
Dal 14 al 25 novembre 2015 SATURA art gallery presenta le opere di tre grandi maestri dell’Arte contemporanea italiana, dando vita a mostre personali di alto livello.
In primo piano la mostra “Vettor Pisani”, retrospettiva a cura di Mario Napoli, che si inaugurerà parallelamente alle personali di Stefano Grondona e Carlo Merello. Possiamo individuare un filo conduttore, un trait d’union, nelle opere di questi tre Artisti, ossia l’idea sottesa alle loro creazioni che l’Arte vada costantemente reinterpretata, lo stesso concetto ben espresso dal Foscolo con queste parole: “L’Arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentare con novità”.
Vettor Pisani, morto suicida nel 2011, si è dimostrato perfettamente in grado di coniugare il classicismo o quanto meno l’apparente classicismo e armonia delle forme di alcune sue opere con la volontà di denuncia dei mali che affliggono l’odierna società. L’Artista ha spesso fatto esplicito riferimento al mito, in particolare al mito di Edipo e a una tematica di per sé arcaica come quella del labirinto, da lui visto come un analogo del reale. Il suo procedimento creativo, che lo ha condotto all’appropriazione di elementi tratti da altri artisti, Duchamp, Klein e Beuys in primis, lo ha spinto poi a reinterpretarli e reinventarli in maniera così affascinante, da contribuire a decretare il suo successo.
Per quanto riguarda la mostra di Stefano Grondona, “I quadri hanno gli occhi e mi rodono l’anima” a cura di Mario Napoli, possiamo notare nelle particolarissime composizioni tridimensionali dell’artista, realizzate tramite una serie di stratificazioni di cartoncini intagliati e separati da un apposito materiale semi plastico, influenze estetiche da correnti artistiche quali il Surrealismo, la Pop Art, l’Espressionismo e, in particolare, le opere di Bacon e Munch.
Sarà presentata anche la mostra “Reliquiari d’architettura” di Carlo Merello a cura di Flavia Motolese. L’artista, oltre all’evidente impronta della sua professione di architetto, ha scelto più volte di inserire all’interno dei propri lavori, anch’essi tridimensionali e in grado di celebrare in un unicum la sua abilità pittorica, scultorea e grafica, riproduzioni da citazioni storiche, che vogliono farci riflettere sul ruolo dell’Arte nella società contemporanea.
Le tre mostre a SATURA ci permettono quindi di ripercorrere il cammino dell’Arte a ritroso attraverso i secoli, ma allo stesso tempo di osservare le più innovative sperimentazioni in campo contemporaneo: un excursus imperdibile.
Sabato 14 novembre 2015 ore 17:00
Palazzo Stella – inaugurazione
RELIQUIARI D’ARCHITETTURA
mostra personale di Carlo Merello
a cura di Flavia Motolese
aperta fino al 25 novembre 2015
da martedì a sabato
ore 15:30 – 19:00
Genova, SATURA art gallery
S’inaugura sabato 14 novembre 2015 alle ore 17:00 nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra “Reliquiari d’architettura” di Carlo Merello a cura di Flavia Motolese. La mostra resterà aperta fino al 25 novembre 2015 con orario 15:30 – 19:00 dal martedì al sabato.
C’è una memoria antica che attraversa l’operato di Carlo Merello e poi c’è una mente moderna e razionale. La consapevolezza di una temporalità tutta umana contrapposta al perdurare di schemi e leggi che sovrastano la vita degli uomini e dei suoi manufatti e che in questo li accomunano.
Carlo Merello, artista acuto e sperimentale, è solito affermare che i suoi lavori procedono per progetti con linguaggi espressivi e tecniche autonome con cui cerca di indagare e risolvere, attraverso soluzioni estetiche, problematiche teoriche, ma, guardando dall’esterno il suo lavoro, si può affermare che la costante delle sue opere sia rivelare una traccia dell’anima spirituale e dell’essenza materiale.
L’essere architetto ha influenzato, sia nel procedimento sia nelle modalità espressive, il suo approccio con l’arte visuale in cui è sempre presente lo studio delle relazioni tra i valori estetici dell’architettura, quelli contenutistici dell’arte e le loro reciproche modalità rappresentative. L’unica strada possibile per apportare un contributo personale significativo sembra essere superare i risultati già raggiunti, realizzando una pittura “ideale”: una rappresentazione di essa attraverso la sua apparenza, utilizzandone lo stesso involucro concettuale, compositivo e mnemonico. Da questo deriva la tendenza di innestare nelle sue opere riproduzioni pittoriche da citazioni storiche che, estrapolate dal loro contesto e sospese in uno spazio di memoria, creano un effetto straniante e dissertativo sulla complessità di istanze che vertono intorno al ruolo dell’arte e dell’immagine contemporanea.
È il contenuto a dare la forma al contenitore e non viceversa, è molto importante per capire il lavoro di Merello il ruolo fondamentale che gioca la forma, intesa non come aspetto, ma come rappresentazione concettuale e simbolica. La forma è la realtà immediata con cui si può esprimere l’esperienza, l’anima, il pensiero scatenando nello spettatore processi cognitivi complessi e di interpretazione non univoca.
Bene riassume la sua poetica il ciclo dei “Reliquiari d’architettura” che coniugano scultura, pittura e design: opere tridimensionali basate sulle forme primarie di rettangolo, ovale, tondo e triangolo costruite in MDF. Sulle superfici interamente giocate sul binomio nero-argento, con motivi a meandro e ad ellissi, le teche lasciano apparire su un fondo oro, riprodotti in grafite su acetato, occhi e mani tratti anche dall’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert.
I Reliquiari ripropongono la dialettica tra significato e significante. Il termine in sé indica i contenitori adibiti alla custodia per la conservazione e l’esposizione di resti sacri. L’attenzione dell’autore, come di consueto, si focalizza sul contenitore, trasposizione architettonica della casa anch’essa contenitore di elementi sacri come la vita. Il reliquiario diventa così elemento di un’architettura concettuale: al suo interno Merello vi custodisce, non qualcosa di materiale, bensì l’idea della pittura, rappresentata attraverso tre simboli: la luce, le mani e l’occhio. La luce è raffigurata dall’oro, la mani sono l’operosità che costruisce, crea e l’occhio è la percezione, ricorda il senso che ci permette di ammirare la pittura, di introitarla. L’occhio riporta anche ad un senso di memoria, aggiungendo un’ulteriore suggestione emotiva a questa serie di opere e riallacciandosi alla funzione reale insita nel fenomeno della venerazione delle reliquie e cioè la credenza in una vita ulteriore e in una continuità di azione del defunto. Ritorna l’elemento della memoria, ciò che perdura di noi e si tramanda, riportandoci anche ad un’altra questione centrale nel lavoro dell’artista e cioè la riproduzione mnemonica di immagini.
Così come culturalmente, le reliquie possono essere considerate il più antico oggetto di rilevanza antropologica, ancora prima dell’immagine, della parola e della scrittura, così l’opera di Merello si può considerare in sé perfetta espressione di un’arte complessa e autonoma che ridefinisce il rapporto tra l’arte e la comunicazione contemporanea, in cui il significato e la parvenza trovano un perfetto equilibrio armonico.
Sabato 14 novembre 2015 ore 17:00
Palazzo Stella – inaugurazione
VETTOR PISANI
retrospettiva a cura di Mario Napoli
aperta fino al 25 novembre 2015
da martedì a sabato
ore 15:30 – 19:00
Genova, SATURA art gallery
S’inaugura sabato 14 novembre 2015 alle ore 17:00 nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra “Vettor Pisani”, retrospettiva a cura di Mario Napoli. La mostra resterà aperta fino al 25 novembre 2015 con orario 15:30 – 19:00 dal martedì al sabato.
A quattro anni dalla scomparsa del grande artista Vettor Pisani, morto suicida a Roma nel 2011, per la prima volta SATURA art gallery ospita una mostra personale dedicata alle opere di uno dei più apprezzati maestri dell’arte contemporanea italiana.
Personaggio di non semplice collocazione sui binari dell’arte contemporanea, che ha legato alla classicità del mito l’oggettivo “non sense” dei suoi lavori, producendo un’azione provocante, a volte profanatrice dell’arte contemporanea stessa. Tanto che secondo Maurizio Calvesi la sua poetica «colpisce l’arte servendosi dell’arte». Architetto, pittore e commediografo, di Vettor Pisani sfugge persino il dato biografico, ufficialmente nato nel 1934 a Bari; città che all’occorrenza diventa Napoli, città evidentemente molto più consona per presentarsi al pubblico da artista «figlio di un Ufficiale di Marina e di una ballerina di strip-tease». Se non ancora Ischia, isola d’origine della famiglia paterna, dove ipoteticamente vede i natali da «architetto e muratore, Rosacroce: diciottesimo grado dello scozzesismo», come recita un’altra presentazione dell’artista.
Il 1970 è il suo anno, quando da perfetto sconosciuto espone per la prima volta a Roma con una mostra dal titolo eloquente sul suo futuro, Maschile, femminile e androgino. Incesto e cannibalismo in Marcel Duchamp, dove la citazione mitica dell’artista francese si divide tra opere del calibro di Suzanne in uno stampo di cioccolato, ovvero la testa della Venere di Milo sovrastata da un peso ginnico. Nello stesso anno la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma lo insignisce del Premio Nazionale Pino Pascali; da lì inizia la sua parabola in ascesa, invitato nel 1972 a Documenta V Kassel ed alla 37ª edizione della Biennale di Venezia (cui ne seguiranno svariate altre fino al 1995), assieme a tre edizioni della Quadriennale di Roma. Poi, negli anni Ottanta, la partecipazione a mostre-retrospettive sull’arte italiana tra New York e Londra. Condottiero fino alla morte (avvenuta per suicidio nell’agosto del 2011) di una ricerca critica sulle immagini, che lo ha portato dal classicismo di alcune fusioni in alluminio alle tecniche miste in cui denunciare la società – adoperando una goliardia sempre molto piccata – è atto dovuto, a sua volta sociale.
Sabato 14 novembre 2015 ore 17:00
Palazzo Stella – inaugurazione
I QUADRI HANNO GLI OCCHI E MI RODONO L’ANIMA
mostra personale di Stefano Grondona
a cura di Mario Napoli
aperta fino al 25 novembre 2015
da martedì a sabato
ore 15:30 – 19:00
Genova, SATURA art gallery
S’inaugura sabato 14 novembre 2015 alle ore 17:00 nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra “I quadri hanno gli occhi e mi rodono l’anima” di Stefano Grondona a cura di Mario Napoli. La mostra resterà aperta fino al 25 novembre 2015 con orario 15:30 – 19:00 dal martedì al sabato.
Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia.
Erasmo da Rotterdam
Stefano Grondona osserva il mondo con estrema lucidità e ne rappresenta con divertito disincanto tutta la follia e le contraddizioni. Unico nel panorama italiano, realizza opere tridimensionali grazie ad un procedimento di stratificazioni di cartoncini intagliati e distanziati da un materiale semi plastico che gli permette di infondere profondità alla composizione e accentuarne l’effetto drammatico. La scelta della sequenza cromatica dei cartoncini non è prestabilita nella fase progettuale/disegnativa, ma improvvisata in fase di montaggio seguendo l’ispirazione e ricercando gli accostamenti che rendano al meglio contrasti e armonie o accentuino le volumetrie.
L’atto creativo è totalmente libero, risponde solo alle sue esigenze narrative ed espressive, ma nelle sue opere nulla è casuale: come un esperto regista Grondona immagina la trama, predispone la scena e la fotografa, incidendola nella carta – il procedimento elaborato è frutto di anni di sperimentazione in campo fotografico.
Artista visionario e geniale, è capace di tratteggiare scene di perfetta orchestrazione, stilizzando le figure e riducendo al minimo gli elementi compositivi. Interessato all’attualità, tratta solo tematiche contemporanee, illuminando come un faro la verità, ritraendo le incoerenze umane, e rendendole manifeste. Questa aspirazione realista lascia affiorare la sua personale interpretazione della società, sarcastica e spietata, da cui sembra essere esclusa ogni possibilità di sottrarsi ad un destino beffardo e crudele.
La lama che incide con chirurgica perizia i cartoncini colorati corrisponde alla lama intellettuale che disseziona la mente e l’anima senza lasciare margini di fuga a soluzioni consolatorie. Ma più il soggetto è grave, più i colori devono attrarre lo spettatore, affascinarlo in un gioco di antitesi: la gamma cromatica volutamente vivace determina un effetto di straniamento rispetto alla tematica trattata e genera un forte impatto psicologico. Le opere di Grondona si possono ricondurre a filoni tematici la cui ispirazione spazia dal campo letterario, a quello cinematografico: l’immagine sacra, la città nuda, gli strumenti musicali, i Cristi, i vizi, le scene dell’Apocalisse. Influenzato dal Surrealismo, dalla Pop Art, dall’Espressionismo e, in particolare, dall’opera di Bacon e Munch, se ne discosta attraverso l’elaborazione di un linguaggio del tutto originale che non è possibile relegare nella definizione di una sola corrente artistica.
La sua analisi della condizione umana lascia emergere la visione di uomo consapevole del dramma esistenziale, in cui gioca un ruolo fondamentale la percezione dell’identità. Grondona ha saputo rappresentare i tormenti della società contemporanea in cui verità oggettiva e capacità immaginative si mescolano in una concezione filosofica simile a quella che Herzog definiva “verità estatica”: più profonda di quella apparente, banale e superficiale, che si ottiene riproducendo i fatti reali, una verità che scuote l’anima e che si può raggiungere “solo attraverso invenzione e immaginazione e stilizzazione”. (Testo critico a cura di Flavia Motolese)







