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SUUNTO E LA NUOVA ARTE DEL FREESKI NELLE DOLOMITI

Alberto Ronchi Team Linea

Alberto Ronchi Team Linea

Sport e Suunto, un connubio (come sappiamo) indissolubile contraddistinto spesso da grandi
imprese, da record, da esplorazione dei propri limiti o nel cercare di andare oltre quello di altri.

Suunto questa volta non vuole parlare di chilometri macinati a piedi, in bicicletta, ma punta la luce
verso una nuova espressione del freeski italiano che ha come filosofia quella di esprimere
un’inedita chiave stilistica: “less turn, more speed”.
Il progetto si chiama Linea, si traduce in 10 episodi web mozzafiato dove il freeskier Alberto
Ronchi è portavoce di un nuovo modo di sciare i pendii stretti dei Monti Pallidi. Dai leggendari
canali Holzer e Vallencant ai più reconditi anfratti del Sella la sua vision si dimostra limpida e le
sue sessions sbalorditive. Alberto percorre con estrema continuità i più impegnativi canali, dai 45°
ai 55°, con il minimo di curve e, di conseguenza, la massima velocità.
Complice di questa impresa, che ha portato alla realizzazione di ben 10 episodi che documentano
la discesa di altrettanti canali iconici del Gruppo del Sella, delle Pale di San Marino, …è stato
Filippo Menardi, Guida Alpina e Maestro di Sci di Cortina, che ha fatto da regista e partner fidato
di ognuna di queste giornate epiche.

Abbiamo rivolto agli Ambassador Suunto qualche domanda…
Nei quei canali che avete affrontato, vere e proprie opere d’arte della natura, come ti sei
sentito? Avverti la dominanza degli elementi sulle gesta dell’uomo seppure “estreme” come
quelle che compi?
Alberto: “La sensazione di affrontare queste discese è un misto di emozioni e tensione, paura e
adrenalina fuse insieme, fino al momento del drop quando sento solo una profonda lucidità… di
scegliere la linea migliore, individuare le vie di fuga nel caso qualcosa andasse storto e all’uscita
del canale con il classico urlo che, per me, rappresenta la libertà più assoluta. La montagna è un
ambiente che richiede rispetto, a volte quando le condizioni non sono ottimali bisogna avere il
coraggio di rinunciare anche se le ore di salita sono state molte. Fa parte del gioco”.
Filippo: “La montagna ha sempre ragione, comanda e decide tutto. Noi siamo ospiti rispettosi e il
più possibile attenti a disturbarla il meno possibile. Quando siamo a sciare ci comportiamo di
conseguenza, cercando di intaccarla e contaminarla il meno possibile. Quello che assapori e che
rimane è la sempre maggiore percezione delle sensazioni”.
La linea tracciata rimane fino alla prima nevicata o al primo vento forte, indelebili invece
sono i dati raccolti dal tuo Suunto 9. Quali sono quelli che ti hanno impressionato di più?
Alberto: “Contrariamente a quello che si può pensare vedendo i video, la velocità non è un dato
fondamentale sul quale ci basiamo per giudicare la riuscita o meno di una ‘linea’. Tutti gli altri dati
raccolti con Suunto 9 Baro sono invece importantissimi, dal dislivello percorso durante la salita, la
temperatura e il barometro per valutare il meteo e il manto nevoso. Inoltre, la registrazione della
frequenza cardiaca mi permette di monitorare il mio fisico e di conseguenza programmare un
allenamento mirato per aumentare le prestazioni”.
Filippo: “Tra i tanti, uso molto le funzioni di orientamento, come le tracce, bussola e altimetro;
spesso ci muoviamo in ricerca di linee e pendii, e capita di dover tornare indietro. Queste funzioni
sono utilissime anche nel mio lavoro ‘normale’, quello di Guida Alpina”.
C’è un’altra attività sportiva che hai vissuto che si può paragonare a una discesa “less turn,
more speed” o no?
Alberto: “La maggior parte delle linee scelte sono discese ‘a vista’, ovvero senza vedere la discesa
ne da sotto ne attraverso il drone, le uniche informazioni raccolte sono se ci c’erano o meno calate
in corda doppia, questo mi mette nella posizione di dover leggere il terreno mentre scendo e mette
alla prova la mia capacità di reazione agli imprevisti. Per me questa è la più bella espressione dello
sci, anche se non sempre è possibile farlo. Credo che l’arrampicata possa essere paragonabile,
ma lo dico più da figlio d’arte che da climber esperto”.
Filippo: “Non so cosa paragonerei al freeride… Per sensazioni come velocità, forze in gioco, vincoli
e rischi, forse Downhill Mountain Bike! Per la situazione ambientale, ovvero, montagna, solitudine,
condizioni climatiche, sforzo fisico, forse l’arrampicata!”.