«Oggi vorrei ricordarvi una storia.
Il 14 Aprile del 2004, esattamente 13 anni fa in Iraq, Fabrizio Quattrocchi, genovese, perdeva la vita per mano di folli assassini che si facevano chiamare ” La Falange verde di Maometto”, delinquenti che si sono arrogati il diritto di decidere sulla vita di un altro essere umano, in nome di una religione.
Fabrizio era una guardia di sicurezza.
Si trovava all’estero per lavoro, quel lavoro che era la fonte di sostentamento della sua famiglia dopo la scomparsa del padre».
Dichiara così Angelo Vaccarezza, Capogruppo di Forza Italia in Regione Liguria in ricordo di Fabrizio Quattrocchi nel giorno in cui ricorre l’anniversario della morte.
«Fabrizio aveva scelto un lavoro rischioso pur di mantenere i suoi cari – prosegue Vaccarezza – pericoloso ma assolutamente affine a quelle che erano le sue passioni e i suoi percorsi formativi.
Solo così avrebbe reso il cento per cento delle sue capacità per un mestiere che facile non era, e che, diciamolo, non tutti sarebbero in grado di svolgere.
La sua morte ha scatenato polemiche infinite: sul perché delle sue scelte lavorative, sulla sua storia, su ogni cosa lo riguardasse.
Pochi si sono concentrati sulla tragedia.
Pochi hanno riflettuto sui valori che questo ragazzo aveva nel cuore.
C’è una frase che io reputo debba essere una volta per tutte la spugna che cancella le assurde inutili critiche mosse negli anni da chi ha utilizzato il buio della sua morte per avere tre minuti di luce.
È quello che lui ha detto prima di “andare avanti”.
Quella frase, rivendica un’appartenenza, sottolinea l’orgoglio di far parte di un’ Italia di cui andare fieri.
Ecco, TUTTI noi dovremmo essere un po’ più fieri di essere nati, cresciuti ed educati in un Paese dove storia, cultura e tradizione hanno contribuito a fare grande la nostra Patria.
Fabrizio lo era, e io mi onoro di essere italiano come lui.
CIAO FABRIZIO, ci vorrebbero più Uomini come Te» conclude il Presidente del Gruppo Consiliare Forza Italia.






