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Ridicolo considerare l’arte sociale come reazionaria

Con doloroso affetto ti dico anche che non condivido neppure una virgola di quanto hai scritto a proposito di quell’addetta alle pulizie che ha scambiato per spazzatura un’opera da un museo.

Non soltanto sostengo quel tipo d’arte ma sono un dichiarato avversario sia dell’arte sociale (vedi i guasti del realismo socialista con la retorica operaistica e gli orrori similari, e paralleli, della retorica patriottarda dell’arte nazifascista), sia dell’arte – manco a parlarne – che guarisce.

L’arte non è fatta per i Padre Pio, deve fare ammalare, se non lo fa manca al suo primo ruolo.

Circa poi la pittura con pennelli e colori (amo e pratico, ovviamente, l’avrai capito, l’arte concettuale oppure elettronica), c’è una risposta che ha dato Marcel Duchamp ben un secolo fa evidenziandone la morte (artistica non storica) dicendo: “Da quando i generali non muoiono più a cavallo, non vedo perché un pittore dovrebbe morire davanti al cavalletto”.

Si può essere progressisti in politica e reazionari sull’arte, è capitato a molti.

Con stima politica per quanto fai per l’Osservatorio, cari saluti.

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Prima di tutto vorrei risponderti che il lavoro fatto come volontario con l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro è sociale e non politico. Non ho nessuna simpatia per i partiti politici, che sono per me un’enorme delusione, perchè si occupano esclusivamente dei loro interessi. Che l’arte sociale sia considerata reazionaria è per me una novità, nulla a che fare con l’arte di regime. Le mie opere sono in diversi musei, pensa che una di enormi dimensioni che rappresenta la Fucilazione dei Fratelli Cervi (noti reazionari) è proprio dentro a quel museo, e sotto si sono seduti Presidenti della Repubblica, Ministri, oltre ovviamente i parenti dei sette martiri, reazionari pure loro.
E’ reazionario dipingere e scolpire malati di mente chiusi in manicomio, inquinamento, manifestazione operaie e studentesche, alienazione e solitudine degli anziani, emarginazione degli omosessuali (opere degli anni settanta), terrorismo, droga, arrivo del consumismo e del berlusconismo negli anni novanta ecc…allora sì, sono un reazionario.
Mi spiace ma reazionaria è quella che tu stai difendendo e che pratichi, difatti siete funzionali a un sistema di “cacca” come questo, che permette l’accumulo di ricchezza nelle mani di pochi, che se ne frega di chi muore lavorando, che permette a pensionati di vivere con 400 euro al mese senza suscitare in voi la più piccola emozione. Reazionari sono poi Pelizza da Volpedo, Goya quando dipingeva i martiri spagnoli fucilati dai francesi ecc. Le vostre masturbazioni mentali, sono per l’appunto funzionali a questo sistema che massacra i giovani, riduce il mondo del lavoro a carne da macello. Funzionali come lo è stato il Futurismo col Fascismo. Qualsiasi persona può considerarsi artista, anche tu che probabilmente non sai neppure com’è fatto un pennello, basta che qualcuno abbia un’idea e dietro persone che hanno l’interesse a valorizzarla. L’arte è fatta di fatica, sudore, lavoro manuale oltre che mentale. Fontana è ridicolo coi suoi tagli, ne bastava uno, e non cento per raccogliere soldi a spese di poveri allocchi. E poi perché non dev’essere considerata arte anche la “cacca di rottweiler“ che ho raccolto nel parco o i cumuli di rifiuti che ho “rubato” a mia moglie dal bidone della spazzatura negli anni ottanta? Oppure un cerchione che un’automobile ha perso per la strada, o ancora una confezione di viagra che qualcuno ha buttato via? Guarda è talmente assurdo che è possibile che si verifichi anche questo. Dietro sai quante “elaborazioni mentali” ci posso fare? Che differenza c’è con la “merda d’artista” di Manzoni? Ma smettetela di prendere per i fondelli la gente.
Dimostrami che sai dipingere, che sai scolpire e non apprezzare solo l’orinatoio del tuo Duchamp, che è per l’appunto un cesso su cui pisciarci sopra. “Artisti” come te e critici prezzolati siete per l’appunto responsabili di questa situazione sociale, come lo è Andy Warhol con le sue fotocopie, il tempo renderà ridicole le sue opere. L’elettronica può servire a fare un bel programma, ma considerarla arte è offensivo. Dietro c’è un potere mediatico ed economico che è per l’appunto funzionale a questo sistema. La donna delle pulizie barese, meriterebbe un monumento, ha fatto quello che vorrebbe fare la maggior parte delle persone vedendo quanto è ridicolo considerare arte dei “biscotti sbriciolati”. Per non far pensare, a questo serve.
Per quanto riguarda la “pittura pranica” sappi che non c’entra niente con Padre Pio, la magia e gli stregoni. Il mio ritratto di Padre Pio è solo un omaggio a un uomo che è nato a pochi km da dove sono nato io e che è riuscito attraverso la religione a ridare speranza alle sofferenze di tanta gente e che merita rispetto, e se Padre Pio è servito e serve a ridare serenità ben venga. Io non sono credente, sono agnostico, e la pittura pranica è solo una ricerca ventennale che tra l’altro conferma che l’arte, quella vera (non quella concettuale ed elettronica), fatta anche inconsapevolmente da artisti del passato ha effetti terapeutici sulle persone. Basta pensare alla Sindrome di Stendhal che ti consiglio di leggere su http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Stendhal . Io ho dimostrato con tantissime testimonianze che l’arte può avere potenti effetti terapeutici. Del resto come ho scritto nel catalogo di “Pittura pranica” dal quale tu hai preso solo la parte che ti ha fatto più comodo (Padre Pio e la magia), la storia dell’arte verrà rivoluzionata, di questo ne sono convinto, anche perché ci stanno arrivando dal punto di vista teorico (e scopiazzando) anche grandi personalità straniere, ed è per questo che sono convinto che accadrà. L’arte non solo più solo come visione estetica ed emozionale (non l’orinatoio che tanto ammiri e che tra l’altro non l’ha neppure fatto con le sue mani) ma che interagisce con l’osservatore. Loro il potere economico e mediatico lo hanno. Anch’io ti rispondo con doloroso affetto che è meglio che ti ripassi la storia dell’arte, che cominci a prendere un pennello in mano e a provare l’emozione di vedere qualcosa che hai pensato trasformarsi tra le tue mani. Ma costano sacrifici, fatica e sudore, oltre che ovviamente capacità manuali, e non tutti sono disposti a farli.