«Tra le maglie di un bilancio da miliardi di euro della sanità ligure, ritengo sia necessario individuare risorse economiche da destinare a supporto della preziosa attività ambulatoriale svolta da medici volontari che, nelle realtà sociali più difficili del nostro territorio, danno ogni giorno un supporto indispensabile alle fasce di popolazione più deboli e disagiate». Questa la proposta lanciata da Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasotti, questa mattina, durante il dibattito monotematico sulla Sanità in consiglio regionale.
«I numeri sugli accessi a queste strutture parlano chiaro – spiega Pellerano – per esempio, nel centro storico di Genova, l’associazione “Camici e pigiamiâ€, solo nel 2012, ha garantito più di 1.400 visite pediatriche, 840 prestazioni di dentisti volontari, 30 di ortopedia, 10 dell’allergologo, 20 interventi dello psicologo. Sempre nel centro storico di Genova – nella zona del Ghetto – opera l’ambulatorio dell’associazione Afet – Aquilone. In pochi anni ha garantito a persone particolarmente disagiate oltre 700 prestazioni sanitarie, avvalendosi di medici volontari oltre che di professionisti della Asl3. Numeri che dovrebbero farci riflettere sull’importanza del ruolo svolto da queste associazioni che svolgono un compito prezioso in termini di prevenzione e risparmio per il sistema sanitario regionale. Per continuare la propria attività realtà come queste chiedono – e meritano – un sostegno da parte delle istituzioni; a fronte del servizio reso e del risparmio garantito, anche in termini di spesa farmaceutica, ritengo che sia dovuta una forma di aiuto da parte della Regione. E c’è un dato che colpisce: oggi, complice la crisi economica, chi si rivolge a strutture gestite da volontari – che visitano gratuitamente i pazienti – non sono più solo extracomunitari o immigrati, ma sempre di più donne e uomini italiani over 50, che cadono in condizioni di difficoltà economica e non possono più permettersi visite private specialistiche.
Dare un sostegno concreto a queste realtà di volontariato significa anche implementare l’offerta sociosanitaria sul territorio che oggi, tra tagli e “razionalizzazioniâ€, rischia di non dare risposte efficaci ai cittadini, sempre più schiacciati da una doppia emergenza: da una parte un sistema sanitario che fatica a dare risposte in termini di cura, dall’altra la crescente indigenza diffusa.
Occorre quindi ripartire dalla valorizzazione – non dalla chiusura – dei servizi sociosanitari offerti dagli ambulatori e dai consultori di quartiere. Proprio su quest’ultimo punto questa mattina ho chiesto all’assessore Montaldo di dare risposte precise sul futuro del consultorio di via del Lagaccio. Negli ultimi mesi si sono rincorse voci insistenti sulla possibile chiusura, poi smentite dalla Regione che ha promesso la sua ristrutturazione ed il potenziamento dei servizi dedicati ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Rimane però in piedi la decisione di chiudere il servizio di pediatria, decisione che preoccupa i cittadini del quartiere e che, se trovasse seguito, minerebbe pesantemente l’opera di prevenzione di malattie infantili anche tra i cittadini del Centro Storico di Genova e del Ponente, che a questa struttura si rivolgono regolarmente. Prevenire, si sa, costa molto meno che curare, soprattutto nel caso di malattie come la scabbia e la Tbc, la cui insorgenza e diffusione, purtroppo, negli ultimi anni rappresenta un pericolo concreto, soprattutto nelle scuole e tra i più piccoli.
Tagliare i posti letto negli ospedali è una scelta difficile ma spesso necessaria, diventa però indispensabile prevenirne le conseguenze e potenziare l’offerta territoriale e decentrata, più vicina ai cittadini. Questa giunta non sempre ha fatto così. In Valle Scrivia ad esempio, dopo aver speso 2 milioni di euro per rinnovare la struttura dell’ex ospedale Frugone, è stato deciso di sospendere l’attività sanitaria. Anche lì è indispensabile riprogettare l’offerta sanitaria, garantire la continuità di destinazione, creare una piastra poliambulatoriale di vallata che garantisca prestazioni specialistiche e riesca a contrastare il fenomeno delle fughe di pazienti liguri verso le strutture piemontesi».






