzioni locali (in primo luogo Comune di Genova ed Autorità Portuale) discutono inutilmente: è ora di individuare il luogo destinato ad ospitare l’autoparco genovese».
Per la Giunta ha risposto l’assessore alle infrastrutture, Raffaella Paita : «Condivido l’analisi sulla situazione relativa alla crescita del traffico via gomma da e per il porto di Genova che determina la necessità di implementare tutti i servizi correlati. In particolare per quel che riguarda l’autoparco effettivamente il venir meno a regime dell’area di Campi ha determinato la necessità di individuare soluzioni alternative e di dimensioni più significative. Nell’ambito del tavolo di lavoro con Comune e Autorità portuale abbiamo stabilito che l’obiettivo finale rimane la realizzazione di un moderno e attrezzato autoparco con connessione alla sopraelevata portuale nell’area ex Ilva, che deve essere restituita all’Autorità portuale. L’autoparco potrà essere realizzato non appena sarà ultimata la bonifica dell’area da Sviluppo Genova e Società di Cornigliano . Contemporaneamente è necessario che il governo liquidi all’Autorità portuale i 70 milioni di euro contenuti nell’accordo di programma e sanciti dalla recente sentenza del Consiglio di Stato. Per la fase transitoria e sino al 2016 l’Autorità Portuale ha provveduto a siglare un’intesa per utilizzare parti di aree dell’aeroporto oggi libere e in prospettiva destinate all’ampliamento della pista. L’Autorità sta procedendo con le gare per realizzare la recinzione e adeguare il fondo stradale. In contemporanea sono state allestite aree aggiuntive a Voltri e sempre in sedime portuale». L’assessore ha inoltre ricordato: «Parte dei disagi all’autotrasporto dovrebbero essere inoltre attutiti da nuove procedure informatiche tese a ridurre i tempi di sosta e di attesa, in particolare l’estensione del sistema portuale E-port all’autotrasporto, attraverso l’integrazione con il sistema Uirnet. Obiettivo è, in caso di emergenza o forte traffico, avvisare per tempo l’autotrasportatore che potrà così fermarsi in aree attrezzate autostradali o retro portuali».
Pellerano ha commentato: «Si discute da tantissimi anni in seno al tavolo di confronto: spero questa sia la volta buona e si arrivi alla realizzazione dell’infrastruttura».

Assegnazione di alloggi popolari per gli appartenenti delle forze dell’Ordine
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha illustrato un’interrogazione in merito all’assegnazione di 14 alloggi popolari a famiglie di appartenenti alle forze dell’ordine. Siri ha ricordato che il bando stabiliva il 10 gennaio 2012 come termine ultimo per la presentazione delle domande. Ad oggi, però, secondo quanto risulta al consigliere, non sarebbe ancora stata stilata una graduatoria di assegnazione: «A seguito di questa situazione di stallo ci troviamo di fronte ad un gruppo di famiglie in difficoltà che hanno assoluto bisogno di un alloggio e a degli appartamenti vuoti, completamente restaurati, che potrebbero essere occupati abusivamente» ha sottolineato il consigliere, ricordando che il Comune di Genova ha motivato la mancata pubblicazione della graduatoria adducendo come giustificazione il fatto che non è arrivata da parte della tesoreria l’autorizzazione della spesa per l’acquisto del software senza il quale non è possibile stilare detta graduatoria. Siri ha chiesto, pertanto, alla giunta se la Regione intenda attivarsi presso i soggetti interessati (Comune ed ARTE) affinché venga stilata quanto prima la graduatoria, in modo da sbloccare la situazione che ha impedito di consegnare, fino ad oggi, gli appartamenti a famiglie che, oltretutto, contribuirebbero a ripopolare e rilanciare il centro storico di Genova, dove gli alloggi sono situati, rendendolo più vivibile, attrattivo e sicuro.
Per la giunta ha risposto l’assessore all’edilizia, Giovanni Boitano: «Il quesito è un po’ datato. Infatti il Comune di Genova (in questo caso la competenza non è di Arte), pur in presenza di eventuali disguidi segnalati da Siri, ha intanto provveduto all’assegnazione di tredici dei quattordici alloggi in questione. I primi alloggi sono stati assegnati nel mese di giugno. Uno degli appartamenti in questione presenta un problema relativo a certificazioni riguardanti l’interno dei locali stessi». Boitano ha quindi sottolineato che la Regione sta ragionando insieme alla prefettura in merito alla possibilità di lasciare la disponibilità degli alloggi agli appartenenti delle forze dell’ordine, anche dopo il pensionamento. «Stiamo cercando una soluzione» ha concluso Boitano, annunciando anche che si sta lavorando per ridurre i tempi di assegnazione degli appartamenti, da parte di Arte, a suo avviso al momento ancora troppo lunghi.
Siri la sottolineato la necessità di ridurre gli aspetti burocratici e di snellire le procedure per l’assegnazione di alloggi a valenza sociale.

Primato della polizia locale della Liguria per sanzioni e multe nei confronti degli automobilisti
Raffaella Della Bianca (Gruppo misto-Riformisti italiani) ha presentato un’interrogazione sulla polizia locale ligure. In particolare il consigliere regionale ha ricordato che, secondo un articolo pubblicato il 3 luglio scorso sul Corriere della Sera, emerge che la Polizia locale della Liguria è in testa alla classifica, tra tutte le regioni italiane, per quanto riguarda multe, sanzioni, sequestri e rimozione dei veicoli e che la regione detiene il record delle multe per infrazioni al codice della strada: a fronte di un valore medio in Italia di 274 euro ogni mille abitanti, in Liguria si arriva a 618,7 euro, quasi tre volte tanto rispetto alla media nazionale. Questi valori sarebbero il doppio della regione seconda in classifica, che è la Toscana, con 354 euro ogni mille abitanti, seguita, a sua volta, dalla Lombardia con 312 euro. Della Bianca ha quindi chiesto alla giunta se «intenda attivarsi nei confronti dei Comuni, ed intervenire affinché questo record di multe, sanzioni, sequestri e rimozioni dei veicoli non sia solo un modo per fare cassa, e non diventi un ennesimo sacrificio chiesto ai cittadini liguri, già estremamente vessati da tasse e tributi». Il consigliere ha rilevato, infine, che « dall’analisi della “Commissione sul federalismo fiscale”, i 166 comuni della Liguria sono anche tra i più accaniti utilizzatori degli autovelox per la rilevazione delle infrazioni stradali ed i primi nelle rimozioni forzate dei veicoli, con un rendita di 12,1 euro per ogni mille abitanti, più del doppio rispetto ai 5,7 euro della media nazionale» e ha concluso che « i cittadini liguri sono già esageratamente colpiti da tasse, che in Liguria superano di gran lunga gli standard di altre regioni italiane, e che l’attivismo dei vigili liguri non sembra spiegabile con una particolare indisciplina dei loro concittadini nelle strade».
Per la giunta ha risposto l’assessore alle politiche della sicurezza dei cittadini Montaldo: «Questo problema incrocia questioni che riguardano il senso civico dei cittadini e la condotta e la formazione del personale della polizia locale. Ho riletto la rassegna stampa citata dal consigliere e credo che valga la pena di ammorbidire il metodo con cui sono stati elaborati i dati. Ci sono indubbiamente alcuni problemi in più nelle città liguri rispetto ad altre realtà di altre regioni legate alla carenza di spazi e parcheggi. Sull’eccesso di velocità ritengo, invece, ci debba essere molto rigore. In sostanza non credo ci sia un indirizzo vessatorio da parte dei comuni ma ci sono situazioni oggettive per cui è difficile trovare una soluzione, ricordo, però, che la sosta in seconda fila è un elemento non solo di intralcio alla circolazione, ma è fonte di pericolo anche per i pedon». Montaldo ha ricordato le auto poste in seconda fila soprattutto in prossimità delle scuole prima dell’inizio delle lezioni e alla fine: «Queste soluzioni garibaldine non vanno bene – ha dichiarato – e il vigile deve intervenire. Certamente dobbiamo trovare un punto di equilibrio: occorre lavorare sulla formazione degli operatori, secondo uno spirito di collaborazione per prevenire, per esempio essendo sul posto e non consentire la sosta, ma dobbiamo anche educare i cittadini a comportamenti adeguati. Infine è necessaria un’azione forte dei comuni perché cerchino di organizzare spazi di sosta».
Della Bianca ha replicato: «prima di chiedere ai cittadini di rispettare le regole, i comuni stessi dovrebbero mettersi in condizioni di rispettarle, per questo non basta un ulteriore formazione dei pubblici ufficiali le amministrazioni locali devono dotarsi di posteggi liberi che consentano ai cittadini di non pagare anche due oer per pochi minuti di sosta».

Verso la soppressione del reparto di oculistica dell’ospedale di Albenga
Marco Melgrati (Pdl) ha presentato un’interrogazione in cui ha chiesto alla Giunta chiarimenti sulla carenza di organico medico nel reparto di Oculistica dell’ospedale di Albenga. Il consigliere ha denunciato «le criticità del reparto sotto organico da quando la dottoressa in servizio per quattro anni e mezzo con contratti multipli a tempo determinato, ha vinto un concorso a Sestri e si è trasferita. Così, attualmente, tre soli medici coprono i turni di reperibilità di Albenga e “Santa Corona”, poiché vengono considerati un unico plesso». Secondo Melgrati con la recente perdita della quarta unità medica, non essendoci più la possibilità di avere una deroga alle assunzioni, il reparto, che costituisce «un’eccellenza dell’offerta sanitaria nel ponente savonese, con numeri equiparabili a quelli del “San Paolo” di Savona: 2.000 interventi eseguiti all’anno, di cui 1.400 di cataratta, i restanti di chirurgia refrattiva», è rimasto sotto organico. Per questi motivi il consigliere ha chiesto alla giunta «se abbia intenzione di concedere un deroga per consentire di riportare questo reparto d’eccellenza al minimo dell’efficienza, anche in rapporto alla turnazione di reperibilità che copre l’emergenza, sia ad Albenga sia al “Santa Corona”, o se ci sia la volontà politica di accorpare e fondere questo reparto con l’analogo di Savona e se sì con quali modalità».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «L’interrogazione è ormai superata, infatti la situazione attuale è assai diversa. In attuazione del decreto spending review che attribuisce in via eccezionale ai direttori generali delle Asl la potestà di assumere provvedimenti straordinari di adeguamento alle previsioni di spesa, l’Asl 2 savonese ha presentato un proprio piano di interventi in base al quale entro il prossimo 31 ottobre il reparto oculistica di Albenga verrà soppresso e tutte le attività saranno concentrate presso l’ospedale di Savona. In considerazione di quanto sopra e in attesa delle valutazioni di competenza del Consiglio regionale non abbiamo ritenuto opportuno assumente nuovo personale».
Del tutto insoddisfatto della risposta Melgrati che ha parlato di «tagli indiscriminati che colpiscono sempre e prima di tutto il ponente e ancor di più le zone di Cairo Montenotte e di Albenga. Si sopprimono strutture complesse come quelle di Albenga e del Santa Corona che erano uniche per qualità. Siamo di fronte ad un vulnus nella risposta sanitaria nel ponente savonese. Molti erano gli utenti che andavano ad Albenga anche dalla provincia di Imperia Questa problematica dovrà essere valutata politicamente rifiutando il metodo pilatesco dell’assessore».

Pianificazione e strategie dei DEA II Livello (Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure)
Stefano Quaini (Di Pietro-Idv) ha illustrato un’interrogazione, sottoscritta anche da Nicolò Scialfa, Maruska Piredda, (Di Pietro-Idv) e da Matteo Rossi (Sel) sulla pianificazione e sulle strategie per il pronto soccorso di DEA di II Livello dell’Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure. «Vogliamo sapere – ha detto il consigliere – quando verrà attivata la nuova ala, indispensabile per l’attività del pronto soccorso e se si intenda procedere a completare gli organici per renderli adeguati alla situazione, ben nota, di forte attività del centro». Il “Santa Corona”, infatti, è sede di DEA di II livello e di Trauma Center, quindi esprime il massimo delle risposte cliniche in ambito di urgenza – emergenza. «Tuttavia, nel concreto, tale livello può essere raggiunto solo in un contesto ottimale di organizzazione e di organici adeguati mentre, ad esempio, lo spazio a disposizione del pronto soccorso è di soli 700 metri quadri, totalmente insufficienti, ed una nuova ala non può essere attivata per mancanza di personale, pur essendo di fatto completa. Inoltre la mole di lavoro è pari ad oltre 50 mila accessi annui, con una forte prevalenza di codici gravi. L’attuale organizzazione ed abnegazione del personale – ha aggiunto – ha sempre consentito di dare risposte massimali, ma è necessario un salto di qualità sul fronte degli organici (medici, infermieri professionali, operatori sociosanitari) per potere realmente dare risposte di qualità ai pazienti».
L’assessore alla salute Claudio Montaldo ha risposto: «In una situazione di ristrettezza delle risorse occorre razionalizzare e questo serve anche a migliorare l’utilizzo delle risorse umane e delle strutture. In base alle previsioni della spending review, si andrà alla trasformazione del pronto soccorso di Albenga in un punto di primo intervento diurno cioè aperto per 12 ore al giorno. Le risorse umane attualmente disponibili saranno riallocate presso il pronto soccorso dell’Ospedale di Pietra Ligure attivando così entro il 31 ottobre pienamente il Pronto Soccorso – Dea di 2° livello. Allo scopo verranno aperti e utilizzati nuovi locali già disponibili presso tale nosocomio. Stiamo navigando in una situazione di grande difficoltà e dobbiamo dedicare le risorse umane alle strutture dirette o indirette dell’emergenza con grande attenzione. Siamo, infine, disponibili ad affrontare con la direzione della Asl2 il tema della rianimazione cardiologia ».
Quaini ha replicato: «L’adeguamento della superficie del pronto soccorso con la piena utilizzazione di quell’area per la rianimazione è una priorità. Albenga ha una sua dignità professionale e può dare risposte importanti».

Figura professionale di assistente sanitario e di assistente sociale
Alessio Saso (Pdl) ha illustrato un’interrogazione sulla figura professionale di “assistente sanitario” per conoscere se il presidente della Giunta e l’assessore competente non reputino opportuno verificare la regolarità di tutti gli atti relativi ad una deliberazione, la n. 54 del 21 febbraio 2008, con la quale veniva indetto un concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di un posto di “collaboratore professionale sanitario – assistente sanitario – Cat. D”, per l’Ospedale San Martino, pubblicato su G.U. Concorsi n. 25 del 28 marzo 2008, con prove espletate il 9 ed 11 febbraio 2009 e, successivamente, revocato/annullato con delibera n. 464 del 29 dicembre 2011, «malgrado – ha sottolineato Saso – durante la fase di espletamento delle prove, ancora non si parlasse ancora della fusione IRRCCS – San Martino IST e la graduatoria avrebbe dovuto rimanere aperta a tutto il 2010» . «Successivamente è stato bandito un altro concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di n. 2 posti di “collaboratore professionale – assistente sociale – Cat. D”, di cui alla G.U. Concorsi n. 34 del 29 aprile 2011, le prove di esame del quale sono state espletate in questi giorni» . «Occorre sgomberare il campo da eventuali, possibili, controversie in merito a paventati, supposti, favoritismi. Infatti per realizzare il progetto ‘Codice Argento’, avente lo scopo di verificare la percorribilità di dimissioni protette dall’IRCCS per particolari categorie di utenti, risulterebbe l’essersi avvalsi del coinvolgimento di 2 “assistenti sanitari” già operanti presso il pronto soccorso e del conferimento di due contratti a tempo determinato per 2 “assistenti sociali”, giustificati questi, parrebbe, dal bisogno di una valutazione sociale oltre che sanitaria del paziente, contratti che risulterebbero essere scaduti il 30 giugno scorso. In pratica lo scenario che parrebbe profilarsi per il nuovo IRRCCS – Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino – Ist, è che si attingerà dalla graduatoria del concorso per “assistente sociale” ad evidente discapito degli “assistenti sanitari” mentre questi ultimi sono formati per leggere il bisogno del paziente e fornire risposte esaustive ed efficaci per lo stesso ed i suoi familiari. Questa scelta – ha spiegato Saso – contraddice inoltre il comportamento codificato secondo il quale la valutazione socio-sanitaria all’interno del San Martino è sempre stata effettuata proprio dagli assistenti sanitari. Occorre inoltre valutare se non si reputi, di concerto con l’Università di Genova, di eliminare i corsi di laurea specialistica per assistenti sanitari sostituendoli con il corso per assistenti sociali evitando il rischio per tanti di fare un corso diventato inutile».
Per la Giunta ha risposto Claudio Montaldo, assessore alla salute : «Nel corso del 2009 il San Martino ha attivato il “Progetto di accoglienza e continuità assistenziale per pazienti fragili” al fine di favorire il decongestionamento dell’attività di Pronto Soccorso e tenendo conto che le difficoltà di dimissione di un paziente ricoverato dipendono da molti fattori fra cui la perdita o la mancanza di autonomia e delle capacità cognitive. Elementi che diventano ancor più determinanti in soggetti che vivono anche problematiche sociali. Per favorire la decongestione delle strutture ospedaliere per acuti sono stati attivati due moduli con letti presso la strutture esterna di Recco per cure intermedie. Il loro scopo è accompagnare il paziente nel reinserimento sociale. Per realizzare il progetto, si è proceduto al reclutamento in deroga di 2 assistenti sociali a tempo determinato, visto il carattere sperimentale del progetto. Visti i primi risultati positivi della sperimentazione, si è ritenuto di proseguire nell’attività e l’Azienda ospedaliera ha proceduto a chiedere la deroga regionale per l’assunzione a tempo indeterminato di due assistenti sociali considerando che questa figure professionali, per quel che riguarda la presa in carico di quel tipo di paziente, sono le più giuste». Conseguentemente, ha spiegato Montaldo, si è proceduto alla revoca del concorso per assistente sanitario bandito nel 2009 «in quanto si è ritenuto che per le finalità del progetto la figura professionale dell’assistente sociale fosse più pertinente rispetto a quella degli assistenti sanitari, così come è individuata dal contratto nazionale di lavoro».
Insoddisfatto Saso che ha ribattuto: «Occorre capire se veramente gli assistenti sanitari possono essere affiancati e sostituti efficacemente dagli assistenti sociali. Se questo è vero, si deve e realizzare un accordo con l’università per evitare di far fare dei corsi a giovani che poi difficilmente verranno assunti. Diversamente rischiamo di creare una inutile contrapposizione fra due figure professionali e due corsi di laurea».

Incendio all’ex ospedale psichiatrico a Pratozanino, Cogoleto
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) ha illustrato un’interrogazione sull’incendio che ha interessato alcune strutture all’interno dell’ex ospedale psichiatrico a Pratozanino, sulle alture di Cogoleto. «Vorrei conoscere – ha detto Pellerano – le cause che hanno fatto scaturire l’incendio e l’ammontare dei danni; se esistevano, ed esistono, i dovuti dispositivi di protezione e sicurezza atti a garantire l’incolumità dei pazienti; lo status dei lavori di ristrutturazione dei padiglioni, se nel corso della ristrutturazione siano stati effettuati a regola d’arte tutti i lavori di allacciamento all’acquedotto comunale; quando i pazienti potranno ritornare a Pratozanino, possibilmente nelle palazzine ristrutturate e non nei moduli prefabbricati dove, anche troppo, hanno vissuto». Come ha ricordato Pellerano, i pazienti dell’ex ospedale psichiatrico soffrono una situazione di grave disagio in quanto, da anni, sono costretti a vivere all’interno di moduli prefabbricati, in attesa che vengano ultimati i lavori di ristrutturazione delle strutture destinate ad ospitarli, i padiglioni 7 e 9. La soluzione del problema rischia di allontanarsi ancora dato che, secondo quanto dichiarato dal vice sindaco di Cogoleto, l’incendio potrebbe allungare i tempi di consegna dei padiglioni 7 e 9 in via di ristrutturazione. «L’assessore Montaldo – ha detto Pellerano – aveva risposto ad una precedente interrogazione affermando che il trasferimento dei pazienti nel padiglione 9, attualmente ricoverati nei moduli prefabbricati, è previsto per il mese di gennaio 2012 mentre, per quanto riguarda il padiglione 7, aveva aggiunto: “la fine dei lavori è prevista il 24 aprile 2012”. Quella data è trascorsa, ma il problema non si è risolto e alcuni pazienti sono stati sistemati in altre strutture, anche lontane da Cogoleto (una, in particolare, a Rossiglione), con tutte le conseguenze traumatiche che l’allontanamento da un ambiente familiare può comportare in persone già psicologicamente fragili».
Per la Giunta ha risposto Claudio Montaldo, assessore alla salute: «Sull’incendio sono in corso le indagini dei vigili del fuoco. Gli stessi hanno già potuto constatare che i dispositivi antincendio erano regolarmente funzionanti. I lavori di ristrutturazione presso il paglione 9 sono in fase di ultimazione. Successivamente occorrerà effettuare il collaudo delle opere normalmente previsto entro sei mesi dalla fine dei lavori. Durante tale fase si procederà al montaggio degli arredi. Salvo imprevisti a messa in servizio del padiglione e il trasferimento dei pazienti avverrà nel prossimo mese di dicembre. Per quanto riguarda il padiglione 7, la messa in servizio è prevista per il giugno 2013. Sono in corso colloqui con la società AM.TER per sollecitare l’allacciamento alla rete idrica» .
Pellerano ha ribattuto: «Ringrazio l’assessore per la risposta ma lo invito a seguire l’argomento in particolare nei rapporto con l’acquedotto di Cogoleto: dobbiamo scongiurare che le strutture siano pronte senza che l’acquedotto sia in grado di fornire l’acqua. In tutta la vicenda sono stati fatti errori e si è dimostrata grave miopia politica. Occorre attivarsi fin d’ora: le vicende di Quarto e di Prato Zanino sono assai simili: si tratta di strutture pubbliche di grande valore che devono essere valorizzate e mantenute in uso pubblico» .

Emergenza topi a Genova
Raffaella della Bianca (Gruppo misto-Riformisti italiani) ha denunciato che in seguito a numerose segnalazioni da parte dei cittadini e di servizi trasmessi da diverse emittenti locali, «sembrerebbe crescere in modo esponenziale, soprattutto nella stagione estiva, la presenza di topi in moltissime zone della città di Genova (Sampierdarena, centro storico, lungo Bisagno, ecc.), con focolai di riproduzione che proliferano nelle zone dei mercati rionali, per la maggior presenza di immondizia, e nei quartieri dove si concentrano ristoranti e pizzerie». Il consigliere ha chiesto alla giunta «se , a fronte di questa vera e propria emergenza sanitaria della città di Genova, che rischia di avere risvolti ancor più gravi, intenda intervenire tempestivamente, indicando le iniziative da intraprendere per la soluzione del problema e con quali tempi». Della Bianca ha considerato, infatti, che «il pericolo di contagio, ormai, non riguarda più soltanto gli operai addetti alle fognature o alle derattizzazioni, gli operatori ecologici, i pescatori, la polizia fluviale e i canottieri in quanto i ratti, infatti, meno timorosi di una volta nei confronti dell’uomo, esplorano nuovi territori da colonizzare» e ha sottolineato che il fenomeno sta «diventando una vera e propria emergenza sanitaria della città perché i topi possono trasmettere all’uomo malattie virali, batteriche, da rickettsie e da protozoi, come la rabbia, la leptospirosi, la peste, il tifo, la toxoplasmosi e la leishmaniosi». Secondo il consigliere, infine, alcune ditte che si occupano di derattizzazione non sempre utilizzerebbero i topicidi con rigorosi criteri scientifici, cosicché una percentuale crescente di surmolotti sta sviluppando un’immunità ai veleni, che viene lasciata in eredità alle generazioni successive ed è quindi «sotto gli occhi di tutti, che la campagna di derattizzazione effettuata da AMIU non ha portato ai risultati sperati». OCme intende intervenire la Reigone Liguria?
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «La Asl non ha competenze in merito, il Comune di Genova, nonostante le grandi difficoltà, continua a dare applicazione all’ordinanza del 2010 che prevedere interventi di derattizzazione sia sulle aree pubbliche che private. Permangono le criticità sugli interventi di pulizia, per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti con la disinfestazione dei cassonetti, a causa di una serie di difficoltà economiche. Non sono, invece, a conoscenza della validità dei prodotti impiegati, ma mi impegno a promuovere con le asl e con gli uffici preposti affinché si definiscano i prodotti da utilizzare in modo da usare quanto di meglio il mercato oggi offre. Sicuramente – ha concluso – da parte del Comune e di Amiu c’è un’intensa attività su questo terreno e mi attiverò in un intervento di supporto alle amministrazioni locali, ma certamente le difficoltà economiche rendono sempre più difficile intervenire».
Della Bianca ha replicato: «Tramite Arpal e Asl la Regione ha gli strumenti per debellare questo problema di grande entità, sicuramente ci sono problemi di disponibilità per la spesa ma, poiché questa questione riguarda Amiu, sarebbe meglio che l’azienda spenda un po’ meno in sponsorizzazioni e un po’ più per migliorare il servizio».

Stato di attività del centro disabili gravi presso l’ospedale “Santa Corona”
Stefano Quaini (Idv) ha illustrato un’interrogazione sottoscritta anche da Nicolò Scialfa e Maruska Piredda (Gruppo Di Pietro – Italia Dei Valori), per conoscere la situazione della Struttura Complessa di Rieducazione e Riabilitazione Funzionale presso il “Santa Corona” e le intenzioni circa i tempi per la sua reale attivazione. La struttura era stata individuata con una delibera del 2010, poi aggiornata nel giugno 2011, come organismo regionale di riferimento per la presa in carico dei soggetti disabili adulti con necessità di interventi neuro-riabilitativi intensivi. I pazienti che erano normalmente seguiti presso altre strutture non italiane. «L’ospedale “Santa Corona” di certo offre un importante bagaglio culturale in ambito riabilitativo – ha detto il consigliere – ma, per garantire appieno un adeguato supporto ai disabili, occorre completare la dotazione organica, la formazione e l’aggiornamento di una parte del personale e adeguare le attrezzature». Secondo Quaini, «La scelta di effettuare in Liguria la riabilitazione di questi pazienti consente notevoli risparmi alla Regione e consente di avere fondi per mettere in condizione il centro di svolgere in tempi rapidissimi le terapie adeguate per i disabili gravi. Innanzitutto sarebbe necessario dotarlo di alcune figure professionali: un medico fisiatra, un ingegnere biomedico, due fisioterapisti, un terapista occupazionale, un logopedista, un infermiere, un operatore socio sanitario. Sarebbe inoltre necessario completare il laboratorio di analisi, gli appartamenti per il soggiorno delle famiglie e dei pazienti e ultimare i lavori di ristrutturazione del reparto di degenza».
Per la Giunta ha risposto Claudio Montaldo, assessore alla salute: «Voglio tranquillizzare: nonostante i tagli, il centro per disabili gravi realizzato presso il Gaslini funziona abbastanza bene, mentre abbiamo speso mezzo milione per attivare le strutture e le figure professionali richieste per il Santa Corona. L’azienda sta valutando il costo di adeguamento di locali da destinare a foresteria. Oggi si utilizzano strutture di Loano in convenzione che consentono a pazienti e ai loro familiari di soggiornare. Questa soluzione, pur essendo a pochi chilometri dal Santa Corona, è ritenuta da alcuni disagevole e allora nell’ambito degli spazi di cui dispone il Santa Corona si realizzerà una foresteria all’interno del perimetro dell’ospedale. A quando sembra il costo non è elevato. Credo che nell’arco di pochi di mesi l’operazione potrà andare a compimento».
Quaini ha replicato: «Mi auguro che si vari al più presto questo centro dotandolo dell’organico necessario».

Personale di Datasiel
Edoardo Rixi (Lega Nord) ha illustrato un’interrogazione sul personale di Datasiel. Il consigliere in particolare ha chiesto «i meccanismi attuati dalla società nell’ambito delle assunzioni di personale negli ultimi anni» e «se il compenso del management è collegato agli elevati utili dell’azienda». Il consigliere ha affermato che l’azienda è passata dai 50 dipendenti del 1998 ai quattrocento del 2011 e che «negli ultimi mesi l’azienda ha continuato ad assumere personale». «Questa azienda – ha concluso – possiede un nucleo di professionisti informatici di elevata capacità e qualità professionale di alcune decine di persone. Una quota notevole del personale è adibita a tenere rapporti con Regione Liguria o impiegata in uffici amministrativi, mentre poche risorse umane sono disponibili per adeguamenti, riparazioni e assistenza dei sistemi informatici. La questione ha particolar rilievo anche perché recentemente con l’intervento della Corte costituzionale è stato stralciato l’articolo del decreto spending review che prevedeva lo scioglimento delle società partecipate come Datasiel».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’organizzazione e personale Gabriele Cascino: «L’organico aziendale nel 1998 era di 221 dipendenti a tempo indeterminato con un ulteriore quota di personale precario quantificabile in qualche centinaio. Nel 2004 vennero affinati tutti i sistemi di archiviazione delle informazioni e delle asl e i dipendenti salirono a 661 dei quali ben 400 erano precari. La nostra amministrazione ha avviato un’opera di snellimento della struttura, ma anche di stabilizzazione dei precari. Oggi i dipendenti sono scesi a 399, quasi tutti stabilizzati. Nel computo ci sono anche 11 lavoratori a contratto a tempo determinato e il personale acquisito da Datasiel tramite l’assorbimento di Cup 200 e di Web Appalti. Nel 2012 Datasiel non ha fatto assunzioni a tempo indeterminato ad eccezione di un inserimento obbligatorio riservato ad una persona appartenente alle categorie protette. Sulla base delle richieste della Regione Liguria e del SIIR sono state fatte 9 assunzioni a tempo determinato che sopperiscono all’uscita dall’azienda di 7 lavoratori a tempo indeterminato (5 dimissioni e 2 pensionamenti). Ma per valutare qual è veramente il personale impiegato in Datasiel occorre considerare che nell’organico vi sono 52 lavoratori part time e 53 in maternità e o in situazione di congedo parentale.
«Per quanto riguarda le assunzioni – ha proseguito Cascino – Datasiel negli ultimi anni si è uniformata alle norme procedurali previste dalla legislazione vigente (legge 133/2008) che prevede adeguata pubblicità alla ricerca di personale, selezioni che garantiscano imparzialità, economicità e celerità di espletamento, meccanismi di selezione oggettivi e trasparenti, commissioni composte da esperti di comprovata competenza, rispetto delle pari opportunità fra lavoratrici e lavoratori. Per quanto riguarda i compensi, ai dirigenti di Datasiel nel 2011 non è stata corrisposta alcuna premialità individuale; questo compreso il direttore generale, il cui contratto prevede un compenso correlato al margine operativo lordo della società. Il management è composto da 12 persone a cui vanno retribuzioni varianti dal un minimo di 71 mila euro a un massimo di 136 mila».
Edoardo Rixi ha replicato: «Nel pubblico non dobbiamo rivedere solo le retribuzioni dei politici ma anche tutto il sistema della macchina pubblica e le retribuzioni dei dirigenti pubblici che spesso godono di stipendi e benefict considerevoli. Anche loro devono capire che il mondo è cambiato e che il settore pubblico nel suo complesso deve iniziare a dimagrire. Occorre aprire una discussione per liberare energie e risorse che possano creare posti di lavoro sul territorio diminuendo la spesa pubblica».

Servizi e spazi della Croce rossa di Arenzano
Matteo Rosso (Pdl)) ha illustrato un’interrogazione, sottoscritta anche da Gino Garibaldi (Pdl) sull’attività della Croce Rossa di Arenzano che, a suo parere, potrebbe aumentare il numero di militi in servizio, «se disponesse di uno spazio dedicato ad accogliere altro personale che potrebbe arrivare da altre sedi, così da aumentare il numero soprattutto nei periodi estivi». In questo periodo, infatti, ci sarebbe una forte offerta di volontari di altre regioni. Il consigliere ha chiesto, quindi, alla giunta «se la Asl 3 possa fornire alla C.R.I. di Arenzano spazi in comodato d’uso gratuito utili ad accogliere i volontari C.R.I. provenienti da altre regioni italiane, al fine di garantire un servizio di assistenza sanitaria 24 ore su 24».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «E’ molto bello che la Croce Rossa di Arenzano accolga volontari di altre regioni e ho verificato con la Asl3 eventuali disponibilità di locali ad Arenzano, ma nell’ambito dei beni disponibili non ci sono spazi e condizioni alberghiere adeguate a realizzare questa ospitalità. Credo si spossa provare a coinvolgere anche altri enti per trovare le soluzioni migliori e siamo interessati a lavorare in questa direzione per cercare insieme al comune di Arenzano e altri vicini una collocazione».
Rosso ha replicato: «Si potrebbe allargare la ricerca anche a zone limitrofe e mi auguro che si faccia un passaggio anche con altri comuni per trovare al più presto una risposta adeguata».

Rinnovo della convenzione tra Regione Liguria e casa di cura “Villa Azzurra” di Rapallo
Roberto Bagnasco (Pdl) ha illustrato un’interrogazione, sottoscritta anche dai consiglieri Roberto Bagnasco, Matteo Rosso, Gino Garibaldi, Franco Rocca (Pdl) per sapere se la Giunta, attraverso la ASL 4 Chiavarese, intenda assumere impegni per il rinnovo per l’anno 2013 della convenzione tra Regione ed ex “Villa Azzurra” dove viene svolta attività cardiochirurgia «evitando disagi sia ai pazienti, sia agli operatori sociosanitari». Sullo stesso tema anche Armando Ezio Capurro (Noi con Burlando) ha illustrato un’interrogazione..
«Siamo venuti a conoscenza – ha detto Bagnasco – della eventualità di un mancato rinnovo della convezione tra Regione Liguria ed ex “Villa Azzurra” di Rapallo. Crediamo che tale ipotesi sia assolutamente da scartate perché si tratta di un centro di eccellenza classificato come quinto dal Ministero della Salute. Inoltre, non solo qualitativamente ma anche quantitativamente, gli interventi di cardiochirurgia all’ex “Villa Azzurra” sono necessari a rispondere alle esigenze dei pazienti liguri». Bagnasco ha sottolineato che il mancato rinnovo della convenzione avrebbe forti ripercussioni non solo per l’assistenza sanitaria, ma anche da un punto di vista occupazionale per gli addetto che da tempo lavorano a Villa Azzurra.
A sua volta Capurro ha sottolineato: «In questi anni “Villa Azzurra” ha visto diminuire il tetto massimo di spesa concesso dalla Regione che è passato da 11 a 8,3 milioni e nei giorni scorsi alcuni articoli di stampa hanno paventato un possibile mancato rinnovo della convezione in scadenza a fine anno con l’ASL 4 e “Villa Azzurra”. Se la notizia corrispondesse al vero, si creerebbe una situazione simile a quella dell’ospedale di Rapallo che utilizza le sale operatorie per meno del 50% a causa della mancanza degli ortopedici e della radiologia con la conseguenza che questo determina moltissime fughe dalla Liguria verso la Lombardia, il Piemonte ed altre regioni e i conseguenti rimborsi da parte della Regione a tariffe più alte di quelle liguri. Mi preme sottolineare – ha aggiunto Capurro – che il mancato rinnovo della convenzione comporterebbe conseguenze gravi come la perdita di più di 100 posti di lavoro a Rapallo oltre a tutto l’indotto e l’aumento delle “fughe” verso cliniche di altre regioni. In sostanza il mancato rinnovo della convenzione con “Villa Azzurra” non porterebbe a nessun risparmio, anzi farebbe aumentare i costi e penalizzerebbe il servizio e a privazione, per la Liguria, di ottime professionalità. Nel caso in cui la Regione fosse intenzionata a rinnovare la convenzione con “Villa Azzurra”, vorrei sapere quale tetto massimo di spesa sarà concesso per gli interventi convenzionati con la ASL per il prossimo anno».
Per la giunta ha risposto Claudio Montaldo, assessore alla salute: «Noi abbiamo per contratto l’obbligo di definire entro il 30 novembre se si protrarrà di un altro anno la convenzione e stiamo lavorando per arrivare a questa scadenza in modo fortemente argomentato. Sul tavolo c’è la necessità di coprire il più possibile in Liguria la domanda sanitaria, gli interventi di cardiochirurgia sono 1450 all’anno (250 sono pazienti spezzini) di cui 650 al San Martino e 300 a Villa Azzurra e il nostro obbiettivo è che il polo genovese del San Martino, che è già questi livelli, non possa avere un volume inferiore. A questo scopo c’è stato un intervento sulle sale operatorie, che in parte è stato realizzato, e ora occorre aggiungere altri operatori perché quelli attuali non sono sufficienti a garantire una risposta all’emergenza. In questo contesto Villa Azzurra ha svolto un ruolo importante e occorre capire il suo spazio per il futuro. Ma esiste un altro problema, cioè ci sono tante persone che lavorano nella struttura di Villa Azzurra e non credo che possiamo a cuor leggero assumere un’azione contraddittoria rispetto a quello che facciamo in altre situazioni. Per tutti questi motivi, prima di dare una risposta su questo tema, devo mettere in moto una serie di numeri, mettere sul tavolo i pro e i contro. Credo che questo sia un atteggiamento corretto, ma abbiamo bisogno ancora di un pochino di tempo, tuttavia assicuro che nei tempi previsti diremo cosa serve oggi e domani al sistema sanitario ligure e come ci organizzeremo per dare le risposte giuste».
Bagnasco: «Avrei preferito un discorso più articolato da parte dell’assessore, quindi a oggi non posso dichiararmi soddisfatto della sua risposta, ma sono sicuro che i numeri siano favorevoli all’ipotesi di rinnovo della convenzione».
Capurro: «Sono fiducioso che Montaldo sicuramente procederà nella direzione da noi indicata e che non dimentichi un’azienda che ha 100 dipendenti e gli raccomando di dire ai suoi direttori “non facciamoci concorrenza in casa” ».

No alla delocalizzazione della parte produttiva di Lincoln Eletric di Serrà Riccò
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno, primo firmatario Gino Garibaldi (Pdl) e sottoscritto da consiglieri di maggioranza e opposizione, contro la delocalizzazione della parte produttiva della Lincoln Eletric di Serrà Riccò, che si occupa dell’assemblaggio di saldatrici. Con il documento si impegna la giunta ad intraprendere qualsiasi iniziativa «al fine di ottenere dall’Azienda una sospensione delle procedure di licenziamento ed avere maggior tempo per poter trovare, in concertazione con tutte le parti interessate, diverse e possibili soluzioni e precise garanzie per ciò che concerne il mantenimento della sede produttiva a Serrà Riccò ed in particolar modo per quanto riguarda la difesa delle unità lavorative». Nel documento si ricorda, inoltre, che l’operazione rischia di provocare il licenziamento di 43 dipendenti dei 106 attualmente al lavoro presso l’impianto di Serra Riccò. Si sottolinea anche che, secondo dati economici recenti, la società è in ottimo stato e ha registrato, nel suo settore di mercato, «positivi segnali dell’efficienza dei lavoratori e della fabbrica nel suo complesso».

Proroga per l’adeguamento delle norme antincendio per hotel
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno, primo firmatario Marco Scajola (Pdl) e sottoscritto da consiglieri di maggioranza e opposizione, con il quale si impegna la giunta ad attivarsi presso il Ministero dell’interno affinché venga emanato un decreto che consenta di far slittare la scadenza della presentazione dei requisiti minimi per la sicurezza (norme antincendio) per gli hotel, previsto per il 31 ottobre 2012, al 31 ottobre 2013. Nel documento si sottolinea che gli adeguamenti, benché necessari, rappresentano un costo elevato per le strutture del settore che stanno attraversando un momento di grave difficoltà.

Assenti: Gasco Berlangieri e Scibilia
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