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“Piero Sraffa, il bibliotecario sovversivo”, il libro di Andrea Pettini

Andrea Pettini
“Piero Sraffa, il bibliotecario sovversivo” di Andrea Pettini

Ha il ritmo di una spy story “Piero Sraffa, il bibliotecario sovversivo” (Mursia, pp. 176, €17,00) di Andrea Pettini, un’indagine biografica che, attraverso documenti inediti, informative riservate e carteggi diplomatici, restituisce il ritratto di un intellettuale schivo ma decisivo per la cultura europea del Novecento. Attorno a Sraffa si intreccia una rete di relazioni straordinarie: da John Maynard Keynes a Ludwig Wittgenstein, da Giulio Einaudi a Raffaele Mattioli, fino agli economisti Maurice Dobb e Frank Ramsey. Ma è soprattutto il legame profondo, confidenziale, quasi fraterno con Antonio Gramsci a fare di Sraffa una figura cardine della storia culturale italiana. Il suo sostegno durante gli anni del carcere fascista e il ruolo svolto nella difesa e nella trasmissione dei Quaderni del carcere sono stati determinanti: senza il suo intervento, una parte fondamentale dell’eredità gramsciana avrebbe rischiato di andare perduta.

Pettini ricostruisce la rete di sorveglianza che seguì Sraffa sin dagli anni Venti, quando la Prefettura di Torino lo segnalava per «idee comuniste che danno luogo a continui litigi con il di lui padre». Da quel momento, l’economista piemontese diventa un osservato speciale del fascismo, della Corona inglese e, più tardi, delle autorità della Guerra Fredda, che nel 1951 ancora lo descrivono come «uomo di collegamento tra il Partito Comunista e i gruppi di Giustizia e Libertà».

Il libro mostra come, dietro l’immagine di un tranquillo bibliotecario del Trinity College, si muovesse un uomo capace di intrecciare relazioni informali con figure decisive della cultura europea, di viaggiare tra Urss, Cina e Inghilterra, di “proteggere” i Quaderni di Gramsci e di animare una cerchia di intellettuali eterodossi. Una presenza discreta, ma percepita come potenzialmente sovversiva: «il magus agisce in silenzio», scrive Pettini, restituendo il ritratto di un protagonista che ha inciso nella storia proprio attraverso la sua riservatezza.

Con una scrittura limpida e un solido impianto documentario, Pettini offre una biografia che è insieme ricostruzione storica, indagine d’archivio e racconto di un enigma politico: quello di un uomo che non aderì mai al Partito Comunista, ma che fu costantemente associato a esso; che non cercò la ribalta, ma che fu al centro di attenzioni, sospetti e protezioni diplomatiche; che desiderava essere dimenticato tra i suoi libri, ma che contribuì a preservare una delle eredità culturali più importanti del Novecento.
“Piero Sraffa, il bibliotecario sovversivo” è un tassello fondamentale per comprendere la storia politica e intellettuale del secolo scorso, e un invito a rileggere la biografia di un economista che, nel silenzio, ha attraversato la Storia.

Andrea Pettini (Roma, 1964), già Consigliere giuridico di Diritto internazionale umanitario, lavora alla Farnesina e si occupa di giustizia europea e diritti fondamentali. È stato Capo ufficio Ricerche e documentazione di guerra per la Croce Rossa. Con Mursia ha pubblicato Sentenza di morte. Montefalco, 13 aprile 1944 (2014) e Angelo Donati. Pilota, banchiere, mecenate e cospiratore (2020).