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MOTONAUTICA F1: LA STAGIONE SI CONCLUDE SULLE ACQUE DI LAGUNA KHALID

C’è una piccola lingua di terra, quella che una volta era una sorte di isolotto comunque attaccato alla strada che avvolge la Corniche, che si allunga nella Laguna Khalid. Le gru sono arrivate anche lì, come avviene in ogni angolo del Paese dove non ci sia deserto. Adesso (probabilmente) stanno solidificando il sottosuolo, poi cominceranno a costruire.

Quando a dicembre dell’anno prossimo il Circo Blu tornerà qui per la gara che, per tradizione, da undici stagioni chiude il Mondiale della F1 motonautica (prima oneri ed onori era riservati ad Abu Dhabi) dovrebbe essere già pronta una sorta di Opera House, un albergo con una sala per concerti totalmente dedicata alla musica.
Lo spirito di una città che non si ferma e che, con la stessa passione di Doha ed Abu Dhabi, si accinge a vivere il suo Water Festival. Una tradizione da queste parti. Al centro di tutto, dal punto di vista agonistico, nel weekend arabo, dunque tra giovedì e venerdì, il gran finale del Mondiale motonautico di F1. E parlare di gran finale, stavolta, è davvero riduttivo visto che, con l’ultimo atto della stagione, sono ancora quattro i protagonisti che possono puntare (o difendere) il titolo iridato che, da due stagioni, è ipotecato dal piacentino Alex Carella.
Il quale per un attimo mette le mani avanti, poi si propone come battagliero protagonista dell’atto finale del campionato su quella che potrebbe diventare la strada sin qui battuta da tre sole star, due italiane, capaci di vincere almeno tre titoli: Renato Molinari (1981, 1983, 1984), Scott Gillman (1997, 2000, 2004, 2006) e quel Guido Cappellini, appena eletto nella Hall of Fame con un referendum che si poteva pure evitare, che di campionati iridati, in una carriera sin qui senza pari, ne ha vinti ben dieci.
TU CHIAMALE SE VUOI EMOZIONI
«Preoccupato? Emozionato? Stressato? In verità, in questi giorni di avvicinamento alla gara di Sharjah – spiega Carella – sono state sensazioni che ho ”visto” più attorno a me, che dentro di me. Io sono pronto, carico, anche se, come tutti (non siamo robot, ci mancherebbe…) vorrei che questa gare arrivasse il più presto possibile ma, nello stesso tempo, che non arrivasse mai.
Viviamo di queste emozioni, non possiamo farne a meno: vorremmo continuare a viverle, ma anche averle già vissute. Emozioni già conosciute e che vogliamo rivivere, come se fossero cose nuove. Di sicuro credo che quella che ci accingiamo ad affrontare sarà una delle gare più belle degli ultimi anni.
Attenti, però: sono altrettanto convinto che, più del Gran Premio in se stesso, uno spettacolo nello spettacolo, qualcosa di fondamentale nella corsa al titolo, saranno le qualifiche.
Ma pensate solo per un attimo a quello che saranno i Top Six! La pole di Sharjah sarà fondamentale, e fondamentale è dire poco…
Il Mondiale, credetemi, ce lo giocheremo lì, in quei due minuti a velocità folle in cui gireremo da soli. Soli contro il cronometro, soli contro noi stessi, soli contro tutti. In quei centoventi secondi o giù di lì, non dovrai preoccuparti dell’avversario o degli avversari, non ci saranno strategie, se non quella di andare il più forte possibile: sarà davvero emozionante, perché sarà il fattore psicologico che farà vincere o perdere il Mondiale. Il più corazzato in un simile frangente?
Probabilmente Selio, ma anch’io so difendermi, sono uno che sa dare il meglio di se stesso e venire fuori nei momenti davvero difficili. Sono qui, ancora in corsa e, soprattutto dopo la mazzata di Doha e i mille problemi di Abu Dhabi, sono preparato a battermi come non mai. Bisognerà tirare fuori dal cassetto qualcosa di davvero speciale in questa gara, ma sono pronto a tutto perché non ho niente da perdere: questo che faccio è tutto per me, tutta la mia vita…
E’ in momenti come questi, credo, che si vede il vero campione. Si, ne sono convinto: lo si vede solo in momenti così duri, ed è proprio per questo che bisogna dare il massimo in giorni simili. Il giorno dopo non ci sarà più tempo, e ribadisco il fatto che i Top Six di giovedì saranno due minuti, ma due minuti che dureranno una vita! Sin qui è stata per me una stagione davvero incasinata, e Sharjah non mi va troppo a cappello (solo un terzo posto nel 2010 quando, come scudiero di Selio, lavorando in difesa su Jay Price, favorì il titolo del finlandese, ndr), ma l’importante è che siamo ancora qui a giocarcela, sapendo (e sperando) che venerdì potrei essere ancora io quello che guarda in faccia il sole di Sharjah con un sorriso grande così sulle labbra. Ah, certo: e con qualche lacrima che mi cola giù sino alle labbra. Poi tutta la mia famiglia sarà qui e questo mi darà una gran forza: voglio vincere davanti a loro. Preparatevi: sarà davvero un grande weekend!».
UN PO’ DI NUMERI
Lo spazio è tiranno, come si dice sempre in occasioni del genere per lavarsi la coscienza, per cui, ricordando che gli altri italiani in gara saranno Francesco Cantando (in acqua con la barca di Valerio Lagiannella che ha dovuto di nuovo dare forfait a causa degli impegni professionali in patria), Ivan Brigada (al lavoro sotto la tenda del Team Caudwell sopra la quale le bandiere di Italia e Sud Africa sventolano a mezz’asta in onore di Mandela) e Rinni Osculati, ecco alcune piccole considerazioni finali, senza voler raccontare in giro di aver scoperto chissà che cosa. Facile dire, ad esempio, che i quattro del poker di testa hanno dominato la stagione.
Nelle prime cinque gare già lasciate alle spalle, tanto per cominciare, hanno quasi sempre occupato le prime quattro posizioni della graduatoria iridata, ed il quasi si riferisce alla prova d’esordio in Brasile, quando, alle spalle di Selio, Torrente e Carella, si piazzò Thani Al Qamzi, lasciando a Chiappe la quinta piazza. In vetta, dopo Liuzhou, compare anche un primato in coabitazione: 44 punti a testa per Selio e Carella. In quel momento, per la cronaca, il titolo sarebbe andato al finlandese: con un successo a testa, i due terzi posti di Alex valevano meno del secondo posto che Sami aveva conquistato proprio in Cina. La pole.
E’ ancora più facile dire che sulla Laguna Khalid sarà fondamentale per dare la caccia alla corona 2013, ed Alex ci ha spiegato già bene il suo valore, per cui attenti alla grinta dei soliti Selio e Carella. Il finlandese è partito al comando, in griglia, in ben tre occasioni: Brasile, Kiev ed Abu Dhabi, vincendo in Brasile e negli Emirati, ma piazzandosi quarto in Ucraina.
Due le pole di Carella: quella che gli è valsa il successo in Cina e quella che, al tirar delle somme, è purtroppo servita a poco a Doha. In Qatar, come è facile ricordare per la fresca memoria dell’avvenimento, il piacentino aveva letteralmente stracciato tutti i concorrenti, con l’eccezione del compagno di squadra Shaun Torrente, poi il patatrac: motore che si ferma al 36° dei 38 giri in programma, e per di più in regime di bandiera gialla. Altro che incazzarsi!
Dimenticavamo. Il sito del Mondiale (www.f1h2o.com) ha lanciato un sondaggio per sapere dai lettori chi vincerà questo benedetto Mondiale. Lo sciovinismo francese (con la Federazione nazionale che preme affinchè l’Uim faccia sapere l’esito del ricorso di Chiappe per la squalifica di Doha: come dar loro torto?) è venuto fuori alla grande: il transalpino, al momento in cui scriviamo, è in testa alla classifica con il 38 % dei voti, davanti a Sami Selio (25,9 %) e Shaun Torrente (19.1 %). Alex Carella è in coda, con il 16.2 %. E se, tanto per cominciare, provassimo già con le qualifiche a smentire il sondaggio? (Massimo Ciuchi)