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Il romanzo è tutt’altro che un elogio fanatico del Fascismo ma anzi ne indaga in modo sapiente le miserie e le contraddizioni, la miopia e il provincialismo politico e umano.
Non è opera negativista o revisionista “Fascisti”, ma documento credibile e ben scritto del passaggio della grande storia sulle piccole vite. In fondo una lezione di umanità non privo di realismo e di saggezza. In genere un libro si presenta con un titolo e una copertina che devono essere richiamo e provocazione, invito alle brevi note esplicative dei risvolti di copertina che spiegano di cosa si tratta in quelle pagine. Ora, se qualcuno, superato lo shock, a nostro vedere molto discutibile, del titolo che il punto esclamativo non rendeva certo proclama quanto evocazione di un clima, e dell’immagine della fascista inglese in copertina, avesse avuto l’onestà di consultare la presentazione, avrebbe subito capito di non trovarsi davanti a una folle e incongrua esaltazione di un tempo morto e condannato, ma di avere davanti a sé un’onesta analisi di un periodo storico, delle sue origini e delle sue ancora operanti conseguenze.
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