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CNA Liguria

Misure immediate contro la crisi La crisi si sta trascinando con effetti sempre più perversi da ormai quattro anni. Anzi per l’Italia, i dati di difficoltà e non crescita riguardano addirittura almeno gli ultimi 15 anni. La crisi è globale, l’Europa è la zona più colpita; ancora quest’anno i recenti dati Eurostat ci indicano crescita zero per l’intera eurozona; all’interno di quest’area dimostra ancora nel primo triennio 2012 un decremento del PIL dello 0,8%: solo l’Ungheria, retta da un Governo assai poco democratico ha fatto peggio.
La crisi è essenzialmente crisi del credito e crisi di mercato o crisi dei consumi interni. I due elementi sono particolarmente drammatici per il mondo dell’artigianato e delle piccole imprese, che sono normalmente sottocapitalizzate e dipendono per i loro approvvigionamenti dal credito bancario, soprattutto sotto la forma di credito bancario a breve termine.
Le banche italiane hanno assorbito circa il 25% della provvista che la BCE ha messo a disposizione degli Istituti di credito ma, lungi dall’utilizzarlo a favore degli impieghi produttivi, lo hanno investito in titoli di Stato, chiudendo al contempo i rubinetti del credito alle imprese. Queste, già messe in difficoltà dai ritardi nei pagamenti, particolarmente delle Pubbliche Amministrazioni, si sono viste tagliare linee di credito fondamentali.
Contemporaneamente l’aumento della disoccupazione, i bassi livelli dei salari reali e la perdita del potere d’acquisto di vastissime aree della popolazione hanno determinato una pesante flessione del mercato interno, che colpisce in modo particolare le imprese di minori dimensioni, da sempre attive principalmente sui mercati locali. Solo l’aumento delle esportazioni costituisce, in questo momento, un’ancora di salvataggio per l’economia italiana e solo quelle imprese che riescono ad uscire dai mercati locali e nazionale mostrano dati positivi.
Il Governo Monti ha sicuramente ben operato nell’emergenza, riuscendo con velocità ed efficacia a mettere in sicurezza i conti italiani. Oggi occorre accelerare il passaggio alla seconda fase: quella delle misure per lo sviluppo.
Occorre intervenire sul cuneo fiscale che colpisce le imprese, i lavoratori e i pensionati, cercando di ridare capacità di spesa e conseguente rilancio dei mercati a queste categorie. Occorre agire con maggior determinazione sui tagli agli sprechi e alle inefficienze della macchina pubblica italiana, così come occorre semplificare norme e vincoli allo sviluppo, ridurre i costi della politica a tutti i livelli e aumentarne l’efficienza e la produttività. Il Governo deve agire con maggiori energie nell’imposizione fiscale sulle rendite finanziarie, sui conti all’estero e sull’evasione fiscale.
Il Paese ha bisogno di essere “svecchiato” dai regimi autorizzativi, dai tempi della giustizia civile, dalle liberalizzazioni troppo timide e condotte sinora soprattutto verso categorie “deboli”, la scuola, la ricerca e l’Università, dalle in-certezze nei tempi di pagamento. C’è bisogno di infrastrutture moderne a partire dalla massima diffusione della banda larga in tutto il Paese.
La crisi che recentemente ha colpito la Spagna, rischia, ora, di trasferirsi in Italia. C’è bisogno di una vera Unione Europea, politica, fiscale ed economica. Solo così, rifuggendo da piccoli
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egoismi e ancestrali paure nazionali, il nostro Continente potrà salvarsi di fronte ai grandi colossi che stanno emergendo sulla scena mondiale.
Il terremoto che ha colpito una zona nevralgica delle produzioni italiane come l’Emilia rischia di assestare un colpo durissimo all’intero sistema Paese. In Liguria abbiamo avuto le due alluvioni ravvicinate nello Spezzino e a Genova. Migliaia d’imprese hanno avuto danni, lo sconvolgimento degli assetti della viabilità e il crollo di ponti hanno isolato e creato altre enormi difficoltà. Le nostre imprese hanno saputo reagire. La visita del Presidente Napolitano a Monterosso è assurta a simbolo che fa onore alle genti e alle imprese di tutta la Liguria per quanto hanno saputo fare in così breve tempo.
Soprattutto in Liguria si sente il bisogno di una POLITICA INDUSTRIALE. Ci sono questioni aperte come quelle di Finmeccanica, di Fincantieri, che vanno risolte evitando politiche di vendita dei “gioielli di famiglia” per fare cassa; ci sono problemi per la cantieristica, per la nautica da diporto. Si sente forte l’esigenza di una politica coordinata della portualità e delle infrastrutture. Da troppo tempo si parla di Terzo valico, di Gronda, d’aree retroportuali, di Pontremolese e di Ferrovia del Ponente Ligure. È l’ora di aprire i cantieri senza indugi e chiacchiere perditempo. Da questi lavori potrà partire una scossa positiva, oltre che assicurare uno sbocco imprescindibile sia alle attività marittimo portuali e industriali, sia all’industria turistica.
La crisi sta producendo fenomeni paralleli allarmanti. Clamorosa è la catena di suicidi d’imprenditori rovinati dalla crisi, ma anche di lavoratori. Depressione e angosce sono un fenomeno di massa. Si diffonde un senso d’insicurezza, aumentano i reati riconducibili alla crisi come furti, scippi, dilaga il fenomeno dell’usura.
In questo quadro le Associazioni di categoria stanno facendo miracoli, continuando a prestare assistenza ad imprese e cittadini, diventando punto di riferimento e anche di sfogo e conforto, divenendo cerniera fondamentale tra la società, le Istituzioni e un sistema delle imprese che rischia tantissimo e che potrebbe mettere in pericolo la tenuta del tessuto sociale.
Proprio per questo abbiamo fatto un elenco dei punti
da affrontare senza esitazioni per lo sviluppo e per l’occupazione dell’Artigianato e delle Piccole e Medie Imprese.
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LE RICHIESTE DELLA CNA
AL GOVERNO
1. DIMINUZIONE DELLA PRESSIONE FISCALE. Come recentemente confermato dall’autorevole parere della Corte dei Conti “Va disinnescato un circolo vizioso”. Si può ottenere immediatamente con la dismissione di quote importanti del patrimonio mobiliare e immobiliare in mano pubblica.
2. LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE, ALL’EROSIONE, AL SOMMERSO E ALL’ABUSIVISMO. LOTTA CONTRO LA CORRUZIONE. Sono i temi fondamentali per avere risorse da destinare allo sviluppo. Il Governo italiano recuperi immediatamente, come hanno fatto i Governi di Germania, Francia, Olanda e Gran Bretagna, le tasse a chi ha portato capitali in Svizzera. Aumentare la pressione fiscale sulle rendite finanziarie e gli impieghi improduttivi. Lotta seria all’evasione a tutti i livelli. Colpire anche il dilagante fenomeno del lavoro abusivo e dell’evasione totale che distruggono il lavoro delle imprese sane. La corruzione in Italia ha un peso enorme, incide sul PIL. Occorrono leggi severissime.
3. TEMPI DI PAGAMENTO CERTI. Bene il primo provvedimento del Governo sulla certificazione dei crediti delle imprese verso la Pubblica Amministrazione. Occorre far presto. Trovare altre risorse e accelerare il recepimento della direttiva europea che stabilisce l’obbligo dei pagamenti pubblici entro 60 giorni. Contemporaneamente occorre intervenire sui tempi della giustizia civile per il recupero crediti verso privati.
4. ELIMINAZIONE DI INUTILI ADEMPIMENTI BUROCRATICI. Non è pensabile che per aprire una nuova attività occorrano 64 adempimenti come nel caso di una nuova carrozzeria o 56 se si tratta di un ristorante. Tutto questo va eliminato e semplificato.
5. SOPPRESSIONE DEL SISTRI. Si va in senso contrario alla semplificazione. Il SISTRI è un sistema complesso che non funziona. Va soppresso e sostituito con un nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti, efficiente, economico ed efficace.
6. RIVEDERE L’IMU PER LE IMPRESE. Aliquota ridotta per gli immobili produttivi, visto che l’IMU non ingloba l’IRPEF, come stabilito in un primo momento.
7. RIFORMA DEL LAVORO. MIGLIORARE. Viene snaturata la bilateralità non valorizzandone i meccanismi di supporto ai fondi di solidarietà. Penalizzato il lavoro stagionale. Da rivedere la norma che fa pesare sulle imprese il costo per l’ASPI che riguarda l’apprendistato.
8. INCENTIVI PER IL RISPARMIO ENERGETICO PER LE ENERGIE RINNOVABILI E PER LE RISTRUTTURAZIONI ABITATIVE. Occorre inaugurare un vero ciclo economico basato sulla “green economy”, dare certezza e continuità agli incentivi per il risparmio energetico e all’utilizzo di energie rinnovabili. Contemporaneamente va rafforzata e rilanciata la politica delle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie, specie se collegata al primo obiettivo. Va ripristinato il contributo per lo smaltimento dei tetti in amianto con l’utilizzo delle coperture per l’installazione di pannelli fotovoltaici.
9. RAFFORZARE LA VIGILANZA CONTRO LE INFILTRAZIONI MAFIOSE. Interventi sugli appalti, centrali uniche degli appalti a livello regionale. Il riciclo di capitali. Certezza delle pene di condanna.
10. DIMINUIRE GLI ONERI BANCARI. Le banche hanno ricevuto una provvista dalla BCE all’1%, devono riversare il credito a condizioni accettabili verso impieghi produttivi.
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11. “SOSPENDERE” BASILEA II e III ED AUMENTARE IL CREDITO. I criteri di BASILEA hanno ripercussioni negative sul credito già asfittico per l’artigianato e le PMI. È necessario approntare dei sistemi a sostegno del credito per impedirne il blocco in questo settore.
12. RIVEDERE GLI STUDI DI SETTORE. Anche alla luce della crisi e del rivoluzionamento dei mercati, i parametri vanno rivisti.
13. ABBASSARE I PREMI INAIL. Era un impegno preciso. L’INAIL ha un gigantesco attivo.
14. RIDURRE GLI ACCONTI D’IMPOSTA. Troppo alte le tasse anticipate. Tolgono liquidità alle imprese e al mercato.
15. ESTENDERE L’IVA PER CASSA SENZA ESCLUSIONI. La limitazione per fatturato non ha senso e spinge le imprese a non crescere.
16. ALLARGARE I CRITERI PER LA DETASSAZIONE DEGLI UTILI REINVESTITI. Può essere uno strumento formidabile e senza costi per incentivare la ripresa.
17. ISTITUIRE UNA QUOTA DEDICATA ALLE PICCOLE IMPRESE NEGLI APPALTI. Il tema degli appalti è decisivo, per la legalità, per dar spazio ai piccoli, per i tempi di pagamento.
18. RILANCIO DELLE POLITICHE INDUSTRIALI. Occorre garantire la presenza di filiere produttive strategiche. Pensare a una politica industriale significa “pensare in piccolo”, applicare lo SMALL BUSSINESS ACT ad ogni livello.
19. DARE SUBITO IL VIA A TUTTE LE OPERE PUBBLICHE CANTIERABILI. Senza infrastrutture le imprese non sono competitive, senza tagli alla spesa corrente e aumento degli investimenti in opere pubbliche il mercato diventa sempre più asfittico.
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LE RICHIESTE DELLA CNA
ALLA REGIONE LIGURIA.
1. MAGGIORE ATTENZIONE ALL’ARTIGIANATO e ALLE PMI. L’artigianato con 46.000 imprese e 120.000 addetti rappresenta la maggiore attività in termini occupazionali della Regione. Le PMI sono oltre il 99% del totale delle imprese liguri. Tuttavia questa realtà appare troppo spesso ignorata a favore di una concezione dello sviluppo estranea a questo mondo.
2. PORTARE LA PERCENTUALE DI SPESA SUL BILANCIO PER LE ATTIVITÀ PRODUTTIVE ALLA MEDIA DELLE REGIONI ITALIANE. La Regione Liguria dedica solo l’1% del proprio bilancio al settore dello sviluppo economico contro una media del 2,6% delle Regioni italiane a statuto ordinario. La stessa struttura dell’Assessorato appare largamente insufficiente rispetto ad altri settori ipertrofici. La Liguria, unica Regione in Italia, non ha neppure una direzione generale per l’artigianato.
3. GARANTIRE I FINANZIAMENTI AD ARTIGIANCASSA. L’attuale Amministrazione regionale ha l’indiscutibile merito di avere recuperato il grave ritardo di quasi tre anni nell’erogazione dei contributi Artigiancassa. I contributi sono oggi garantiti per tutto il 2012, occorre trovare i fondi per il 2013.
4. RAFFORZARE IL SISTEMA DEI CONFIDI. Positiva la politica della creazione di un Confidi unico intercategoriale. Prima esperienza in Italia. Va garantito il sostegno e va ricordato che i Confidi devono essere strumenti delle categorie a sostegno delle stesse. Positivo il recente stanziamento di 3 milioni, anche se era preferibile un processo più concertativo.
5. VINCOLARE LE AREE INDUSTRIALI DISMESSE AD USO PRODUTTIVO. Le imprese artigiane, ma anche quelle industriali, non riescono a crescere per la cronica mancanza di spazi insediativi, spesso sono state costrette ad emigrare verso le regioni contermini. Mentre le aree industriali dismesse vengono sistematicamente occupate da centri commerciali, Grande Distribuzione o attività immobiliari, portando ad un inevitabile depauperamento del tessuto delle imprese produttive.
6. POLITICHE SPECIFICHE PER IL SOSTEGNO ALL’ALLARGAMENTO DEI MERCATI PER ARTIGIANI e MICRO IMPRESE. Le imprese hanno bisogno di allargare le loro aree di mercato, a fronte della crisi dei mercati locali. In altre Regioni esistono programmi specifici di sostegno all’artigianato e alle micro imprese. CNA propone di rivedere i criteri della legge regionale 8/2000 che oggi prevedono una dispersione dei fondi e criteri oggettivamente superati per criteri che favoriscano le imprese artigiane. Lo stesso dicasi per le attività di internazionalizzazione col rispetto di quanto stabilito sia all’art. 9 della legge 28/2007 che alla legge 1/ 2012.
7. RIDURRE E RAZIONALIZZARE LA SPESA SANITARIA. Il bilancio regionale è per oltre l’85% destinato alla copertura dei costi sanitari contro il 73% della media di spesa delle Regioni italiane a statuto ordinario. Senza un ridimensionamento di questa spesa non sarà possibile nessuna politica di sviluppo. Ridefinire la rete ospedaliera regionale. Centrale unica degli acquisti. Interventi su qualità, liste d’attesa e punti d’eccellenza per invertire il flusso di assistiti che vanno in altre regioni.
8. SPORTELLO UNICO ATTIVITÀ PRODUTTIVE. Va applicata la L.R. 10/2012, fondamentale per il settore edile, impiantistico e per le energie rinnovabili. Tutti i Comuni devono applicare integralmente la legge.
9. LE SOCIETÀ PARTECIPATE. In Liguria è eccessiva la presenza di queste società (9,5% d’incidenza sul PIL contro il 4,6% della media nazionale). Riorganizzare e dimettere quelle non utili. Oltre 1000 dipendenti (superiore all’organico della Regione!). Tolgono risorse al mercato e agli investimenti. Revisione immediata e chiusura di quelle superflue, stop immediato agli organici, al numero dei dirigenti, renderle efficienti.
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10. APPALTI. Applicazione coerente della LR 1/2012 per “facilitare la partecipazione delle micro e piccole imprese artigiane agli appalti, in particolare di quelle con sede nei territori dove sono localizzati gli interventi”. Lotta alle infiltrazioni mafiose. Centrale unica degli appalti regionale.
11. SPENDING REVIEW. Non è solo nazionale, deve riguardare tutti gli apparati pubblici, comprese le Regioni.