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La voce di Antigone urla sempre a favore del giusto

La voce di Antigone urla sempre a favore del giusto
La voce di Antigone

Antigone è la tragedia di Sofocle che appartiene al ciclo tebano, insieme a Edipo re e Edipo a Colono, e va vista dunque nella sua complessità. La protagonista è la figlia nata dal rapporto incestuoso di Edipo e di Giocasta, una giovane donna che è divenuta il simbolo della ribellione e della disobbedienza civile. E’ lei infatti a sfidare le leggi di Creonte, divenuto re di Tebe dopo il padre Edipo, per dare degna sepoltura al fratello Polinice, considerato dal tiranno come traditore della patria. Per questo rappresenta un forte punto di rottura nella narrazione greca: una donna sola che lotta contro le leggi degli uomini, a scapito della vita. 

La figura di Antigone dunque si staglia come un’eroina che non teme di opporsi al potere costituito, rivendicando il diritto di agire secondo la propria coscienza, incarnando nella tragedia di Sofocle il conflitto eterno tra le leggi dello Stato e la legge morale dell’individuo. Il suo è senz’altro un atto di coraggio e ribellione che si appella alle leggi “non scritte, innate, degli Dei” e al principio morale della giusta sepoltura. Un atto ancor più forte se si considera che a commetterlo è una donna. Una donna che non vuole sottomettersi né alle leggi della sua città, né all’autorità patriarcale.

Ieri sera al teatro Ivo Chiesa ha debuttato “La Voce di Antigone” produzione Teatro Necessario e progetto che unisce teatro e impegno sociale con protagonisti gli attori-detenuti di Marassi. Diretto da Eva Cambiale e Carlo Orlando, il lavoro prende ispirazione dalla figura di Antigone e, in una rilettura contemporanea, la tragedia sofoclea diventa occasione di riflessione sui temi della libertà, della dignità umana e della responsabilità individuale. Antigone non viene focalizzata solo come archetipo, ma ma come simbolo di “canto e danza di libertà”. Tanta infatti la danza nello spettacolo coi movimenti di scena curati da Nicoletta Bernardini, danzatrice e coreografa, che insegna danza contemporanea ed espressione corporea dalla fine degli anni ´80, anch’essa presente in scena. 

Sono ancora accese le luci di mezza sala quando entrano gli attori che, formando un cerchio, iniziano a cantare e danzare creando con le braccia un movimento che ricorda le onde del mare. A seguire entrerà Tiresia che racconta la sua storia di come ha perso la vista per colpa di Era, che per rimediare gli donerà la preveggenza, una dote che ahimè gli servirà a poco visto che è destinato a non essere ascoltato da nessuno.

La vera storia di Antigone arriva a metà spettacolo e questo forse è l’unico neo dello spettacolo in quanto per chi non conosce la trama della tragedia non è facile ricostruire il perchè il tiranno Creonte si accanisca così sulla giovane figlia di Edipo che reclama la sepoltura del fratello. Aggiungono senz’altro elementi interessanti e toccanti i monologhi di alcuni attori nella loro lingua natale (marocchino o algerino) che declamano alcune poesie del loro paese con grande intensità e passione. La regista, che è anche l’interprete di Antigone, insieme a Sonia Guarino e al giudice Giorgio Morando hanno scelto di mettersi in gioco insieme per condividere con i detenuti di Marassi questa esperienza che, come è stato detto alla fine, ha arricchito tutti. Belle le parole del giudice alla fine dello spettacolo, dopo gli applausi sentiti del pubblico: ”Tutti insieme, tutti liberi” perchè è vero, nulla come il teatro ha la capacità di rendere liberi.

La voce di Antigone dal 19 al 23 maggio si sposta dal Teatro Ivo Chiesa al Teatro dell’Arca Sandro Baldacci. L’iniziativa ha anche una finalità solidale: l’incasso dei biglietti sarà destinato a sostenere le attività rivolte agli attori-detenuti. Il progetto è supportato dal Rotary Club Genova San Giorgio ETS. Francesca Camponero