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Luca Canfora, la sua passione per la musica ed il suo amore per il Genoa

Luca Canfora, cantautore e chitarrista genovese, tifoso rossoblu, si confida agli amici di Seven Press.

Luca, raccontaci la tua passione per la musica.

“Ho cominciato a suonare la chitarra a 12 anni, una chitarra Eko con corde in metallo assolutamente difficile da suonare, regalatami da mio zio Remo, il fratello di mia mamma. Papà suonava, io facevo qualche esercizio per i concertini alle scuole medie ma la vera passione non nacque ancora. Nacque alle ore 14:40 circa del 13 Agosto 1986, nel parcheggio dell’Hotel Vittoria a Dimaro, Trentino, dentro l’auto di mio padre. Eravamo in vacanza, io avrei voluto essere a Genova, avevo perso completamente la testa per una ragazzina. Ero in auto ad ascoltare musica mentre i miei genitori riposavano in camera. Ho messo il CD “Love Over Gold”, dei Dire Straits che conoscevo già a memoria, ma quando partì per la milionesima volta il brano Industrial Disease è come se avessi preso un treno in faccia, qualcosa di incontrollabile ed inspiegabile, una specie di attacco di panico globale che sconvolge e cambia tutto. Lo so che non è facile da capire e capisco che possa sembrare un’ esagerazione da romanzo per darsi una specie di tono, ma non è così. A me non fregava niente della chitarra fino a quel momento, fino a quel minuto. La suonicchiavo, ma niente di più. In quel secondo, proprio in quel secondo, ho capito che la mia vita era cambiata, radicalmente. Non parlo di carriera, di successi, di fama, di celebrazioni. Parlo di prospettive, di come trascorri le tue giornate, di come vedi te stesso nel mondo, del tuo orizzonte, del tuo modo di vivere, di guardare gli altri, di interpretare la minima cosa all’interno della tua vita. Ero impazzito, e lo sono ancora. Dissi ai miei che al ritorno a Genova avrei cominciato a studiare chitarra, sul serio ma mi guardarono come mi guardi tu adesso. Tornammo a Genova, io mi iscrissi al Centro Musicale Genovese, in Via Mura delle Cappuccine, studiai chitarra per 8-9 ore al giorno per 5 anni, senza tregua, senza sosta. Papà e mamma aprivano la porta della camera e continuavano a guardarmi con lo stesso sguardo, ma adesso mi credevano. La mia vita era cambiata, da quel momento io sono un altro Luca. Difficile da spiegare, difficile da capire, ma lo auguro a chiunque. La passione, per qualunque cosa, ti rende capace di vivere almeno 10 vite dentro una. E’ una fortuna, non un merito, ma non posso più tornare indietro, e non so chi fosse il Luca di prima.”

Ricordi la prima volta che ti sei esibito in pubblico?

“La prima volta in pubblico è stata intorno ai 20 anni, una specie di mini Sanremo organizzato a Genova, al Teatro della Tosse, con una Band fantastica di professionisti ad accompagnarci, tra cui il chitarrista Fabio Moretti, che è stato il chitarrista di Vecchioni per molti anni. Un chitarrista che mi affascinò tantissimo. Io cantavo il brano “C’è” degli Stadio e suonavo la chitarra elettrica insieme a lui. Il Teatro era pieno, andò tutto alla grande, una serata indimenticabile per me.”

Ti ispiri a qualche cantante in particolare?

“Non uno in particolare. Ma sono moltissimi i cantautori o le Band che adoro: i Dire Straits su tutti, ma non sono imitabili, sono unici ed irripetibili, nello scenario pop rock. Poi mi piacciono così tanti autori, cantanti, chitarristi, che non posso sceglierne uno solo.”

Che genere di musica ascolti quindi?

“Dire Straits, Eagles, Jackson Browne, Paul Mc Cartney ed i Beatles, Simple Minds, James Taylor, Ligabue, Raf, De Andrè, Phil Collins, John Mayer, Joe Bonamassa e milioni di altri. Crescendo poi si ha bisogno di più varietà, anche di salti notevoli tra un genere e l’altro. Dipende dalle fasi, dai momenti, dai giorni, dall’umore. Ora ascolto molto dei chitarristi, come Luca Colombo e Stef Burns, il chitarrista di Vasco, che scrive brani strumentali meravigliosi. In questo momento mi piacciono loro, musica senza le parole.”

Hai partecipato alle selezioni per il Festival di Sanremo arrivando sempre tra i finalisti in gara per i quattro posti disponibili al Festival. Pensi di riprovare nuovamente per vivere l’emozione di stare sul palco dell’Ariston?

“C’è un tempo per tutto e non è più il mio tempo per queste cose. Consiglio a tutti queste esperienze, comunque vada lasciano ricordi bellissimi. A Sanremo ho conosciuto molte persone, ho ancora amici, ho conosciuto qualcuno di quelli che poi hanno partecipato al Festival.”

Hai mai pensato di partecipare ad X – Factor?

“No. L’ho guardato qualche volta e devo dire di avere sentito dei ragazzi bravissimi, insieme ad altre cose meno belle. In giro c’è veramente moltissima buona musica, e ragazzi di talento, ma la musica non è una corsa, e nemmeno una gara, sono stanco di tutto questo. La musica è espressione, è passione, è trasmissione, è vocazione. Il resto non fa per me.”

Hai scritto e dedicato canzoni al Genoa. Ti definisci il cantautore rossoblu? Descrivici l’amore per la tua squadra.

“Le canzoni sul Genoa arrivano non all’inizio, ma alla fine di un percorso che io ho fatto con la musica. Se devo essere sincero, arrivano nel momento di massima delusione e distacco dal mondo, soprattutto da quello musicale. Ho passato molti anni ad investire, specialmente emotivamente ma non solo, sulla mia musica. Ho girato, ho provato, ho bussato a qualche porta, ho fatto alcuni concorsi, ho avuto un paio di porte che si sono aperte per un attimo, ma alla fine nulla è andato come speravo. Lasciamo stare come funziona il mondo discografico, sarebbe un discorso lungo e molto più complesso di quanto possa sembrare. Sono stato abituato a pensare che se non riesco a raggiungere un obiettivo, la colpa sia solo mia. Nonostante siano molte le cose spiacevoli e deprimenti che ho visto nel mondo della musica, penso ancora di essere l’unico vero responsabile nel non essere stato capace di costruire una carriera ed un futuro intorno alla mia musica, alla mia vera grande passione. Tutto qui. Un giorno tornavo da Sanremo, dopo l’ennesima delusione, alla fine delle selezioni, mi sono fermato in uno spiazzo senza autogrill, un po’ isolato, non c’era nessuno. Avevo nel bagagliaio tutti i miei CD, la mia chitarra più cara, affettivamente parlando, le mie cose. Sotto c’era un cavalcavia altissimo. Ho buttato di sotto tutti i miei CD e stavo per farlo anche con la mia chitarra. Poi mi sono fermato. Ero fuori di me. Ho pensato a mio padre e mia madre che me l’hanno regalata a 19 anni. Quel giorno ero felice come non potrei spiegare. E così mi sono fermato. La mia passione mi stava rovinando la vita, e non era questo lo spirito con cui avevo iniziato. Avevo iniziato senza nessuno stupido sogno che esulasse dal fatto di mettere le mani sulla mia chitarra ed essere felice. Poi è arrivata Laura, mia moglie. Con lei ho cominciato ad assomigliare ad un uomo. Mi ha aiutato, anche con attacchi frontali molto pesanti, per me. Ho capito parecchie cose, anche di me. Ma tutto questo ha richiesto tempo. Così ho chiuso con un certo Luca, e sono ripartito dal Luca di adesso. Mi sono detto, ok, è andata come è andata, ma la musica è la mia vita, anche se non ho raggiunto il traguardo su cui ho puntato tutto. Smetto di suonare per questo, smetto di scrivere per questo, e allora che passione è? E tu che uomo sei? Le canzoni sul Genoa nascono da qui, da una specie di liberazione interiore. Ok, il mio sogno è finito, ora posso pensare solo alla musica, a ricominciare da dove ero partito. Amore per la musica, piacere di scrivere, di suonare, e di farlo per le cose che amo più di tutto. Appunto, il mio Genoa, e la mia città. E così nascono “Genoa”, “Vecchio Cuore Rossoblu”, e “Genova”. E le prossime che arriveranno.”

“Vecchio cuore rossoblu” quanto tempo hai impiegato a realizzarla, insieme al montaggio del video?

“La canzone mi ha preso un paio di mesi, tra agosto e fine ottobre circa. Ma la selezione dei video, il girare parte del video ed il montaggio finale, circa 5 mesi. E’ stato un lavoro sfibrante, sono sincero. A novembre avevo già il brano pronto, ma non sono riuscito a finire il video prima di fine febbraio. Poi c’è stata la trafila per ottenere il permesso di girare parte del video sul prato del Ferraris. Il Genoa mi ha detto di contattare Sportingenova. Mi hanno chiesto 300 euro per un’ora. A me bastavano 15 – 20 minuti, ma non si poteva fare meno di una ora. Allora ho pensato di stravolgere l’idea iniziale delle parti da girare, cercando di coinvolgere molti amici e genoani, con la speranza di andare in 30 – 40 e dividere la spesa. Avevo pensato alle scene da girare, a gruppi, una partitella tra noi e poi qualche idea qua e la per il campo, in panchina, dietro la porta, allora mii hanno detto che se andavamo in tanti il prezzo sarebbe stato 600 euro, perché avremmo anche rischiato di rovinare il prato. Genova è una città meravigliosa! Il prato, già in quei giorni, somigliava tanto all’orto di mio padre, durante la semina. Pazienza. Allora mi sono arrabbiato. Ho richiamato Dino Storace, l’addetto stampa del Genoa, e gli ho chiesto, sarebbe meglio dire che l’ho supplicato, di fare in modo di farmi entrare prima di una partita casalinga. Mi ha detto che avrebbe fatto il possibile. Dopo qualche giorno mi ha proposto la domenica di Genoa – Roma, alle 11.30 del mattino. Ero felicissimo. L’unica richiesta che mi ha fatto è di non entrare dentro il campo, ma di rimanere oltre la linea di fondo. Pazienza, avevo altre idee, ma siamo rimasti un’ora sul campo, tra la panchina, dietro la porta sotto la Nord, a girare tutto quello che avevo in mente. Peccato per la pioggia, ho rischiato di buttare via la mia Gibson Les Paul rossa, ma alla fine è andata benissimo, sono felice del risultato, e sono riuscito quasi del tutto a girare il video come volevo. Quasi. C’è sempre un quasi nella mia vita, ormai mi ci sono affezionato. Devo comunque ringraziare Dino Storace. Ma il Genoa deve ringraziare me, visto che ho portato molto ma molto bene! 4-3 dopo uno 0-3 io non lo ricordo. Merito o non merito che questa canzone venga suonata al Luigi Ferraris prima e dopo ogni partita casalinga da qui alla ricomparsa di Atlantide?”

Ti vediamo spesso in trasmissioni televisive “Rossoblu”. Hai mai pensato di realizzarne una tutta tua, magari una fusione di musica a calcio?

“Volentieri! Dove firmo? Dove ci sono parole, Genoa, e magari anche un pochino di musica, quello è il posto giusto per me.”

Adesso stai lavorando a qualche progetto? Girano voci che stai lavorando ad un libro, è vero?

“Un editore di Genova, genoano, ha ascoltato le mie canzoni su Youtube. Mi ha quindi proposto di scrivere un libro sul Genoa, con una determinata traccia da seguire, ma con un certo margine di libertà. All’interno del libro saranno presenti le mie canzoni sul Genoa, “Genoa” e “Vecchio Cuore Rossoblu”, su supporto CD, con l’aggiunta della terza che sto registrando in questi giorni. Genoa, musica, e parole, praticamente un sogno che si realizza. Sono felice come un bambino. All’interno del libro sono presenti anche le interviste che ho voluto a tutti i costi fare: sono stato a Verona a casa di Osvaldo Bagnoli, 40 pagine per quasi 4 ore di chiacchierata, indimenticabile e bellissima giornata. Una persona vera. E verranno fuori cose che molti genoani vorrebbero finalmente sapere. Poi l’avvocato D’Angelo, con cui ho parlato sia del periodo Spinelli che sui fatti del 2005. Ed anche qui, ci saranno delle conferme e delle parole da interpretare. Poi il figlio di Gorin, mio idolo adolescenziale, visto che sono cresciuto anche io nelle giovanili del Genoa tra il 1977 ed il 1987, giocavo da terzino con il numero 2 sulle spalle e Fabrizio era il mio eroe indiscusso. Giampiero Gasperini, che ho sentito qualche giorno fa, lo vedrò dopo le feste qui ad Arenzano. Forse l’avvocato D’Angelo mi farà parlare anche con Spinelli, con cui ci saranno, se riuscirò ad incontrarlo, molte cose di cui discutere. Ho chiesto di poter parlare con Enrico Preziosi, ma non c’è stato niente da fare, e non credo che ne avrò la possibilità. Questo mi dispiace molto, ma non ci posso fare nulla. Ad ogni modo, chi mi conosce lo sa, questo non intacca minimamente la mia gratitudine per questo Presidente e per quello che ha fatto e sono certo farà per il nostro Genoa. Mi dispiace non poterglielo dire di persona e poter chiacchierare con lui nel modo che avrei desiderato. Questa è l’unica amarezza che ho. Sto mettendo in questo libro tutto quello che ho, come se fosse, come probabilmente sarà, l’unica ed ultima mia possibilità di parlare del mio Genoa, della vita di noi genoani e della mia musica. Ci credo molto e non sto risparmiando nemmeno sulla punteggiatura.”

Per concludere questa bella chiacchierata ti propongo di fare un saluto ai nostri lettori.

“Saluto calorosamente tutti i lettori di Seven Press e ringrazio te Fabiana per questa bella intervista, è stato un grnadissimo piacere!”

Fabiana Rebora