Da villa fluviale a Politecnico
Tutelato come Patrimonio dell’Unesco dal 1997 perché parte della Corona di delizie, il Castello del Valentino ha un nome strano che può far pensare a un che di romantico ma che più probabilmente è dovuto alla zona a valle dove sorge, “a vallantinum”. Una storia di ampliamenti e alternanze d’uso per questa reggia torinese nata come villa fluviale nel Cinquecento, poi dimora reale e quindi sede nel 1858 della Sesta Esposizione nazionale dei prodotti di industria che gli valse la cancellata visibile tutt’oggi e una manica aggiuntiva laterale. Scuola Regia di Applicazione per gli Ingegneri ci divenne solo negli anni Sessanta dell’Ottocento e oggi è sede della Scuola di Architettura del Politecnico di Torino.
Il piano terra
Iniziate la visita dal cortile principale da cui si accede alla Sala delle Colonne, situata al piano terra e in origine spazio aperto che costituiva l’ingresso principale dell’antica villa fluviale. Se guardate dalle finestre vedrete il Po scorrere sotto perché qui si arrivava solo in barca e la peota reale, classica imbarcazione che ricorda il bucintoro veneziano ora esposta alla Reggia di Venaria, un tempo era custodita proprio qui. Lo spostamento dell’ingresso verso l’asse viario principale, che collega idealmente il Castello del Valentino alla chiesa di San Salvario e Porta Nuova, fu voluto solo in seguito. Sempre qui, su una porzione di muro al vivo potete leggere la data 1578 a testimonianza dell’antichità dell’impianto originario.
Il piano nobile e gli appartamenti reali
Proseguite verso il piano nobile salendo per lo scalone d’onore, ad attendervi il Salone d’onore destinato all’esaltazione del casato con soggetti di battaglie alle pareti, un maestoso trompe-l’œil e alcuni innesti successivi come il lampadario della metà del Novecento, in puro stile veneziano, e due targhe in ricordo degli allievi caduti durante la grande guerra.
Il Salone fa da raccordo ai due appartamenti reali, quello “dorato” destinato a Cristina di Francia e quello “bianco” del secondogenito Carlo Emanuele II di Savoia, entrambi con sei sale.
Preparate gli occhi, gli appartamenti di Cristina sono un tripudio di decorazioni! Per ogni sala un tema diverso e un lambriggio caratteristico: la sala dei gigli, la sala dei fiori e del Vallantino con stucchi dorati e un florilegio che recita la sigla CF, per alcuni indizio galeotto della passione segreta tra Cristina di Francia e Filippo D’Aglié, il piccolo gabinetto con un trompe-l’œil che ne dilata il pavimento, la sala dello zodiaco, con le allegorie dei quattro momenti del giorno e le quattro stagioni, la sala delle rose con una volta circolare che sembra sfondare il tetto e per finire la sala verde, dove tutto riporta alla memoria un periodo difficile per Cristina, la guerra con il cognato filospagnolo, avvenuta nel suo periodo di reggenza.
Dalle sale dorate si passa agli spazi “bianchi” e più spogli di Carlo Emanuele II di Savoia. Qui ogni stanza è decorata per insegnare qualcosa al futuro re: la sala della guerra, della negoziazione, delle magnificenze, della caccia con il piccolo gabinetto dedicato alle fatiche di Ercole e infine la sala delle feste e dei fasti in onore della madre.
Da qui potete uscire e riprendere lo scalone d’onore; il sottotetto, formato da una complessa orditura in legno, non è visitabile.
Informazioni per la visita
Il castello del Valentino si visita solo il primo e terzo sabato del mese con una guida. La visita dura circa un’ora e il costo è di 3,50 euro.
Informazioni
castellodelvalentino.polito.it






