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Open Disabili

Ecco i risultati dell’Open Disabili; per la cronaca a causa del maltempo la gara si è giocata su 18 buche anziché 36.

E’ stato il solito contenitore di emozioni iniziato lunedi presso il Comune di Rapallo con una tavola rotonda gestita da Franco Lazzari e che ha avuto protagonisti Paolo Pantaleo, cardiochirurgo di Villa Azzurra che ha parlato di Golf e Salute, Giorgio Volta rappresentante della delegazione Liguria che ha parlato di Golf e Scuola, Mirko Ghiggeri che ha raccontato la sua esperienza di golfista ipovedente. I protagonisti sono stati loro…50 giocatori provenienti da tutta Europa, mossi da un entusiasmo e da un amore per lo sport straordinario. In calce vi trascrivo una mia riflessione scritta di getto al termine della premiazione. Penso sia esplicativa del mio pensiero in merito a questa meravigliosa gara. Allego le classifiche e Vi ringrazio per quanto potrete e vorrete fare per divulgare il tutto. Grazie Fabrizio Pagliettini 3351048364

Io la penso così

Dopo alcuni anni di assenza è tornata a Rapallo una gara internazionale per golfisti disabili; non è facilissimo da spiegare….ma la sensazione è che se Tu riesci a organizzare una gara di questo spessore dopo un po’ senti il bisogno di riaverla nel tuo Circolo, senti il bisogno di un richiamo, di una nuova emozione.

Perché è di emozione che si tratta.

Quando ho iniziato a lavorare nel golf, nel 1985, ho cominciato a cercare di trovare una definizione giusta per il golf. Mi dicevano in molti che fosse un “gioco”, un meraviglioso e unico gioco per persone abbienti e in età avanzata; ho scoperto in poco tempo che era anche uno “sport” e che è proprio questo binomio inossidabile a renderlo speciale, molto conosciuto e praticato in tutto il mondo. Insomma un compagno di una vita.

Nel 2005, anno in cui Rapallo ha ospitato la prima gara internazionale di golf per disabili grazie a Roberto Caia e Danilo Redaelli, ho avuto una folgorazione.

Il golf non è solo uno sport, un gioco…è soprattutto una “opportunità”.

Ma ditemi….qual è quella disciplina che consente a un disabile di stare 5 ore nel verde, immerso nella natura, di stare con altre persone disabili ma con una storia e un handicap diverso dal proprio, di praticare il proprio sport con i cosiddetti normodotati senza essere di peso, senza finto pietismo?

Stare insieme ad altri e integrarsi è la prima regola per accettarsi e dare il meglio di se’, invece di chiudersi (come spesso accade) tra quattro mura e incupirsi, inaridirsi.

E allontanandoci per un attimo dalla disabilità, quanti di noi hanno avuto compagni di scuola che nell’ora di ginnastica, anche solo per piccoli problemi, se ne stavano seduti sulla panca soffocando il piu’ che doveroso bisogno di competitività e movimento mentre noi giocavamo a pallavolo, pallamano o basket ?

Ecco il significato del termine “opportunità”; il golf puo’ rappresentare molto per tanti che vivono queste situazioni personali.

Ed ecco perché, anche in occasione di questo splendido sedicesimo Open, rovinato solo in parte da un secondo giorno di pioggia che lo ha limitato a sole 18 buche, quello che piu’ mi ha colpito sono le storie, il vissuto dei partecipanti; nel 2005 Pierfederico Rocchetti, allora vincitore di un fresco titolo europeo, mi regalò il premio dicendomi che a lui importava aver giocato bene ed essersi divertito e che il premio gli piaceva consegnarlo ad una persona simpatica….Ora ditemi, questo non è il significato piu’ sublime dello sport? Questo non è l’esempio piu’ intenso dell’importanza del “partecipare”? Quanti golfisti della domenica farebbero lo stesso?

Mi torna in mente Manuel Los Santos, il suo amore per il golf nato a causa di un incidente che interruppe una carriera folgorante nel baseball internazionale. Gli fu amputata una gamba e riuscì a ritrovare la voglia di sorridere, di vivere e di fare sport grazie al golf; oggiAggiungi un appuntamento per oggi è un giocatore fortissimo, vicino al professionismo ma soprattutto ha ritrovato un senso alla sua esistenza. Gioca senza protesi e “senza handicap”, è un esempio di bellezza, di equilibrio, di sport. Juri Chechi, testimonial di un open di qualche anno fa, guardandolo giocare rimase colpito, affondato e ammirato; proprio lui che di equilibrio ne ha sempre avuto necessariamente tantissimo.

Chiudo gli occhi e provo a immaginarmi come giocare una buca di golf, anche quella che conosco meglio, che ho percorso per anni….e penso con ammirazione a Andrea Calcaterra e Chiara Giacosa, golfisti non vedenti che grazie al solo ausilio del loro caddie e della eccezionale capacità di “leggere” il campo ad occhi chiusi riescono a giocare con ottimi risultati; ieri Chiara ha “sbordato” un putt per il par alla buca n. 4 del campo rapallese e si è giustamente arrabbiata con se stessa….”non si fanno quegli errori a pochi centimetri…!”. Mi sono fermato a guardarla e ho ammirato il gioco, ho applaudito il gesto tecnico ricordandomi solo dopo che l’aveva realizzato al buio.

Penso a Mirko Ghiggeri che incontrai (strana e piacevole coincidenza della vita) ad un banchetto di una associazione di solidarietà in una fiera del Tigullio; intratteneva la gente parlando della sua vita, raccontando di come in poco tempo stesse perdendo la vista e di come la sua vita fosse cambiata perché ogni interesse (dallo sport, allo studio, alle amicizie) stava diventando un peso difficile da gestire, quasi impossibile. Lo invitai a giocare a golf…se ne innamorò e ritrovò la grinta per studiare, per conoscere gli ausili necessari per la gestione del quotidiano; ritrovò la gioia di riprendere la vita nelle proprie mani, accettandosi per quello che è e di conseguenza facendosi accettare. OggiAggiungi un appuntamento per oggi è felicemente sposato, pieno di interessi e di entusiasmo e racconta di sé partendo dall’incontro con il golf, come se cio’ rappresentasse una rinascita.

Penso che la Federazione Italiana Golf debba guardare a questo mondo con occhio attento; ritengo che questa “opportunità” sia la piu’ solida per poter far conoscere questo meraviglioso sport in un modo veramente totalitario e accessibile. La storia si cambia con le conquiste e le innovazioni; innovare significa dare nuovi elementi per conoscere; queste storie (ma credetemi ce ne sono molte altre altrettanto importanti e toccanti) sono uno spot straordinario.

Io la penso così….penso di essere (anche e soprattutto in occasioni come queste) una persona fortunata a lavorare al servizio di questo sport e penso che tutti coloro che giocano a golf o stanno pensando di iniziare a giocare, debbano prendere coscienza di questo. Dobbiamo parlarne, divulgarlo.

Le storie di Ghiggeri, Calcaterra, Giacosa, Manuel sono importanti quanto quelle di Manassero, dei fratelli Molinari, di Costantino Rocca e vanno conosciute perché hanno lo stessa forza convincente pur se da posizioni diverse. L’obiettivo è, in fondo, far capire come sia impossibile non innamorarsi del golf.

Io la penso così…..e sono contento di poterlo raccontare.

Fabrizio Pagliettini