“Ripartire dalla cultura del mare per rilanciare la nautica.
I libri sono fondamentali strumenti di educazione alla marineria, sono vascelli con i quali partire verso l’avventura del mare. Un lettore di libri di mare è un futuro navigatore, moltiplicare le occasioni di cultura significa investire sul futuro della nautica.” a dirlo è Fiorenza Mursia, presidente dell’omonima casa editrice che è presente all’Auditorium del mare della Festa della Marineria della Spezia (3- 6 ottobre) con centinaia di libri e un ricco programma di incontri con scrittori e autori.
Questi i principali appuntamenti con gli scrittori del 4 ottobre 2013 – Auditorium del mare ( passeggiata Morin)
Ore 17 – Incontro con Antonio Lozzi autore di Codici e consuetudini nella storia del commercio marittimo: dal codice di Hammurabi fino al Regno d’Italia un racconto serrato e documentato di come si sono evoluti gli scambi commerciali via mare. Pirateria, sicurezza, finanza: gli eterni problemi.
Ore 18 – I Pastori del mare Incontro con Capt. Hammarstedt e Capt. Cornellisen, portavoci ufficiali di Sea Shepherd, l’organizzazione internazionale di difesa del mare fondata da Paul Watson di cui Mursia ha pubblicato in Italia la biografia Ocean Warrior
Ore 19 – Storie di Marsiglia: da Jean Claude Izzo ad Alcazar. Incontro con Stefania Nardini, biografa del maestro del noir mediterraneo, Jean Claude Izzo, al quale ha dedicato il libro Storia di un marsigliese (Perdisa) Nella città francese ha inoltre ambientato il suo romanzo Alcazar ultimo spettacolo (edizione e/o) che verrà presentato in anteprima alla Spezia.
LE INTERVISTE CON GLI AUTORI
ANTONIO LOZZI: “Pirateria, sicurezza, finanza: gli eterni problemi del commercio via mare.”
Incontro alla Festa della Marineria – Auditorium del mare, Passeggiata Morin – venerdì 4 ottobre ore 17,00)
«Migranti buttati in mare a frustate e lasciati annegare: dietro le cronache di questi giorni si può intravedere un passato lontano in cui venivano sacrificate le merci meno preziose e più pesanti per salvare la nave o il carico di valore. Quasi sempre venivano sacrificati gli schiavi. Oggi gli scafisti buttano i migranti in acqua per cercare di salvare se stessi. Una pratica barbara, nell’accezione letterale del termine, perché già sotto l’impero romano era stata vietata ma poi venne ripristinata dalle popolazioni barbariche alla caduta di Roma. Siamo tornati a quel punto”, così Antonio Lozzi, capitano di lungo corso e esperto di commercio marittimo commenta le recenti tragedie del mare nel canale di Sicilia.
D. – Attualmente quasi il 80% del commercio mondiale viaggia via mare ma ci sono problemi che attraversano i secoli. La pirateria ad esempio. Nel suo libro lei racconta che già i romani garantivano la sicurezza delle navi imbarcando dei mercenari. Oggi invece?
Oggi si usano i contractor, soldati privati alle quali viene affidata la sicurezza delle navi. Cambiano i nomi ma i problemi e le soluzioni sono simili. Nel corso dei secoli gli armatori hanno sempre cercato di garantire la sicurezza del traffico marittimo, anche a costo di trattare con i predoni. Prendiamo la Repubblica di Genova, ad esempio. Nel XV secolo fece un accordo con i pirati saraceni: libertà di transito per le navi genovesi in cambio di libertà di saccheggio delle coste. I genovesi fecero poi un ulteriore affare: vendettero la bandiera agli inglesi che così potevano passare indenni.
D.- Tra le consuetudini che sono andate perdute c’è quella dello ius naufragi, ovvero la possibilità per le popolazioni costiere di impossessarsi delle merci dopo i disastri. Oggi invece per il recupero del relitto della Costa Concordia si fanno cordate internazionali.
Nell’antichità quasi il 50% delle navi che partivano non arrivavano e lo ius naufragi era, paradossalmente, una risorsa per le popolazioni di terra che a volte non si facevano scrupolo di ingannare le navi con false segnalazioni per provocare il disastro. Ancora una volta furono i romani, interessati a salvaguardare le merci che dovevano arrivare a Roma, a emanare leggi che vietavano queste pratiche,
Il caso del relitto della Costa Concordia può essere letto anche come una variante moderna dello ius naufragi. È indubbio che il recupero della nave sia stato un formidabile business per tantissime imprese, da quelle che noleggiano i rimorchiatori, a quelle che smaltiscono i rifiuti. Molti hanno guadagnato e guadagneranno da questo naufragio. Le uniche vittime sono le persone che hanno perso la vita.
D. – Oggi la percentuale delle navi che non arrivano a destinazione è minima. Più sicurezza e meno rischio hanno cambiato i meccanismi commerciali?
In realtà no. Il problema dei rischi del commercio marittimo è una costante della storia, al punto da aver determinato nel lontano passato la nascita dei “futures”, in pratica contratti di compravendita a scadenza che fissavano prima il prezzo delle merci. Era una formula che a lungo ha garantito gli armatori, che vendendo preventivamente la merce si tutelavano dai rischi, e gli acquirenti, che potevano prezzi più bassi perché si accollavano una parte del rischio. Meccanismi di questo tipo sono ancora alla base delle transazioni odierne. Il vero problema è che nel frattempo i “futures” sono diventati speculativi, la finanza creativa se n’è impossessata e ne ha fatto uno strumento scollegato dalle merci. Speculazione pura, più rischiosa di qualsiasi viaggio in mare.
STEFANIA NARDINI: “IZZO, CANTORE DELLE CITTA’ DI MARE, MODELLO DI INCROCIO DI CULTURE E DI CONVIVENZA.”
Incontro alla Festa della Marineria – Auditorium del mare, Passeggiata Morin – venerdì 4 ottobre ore 19,00
D- Da dove nasce il suo amore per Marsiglia?
Ho scoperto questa città grazie ai romanzi di Jean-Claude Izzo, e me ne sono innamorata perché è profondamente meticcia e mediterranea.
D- Quanto c’è di questa città nei romanzi di Izzo?
Marsiglia è Izzo. È lui che l’ha resa protagonista, è impossibile parlare di Marsiglia senza parlare di Izzo, e viceversa.
D- Come vive Marsiglia il suo legame con il mare e il porto?
Il mare a Marsiglia è di tutti, c’è un rapporto materno con il mare, è come se il Mediterraneo abbracciasse la città. Il porto è il dolore. Si vuole fare di Marsiglia un“salotto buono”, violentando l’anima di una città che è prima di tutto portuale. Il porto ha perso il senso che aveva un tempo, e di conseguenza la città si è impoverita. Togli il porto a una città di mare e gli togli l’anima.
D- A Marsiglia ha ambientato il suo romanzo Alcazar Ultimo spettacolo? Perché una città straniera e non una italiana.
Per esplorare la memoria e la storia di una città che rischiano di essere dimenticate. E’ un viaggio a ritroso rispetto alla Marsiglia di Izzo. Però nel romano i protagonisti sono gli italiani, migranti che chiamavano ritals, che hanno difeso la città dall’invasione nazista non solo per dovere, ma con tutta l’anima. L’anima delle città di mare non ha frontiere.






