“Vi sarebbe un dramma che, se io fossi ancora in carriera, musicherei con tutta l’anima, ed è Tosca” affermò Giuseppe Verdi, ma a questo ci pensò Giacomo Puccini. La nuova opera del musicista toscano andò in scena il 14 gennaio del 1900 a Roma presso il Teatro Costanzi, oggi Teatro dell’Opera di Roma.
Tosca è tratta dall’omonimo dramma di Victorien Sardou, drammaturgo francese, protagonista del teatro parigino tra il Secondo Impero e la Terza Repubblica che scrisse il dramma immortalando il personaggio attraverso la diva del momento: Sarah Bernahrd. Grazie a lei a Tosca toccò un successo lunghissimo che passò in secondo piano proprio dopo l’opera pucciniana.

Un’opera attesisssima dal pubblico che in quella memorabile domenica 14 gennaio, prese letteralmente d’assalto il Teatro Costanzi. “La forza del pubblico s’assiepava ed invadeva in tal modo che bisognò opporre le forze armate che, un po’ colle buone un po’ con altri mezzi, misero una specie di calma nelle file turbolenti. La cronaca registrò un bellissimo successo d’esecuzione per parte della signora Darclée protagonista e del signor De Marchi – Cavaradossi, i quali ebbero l’onore di parecchi pezzi ripetuti” riportarono i giornali d’allora.
Un successo che come abbiamo detto si è perpetuate nel tempo fino ad oggi, in cui Tosca non smette di appassionare sia per la bellezza musicale che per la passionalità della storia e del personaggio della protagonista. Teniamo presente che le donne nell’epoca in cui è ambientato il dramma vivevano diversamente. Invece Tosca chiede rispetto per sé e per i suoi sentimenti, non accetta i facili compromessi, ed è disposta a mettersi in gioco fino all’estremo.

Dal punto di vista musicale, Tosca segna una tappa fondamentale nello sviluppo del linguaggio pucciniano. La scrittura si fa essenziale, incisiva, costruita su una continua aderenza tra parola e musica, con un uso raffinato del leitmotiv e una forte caratterizzazione dei personaggi attraverso il colore orchestrale. La tensione drammatica attraversa tutta la partitura, ed è l’intero tessuto musicale a restituire la complessità dei rapporti tra i protagonisti, in un continuo gioco tra verità e menzogna, desiderio e potere, in cui ogni dettaglio contribuisce alla narrazione.
La messa in scena in questi giorni al Carlo Felice, che ha debuttato venerdì 10 aprile, non ha deluso il folto pubblico che è sembrato apprezzare molto tanto i cantanti quanto la regia e scenografia filologica che hanno riportato sul palcoscenico l’opera esattamente come concepita al suo debutto del 1900. Un allestimento che aveva debuttato nel marzo 2015 al teatro dell’Opera di Roma e che era stato realizzato a partire dai bozzetti originali della prima assoluta. Un’operazione volta a valorizzare la memoria e a riattivare un patrimonio archivistico inestimabile, quello dell’Archivio Storico Ricordi. Operazione felice undici anni fa e felice oggi, che ha fatto rindossare ai cantanti i costumi d’epoca e le scenografie della grande tradizione come è giusto sia se si vuole rispettare l’opera lirica come è stata concepita.

Bravissima e adattissima al ruolo Carmen Giannattasio, che ha sostituito in extremis Anastasia Bartoli la sera della prima, ma molto apprezzato anche Giorgio Berrugi come Mario Cavaradossi. Il tenore, se non ci aveva esaltato “Recondita armonia”, la famosa aria nella terza scena del I atto, sicuramente è stato intenso in “E lucevan le stelle”. Lucas Meachem , Scarpia, ha rivelato una voce spesso sopraffatta dall’orchesrta il che non ha reso forte il personaggio, ottimo Luca Tittoto (Angelotti), e convincenti gli altri che completavano il cast: Fabio Maria Capitanucci (Sagrestano), Manuel Pierattelli (Spoletta), Franco Cerri (Sciarrone) e Loris Purpura(Carceriere)e che tornano in scena anche domenica 12 e poi il 17 e 19 aprile.
Non perfetta la direzione Giuseppe Finzi, che non ha saputo creare il giusto equilibrio tra orchestra e cantanti, spesso sovrastati dalla forza prorompente della musica, anche quando non era assolutamente necessario.
Alla prima di venerdì grande presenza di politici, dalla Sindaca Salis al presidente del Consiglio Comunale Claudio Villa, la consigliera comunale Laura Sicignano, ed ancora Ilaria Cavo, l’assessore avvocato Lorenza Rosso, Sergio Cofferatti e signora, e via dicendo.
Francesca Camponero







