Il governo, rispondendo al Question time di Stefano Quaranta in commissione Affari Costituzionali, non smentisce e non conferma il possibile anticipo della data di convocazione del prossimo referendum confermativo della legge di riforma costituzionale.
Un modo per tenersi le mani libere e decidere solo alla fine cosa è meglio fare.
Lo denuncia il deputato di Sinistra Italiana Stefano Quaranta, firmatario del Question time in commissione Affari Costituzionali a Montecitorio sul possibile anticipo della data per il referendum confermativo.
Il governo, prosegue l’esponente di Sinistra Italiana, ha risposto che la modifica costituzionale, qualora la legge venisse approvata a maggioranza assoluta, prevede la possibilità che entro tre mesi dall’approvazione un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali possono richiedere il referendum popolare. E dice anche, prosegue Quaranta, che autorevoli costituzionalisti sostengono che il termine dei tre mesi non è obbligatorio se la consultazione è richiesta da uno dei soggetti previsti dalla norma. Sarebbe gravissimo, denuncia Quaranta, non rispettare i tre mesi di tempo dall’approvazione previsti per consentire la raccolta di firme dei cittadini. Non vorrei che per anticiparlo il governo utilizzasse il ‘trucchetto’ di raccogliere le firme dei parlamentari di maggioranza, trasformando la così consultazione popolare da strumento democratico utilizzato dai cittadini in un plebiscito per il premier, conclude Quaranta.






