Sabato 28 novembre
dalle 14.30 alle 19
TEATRO SAN GIOVANNI BATTISTA
Via D. Oliva 5 Sestri Ponente – Genova
In occasione dell’Evento
esserci
per i 10 anni dell’Associazione PRATO ONLUS,
Gabriella Veardo, Carmelo Conforto, Angelo Guarnieri
presentano con gli autori il volume
DICHIARATI MATTI SI RACCONTANO
La follia parlata finalmente scritta
La passione per la scrittura alla PRATO
Erga edizioni
Dichiarati mattiPerché questo libro? Conosciamo i matti leggendo i pareri degli esperti, psichiatri e psicologi. O nelle biografi e di personaggi famosi anche se matti . O nelle descrizioni letterarie. O leggiamo una drammatica vicenda, una tragedia della follia. Di loro parlano altri.
Qui parlano, scrivono loro: “Questo libro è la sintesi di un percorso durato anni, nel quale ognuno a suo modo si racconta… non siamo persone normali, non abbiamo avuto la scelta di una vita normale e questa ‘non vita’ assurda per certi versi è la nostra fotografia.” “Questo libro è il frutto del lavoro di persone che hanno vissuto la follia, hanno combattuto finché la follia è evaporata, godiamo in questa emancipazione…” “È la follia vista da dentro, storie di vita, vi stupirà questo libro…”
DICHIARATI MATTI SI RACCONTANO si rivolge a chi è curioso, a chi vuol andare oltre gli stereotipi, a chi è interessato alle persone non alle etichette, a chi sente di appartenere all’umanità tutta. Ed è una straordinaria testimonianza di vita, di speranza, di comunione di emozioni, oltre la sofferenza, oltre la solitudine, oltre la diversità.
Il laboratorio di scrittura autobiografica, da cui è nato questo libro, è una delle molte iniziative dell’Associazione PRATO onlus per il sostegno di persone con disagio psichico psicologico esistenziale. Persone con un passato di profonda sofferenza, a lungo ospiti di comunità terapeuti che e reparti psichiatrici, trovano un luogo e delle chance che rispondano ai loro bisogni.
Dichiarati matti si raccontano, Erga edizioni, Genova – www.erga.it
112 pagine, 14 euro
Sette persone ci offrono le loro riflessioni riguardo al senso smarrito, ritrovato del loro sé; alla irrintracciabile ragione della vita e alla riaffiorata spinta a vivere, ai modi in cui, disperatamente, si è alla ricerca del momentaneo, irrazionale forse quanto indispensabile, uso di stimoli (sesso, droghe, bulimia…) che il “buon senso” condanna, alla catastrofe di una mente che si impegna in dialoghi con fantasmi, in assenza di esseri umani da cui essere contenuti, protetti, invitati a riprendere percorsi abbandonati, a riavviare sentimenti abbandonati e assenti, legami affettivi smarriti, presenze interiori che invitano alla speranza, alla ripresa di significato. (…)
I nostri autori si sono dedicati alla scrittura autobiografica: ovvero a un tipo di scrittura che trasforma i fatti, gli avvenimenti fisici e psichici, presenti (in vari modi) nella memoria, in narrazioni che nella attività di lettura, si propongono come reali (e reali sono in quanto contenuti della mente). Ovvero la capacità narrativa (artistica) si avvale di costruzioni che non rinunciano a pescare nei sotterranei dell’inconscio, svelandone e insieme proponendone il mistero, in un intreccio in cui frammenti di fantasie, emozioni, dolori e racconti di avvenimenti propongono la storia. Come nei racconti qui presentati, ove, straordinariamente, vite impregnate di dolore e sogni esprimono la necessità, il desiderio, di tradursi in “vite raccontate”.
Nascono le autobiografie: esprimono delle verità (episteme) che accolgo come verità artistiche che contrappongo alla rigidità delle nozioni e che rinviano al pensiero di Gadamer intorno alla coscienza estetica. Verità artistiche che parlano della variegata struttura emotiva della mente, del suo esserci e del suo costringere il corpo pulsionale a dare senso, significato al nostro essere stati gettati nel mondo, sospesi tra una vita non cercata e una morte inevitabile.
I nostri sette autori descrivono stati dell’essere che, in qualche modo, ogni umano avvicina, affronta. Tuttavia queste autobiografie si distinguono perché possono definirsi, come qualcuno di loro ha sottolineato: “Dichiarati matti si raccontano”.
Dalla Prefazione al volume di Carmelo Conforto, psichiatra psicoanalista






