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LANCIA: LA FASE FINALE DI UN MASSACRO ANNUNCIATO

Cosa resta dell’originalità, del coraggio, della creatività delle principali Marche dell’industria automobilistica italiana? Di quelle i cui modelli sono stati ammirati nel mondo intero, prima del 1940 e dopo il 1945, dagli amanti della bella meccanica e delle carrozzerie impeccabili……

La domanda è stata posta spesso in questi ultimi anni. E’ diventata improvvisamente d’attualità al Salone di Ginevra dove l’assenza della Lancia è stata in pratica il necrologio della Marca torinese.
Sì proprio a Ginevra ove l’interesse per Fiat (la sigla FCA é un altro taglio con il passato) era incentrato sulla “trasformazione” della Mazda MX-5 in Fiat 124 Spider, dove la Giulia “di serie” è apparsa come un clone della BMW e dove la Maserati, buon ultima, ha presentato un SUV privo però di quelle caratteristiche che un tempo erano nel DNA della Marca: personalità attraente ed esclusiva, eleganza….
La cancellazione, l’assassinio della Lancia stupisce ancora di più nel momento in cui altri Gruppi si inventano brands “premium”: Citroen si è inventata di sana pianta DS, Renault ha resuscitato Alpine che la Régie si era un tempo accanita a uccidere, Nissan ha messo enormi capitali in Infiniti, Toyota ha investito da anni sulla Lexus ecc.ecc.
Per quanto grande possa essere il loro successo potranno mai questi nuovi Marchi raggiungere il prestigio e l’ammirazione che ha conquistato la Lancia sino ad essere un punto di riferimento nella storia dell’automobile?
Ma non é tutto…. Là dove risplendevano un tempo il coraggio e la creatività di Fiat e le innumerevoli ricadute della sua collaborazione con i grandi (e piccoli) preparatori e carrozzieri italiani non sopravvivono che degli isolotti di “resistenza” sostenuti da investitori appassionati (la Carrozzeria Touring Superleggera per esempio) o da gruppi industriali stranieri dinamici ( é il caso di Pininfarina e Italdesign). Talvolta il nome di un celebre carrozziere risorge come nel caso di Vignale il cui nome é presente su tutte le vetture di alta gamma della Ford. Per fortuna c’é ancora Lamborghini (Gruppo Volkswagen) o l’artigianato di alta qualità di Pagani.
Per decenni Fiat ha stupito il mondo producendo automobili originali e accattivanti che hanno trasformato la vita degli italiani e suscitato nel mondo la passione per una forma esclusiva del genio italiano. Non un genio costoso ma un genio accessibile alle grandi masse. Fiat stupiva..
Oggi é la perdita del suo fascino che stupisce.. Restano solo la Ferrari e la Juventus. !!
Nessuno può mettere in dubbio “il senso degli affari” di Sergio Marchionne nè l’inventiva senza limite di cui dà prova per preservare gli interessi degli eredi dell’avv. Agnelli cui si dedica come fossero….i suoi.
Bisogna essere ciechi per non vedere dietro i suoi giochi di prestigio le tappe di un progressivo disimpegno della famiglia Agnelli tanto nei confronti dell’Italia che, forse presto, del settore stesso non appena si presenterà l’occasione più opportuna. Esattamente come nel caso di altre partecipazioni, un tempo strategiche, detenute in altri settori. Ad esempio la cessione della proprietà del quotidiano La Stampa senza alcun sentimentalismo.
Il destino di FCA non si gioca più in Italia. Quello di Ferrari – la cui sede sociale è ad Amsterdam – d’altronde neppure, anche se per ora il mito di Maranello resta il più bel biglietto di visita degli eredi della famiglia Agnelli. Di certo non ha brillato per risultati la manovra finanziaria e strategica realizzata intorno al nome della Marca simbolo nel modo di lusso e sportività.
In realtà questi sconvolgimenti erano già presenti nella “visione” di Giovanni Agnelli. Non aveva già tentato, a più riprese, accordi che andavano in questa direzione? Modestamente con l’ambizione (stoppata da Charles De Gaulle) di raggiungere il controllo di Citroen tramite la holding Pardevi più ambiziosamente in seguito, tra il 1984 e 1985, con Henry Ford II° o molto più machiavellicamente e vantaggiosamente con General Motors.Il leitmotiv di Giovanni Agnelli non era che ci fossero troppi Costruttori di automobili? La storia però ha dimostrato il contrario.
Molto prima dell’arrivo di Marchionne, il massacro di Lancia, appena rilanciata da Vittorio Ghidella, ultimo ingegnere in Fiat a saper fare un’automobile, – con la Delta e sopratutto con la Thema.- era già stato orchestrato da Cesare Romiti per concentrare gli sforzi su Alfa Romeo strappata “ingegnosamente” dall’IRI-Finmeccanica sotto il naso di Ford e…in barba alla Commissione Europea che non reagirà che un anno più tardi. Troppo tardi…
Così alla decadenza annunciata di Lancia si aggiunse inesorabilmente quella di Alfa Romeo articolata su ben trenta anni. Doppia perdita per l’Italia…..Oggi é la rianimazione di Alfa Romeo a suscitare l’attenzione degli italiani e del settore dell’automobile, molto più della stessa Giulia. (Philippe de Barsy)

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