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Cesaris per le Arti Visive

Cesaris Abbozzo 2018-2019a

Cesaris Abbozzo 2018-2019a

Martedì 27 novembre all’I.I.S. “Cesaris” di Casalpusterlengo, in via Cadorna, all’interno della diciasettesima edizione del ciclo “Cesaris per le Arti Visive”, a cura di Amedeo Anelli — si inaugurerà la mostra Edgardo Abbozzo e gli amici lodigiani.

La mostra è il viatico di iniziative per ricordare la figura del grande artista, fra i maggiori europei del Secondo Novecento,nel quindicesimo anniversario della morte, che cade il 20 luglio 2019. A  foto, cataloghi e documenti, video, saranno esposte oltre opere di Abbozzo opere di Andrea Cesari, Franco De Bernardi, Paolo Marzagalli, Domenico Mangione, Riccardo Valla.

Edgardo Abbozzo è nato a Perugia il 25 febbraio 1937. Fra i maggiori artisti europei ad occuparsi del rapporto artealchimia, ha partecipato nel 1986 all’omonima Biennale Internazionale d’Arte di Venezia (XLII) nella sezione curata da Arturo Schwarz e ha esposto in personali e collettive nei maggiori centri d’Europa, d’America e del Giappone. Formatosi nel contatto e nell’amicizia con esponenti del mondo artistico romano, quali Roberto Melli e Corrado Cagli, e di quello perugino quali il futurista Gerardo Dottori e Dante Filippucci, negli anni ’50 Abbozzo ebbe amore per la lezione di Paul Klee, di Picasso, di Capogrossi, di Jackson Pollock e per il clima informale. Tutto ciò influenza la sua prima formazione, accanto alla curiosità per le tecniche artigianali e per la ceramica mai abbandonata. Nel ’62 assume a soli venticinque anni la direzione dell’Istituto d’Arte di Deruta, dirigerà poi l’Istituto d’Arte e il corso superiore di Disegno Industriale di Firenze, quindi l’Accademia di Belle Arti di Carrara, infine quella di Perugia. Dal 1976 al 1985
è anche Consigliere Nazionale al Ministero della Pubblica Istruzione. Sempre negli anni ’60 Abbozzo entra in contatto con Martin Krampen e con esponenti della scuola di Ulm. Nello stesso periodo partecipa alla Triennale di Milano, espone a Buenos Aires e a Berlino ed entra in relazione con Lucio Fontana, Osvaldo Calò, Edgardo Mannucci, con critici come Carlo Giulio Argan, Italo Tomassoni, Nello Ponente, Giuseppe Gatt, Giancarlo Politi, presenze che suscitano la puntuale riflessione sulla propria posizione e sulle tensioni in atto. L’opera indaga in quegli anni la tematica delle forze elementari e totemiche e del segno. Nel ’70 compaiono precise citazioni del patrimonio iconografico dell’alchimia e un fruttuoso dialogo con le tecniche industriali. Della metà di quegli anni sono i primi marmi e la collaborazione in campo didattico, fra gli altri, con Munari, Umbro Apollonio, Coppola e Fabro affiancati da Antonio Calderara e Getullio Alviani. Nel frattempo si fanno dominanti le ricerche sui temi della luce e dell’ombra, della temporalità, dell’allegoria, della prospettiva, della scrittura e del disegno di luce. Dalla fine degli anni ’80, dopo i lavori sulle pietre monocrome, sono gli acquerelli a luce Wood, le Macchine e le Bilance, le sculture con i laser. Intanto si intensifica l’amicizia con Vittorio Fagone e si approfondisce l’indagine sul rapporto Arte e Scienza che gli permetterà il ritorno negli anni ’90 ai temi della figura, della prospettiva, della geometria. Ma come scrive Giovanni Venturini nella sua “Scheda Biografica” stampata negli ultimi cataloghi di Abbozzo, è alla fine degli anni ’80 «l’incontro con due figure di intellettuali quali Amedeo Anelli e Franco Federici, a favorire in Edgardo Abbozzo un ulteriore approfondimento e verifica della sua poetica. Da una parte Federici, psichiatra, teorico e professore presso l’Accademia di Perugia di Teoria della Percezione, gli permette di sviluppare un’attitudine ad un’arte fortemente legata alla profondità dell’essere, ad una qualità della percezione e dell’intuizione ove ogni impressione tende a farsi segno; dall’altra parte Amedeo Anelli facilita in Abbozzo l’approfondimento delle relazioni che intercorrono tra arte e poesia, filosofia e scienza, temi questi che hanno sempre intrigato Abbozzo, e che ora sembrano elevarsi ad un maggior grado di consapevolezza. Amedeo Anelli, poi, gli presenta alcuni poeti molto apprezzati, quali Daniela Marcheschi e Guido Oldani ; anch’essi incontreranno Abbozzo in svariate occasioni, mostrandogli stima e affetto». Negli anni ’90 parallelamente elabora una intensa attività riflessiva che sfocia in una mirata produzione letteraria di Aforismi (pubblicati in «Kamen’», «Concertino», in cataloghi e libri d’artista. Frequente l’attività espositiva e didattica che lo ha portato in Francia, Spagna, Germania, Stati Uniti, Cina. Numerose sono le pubblicazioni di cataloghi, libri d’arte e d’artista. Edgardo Abbozzo muore improvvisamente il 20 luglio 2004, a Perugia, in seguito ad aneurisma.

Presso l’editore Libreria Ticinum di Voghera sono usciti in questi anni sia Gli Aforismi e i Pensieri, sia le Interviste e altri scritti a cura di Amedeo Anelli, i primi due volumi di una collana a lui dedicata.

  La mostra terminerà il 7 febbraio 2019.
Orari apertura: da lunedì a venerdì ore 8,00 – 17, 30; sabato ore 8,00 – 14,00. Festività escluse.

GUMILËV, CHI ERA COSTUI?
Presentazione in anteprima delle poesie di
Nikolaj Gumilëv tradotte e curate da
Amedeo Anelli, di imminente pubblicazione
Letture a cura di Lorena Nocera
Durante l’incontro verrà presentata
un’opera di Gianfranco De Palos
Gumilëv con Anna Achmatova e il figlio Lev nel 1913
Nikolaj Stepanovic Gumilëv nacque a Kronštadt, nel 1886. Nel 1905, ancora al liceo, apparve la sua prima raccolta
poetica Il cammino dei conquistatori. In seguito si trasferì a Parigi per studiare alla Sorbona e collaborò alla rivista
letteraria «Sirius». Dal 1907 viaggiò attraverso la Francia, l’Italia e l’Africa, da cui fu particolarmente attratto,
ritornandovi più volte, partecipando a safari e raccogliendo oggetti e reperti per il Museo di Antropologia e di
Etnografia di San Pietroburgo. Di quelle esperienze si trovano tracce nel suo secondo libro Fiori romantici,
pubblicato nel 1908. Ritornato in Russia, nel 1909 con S. K. Makovskij fonderà il giornale «Apollon», nel quale
pubblicherà poesie e articoli sulla poesia russa sotto il titolo Lettere sulla poesia russa. Nel 1910 incontrò la poetessa
Anna Achmatova che sposò pochi mesi dopo. Nello stesso anno pubblicò la raccolta Le perle, che contiene poesie
ispirate alle sue esperienze africane. Nel 1911, in reazione all’aura di misticismo che circondava la poesia simbolista,
fondò con Sergej M. Gorodeckij l’associazione «Gilda dei poeti», propugnando una poesia che dalle nebbie
metafisiche e dal misticismo del Simbolismo tornasse alla concretezza e alla solidità di un lavoro fatto a regola
d’arte; si unirono a loro, tra gli altri, anche Anna Achmatova e Osip Mandel’štam. Il movimento – chiamato dai
fondatori «adamismo», in riferimento al ritorno a un’originaria purezza di visione della realtà, dalla quale doveva
scaturire la nuova poesia – è passato alla storia col nome di «Acmeismo» (da acmé, vertice). Gumilëv scrisse poi
diversi articoli teorici e fu un finissimo traduttore. Tradusse in russo l’epopea sumerico-babilonese Gilgameš,
Giacomo Leopardi, Théophile Gautier, Charles Baudelaire, François Villon, William Shakespeare, Robert Browning,
e molti altri. Nel 1912 pubblicò la raccolta Il cielo estraneo. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, si arruolò
volontario come soldato semplice, guadagnandosi due Croci di S.Giorgio al valore e la promozione a ufficiale di
cavalleria. Separatosi dalla moglie, durante la rivoluzione del febbraio 1917 si trovò distaccato in Macedonia e in
occasione di quella d’ottobre era a Parigi, nel corpo di spedizione russo sul fronte francese. Malgrado il suo
dichiarato anticomunismo, Gumilëv volle tornare in Russia nel 1918. Partecipò alla fondazione del Sindacato degli
scrittori russi e lavorò alla redazione della casa editrice Vsemirnaja literatura (Letteratura universale) a capo della
sezione francese per la traduzione letteraria. Dopo il divorzio dall’Achmatova, nel 1919 sposò Anna Engel’gardt.
Gli ultimi libri furono Il falò e La tenda del 1918 e Colonna di fuoco del 1921. Arrestato il 3 agosto 1921 con
l’accusa, rivelatasi poi falsa, di partecipazione a un complotto monarchico fu fucilato il 25 agosto con altri compagni
Lorena Nocera attrice e regista, nasce, vive e lavora a Milano. Nel 2005 si diploma
presso la Scuola del Teatro Arsenale di Milano. Nel 2006 vince il Premio della Giuria
alla Borsa Teatrale Anna Pancirolli per l’allestimento di “Woyzeck a Colori” (Festival
Internazionale delle Arti Performative di Evora, Portogallo). Nel 2011 crea il progetto
Copi, con cui vince il Bando Nazionale Teatri del Sacro, con “La giornata di una
sognatrice”, in cui interpreta il ruolo principale; nel 2017 è regista e interprete de “La
Signoria del Vento”, uno spettacolo sul mito di Ayrton Senna. Da dieci anni collabora
stabilmente col Teatro Alkaest, la Compagnia Pacta dei Teatri, col Teatro Arsenale
lavorando su autori classici e sulla drammaturgia contemporanea. È autrice e attrice di
spettacoli di teatro agiografico e per l’infanzia e formatrice teatrale nelle scuole.