
PERCORSI SONORI
Stagione Musicale della Città di Finale Ligure
8a edizione
Venerdì 20 Luglio alle ore 21,30, presso i Chiostri di Santa Caterina a Finalborgo, si terrà il terzo concerto della rassegna “Un arco.e un pianoforte”, che vedrà impegnati il violinista Fulvio Luciani e il pianista Massimiliano Motterle.
Questo concerto ha un particolare significato per Finale poiché verranno eseguite esclusivamente composizioni del grande violinista Camillo Sivori (1815-1894), unico allievo di Nicolò Paganini, al quale è intitolato il teatro civico della città (1868).
Per l’occasione sarà presentato il nuovissimo cd di musiche di Sivori in prima registrazione mondiale realizzato dai due artisti per l’etichetta internazionale Naxos nella collana 19th Century Violinists Composers.
Il programma prevede l’esecuzione della Réverie, un delicato brano in stile francese; delle Folies Espagnoles, pezzo in genere imitativo di grande suggestione in cui l’autore descrive musicalmente una giornata di Carnevale a Madrid (scritto nel 1854 in occasione della tournée di Sivori in Portogallo e Spagna) e dei dodici difficilissimi e splendidi Études-Caprices. A quest’opera straordinaria per la varietà delle invenzioni e dei problemi tecnici affrontati, Sivori affidò la sintesi della propria arte violinistica come già aveva fatto Paganini con i suoi 24 Capricci.
Fulvio Luciani è allievo di Paolo Borciani, primo violino del Quartetto Italiano, e anche di Franco Gulli e Norbert Brainin, ed è stato fondatore e primo violino del Quartetto Borciani.
Interprete libero e non convenzionale, ama proporre scelte non ovvie. Ha suonato per primo i Capricci di Sivori, registrato in video e su disco l’integrale per violino e pianoforte di Schumann, ideato e realizzato Il violino e altri racconti, un ciclo di concerti per violino solo che spazia lungo sette secoli, esegue le Sonate e Partite di Bach nella rare versioni con pianoforte di Mendelssohn e Schumann, il repertorio del duo Dushkin-Stravinskij, la musica per violino di Liszt, accanto al repertorio più conosciuto.
Ha collaborato con artisti quali Siegfried Palm, Hatto Beyerle, Bruno Canino, Antonio Ballista, Riccardo Zadra, Paolo Bordoni, Enrico Dindo e Massimiliano Motterle, e si è esibito per prestigiose istituzioni tra cui il Teatro alla Scala. Il canale televisivo satellitare Sky Classica ne ha registrato numerose esecuzioni e gli ha dedicato alcuni documentari. Ama scrivere e insegnare. Casa Ricordi sta per pubblicare la sua revisione critica dei Capricci di Sivori. Ha vinto il Premio Internazionale del Disco “Antonio Vivaldi” della Fondazione Cini di Venezia.
Massimiliano Motterle si è diplomato con il massimo dei voti al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano ed è vincitore di numerosi premi partecipando a più di venti concorsi pianistici nazionali ed internazionali, compreso il Budapest Liszt Competition, il Cincinnati International Competition, il Valencia Concorso Iturbi e il Concorso Internazionale di Parma. Ha poi frequentato vari corsi di perfezionamento con importanti pianisti come Lazar Berman, Paul Badura- Skoda e Alexis Weissenberg. Motterle ha debuttato ventunenne a Milano, come solista nel Concerto n. 3 di Rachmaninov per poi esibirsi con importanti orchestre come quella della RAI di Torino, la Cincinnati Symphony Orchestra e la Liszt Chamber Orchestra, e sotto la direzione di Umberto Benedetti Michelangeli, Piercarlo Orizio, Andras Ligeti, Riccardo Frizza e Jonathan Webb. Ha collaborato con grandi artisti come Andreas Brantelid, Karin Dornbusch e il Quartetto della Scala, formando – da pochi anni – un apprezzato sodalizio artistico con Fulvio Luciani.
Camillo Sivori (1815–1894)
12 Études-Caprices, Op 25 • La Génoise • Folies espagnoles, Op 29
«Sivori ha suonato ancora una volta, come sempre, piccoli pezzi straordinari». (Clara Schumann, 4 novembre 1841)
«Paganini resuscitato», «Paganini idem et alter» o, addirittura «Paganini moins ses defauts»: sono alcune delle espressioni entusiastiche che troviamo nelle recensioni dei concerti di Camillo Sivori, comparse sui giornali europei nel corso della lunga tournée (1841–1845) che lo portò in Austria, Ungheria, Germania, Polonia, Russia, Francia, Belgio, Inghilterra, Irlanda, Scozia, Olanda. In questi anni incontrò i più famosi musicisti (Mendelssohn, Schumann, Berlioz, Spohr, Thalberg), partecipò a centinaia di concerti, si confrontò con i più celebri violinisti (De Bériot, Ernst, Ole-Bull, Artôt, Alard, Vieuxtemps) e si affermò come continuatore dell’arte di Paganini – si noti – quando il ricordo di quest’ultimo era ancora ben vivo nel mondo musicale (il grande artista era morto nel 1840).
Del resto Sivori poteva a ragione presentarsi come «Unique élève de Paganini»: era nato (25 ottobre 1815) nella stessa città , Genova; aveva studiato con il suo anziano maestro, Giacomo Costa; si era perfezionato con il suo amico e discepolo, Agostino Dellepiane e, cosa decisiva, aveva incontrato lo stesso Paganini, tra l’ottobre 1822 e il maggio 1823, impressionandolo al punto che questi aveva deciso di dargli lezioni. Per Camillo il grande virtuoso scrisse alcune musiche per «formargli l’animo» e gliele fece eseguire in riunioni private, accompagnandolo egli stesso con la chitarra. Si trattò di un rapporto di stima e amicizia, quasi parentale, come dimostrano le numerose espressioni d’interessamento verso il «Camillino» che ritroviamo nell’epistolario di Paganini. Lasciata Genova, egli continuò a seguirne i progressi riconoscendolo come suo allievo («L’unico che può chiamarsi mio scolaro» scrisse nel 1828); infine, poco prima di morire, lo chiamò a sé e gli cedette un violino, realizzato da Jean Baptiste Vuillaume, copia del prediletto Guarneri del Gesù detto “Il Cannoneâ€. La famiglia Sivori, dal canto suo, aveva spinto il ragazzo prodigio a seguire subito le orme del Maestro, infatti, ancora dodicenne, Sivori si era presentato alle platee europee, subito a ridosso di Paganini, con un viaggio (1827–28), che lo portò a esibirsi a Londra, con Giuditta Pasta, e a Parigi, dove conobbe Rossini, Cherubini, Baillot, Kreutzer e suonò con il diciassettenne Franz Liszt.
La carriera artistica di Sivori durò circa sessant’anni e la sua fama si allargò fino alle Americhe, con una tournée (1846–1850) che dopo sessantasette città dell’America del Nord, per un tratto in compagnia di Henri Herz, lo portò a Cuba, Giamaica, Lima, Valparaiso, Santiago, Rio de Janeiro, Montevideo. Tornato in Europa, instancabile “viaggiatore filarmonicoâ€, la percorse in lungo e in largo facendo perno su Parigi dove aveva preso una seconda dimora. Fu in Spagna e Portogallo (1854–55), a Baden Baden e nelle altre residenze estive dell’aristocrazia, più volte a Londra (fino al 1873), nelle città tedesche (1863 e 1871–73) e in quelle russe (1875–76). Considerato «un des plus étonnants virtuoses de concert» (Fétis), capace di «prodigious command of difficulties» (Grove), raccolse l’elogio di Berlioz, Rossini e Mendelssohn che nel 1846 gli affidò la prima esecuzione inglese del Concerto op. 64.
Bisogna però considerare che Sivori fu acclamato non solo come grande virtuoso di scuola paganiniana ma anche come raffinato interprete della letteratura strumentale classico-romantica nel momento in cui questo stesso repertorio si andava costituendo. Sin da giovane, infatti, egli si dedicò alla musica cameristica. Il suo debutto in quartetto d’archi risale al 1834 (Queen’s Square Selected Society di Londra); nel 1843 suscitò grande impressione a Parigi nell’interpretazione dei capolavori di Haydn, Mozart e Beethoven e tra il 1845 e il 1846, il suo nome si legò alla prima esecuzione assoluta dell’intero corpus quartettistico di Beethoven a Londra, presso Alsager, con Vieuxtemps, Hill, Sainton e Rousselot. In Italia collaborò attivamente con le Società del Quartetto alla diffusione della musica strumentale e non si può dimenticare che nel 1876 Giuseppe Verdi lo volle a Parigi per la prima del suo Quartetto in mi minore. Eccellente virtuoso dunque, sul modello – per molti inarrivabile – di Paganini ma, diversamente da quest’ultimo, anche interprete moderno capace di mettersi interamente a servizio della musica altrui. Un artista per il quale la tecnica iperbolica non era solo fattore di meraviglia e motivo di esibizione ma, all’occorrenza, strumento dell’intelligenza. Morì a Genova il 19 febbraio 1894.
Come autore Sivori ha firmato oltre sessanta composizioni in cui virtuosismo e cantabilità si coniugano in modo originale. Si ricordano: due Concerti per violino e orchestra (datati 1839 e 1843); numerose fantasie e variazioni di bravura su temi delle più celebri opere di Paisiello, Mozart, Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e Gounod, o su motivi popolari; trascrizioni e rielaborazioni; brani cantabili e musiche di tipo descrittivo, e i Douze Études-Caprices pour violon seul op. 25, qui incisi integralmente per la prima volta, dedicati all’amico violinista belga Hubert Léonard.
Il termine “capriccio†definisce una composizione che si caratterizza per la stravaganza, l’assenza di regole precise, in cui la fantasia fluisce liberamente. In uso dal XVI secolo, dapprima riferito a musiche per tastiera, poi per complessi strumentali insoliti, trovò applicazione ricorrente nel violinismo settecentesco e nell’Ottocento. Quando prende spunto da particolari difficoltà tecniche, diviene “studio-capriccio†designando una forma ambivalente, dove realtà normalmente contrapposte – tecnica e creatività – cercano una sintesi. Il genere trova il suo vertice nei 24 Capricci op. 1 di Nicolò Paganini (editi nel 1820), straordinario compendio dell’arte violinistica che coniugando alla perfezione difficoltà e bellezza sollecitò la generazione romantica (Schumann, Chopin, Liszt) a raggiungere nuovi traguardi e rappresentò un riferimento ineludibile per ogni violinista successivo. Era inevitabile che anche Sivori si cimentasse nel genere, nonostante ciò rappresentasse per lui una doppia sfida esponendolo al confronto diretto con l’opera somma del maestro e con le raccolte dei violinisti contemporanei. La datazione dell’opera 25 di Sivori è incerta perché l’autografo è irreperibile. La prima edizione vide la luce a Parigi nel 1880 ma la composizione potrebbe risalire a molto prima. Il Capriccio n. 7, infatti, fu pubblicato già nel 1869 ed è documentata l’esecuzione di alcuni capricci nel 1860; inoltre Sivori usava donare ai suoi estimatori brevi composizioni intitolate Capricci o Capriccetti già negli anni Quaranta.
I Douze Études-Caprices, pur nella varietà delle invenzioni e dei problemi tecnici affrontati, possiedono la fisionomia di un’opera unitaria alla quale l’autore affidava la sintesi della propria arte. Il n. 1 è un Allegretto scherzando in Do maggiore giocato sull’alternanza di trentaduesimi con l’arco e accordi con arco e pizzicato insieme secondo una tecnica complessa che richiede all’interprete gesti decisi ma aggraziati. Nel n. 2, Moderato in Sol maggiore, una mesta melodia è sorretta dall’inizio alla fine da terzine, ed entrambi gli elementi, canto e accompagnamento, vanno resi con un legato perfetto. Nel n. 3, Allegro in Mi bemolle maggiore, veloci quartine di sedicesimi legati si dispongono in arpeggi, passaggi e scalette cromatiche ascendenti e discendenti, nello stile di un moto perpetuo, con la parte centrale che si colora di rapide modulazioni. Il n. 4 Allegretto scherzando in Fa maggiore esordisce con una melodia “paganiniana†costruita su note staccate e accordi, mentre nella parte centrale, fortemente modulante, si alternano veloci quartine di trentaduesimi e drammatici passaggi accordali in cui compaiono anche i suoni armonici. Il n. 5 Andante religioso in Si bemolle maggiore (di cui esiste anche una versione semplificata per violino e organo o pianoforte) è uno studio sulla polifonia e sui tricordi per i quali Sivori utilizza una diteggiatura difficilissima. Il n. 6 Allegro moderato in Sol maggiore è costruito sull’alternanza di accordi e note in staccato con alcuni passaggi cromatici per seste e terze. Il n. 7 Cantabile in La minore è il “cuore†ispirato della raccolta e non stupisce che Sivori l’abbia pubblicato anche in una versione leggermente semplificata intitolata Adagio. In questo capriccio – che va reso con fantasia e libertà – troviamo molte difficoltà : colpi d’arco, pizzicati, bicordi, decime, melodia accompagnata, suoni armonici, rapidi arpeggi e scale di trentaduesimi. Nella parte centrale si dispiega un’accorata melodia, preceduta da un recitativo e seguita da una sezione di chiusura rapsodica. Nel n. 8 Maestoso (Tempo di marcia) in Re maggiore l’elemento marziale, contraddistinto dal ritmo di ottavo puntato e sedicesimo che si alterna a rapide scale, contrasta con una parte polifonica dove due voci si alternano in un canto con accompagnamento in cui sono ravvisabili “reminiscenze†di Boccherini (Grave del Quartetto op. 39) e Beethoven (inizio dell’op. 132). Il n. 9 Allegretto in Sol minore è uno studio sui bicordi, in particolare terze e seste, che si alternano – anche con effetti sincopati – a un basso che a tratti diventa un pedale – con un finale concitato in cui compaiono nuovamente i suoni armonici. Il n. 10 Allegro in Si bemolle minore fa il paio con il n. 3 per l’andamento vorticoso a moto perpetuo con arpeggi, scale e figurazioni in sedicesimi legati che si succedono senza sosta. Il n. 11 Agitato in Do minore è un capriccio drammatico con una costruzione particolare in cui una sezione esagitata (Con fuoco, e energico troviamo in partitura) tutta scandita da accordi massicci quasi violenti, interrotti solo da arpeggi veloci, cede il passo – nella sezione centrale – a un tema delicato (dolce) e sognante, fiorito di trilli. Nella parte conclusiva ricompare l’elemento iniziale che termina con un Poco più lento, anche se tra gli energici accordi s’insinua il tema cantabile. Il n. 11 sarebbe stato un gran finale ma Sivori preferisce sigillare la raccolta con un brano singolare, uno studio sugli unisoni (una delle cose più difficili che si possano fare sul violino), basato sull’elaborazione di un tema che pare quasi un lamento. Per di più, nel capriccio n. 12 Comodo in La maggiore, Sivori complica le cose con una diteggiatura “astrusa†al fine di lasciare il pedale alla voce centrale e ottenere così una risonanza del tutto particolare.
La Génoise in Re maggiore I.er Caprice fu edita nel 1845 ma, se l’indicazione op. 1 non è ingannevole, potrebbe risalire ai primi anni Trenta. È una composizione di ampio respiro nella forma di un tema con sette variazioni, preceduti da un’introduzione Andante maestoso e seguiti da un Andante sostenuto ed espressivo che prelude a un finale Brillante. Tra la 6a e 7a variazione troviamo, curiosamente, un intenso Recitativo. Il dato più interessante nella Génoise è la perfetta integrazione tra violino e pianoforte. Quest’ultimo è un vero comprimario e la sua parte è scritta in stile concertante, molto brioso toccando, a tratti, il registro patetico. I due strumenti si alternano nel compito di variare il tema, in un dialogo incalzante, costruito spesso a “incastroâ€. Tutto ciò dimostra l’abilità di Sivori compositore. Il tema La Génoise ricorda più una danza urbana (un «Allegro da salotto» secondo l’Allgemeine Musikalische Zeitung) che un tema popolare del quale, comunque, conserva la semplicità e l’immediatezza. Su queste basi Sivori inanella una serie di variazioni di bravura, digitalmente impegnative ma dapprima un po’ biedermeier (come nelle variazioni 1a e 2a che riprendono anche le battute conclusive dell’introduzione a mo’ di refrain), avviando poi un’esplorazione più in profondità del tema ed elevando il tasso di virtuosismo, fino a raggiungere nella bellissima 6a variazione – Adagio assai ed espressivo seguito dal Recitativo a piacere – il baricentro emotivo del brano in cui dispiega tutta la sua fantasia e la proverbiale capacità di canto. Nell’ultima variazione e nella parte finale si esalta nuovamente l’aspetto spensierato e salottiero del tema d’origine.
Sivori aveva fatto del Carnevale di Venezia di Paganini un cavallo di battaglia, eseguendolo infinite volte come “Souvenir de Paganiniâ€, anche prima che fosse pubblicato, innestandovi proprie variazioni, contendendone a Heinrich Wilhelm Ernst l’autentica lezione. Nel catalogo delle sue opere troviamo altri quattro “Carnevali†(i primi tre perduti): il Carnevale americano o Capriccio Jankee Doddle, il Carnevale del Chilì, il Carnevale di Cuba (in quest’ultimo aveva inserito la spettacolare imitazione di un uccello americano, il sinsonte) e il Carnevale di Madrid (per violino, archi e timpani). Chiara predilezione dunque per una “forma†libera che gli permetteva di passare dai moduli delle variazioni su un tema, a momenti cantabili, ad altri virtuosistici, a episodi di tipo descrittivo. Le Folies espagnoles edite nel 1886 si identificano (con minime varianti) con il Carnaval de Madrid composto proprio a Madrid nel giugno del 1854 nel corso della tournée in Spagna e Portogallo. La divisione dei tempi corrisponde e il programma (anche sulla scorta delle numerose entusiastiche recensioni) si può così descrivere: «Passeggiata delle maschere al Prado. Danza Campestre al suono della cornamusa. Temporale e preghiera. Ritorno del bel tempo. Ripresa della danza, alla quale si uniscono le vecchie paesane». Nella composizione Sivori utilizza alcuni temi spagnoli tra i quali s’individuano: El noi de la mare, El vito (variato anche nel finale), e la celebre Jota Aragonese. Capolavoro della musica descrittiva, «espresso – come scriveva la Gazzetta Musicale di Milano – con una verità di cui non si può farsi un’idea che dopo averlo udito», in cui i quadri si succedono come una sequenza di antiche stampe in una galleria ispirando l’autore in un racconto sonoro ricco d’imitazioni, effetti fantasmagorici, e incredibili trovate strumentali. Non è possibile fare l’elenco anche solo sommario del repertorio tecnico dispiegato dal violino, finalizzato alla rappresentazione, ma possiamo dire che il momento culminante – virtuosisticamente – è certamente quello del Temporale. Se la storia della musica è piena di tempeste, questa di Sivori si distingue per un’impressionante aderenza al dettato naturalistico; poche altre volte una composizione cameristica ha suggerito in maniera così viva il vento e lo scatenarsi degli elementi: pagina veramente da antologia che meritava d’essere recuperata.
Flavio Menardi Noguera







