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CONSIGLIO REGIONALE

Censura dell’assessore all’agricoltura Stefano Mai

Il Consiglio regionale ha respinto con 16 voti contrari (maggioranza di centro destra) e  13 voti a favore la mozione di censura, firmata dai consiglieri Fabio Tosi, Alice Salvatore, Gabriele Pisani, Andrea Melis, e Marco de Ferrari del Movimento5Stelle, Juri Michelucci, Giovanni Lunardon, Luca Garibaldi, Valter Ferrando e Giovanni Barbagallo del Pd e Gianni Pastorino di Rete a sinistra&liberaMENTE Liguria), in cui si esprimeva censura nei confronti dell’assessore all’agricoltura Stefano Mai in relazione alla seduta del 5 maggio scorso in cui è stata discussa, dopo un anno e mezzo dalla presentazione e con un rinvio in Commissione, la mozione proposta dal Movimento 5 Stelle sulle 45 discariche abusive nel Parco di Montemarcello Magra. «L’assessore ha proposto, nella seduta stessa, una modifica al testo – ha spiegato il consigliere – e la maggioranza ha votato contro l’atto originale senza, quindi, dare ascolto alle indicazioni dell’assessore. Siamo di fronte ad un atto di irresponsabilità totale da parte della Giunta e della maggioranza, che dimostrano di non avere alcuna volontà di risolvere questo caso e garantire il mantenimento del Parco come presidio chiave e come collettore in grado di attrarre i fondi del Programma di Sviluppo Rurale 2014/2020. A fronte della mancata volontà della Giunta di attivarsi entro il breve periodo rischiano di essere persi 313 milioni di euro».
Fabio Tosi (Mov5Stelle) ha illustrato la mozione poi, rivolgendosi ai consiglieri di centro destra, ha aggiunto: «Come maggioranza dovete chiarire i rapporti al vostro interno, visto che anche un vostro consigliere ha presentato una proposta di legge per abolire il parco di Montemarcello Magra».
Giovanni Lunardon (Pd) ha dichiarato: «L’episodio oggetto della mozione è solo l’ultimo di una lunga sequenza di atti mancati». Il consigliere ha imputato all’assessore la responsabilità della mancata assegnazione di 16 milioni di euro del Governo destinati alle imprese agricole alluvionate e i ritardi nell’assegnazione dei fondi del Programma di sviluppo rurale. Lunardon ha invitato Mai «a non rinunciare alla collaborazione anche dei gruppi consiliari di minoranza» e ha concluso chiedendo informazioni chiare sulla futura politica sui parchi della giunta, rilevando che il consigliere di maggioranza Andrea Costa (Gruppo misto-Liguria Popolare) ha proposto con una legge specifica l’abolizione del Parco di Montemarcello Magra.
Juri Michelucci (Pd) ha dichiarato: «L’agricoltura e il territorio sono soli e non hanno appoggio concreto e sicuro a seguito di scelte scellerate che oggi vogliamo provare a censurare». Michelucci ha continuato: «Se l’assessore ritiene di non avere idee così forti da sottoporre al Consiglio,  è ora che inizi a cercare di occuparsi di altro» e ha ribadito: «Servono politiche serie ed efficaci», sottolineando che sono necessarie risorse disponibili, a supporto di chi ogni giorno è impegnato sul territorio. Tra le critiche mosse a Mai, la mancata attivazione di una elevata percentuale di bandi e finanziamenti legati al Psr e la perdita dei finanziamenti per i danni subiti dall’agricoltura, a seguito degli eventi alluvionali, nel ponente ligure.
Giovanni De Paoli (Lega Nord Liguria-Salvini) ha ribadito piena fiducia nell’operato dell’assessore: «Mai si è sempre dimostrato competente e preciso e ha lavorato per il bene della Liguria».  Il consigliere ha aggiunto di condividere pienamente la proposta di legge di Costa sull’abolizione del parco di Montemarcello Magra e, facendo riferimento alla propria esperienza di amministratore comunale, ha aggiunto: «Ho verificato che i parchi hanno sempre creato dei problemi» auspicando che le risorse destinate ai parchi siano assegnate ai Comuni, affinché le impieghino nella cura del territorio.  
Gianno Pastorino (Rete a sinistra&liberaMENTE Liguria), al di là del caso specifico, ha criticato più in generale il ruolo politico dell’assessore: «Su un settore importante come l’agricoltura non c’è una regia politica eppure è evidente che questo settore non decolla ed è ancorato al passato». Secondo il consigliere le critiche a Mai sono «valutazioni negative di carattere politico e non personale» e riguardano il fatto che «il settore non è sufficientemente controllato». Il consigliere, infine,,ha rilevato alcuni elementi di contraddizione nella gestione dell’assessorato e nell’assenza – ha detto – di un coordinamento politico fra Mai e la maggioranza.
Marco De Ferrari (Movimento 5 Stelle) ha detto che la mozione di censura ha lo scopo di chiedere «chiarezza», anche in base all’articolo 9 della Costituzione, su quanto si intende fare  a tutela  del paesaggio, la lotta al dissesto idrogeologico, la  tutela dei prodotti locali. Il consigliere ha evidenziato il fatto che per le piccole e micro imprese agricole è ora complicatissimo accedere ai bandi del Psr : «Siamo di fronte all’ennesimo passo falso – ha aggiunto – di una vecchia politica che  non tutela chi presidia il territorio». De Ferrari, infine, ha ricordato che negli ultimi dieci anni c’è stata una pesante diminuzione delle piccole imprese agricole ed un drammatico aumento del rischio  di dissesto idrogeologico.
Luca Garibaldi (Pd) ha ribadito che  è necessario «fare il punto su quello che è un assessorato fondamentale per Liguria, che non è presidiato». Il consigliere ha puntualizzato che non si sta facendo una valutazione su di un fatto singolo, ma si esprime  «un giudizio di merito rispetto ad un assessorato che in questi anni, pur avendo ricevuto un’eredità positiva, di fatto  si è fermato.  Dopo due anni i risultati – ha detto –  sono sotto occhi  di tutti». Garibaldi ha, inoltre, ricordato il fatto che il settore agricolo ein attesa di risposte per quanto riguarda il Psr  e su altre importanti questioni.
Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini) ha ricostruito nel dettaglio il dibattito sulla mozione sul parco di Montemarcello Magra rilevando che non c’era stato uno scontro politico fra assessore e maggioranza ma erano sorti problemi di natura tecnico-regolamentare. Nel merito della mozione di censura Piana ha aggiunto: «Così come è stata formulata non sembra una mozione di censura ma di sfiducia, perché si fa riferimento ad una valutazione negativa rispetto al lavoro svolto dall’assessore, quindi va respinta con forza». Il consigliere, inoltre, ha respinto le accuse di arroganza rivolte a Mai spiegando che sul piano personale e caratteriale queste critiche non corrispondono alla realtà.
Francesco Battistini (Rete a sinistra&liberaMENTE Liguria) ha illustrato le proprie critiche: «L’assessorato è pesantemente presidiato a livello politico nel dialogo con gli uffici e con la maggioranza». A questo proposito ha citato un altro episodio, avvenuto in IV Commissione su due provvedimenti sulla rete escursionistica, in cui sarebbe stata chiara la mancanza di comunicazione fra l’assessore e il centro destra. «Per questi motivi era necessaria una mozione di censura, non per motivi personali perché la valutazione sul suo operato è solo politica». Rivolgendosi alla maggioranza Battistini ha concluso: «Volete cominciare a governare questa Regione? L’assessorato vuole iniziare a dialogare con la sua maggioranza e smettere fare confusione in aula con un vero presidio sulla materia?».
Angelo Vaccarezza (Forza Italia) ha puntualizzato: «Voterò convintamente a favore dell’operato di Mai». Respingendo, quindi,  in maniera netta il contenuto della mozione di censura il consigliere ha ribadito che nel documento si lega, a suo avviso in maniera del tutto inadeguata, il mantenimento del Parco con il Psr. Vaccarezza ha, quindi, ribadito che l’assessore Mai nella seduta a seguito della quale è stata presentata la censura, in realtà si è comportato in maniera adeguata, «da persona perbene», mettendosi a disposizione dell’aula per poi recarsi ad un incontro con il sottosegretario del governo.
Di parere differente Sergio Rossetti (Pd), il quale ha rimarcato che a suo avviso c’è stato «un mancato rispetto dell’aula». Il consigliere ha aggiunto: «Se l’assessore ha un impegno istituzionale lo dica con chiarezza e non si presenti». Rossetti si è quindi soffermato sull’operato dell’assessore, sottolineando, tra l’altro, che  «si arriverà alla fine di questa legislatura senza che sia stato attuato un intervento sull’agricoltura sociale, perché – ha aggiunto ironicamente – forse qualcuno ha detto a Mai che con il settore potrebbe essere coinvolto qualche immigrato».  
Luigi De Vincenzi (Pd), in relazione all’intervento di due parlamentari Pd (Giacobbe e Vazio) per recuperare i fondi destinati alle imprese alluvionate, ha sottolineato: «Questa vicenda dovrebbe insegnare che si deve andare oltre all’appartenenza politica e partitica e spesso si ha bisogno di tutti e, anche se ci sono posizioni diverse, occorre darsi da fare. Credo – ha concluso  –  ci debba essere una forma di collaborazione a tutti i livelli».
Raffaella Paita (Pd) ha ribadito che la mozione non è un attacco personale ma politico e ha accusato la giunta di non occuparsi adeguatamente del settore dell’agricoltura: «In questa Regione, dove c’è stato il crollo delle partecipazioni statali, si punta su questo settore che ha una storia rilevantissima ma occorre avere le idee chiare circa la rotta da seguire». Paita ha rilevato che circa 313 milioni di euro di fondi del Programma di sviluppo rurale non sarebbero stati ancora utilizzati e ha ricordato i ritardi della Regione nell’accedere ai fondi nazionali destinati alle imprese agricole alluvionate.
Claudio Muzio (Forza Italia) ha detto che la mozione di censura era di natura  «esclusivamente politica», evidenziando che gli interventi erano tutti di polemica politica ed ha ironicamente sottolineato  che, così come formulato, il documento rappresenta «un’autocensura per chi lo ha firmato». Muzio ha, quindi, difeso l’operato di Mai evidenziando, tra l’altro,  che diversi bandi sono stati i attivati con successo e ricordando, a proposito del Psr, l’azione svolta dall’assessore nei confronti di Agea, l’agenzia a carattere nazionale che di fatto  – ha detto – blocca i lavori che devono portare al nulla osta per il rilascio dei  finanziamenti.  
L’assessore all’agricoltura Stefano Mai ha puntualmente replicato alle accuse della minoranza ricostruendo nei particolari la seduta in cui era stata affrontata la mozione sulla discarica di Montemarcello Magra e che ha spinto la minoranza a presentare una mozione di censura. «Non mi sottraggo mai al confronto – ha aggiunto – e questo credo che sia ampiamente dimostrato». Rispetto alla politica della giunta e della maggioranza sui parchi Mai ha precisato: «Sui parchi credo che ci sia una discussione molto serena e democratica tra la maggioranza; un consigliere ha tutti i diritti di proporre o comunque di esternare il suo pensiero su alcune politiche anche applicate dalla Giunta». L’assessore ha ribadito: «I parchi così come sono stati gestiti o, meglio, abbandonati dalla politica non funzionano, quindi o si fa qualche cosa oppure si passa alle maniere forti». Rispetto alla presentazione nella IV Commissione di due provvedimenti sull’escursionismo, rispettivamente da parte di un gruppo di maggioranza e dell’assessore, Mai ha precisato: «Sull’escursionismo la legge era la stessa, vi era un’iniziativa del Consiglio e una della giunta che toccano la stessa legge, ma non vanno a trattare gli stessi argomenti». L’assessore ha, inoltre, replicato alle accuse sui presunti ritardi della Regione nell’accedere ai risarcimenti dei danni alluvionali. «Per quanto riguarda il PSR, fino ad oggi – ha aggiunto – abbiamo aperto ventisei bandi, dieci sono stati riaperti e abbiamo messo a bando 120 milioni di euro» specificando che sono stati rilasciati già alcuni nullaosta. Mai ha ricordato che sul ritardo di  certe misure ha gravato il commissariamento di AGEA.
Il presidente della giunta, Giovanni Toti, in merito alle politiche dell’agricoltura portate avanti dall’assessore Mai, ha assicurato: «Non solo hanno la mia completa fiducia, ma sono certo ce l’abbiano di tutta la nostra maggioranza, considerato che non c’è mai stato un voto in dissenso da quanto fatto dall’assessore all’agricoltura». Il presidente ha quindi polemizzato con i firmatari della censura: «Una mozione di censura non è quello che ho sentito dire in quest’aula» e ha spiegato: «Una mozione di censura vuol dire un atto con cui si censura, si richiama, si stigmatizza un grave comportamento lesivo per la dignità del ruolo che si ricopre e dell’aula, se mi consentite anche dal dolo, oltre che dalla colpa, perché, altrimenti, una mozione di censura non ha senso».  Toti ha aggiunto: «La mozione di censura deve essere utilizzata quando questo Consiglio, per colpa di qualcuno di noi, dolosamente, è messo nelle condizioni di minore onorabilità rispetto a quella che c’era. Io non credo che il fatto che l’assessore Mai abbia lasciato quest’aula per un impegno istituzionale con un sottosegretario del governo sia un atto che ha tolto dignità a quest’aula. Credo che fosse un atto dovuto da parte dell’assessore andarsi a confrontare con il governo in quel momento». Il presidente ha concluso: «Una mozione di censura è una cosa seria, la si fa quando qualcosa ha gravemente turbato gli equilibri e la dignità delle istituzioni che tutti rappresentiamo. In questo caso le uniche cose che credo siano state turbate sono due mattinate spese per discutere di una cosa che non esiste»,
Giovanni Barbagallo (Pd) ha annunciato il voto favorevole alla mozione di censura e, ricordando la propria esperienza di assessore all’agricoltura nella precedente legislatura, ha aggiunto: «Noi avevamo un rapporto costante con la minoranza e posso dire che molti provvedimenti erano passati all’unanimità, con questa giunta succede esattamente l’opposto e c’è una totale chiusura senza contare il rischio di perdere i fondi del Programma di sviluppo rurale».

Norme in materia di qualità dell’aria e di autorizzazioni ambientali
Con 16 voti favorevoli (maggioranza di centro destra) e 14 astenuti  è stato approvato il Disegno di legge 149 il sistema degli illeciti amministrativi coerentemente con il principio “chi inquina paga”.
Con il provvedimento viene riordinata la disciplina regionale sulla qualità dell’aria e sulle autorizzazioni ambientali adeguandola all’evoluzione della normativa nazionale e agli standard europei.
Viene, inoltre, adeguata la normativa regionale alle disposizioni nazionali che condizionano l’accesso ai finanziamenti ministeriali in materia di gestione e controllo della rete di misura della qualità dell’aria per rimediare alla procedura di infrazione comunitaria: in particolare, riguardo alla ripartizione di funzioni, sono attribuite alla competenza regionale tutte le attività di monitoraggio della qualità dell’aria, la zonizzazione del territorio, la classificazione di zone ed agglomerati, la valutazione della qualità dell’aria, la redazione di piani e misure per il raggiungimento dei valori limite e per il mantenimento del relativo rispetto e la redazione di Piani di azione. Sono, inoltre, affidati ad ARPAL la gestione e controllo della rete di misura della qualità dell’aria e dei modelli di valutazione, la gestione del centro emissioni, le determinazioni analitiche tramite i laboratori ed altre attività di supporto alla Regione. Vengono normate le competenze in materia di autorizzazioni ambientali (Autorizzazione Integrata Ambientale e Autorizzazione Unica Ambientale) in attuazione della normativa comunitaria e nazionale. E’ stata necessaria, inoltre, la parziale revisione della legge regionale n.18 del 1999 per adeguarla e semplificarla e la disciplina delle autorizzazioni semplificate in materia di ridotto inquinamento atmosferico e di scarichi di acque reflue urbane. La legge, infine, rivede  il sistema delle sanzioni amministrative coerentemente con il principio “chi inquina paga”. Per gli oneri derivanti dall’applicazione della legge si è infine provveduto mediante norma finanziaria.
E’ stato il consigliere Andrea Costa (Liguria Popolare), presidente della IV Commissione Territorio e Ambiente e relatore di maggioranza, a presentare nel dettaglio ed in  maniera articolata il provvedimento, rimarcando,  tra l’altro,  che sono definite le funzioni spettanti a Province, Città metropolitana e Comuni, con le relative modalità per il trasferimento di personale, beni e risorse in coerenza con la legge regionale 15/2015 e disciplinate le banche dati ambientali, nonché il sistema di scambio istituzionale di informazioni con Ministero dell’Ambiente.
Marco De Ferrari (Mov5Stelle ) ha auspicato che questa legge, «che rappresenta un atto dovuto, non sia però un vuoto manifesto di intenti». Secondo il consigliere, infatti,  «questa presa di incarico a livello istituzionale deve essere adeguatamente finanziata». De Ferrari ha, quindi, ricordato le procedure di infrazione più volte avviate dall’Unione Europea contro l’Italia per l’eccessiva concentrazione nell’atmosfera di biossido di azoto e micro particolato.
L’assessore all’ambiente Giacomo Giampedrone ha sottolineato la volontà politica che ha spinto la giunta a compere questo provvedimento: «Oggi la Regione completa un iter dovuto ma che, in realtà, era dovuto già a parte dal 2010. Oggi, quindi, la giunta ha messo in campo una chiara volontà politica». L’assessore, che ha chiesto l’applicazione immediata del provvedimento tramite la dichiarazione d’urgenza per ottimizzarne i tempi di attuazione, ha aggiunto che a regime lo stanziamento sarà di 750 mila euro all’anno, altro segnale della volontà politica della giunta di dare piena attuazione alla legge.

Dibattito sui nuovi criteri per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica
Nella seduta del pomeriggio è iniziato il dibattito sul Disegno di legge 150: Modifiche alla Legge regionale 10 del 2004 in materia di assegnazione e gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e alla Legge regionale 38 del 2007 relativa all’organizzazione dell’intervento regionale nel settore abitativo.
Andrea Costa (Gruppo Misto-Liguria Popolare), relatore di maggioranza, nell’illustrare il testo ha spiegato che «l’intervento si rende necessario per diverse esigenze connesse all’attuale situazione socio-economica e, in particolare, per l’aumento di domande di residenza primaria dovute alle difficoltà economiche generate principalmente dalla crisi del mercato del lavoro». Il consigliere ha aggiunto che la legge «si pone l’obiettivo di garantire ai nuclei familiari in possesso dei requisiti richiesti dalla legge un accesso a condizioni favorevoli alla prima casa di abitazione e nel contempo di prevedere modalità semplificate e quindi più veloci». A questo proposito ha ricordato che il nuovo testo consente l’accesso agli alloggi popolari a nuove categorie ed in particolare, tra gli altri,  al genitore legalmente separato o divorziato che non può più utilizzare la casa di proprietà. Viene inoltre richiesto – ha spiegato – un sistema di ascolto e pronto intervento sul territorio per l’utenza ad opera degli enti gestori.  Costa ha anche evidenziato che «ulteriori modifiche alla normativa riguardano la valorizzazione degli immobili di ERP inutilizzati, che abbiano caratteristiche di pregio al fine di capitalizzare risorse, mediante la vendita, da destinare in programmi di costruzione, acquisto o recupero di altri alloggi pubblici sulla base dei criteri stabiliti dalla Giunta regionale».
Stefania Pucciarelli (Lega Nord Liguria-Salvini) ha ricordato che nel 2015 aveva presentato una proposta di legge per modificare i principi di assegnazione degli alloggi popolari e che l’assessore Scajola decise di assumere le proposte in un più vasto provvedimento. «Oggi lo ringrazio, infatti la mia proposta era allora caratterizzata da un principio al quale questa maggioranza non è mai venuta meno, cioè il dovere etico e politico di privilegiare, nell’assegnazione dei servizi del wellfare, quanti vivono e lavorano da più tempo nella nostra. Si tratta di una massima – sintetizzabile nella frase “prima gli italiani” – con la quale stiamo cercando di riformare l’intera erogazione dei servizi regionali. Ed è una massima assolutamente al passo con i tempi, perché oggi, nell’attuale situazione socio-economica, i criteri di assegnazione utilizzati fino a pochi anni fa non garantiscono più l’equità sociale». Pucciarelli ha aggiunto: «Tra le mie proposte, che sono state assunte dall’assessore Scajola, ce n’è una di cui vado particolarmente fiera: permettendo lo scorporo dal patrimonio della casa data in assegnazione all’ex coniuge, i nuovi principi garantiranno la possibilità di ottenere un alloggio popolare anche ai molti padri separati che, escluso l’immobile suddetto, hanno una situazione economica corrispondente ai requisiti di accesso ai bandi di concorso».
Lilli Lauro (Giovanni Toti Liguria) ha rilevato che i «Comuni hanno approvato questa legge perché è giusta». Lauro ha aggiunto: «E’ una riforma importante e dà fastidio a chi ha vissuto di privilegi per anni, ora noi siamo vicini a chi ha davvero bisogno della casa. Il disegno di legge ha messo mano all’organizzazione di Arte anche per quanto riguarda la sicurezza e la pulizia degli edifici e vigileremo sulla sua applicazione». Lauro, dopo avere fortemente criticato la gestione del settore da parte della precedente giunta di centro sinistra, ha ringraziato l’assessore «anche da parte dei portatori di handicap, delle giovani coppie e dei padri separati. Questo è un atto coraggioso che metterà ordine dove fino ad ora c’è stato il disordine e aveva prevalso la disuguaglianza». Il consigliere, infine, ha rilevato come aspetto positivo il fatto che, in caso di trasferimento all’interno della stessa regione per motivi di salute o lavoro, l’assegnatario possa scambiare l’alloggio del Comune di provenienza con quello nella nuova destinazione.
Francesco Battistini (Rete a Sinistra & Libera-MENTE  Liguria) ha dichiarato che si tratta di un disegno di legge «che non raggiunge quello che dovrebbe essere il vero scopo di una amministrazione regionale attenta: aumentare il patrimonio di Edilizia Residenziale sia pubblica che sociale in modo da soddisfare il bisogno abitativo che, per effetto della crisi economica e occupazionale, è cresciuto».  Il consigliere ha puntualizzato: «A fronte di una maggior richiesta di accesso all’Edilizia Residenziale Pubblica non si interviene per far crescere il patrimonio edilizio da mettere a disposizione degli utenti ma, per contro, si tenta di costruire un meccanismo che limiti gli accessi ai bandi». Secondo Battistini il testo tende a «massimizzare i profitti ricavati da quello che è un patrimonio pubblico, e che non dovrebbe affatto garantire l’aspetto economico e di introiti per l’ente gestore, ma dovrebbe essere esclusivamente una forma di aiuto sociale alle fasce più deboli della società». Battistini ha evidenziato, inoltre, che il testo sarebbe incostituzionale ricordando che i dieci anni consecutivi di residenza nel nostro Paese richiesti allo straniero, è un principio incostituzionale: «Lede ogni diritto, e – ha spiegato – anche se funziona bene da slogan, di fatto getta nel cestino questo testo di legge».
Secondo Giovanni Lunardon (Pd) il provvedimento «è una legge farraginosa che allunga la procedura, presenta mostruosità giuridiche e abbassa l’asticella dei diritti. In sostanza non dà risposte ai problemi dell’edilizia residenziale». In particolare il disegno di legge non risponderebbe a tre problemi del settore: «Non viene risolto il problema di mettere sul mercato il gran numero di case sfitte, non ci sono investimenti per realizzare nuovi alloggi e non si interviene sulla gestione di ARTE». Il consigliere ha riportato i dati relativi alla situazione regionale dell’edilizia residenziale pubblica rilevando che il 95% degli assegnatari sono italiani e che, su 20 mila alloggi di edilizia popolare, solo 17.500 sono occupati mentre ci sono 4800 famiglie che attendono una casa e – infine- vengono assegnati solo 300 alloggi all’anno. Secondo Lunardon, dunque, alcuni aspetti della legge sono di carattere «propagandistico». «Noi ci aspettiamo che questa amministrazione – ha concluso – tenga in considerazione alcune delle nostre proposte che sono ragionevoli».
Raffaella Paita (Pd): «E’ stata presentata come una legge che avrebbe difeso i diritti degli italiani, invece il Pd ha confutato questo e ha dimostrato – ha esordito – che non è vero. Così, grazie alla battaglia in commissione dei comitati dei cittadini delle case popolari e dei sindacati degli inquilini, il nostro gruppo ha ottenuto risultati molto importanti che hanno costretto l’assessore Scajola a fare un dietrofront clamoroso». Secondo il consigliere, la legge non tutela «gli inquilini che, al contrario, mantengono sul territorio un presidio di legalità e sicurezza». Paita ha criticato il fatto che il reddito di un figlio che trova lavoro fa cumulo con quello dei genitori assegnatari dell’alloggio e, inoltre, l’introduzione del subaffitto da parte dell’inquilino moroso. «E’ un provvedimento che avrà ripercussioni negative sui cittadini – ha aggiunto – fino alla perdita dell’alloggio e ostacola la mobilità dei liguri». Paita, inoltre, ha criticato il fatto che la legge non prevede investimenti per la ristrutturazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica: «Questo provvedimento peggiora la precedente. Invito la giunta a ritirare il disegno di legge – ha concluso – e a mettere investimenti per le case popolari».
Andrea Melis (Movimento 5 Stelle), dopo aver tracciato il “percorso” nel tempo dell’edilizia residenziale pubblica ed un’articolata relazione sui diversi articoli del disegno di legge, ha definito questo testo «un’occasione persa». Ha puntualizzato che di fatto «non si vede all’orizzonte una risposta programmatica sia sull’edilizia residenziale sociale sia su quella pubblica». Il consigliere ha aggiunto che il disegno di legge in discussione appare «più un intervento spot di presa d’atto di alcune normative sovraordinate e un messaggio propagandistico di dubbia efficacia e reale applicazione, vista la normativa nazionale sulla “residenza” anagrafica, ma non si interviene né sulla legge 27 del 1996, che disciplina i canoni, obiettivo citato nel documento di finanza regionale, vera sfida per la politica che dovrà fare i conti con una società ed un disagio sociale schiacciato verso il basso, né soprattutto sulla legge regionale 9del 1998, che rappresenta il fulcro degli Enti Gestori su cui è inevitabile fare i conti per una reale capacità di risposta alle crescenti esigenze».. Melis ha quindi preannunciato alcuni emendamenti proposti dal suo gruppo che intervengono su differenti aspetti del disegno di legge.
Luca Garibaldi (Pd) ha rilevato posizioni diverse da parte della maggioranza dichirando che il provvedimento, in realtà, «tradisce gli obbiettivi che si propone. Se volevate risolvere dei problemi – ha detto rivolgendosi alla giunta – avete fallito, se volevate ampliare la platea di beneficiari e dare sostegno alle persone avete fallito». Secondo Garibaldi il testo ha un carattere «ideologico» e non «politico». Forti critiche Garibaldi ha espresso anche rispetto alla vendita degli immobili di Arte nelle aree di pregio e perplessità sull’inserimento delle forze dell’ordine fra i potenziali beneficiari degli alloggi. «Questa norma è un manifesto inapplicabile e sarà un danno per i liguri. La questione degli stranieri – ha concluso – è solo uno specchietto per le allodole».
Juri Michelucci (Pd) ha detto che questo disegno di legge, «partito con lo slogan “la casa ai liguri”, se non ci saranno correttivi, rischia di lasciar troppi liguri senza casa». Il consigliere ha aggiunto che questa legge non va nella direzione di risolvere il disagio sociale e ha preannunciato la presentazione da parte del suo gruppo di diversi emendamenti. «Noi – ha detto – chiediamo investimenti più forti nell’edilizia popolare» e ha ipotizzato che la maggioranza intenderebbe fare marcia indietro su alcune questione «per porre un rimedio almeno parziale».
Gianni Pastorino (Rete a sinistra&liberaMente Liguria) ha dichiarato che, se non verranno assunti in sede di variazione di bilancio, impegni di spesa il provvedimento sarà «un elemento simbolico della politica di centro destra per sottolineare elementi più di carattere politico mediatico». Il consigliere ha rilevato che il limite di 5 anni di residenza per accedere agli alloggi di edilizia residenziale pubblica metterà in difficoltà quanti, per lavoro, sono spesso costretti a spostarsi e, più in generale, contraddice il principio europeo della libera circolazione delle persone. Pastorino ha annunciato la presentazione da parte del suo gruppo di oltre venti emendamenti.

Finanziamento del terzo lotto  della strada di Campenave  (Crevari)
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno,  che ha come  primo firmatario Valter Ferrando (Pd) , e sottoscritto da consiglieri di tutti i gruppi , che impegna la giunta a lavorare per  il reperimento  dei fondi necessari al completamento del terzo e ultimo lotto  della strada di Campenave (Crevari), realizzando interamente l’opera e valorizzando le risorse spese per il finanziamento dei lotti precedenti.