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Mursia presenta due titoli per il 3 dicembre Giornata Internazionale delle persone con disabilità

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Due titoli editi da Mursia che sono importanti per il 3 dicembre Giornata Internazionale delle persone con disabilità. Il primo è la novità in uscita del campione di paracanoa Daniele Nasole “Un sogno lungo 200 metri” nella quale racconta la sua incredibile storia fatta di coraggio, forza, determinazione e voglia di vivere, un esempio per tutti noi. I

Il secondo è “Come nuvole di cotone ” di Antonella Carta, insegnante e madre di una ragazza disabile, un romanzo forte e toccante uscito durante il lock down dal quale ora è stato realizzato un corto che racconta la vita vista con gli occhi di un ragazzo diciassettenne disabile a scuola e in famiglia con tutte le difficoltà, gli atti di bullismo subiti ma anche l’incredibile leggerezza e voglia di vivere.

“Un sogno lungo 200 metri” di Daniele Nasole

Forza, determinazione, speranza e coraggio da vendere, sono questi gli ingredienti che emergono in “Un sogno lungo 200 metri. La vittoria più grande.” (Mursia, pagg. 144 con inserto fotografico, Euro 14,00), l’autobiografia del campione paralimpico Daniele Nasole che in questo incredibile libro ci racconta come trovare la forza per non mollare mai e continuare sempre a inseguire i propri sogni.
Dai primi anni di vita vissuti nel quartiere Tamburi di Taranto, il famoso “quartiere rosso” invaso da polveri tossiche provenienti dall’Ilva, all’infanzia cresciuta a pane e sport, all’amore per la canoa, all’ingresso nella Marina Militare, alla scoperta del tumore a 32 anni, alla battaglia contro la malattia fino alla sua sconfitta, ai successi e le medaglie in paracanoa, al sogno di Tokyo 2020 nuovamente infranto da un infortunio dal quale ancora una volta è uscito vincente con il progetto di trasferire il suo amore incondizionato verso la canoa a un gruppo di ragazzi di Taranto e chissà un giorno magari portare lo sport paralimpico a Taranto e vedere un giorno un atleta tarantino gareggiare alle Olimpiadi.
Come Daniele scrive nel libro «La malattia ha lasciato senz’altro dei segni indelebili, che porterò sempre dentro di me, ma mi ha anche cambiato notevolmente, mi ha reso più forte, più coraggioso, più sensibile; con il tempo, ho imparato a trovare sempre più cose di cui essere grato. In più, ho capito che vale la pena inseguire un sogno, a prescindere dal risultato, consapevole del fatto che ci saranno sempre ostacoli e sfide che inizialmente sembrerà impossibile affrontare; se però credi veramente in te stesso, potrai superare i tuoi limiti e vincere qualsiasi battaglia.»
Daniele, cresciuto in una famiglia umile, madre casalinga e padre operaio dell’ILVA, scopre presto la passione per la canoa. Tra gli elementi più promettenti della canoa tarantina, nel 2015 gli viene diagnosticato un raro tumore, un carcinoma germinale mediastinico con metastasi ossee, che gli ha compromesso diverse ossa. Decide di affrontare la malattia con il sorriso che lo contraddistingue in ogni situazione e i soli strumenti che lui conosce: forza e determinazione. L’intervento alla schiena e i quattro cicli di chemio non lo abbattono e, dopo pochi mesi di lotta, finalmente il «mostro» viene sconfitto. Si rimette in canoa e nel 2018, a 35 anni, si laurea campione italiano di paracanoa nelle gare di k2 500 m e k2 200 m cat. KL3 ed in k4 200m, nel 2019 vicecampione italiano di paracanoa nelle categorie K1 1000 m – KL3 e K1 500 m – KL3. Ma Daniele ha un altro sogno nel cassetto: partecipare alle Olimpiadi di Tokyo. Si unisce quindi al Canoa Club Ferrara, che condivide il suo obiettivo, e inizia una nuova avventura che comporta certamente tanti sacrifici, ma anche altrettanti successi. Quando sembra che la realizzazione del suo progetto sia ormai vicina, un grave infortunio lo porta ad abbandonare il sogno olimpico. Ma, ancora una volta, Daniele non si abbatte e continua a remare e a spingere i suoi sogni e la sua canoa sempre un po’ più in là.

Daniele Nasole (Taranto, 1983) è un dipendente civile della Difesa a Taranto. Dal 1996 gareggia per la Lega Navale Italiana, vincendo diverse medaglie. Essere diventato pluricampione italiano nella paracanoa, con il Canoa Club Ferrara, rimane uno tra i suoi successi più importanti.


 

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Come nuvole di cotone di Antonella Carta

«Il sogno di mio padre quando ero piccolo era di inseguire le farfalle con me. Col tempo, ci ha rinunciato. A occhi chiusi io rincorro ancora le farfalle. È quando li apro che vedo il mio corpo contratto. Allora mi ricordo di ciò che non posso fare, e questo conta, ovvio, ma fino a un certo punto. Perché in questi occhi, quando sono aperti, si tuffa anche tutto il mondo che il mio sguardo può abbracciare, e c’è tanto da vedere, tanto da esplorare dalla mia postazione.», inizia con queste parole de “Il Capitano” Come nuvole di cotone (Mursia, pagg. 184, Euro 16,00), il romanzo di Antonella Carta che, forte della sua esperienza di insegnante e di madre di una ragazza disabile, racconta il mondo e la scuola visti con gli occhi di un diciassettenne disabile, perché è solo mettendosi per una volta nei panni di una persona affetta da disabilità che si può imparare a rispettarla e a combattere i gesti di bullismo nei suoi confronti. Un libro che oggi è diventato un corto (https://www.youtube.com/watch?v=qrj6c0aSLnA) realizzato in collaborazione con i ragazzi del Laboratorio teatrale-cinematografico del Liceo Boggio Lera di Catania curato dalle Prof.sse Maria Cottone e Maria Spampinato, con la regia di Sabina Lanzafame e la sceneggiatura di Antonella Carta, la colonna sonora è di Raffaele Viscuso. Il corto è arrivato tra i finalisti di tutti e tre i concorsi ai quali ha partecipato: Corti in cortile (Catania), Cortodino (Torre Annunziata) e La via dei corti (Gravina di Catania), vincendo anche il Premio alla Regia al concorso La via dei Corti. Un libro che tutti dovrebbero leggere e un corto che tutti gli insegnanti e gli studenti di medie e liceo dovrebbero condividere.
«La felicità non è merce preconfezionata, uguale per tutti. Dal mio punto di vista, somiglia più a una torta fatta in casa e la sua riuscita dipende da quanta attenzione e da quanto amore ci metti.»
Il Capitano è un diciassettenne disabile che ha una propria teoria: per vedere veramente bisogna chiudere gli occhi. Costretto a convivere con le proprie difficoltà, affronta alcuni dei temi che stanno più a cuore agli adolescenti: la paura di non essere accettati, il timore del giudizio degli altri e della solitudine, la voglia di essere apprezzati e il prezzo che si è disposti a pagare, i diversi modi di reagire, il rapporto non sempre facile con i genitori o con i social, ma anche l’amore, la gelosia, la capacità di spendersi per gli altri.
Lieve e autoironico, attraverso una serie di episodi dai toni diversi intreccia il proprio percorso di vita a quello delle persone che gli stanno intorno, in particolare dei suoi coetanei, per imparare a crescere e ad amare, tenendo conto dei propri limiti, ma puntando anche a realizzare se stesso.

Antonella Carta, nata a Caltanissetta nel 1969, vive a Catania, dove si è laureata in Filosofia e insegna Materie letterarie in un liceo. Da anni a contatto con il mondo dei giovani, ha avuto la fortuna di meritare la fiducia di tanti di loro, dai quali ha imparato e impara continuamente. Come anche da sua figlia, la persona con cui in assoluto ride di più e che le ha insegnato, tra l’altro, a moltiplicare la forza.