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Politiche del lavoro e Regioni

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Torino – Politiche del lavoro e Regioni. Il mismatch tra le competenze ricercate dalle aziende e quelle realmente disponibili sul territorio punta l’attenzione sulla necessità di riformare la formazione.

Continua a Torino, al Salone d’Onore del Castello del Valentino, la seconda giornata degli Stati Generali Mondo Lavoro ITALIA alla presenza di una folta rappresentanza degli Assessori regionali al Lavoro. Ognuno presenta il piano con il quale ha affrontato l’emergenza degli ultimi due anni e i progetti per il futuro, condividendo, anzi forse già anticipando, la svolta necessaria in direzione di politiche attive per la formazione dei giovani in base alle richieste che emergono dalle aziende e la riqualificazione dei lavoratori senior che hanno perso il lavoro.
Allo stesso modo viene condivisa la necessità di coniugare pubblico e privato, certi che alzando l’asticella della qualità in un senso anche l’altro verrà trascinato e così la competitività tra le due nature di servizi possa trasformarsi in cooperazione.

Prima degli Assessori fa un breve intervento Francesco Rotondi, management partner di LabLaw Studio Legale. Nel suo ultimo libro il professor Rotondi ha trattato la materia leggendone le storture storiche e le prospettive. La sua prima considerazione è in merito alla tradizione italiana di affrontare il tema dell’occupazione con leggerezza, attraverso strumenti di mantenimento reddituale fino a una futura svolta lavorativa non meglio identificata o di accompagnamento alla pensione, agendo in una eterna logica di emergenza che, sfortunatamente, col tempo è finita per diventare ordinaria, tamponando le falle più che ristrutturando la barca.
Quello che sottolinea è che sorprendentemente tutte le parti coinvolte sembrano coscienti della necessità di svolta verso politiche attive e persino di quali strumenti sarebbero opportuni, eppure non si assiste ancora a una messa a terra dei principi condivisi. Secondo Rotondi questo blocco ha creato la situazione preoccupante che stiamo vivendo: non c’è solo un mismatch tra lavori che emergono e competenze, ma anche una pruderie ideologica che impedisce di approdare a soluzioni concrete che mal si addicono alla propria bandiera. L’ingerenza dell’ideologia nella gestione dell’occupazione porta ad ogni cambio di governo a buttar giù tutto ciò che ha a che vedere con la riforma del predecessore, senza mai andare avanti. “E’ giunto il momento di rivedere il contratto di lavoro ma non nella direzione di una riduzione dei diritti, piuttosto di una riforma di tempi, orari, luoghi di lavoro, retribuzione e anche formazione. Il pubblico in certe materie deve concorrere con il privato o addirittura lasciare il campo al privato”

Il primo Assessore a far sentire la sua voce è Michele Fioroni, Sviluppo economico, innovazione, digitale Regione Umbria Regione Umbria. “Sono d’accordo sul fatto che bisogna amplificare l’incontro tra offerta e domanda, lavoro che Arpal fa riunendo le politiche attive del lavoro con quelle della formazione,” cosa ben diversa dall’accusa di privatizzazione che spesso emerge nelle critiche. “Solo così si possono risolvere i problemi come l’assenza di saldatori in Umbria, che occorre far arrivare da altre regioni”.
Il primo punto dell’agenda della Regione Umbria, sotto il titolo Rivoluzione, è “l’Osservatorio Regionale per il Lavoro per rilevare le reali esigenze formative e il BUL, il Buono Umbria Lavoro cui sono stati destinati 10 milioni di euro, che riunisce servizi di crescita delle competenze, ricerca lavoro, tutoraggio e incentivi alle aziende che assumono con carattere di stabilità e il bando ReWork per l’inserimento e il reinserimento lavorativo post emergenza Covid 19”.

L’ Assessore Lavoro, formazione, cooperazione, sicurezza sociale Regione Sardegna Alessandra Zedda mette l’accento sulla riduzione del costo del lavoro che la regione
Sardegna ha messo in campo e al mix di politiche attive e passive grazie al quale è stato possibile salvare strutture come il Policlinico Sassarese, che si è poi rivelato strategico
nell’affrontare la pandemia. Le sue considerazioni comprendono il problema delle lungaggini burocratiche per l’accreditamento degli enti formativi, le difficoltà di avviamento che incontrano la formazione on the job e la formazione duale e cataloghi formativi che non sono mai aggiornati. “il sistema così risulta ingessato presentando sì un problema normativo ma anche di provvedimenti amministrativi. Inoltre, il gap che osserviamo tra offerta di lavoro e competenze formative non riguarda solo, come ci si può aspettare, i nuovi settori in continua evoluzione, ma anche quelle competenze della nostra storica industria pesante, come carpentieri, fabbri, meccanici e termoidraulici – come il caso dei saldatori della Regione Umbria – vecchie professioni che si sono aggiornate con nuove tecniche e tecnologie. Quindi formazione ma anche direzioni precise e univoche, legando i fondi regionali con quelli comunitari.”

Segue Anna Gionfriddo, Brand Lead & Operations Director presso Manpower Group, presentando tre dati che risultano da una survey condotta sul proprio parco clienti relativamente alle previsioni per l’ultimo trimestre di quest’anno. “Secondo gli imprenditori intervistati, le necessità di reclutamento vengono stimate in un +28%, a fronte di un talent shortage che ammonta all’85%, tra i più alti a livello mondiale, triplicato negli ultimi 5 anni.
Il terzo punto, certo poco confortante, è un tasso di disoccupazione che si è attestato ma non migliora.” La situazione quindi è complessa. “Le politiche attive devono esprimere un raccordo tra pubblico e privato e le associazioni temporanee di impresa nella direzione di servizi integrati di orientamento al lavoro, reskilling, upskilling e placement. Inoltre, è importante che le politiche attive diano indicazioni di predittività: va bene sapere quello che serve oggi ma è fondamentale sapere quello che servirà domani. “Secondo uno studio condotto con EY e Pearson emerge che l’80% delle attuali occupazioni muterà nel futuro prossimo.”

La Regione Toscana parla per bocca di Alessandra Nardini, Assessore Istruzione, formazione, università, impiego e coordinatrice della Commissione Formazione e Lavoro. “Finalmente il tema della formazione è tornato centrale e a livello regionale può avere grande impulso. Bisogna superare il disallineamento tra percorsi scolastici e richieste delle aziende, attraverso patti locali per la formazione. E prestare particolare attenzione a donne, giovani e lavoratori precari che hanno vissuto gli effetti più drammatici sull’occupazione dovuti alla pandemia. Abbiamo gli strumenti necessari, dalle risorse europee alla GOL, Garanzia Occupabilità Lavoro, e modelli di Governance che riconoscono il ruolo delle Regioni. Ma tutto questo funzionerà se i nostri Centri per l’Impiego saranno all’altezza. Se il pubblico fa un salto di qualità migliora anche il privato e si può passare da una logica di competitività a una cdi cooperazione.
Domattina incontriamo il Ministro del Lavoro e so di poter dire che finalmente le politiche attive sono al centro”.

Chiude l’incontro Luigi Bertschy, Assessore Sviluppo economico, formazione e lavoro Regione Valle D’Aosta, con due considerazioni: siamo alle porte di una nuova stagione invernale che si presenta con alcune certezze, complicata ma possibile, sappiamo di poter preparare il territorio e le società. Nella scorsa stagione 4.000 aziende hanno subito danni importanti sia in termini occupazionali sia in termini di fidelizzazione. Molti lavoratori hanno cercato uno sbocco occupazionale altrove e con loro si è persa parte della formazione che era stata erogata.
Per questo il nostro piano triennale che è stato formulato la scorsa primavera mira allo sviluppo economico e allo sviluppo delle competenze.
Il secondo punto è che dobbiamo ricostruire le banche dati dei nostri Centri per l’Impiego con dati certi di persone ben profilate e motivate alla formazione. Così come dobbiamo riorganizzare gli strumenti, come il Bon Emploi, uno strumento che in termini sperimentali ha anticipato le politiche attive di cui parliamo proponendo ai lavoratori disoccupati da non più di 24 mesi un percorso individualizzato di ricerca attiva del lavoro a partire da un’analisi delle competenze già possedute e che possono eventualmente essere utilizzate o implementate per rispondere in modo efficace alle nuove esigenze del mercato del lavoro. Un modo per creare quella motivazione che il reddito di cittadinanza anche da noi non è riuscito a creare.”

Gli eventi sono gratuiti e accessibili al pubblico: in presenza con iscrizione a www.eventbrite.it/o/stati-generali-mondo-lavoro-31055707803, on line dai profili degli Stati Generali: www.youtube.com/channel/UCAO2a9caf2FuM-RHesKxosg e www.facebook.com/statigeneralimondolavoro.

Tre le sedi che ospiteranno gli incontri: il 27, 28 e 30 settembre l’appuntamento è al
Salone d’Onore del Castello del Valentino (Viale Mattioli 39), il 29 settembre nelle sale del
Competence Center – CIM 4.0 (Corso Luigi Settembrini 178) e il 1 ottobre all’interno della
Casa delle Tecnologie Emergenti (Corso Unione Sovietica 214).

www.statigeneralimondolavoro.it