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Pellerano (Lista Biasotti) su ospedale del Ponente

«Trovo assurdo e molto grave che dopo otto anni la Regione debba ancora decidere quale sia il luogo migliore per costruire l’ospedale del Ponente». Questo il commento di Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasotti, in merito alla risposta fornita dall’assessore alla Salute Claudio Montaldo all’interrogazione presentata questa mattina sul progetto del nuovo nosocomio cittadino.

«Se l’ospedale del Ponente oggi non c’è – dice Pellerano – la causa sta nell’incapacità di decidere del centro-sinistra che governa Genova e la Regione. Dopo tanti anni non sono ancora riusciti a trovare un accordo e nel frattempo alla Spezia si lavora per il nuovo ospedale Felettino, il cui progetto definitivo verrà approvato a luglio 2013 e il bando per la sua realizzazione verrà pubblicato a inizio 2014. I genovesi pagano per l’immobilismo di politici e amministratori della città mentre altrove, grazie anche a un fattivo gioco di squadra, si ottengono risultati concreti e in tempi brevi. Lo stesso discorso vale per gli Erzelli : da nove anni si parla di parco scientifico, ma la sua realizzazione è ancora in alto mare. Il progetto Leonardo è del 2004 e prevedeva, oltre a un grande parco verde, un campus dove università e impresa potessero lavorare insieme. A distanza di otto anni, il progetto di Renzo Piano è stato completamente snaturato e sulla collina degli Erzelli si è iniziato a costruire prima che fosse chiaro l’utilizzo delle aree e senza una vera progettualità. E così, a cantieri aperti, non solo non si è arrivati ancora a un accordo con l’Università, ma si scopre addirittura che Genova rischia di perdere Ingegneria Navale. Su ospedale del Ponente ed Erzelli il centro-sinistra genovese ha dimostrato la solita incapacità di portare a termine decisioni strategiche: gli stessi amministratori di otto anni fa sono ancora qui a prendere in giro i genovesi, a fare promesse e a proporre nuove ipotesi per la costruzione di opere che in una città normale sarebbero già state realizzate. E a pagare sono, ancora una volta, Genova e i genovesi».