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3 miliardi e mezzo di euro investiti nella formazione: come valutarli?

Quanto spende in un anno un ente pubblico o un’azienda privata in ore di formazione?

Le persone che hanno fruito di queste ore di formazione sono state davvero formate? I corsi sono stati efficaci ed hanno davvero raggiunto gli obiettivi? Come può chi paga essere sicuro di aver speso bene i suoi soldi? Quante volte si legge un testo in cui per la valutazione di un candidato si chiede di analizzare dati non omogenei, totalmente interpretabili e quindi poco coerenti fra loro? Ad esempio pretendere “precisione, puntualità, correttezza nel perseguire gli obiettivi” che cosa significa? Chi decide a quale livello la precisione è soddisfacente? E soddisfacente per chi? Oppure “Il candidato dovrà avere un comportamento adeguato”? Adeguato secondo quali parametri? Se si chiede a un candidato “di collaborare in modo costruttivo” senza poi specificare “a qual fine”, “per ottenere cosa”, come potrà il giudizio essere obiettivo?

Nel corso dell’incontro verranno analizzate alcune delle griglie valutative che vengono normalmente utilizzate nei corsi di formazione. Paolo Losa ne propone una rivisitazione attraverso un nuovo modello di valutazione.

Un’ora di formazione può costare 30, 80, 100 euro e anche molto di più. Nel 2010 in Italia oltre 3 milioni di lavoratori hanno fatto formazione tramite corsi interni ed esterni all’azienda. Il 25% delle aziende ha fatto solo corsi obbligatori (sicurezza e prevenzione). Questo significa che il 75% di esse ha richiesto (e pagato) anche altri corsi. In quell’anno le ore di formazione sono state 71 milioni, con una media di 23 ore/anno per partecipante. Il costo medio a partecipante è stato pari a 55 euro. Pur in presenza di una riduzione rispetto al 2005 di 2,5 ore annue e addirittura di 9 ore rispetto al 1999, il costo totale per le imprese con almeno 10 addetti è stato di 1127 milioni di euro a cui si aggiungono 2.400 milioni di euro relativi ai costi del lavoro per le ore impegnate. I dati ISTAT ci dicono che le competenze più richieste sono di tipo relazionale mentre i formatori propongono prevalentemente corsi tecnici, e nel 9,5% delle aziende si riscontrano difficoltà di valutazione delle esigenze formative.

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Paolo Losa ha pubblicato fresco di stampa con Erga edizioni il volume “FORMAZIONE VALUTARE poi PROGETTARE – Didattica e patto formativo”, un manuale pronto all’uso, che introduce il nuovo concetto di valutazione posta come fondamento all’inizio del percorso e non alla fine, realizzato da chi è stato in aula per circa 1300 corsi in qualità di docente. Il libro, unico nel panorama editoriale del settore, pone al centro dell’attenzione il prodotto formativo che deve soddisfare le esigenze di chi lo riceve e non di chi lo propone.

Il testo è diviso in tre sezioni complementari: le prime due sono dedicate alla didattica ed alla comunicazione, la terza sezione è dedicata al grande ed innovativo capitolo della valutazione e fornisce ai lettori una nuova visione della progettazione formativa, della misurazione oggettiva delle prestazioni da insegnare e da certificare. Al centro dell’attenzione sempre il discente con le sue necessità formative ed emotive e con il quale si stabilisce un contratto già dal momento in cui chiede di partecipare ad un corso. Alla fine del manuale si trovano anche suggerimenti più “raffinati” e fuori dalle righe, dai quali certamente gli appassionati potranno sviluppare considerazioni personali.

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Paolo Losa, formatore, oltre 10mila ore di corsi al suo attivo, utilizza la spirale della formazione di Guilbert degli anni ’70, consigliata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per svolgere attività formativa.