
«Qual è il concetto di tempo che si può associare al calendario? – ha scritto il critico d’arte Teresa Zambrotta – Quello di una successione codificata, numericamente apprezzabile e ripetuta ciclicamente di giorni, settimane e mesi.
È un tempo quantitativo i cui intervalli regolari non ammettono dilatazioni o accelerazioni, vuoti o aggiunta pena…pena l’uscita dalla ciclicità e la confusione e il disorientamento a minare le basi stesse della convenzionalità sociale. Forse… Perché infine non si tratta che di un illusorio strumento di controllo su una forza che finisce per tutto inghiottire in un vortice, come Crono i suoi figli. Soltanto su quest’idea di Tempo si può costruire la Storia, successione illusoriamente coerente di eventi da celebrare ciclicamente a partire da un preciso “anno di svolta”, anniversario individuale o collettivo. E così all’infinito. Ma qui Francesco Guadagnuolo crea una sospensione e aggiunge la variabile dell’azione, unica possibilità che l’artista ha di vivere il proprio tempo: smontare il calendario, infrangere la successione logica di pagine-mesi per ripresentarle in simultaneità o con diverso nuovo e imprevedibile ordine, equivale a spezzare la catena del tempo convenzionale della storia. Con l’attualità del proprio gesto l’artista supera la dimensione temporale quantitativa creando un orientamento qualitativo. E scavalca così la storia, i cui contorni sfumano, sotto la spinta dell’individualità di un intervento che recupera la celebrazione commemorativa al piano umano e psicologico dell’uomo… Ciò accade peraltro in opere di ricerca di poesia-pittura (“Luoghi del Tempo”) o in opere di musica-pittura (“Segno – Suono – Luce”), o in opere di radiografia e pittura (“I Luoghi del Corpo”), ed ancora in opere su Federico Fellini o quelle dedicate al ciclo “New York-New York, 11.09.2001: before and afterwards”… ».
L’artista internazionale Francesco Guadagnuolo ha avuto il calendario 2020 dall’amico Mario Biondillo dal titolo: “Noi siamo un’opera d’arte” realizzato dall’UILDM di Pavia, trovandolo originale vicino all’opera d’arte dei grandi artisti del passato. Dice Guadagnuolo: «Ho subito pensato di voler dare un mio contributo artistico a tutti coloro che soffrono di disabilità e far in modo di sensibilizzare l’opinione pubblica nonché i Governi e l’Europa affinché possano dare loro maggior sostegno di natura sia morale sia economica. Così come in passato, su altre tematiche, ho realizzato il mio intervento artistico sulle pagine di calendari, in questo caso il mio contributo ha prettamente il compito di solidarietà nei confronti dei diversamente abili con l’augurio per loro di vivere una vita sana e serena».
Infatti, così scrive lo storico Calogero Rotondo: «La sua arte, per la peculiarità e i principi sociali e di solidarietà cui s’ispira, può correlarsi all’anonima incisione sull’architrave del Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenir»; infatti, la sua arte protesa al futuro trova compimento non solo nella predetta scritta ma anche in numerosi eventi nazionali e internazionali. Ne citiamo due realizzati in occasione di alcune cerimonie di alto prestigio, celebrate negli Stati Uniti e in Palestina: a New York nel Palazzo di vetro delle Nazioni Unite ed a Ramallah nel Palazzo Muqata. Nel 1999 all’ONU per la consegna al Segretario generale Kofi Annan dell’opera pittorica “Il debito estero” alla presenza dell’allora ambasciatore Francesco Paolo Pulci, rappresentante permanente dell’Italia presso le N. U, dove è tuttora esposta presso la prestigiosa sede ECOSOC (Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite) presso cui è accreditata l’ONG dell’Universal Peace Federation di cui Guadagnuolo è Ambasciatore di Pace. Nel 2000 per la consegna dell’opera “Peace” al Presidente Yasser Arafat alla presenza di una delegazione di parlamentari italiani…».
Per questa sua sensibilità di artista Guadagnuolo è stato sempre vicino ai più deboli ed avendo conosciuto il lavoro davvero lodevole dell’“UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) Onlus Pavia, grazie al suo amico Mario Biondillo, ha voluto realizzare un omaggio d’arte ai diversamente abili e agli operatori che si dedicano con dedizione alla cura dei loro pazienti.
Fabio Pirastu, Presidente dell’UILDM scrive: «UILDM nasce con l’intento di portare le persone con disabilità ad essere protagoniste del percorso culturale della società civile verso una piena inclusione di tutte le persone. Per far ciò, su tutto il territorio nazionale, ha fatto nascere sezioni locali che, pienamente integrate con il territorio, potessero sviluppare delle strategie di crescita dell’individuo valorizzandone le proprie capacità e la propria voglia di essere protagonisti del cambiamento. L’UILDM è un movimento associativo che ha sempre avuto per protagonista le persone che fino a poco prima erano state viste esclusivamente come beneficiarie di una solidarietà senza alcuna prospettiva di progettazione.
Sul territorio pavese questa voglia di contaminazione è sempre stata promossa, l’associazione si è, infatti, spesa per diventare strumento per una crescita individuale delle singole persone che si rivolgevano ad essa.
Lottare quotidianamente con patologie di cui ancora non esiste cura, ha fatto sì che le energie del volontariato venissero rivolte verso l’abbattimento di quelle barriere che impediscono l’inclusione delle persone con disabilità, come le barriere architettoniche, ma ancor di più, le barriere culturali date dalla non conoscenza. Proprio una visione più moderna della disabilità permette di comprendere come questa si possa abbattere rendendo l’ambiente sociale che circonda persone con menomazioni fisiche, sensoriali o relazionali un ambiente in grado di accogliere anche chi è al di fuori dei canoni di normalità. Non più quindi “quello che non puoi fare” ma soprattutto “quello che puoi fare e cosa ti serve per farlo al meglio delle tue capacità”.
Da sempre alla base dell’operato quotidiano associativo vi è una frase che sottolinea quanto le persone con disabilità siano esclusivamente alla ricerca di una straordinaria normalità: “la ricerca di una libertà di essere se stessi senza dover dimostrare nel quotidiano ciò che sono».
Inoltre Fabio Pirastu spiega il messaggio che la propria Associazione ha voluto diffondere con un calendario: «Nonostante tutto, nonostante le difficoltà, dobbiamo trasmettere forza e capacità di superare i nostri limiti, perché abbiamo molto da dare agli altri, molto di più di quanto gli altri si possano aspettare». Ed ancora: «Dobbiamo imparare a vedere la bellezza degli altri sotto ogni aspetto, questo atteggiamento ci aiuterà ad abbattere le barriere architettoniche e quelle comportamentali e culturali». Il fotografo professionista, Fabio Salmoirago, è riuscito ad infondere con i suoi scatti il messaggio che ogni giorno in Associazione si cerca di dare ai soci con disabilità ed alle loro famiglie, con la collaborazione delle “Sarte di Tudori” di Laura Stefania.
Il Pontefice Francesco, sabato 18 aprile 2020, nella Messa a Santa Marta, ha pregato per tutti gli operatori sanitari che curano i disabili dicendo: «Ieri ho ricevuto una lettera di una suora, che lavora come traduttrice nella lingua dei segni per i sordomuti, e mi raccontava il lavoro tanto difficile che hanno gli operatori sanitari, gli infermieri, i medici, con i malati disabili che hanno preso il Covid-19. Preghiamo per loro che sono sempre al servizio di queste persone con diverse abilità, ma non hanno le abilità che abbiamo noi».
Scrive Mario Biondillo (con specializzazione Polivalente Handicap): «Disabilità. Con questo termine, in passato, si intendeva una limitazione insita nell’individuo e trattata esclusivamente come “problema medico” su cui intervenire individualmente. Negli anni ottanta, in contrapposizione col precedente modello prettamente “medico”, fu coniato un “modello sociale della disabilità”, secondo il quale la disabilità è il risultato di un’interazione tra il livello di limitazione individuale fisica o sensoriale o cognitiva o mentale e il contesto di vita. Secondo l’ICF, la classificazione internazionale del funzionamento della disabilità e la salute dell’OMS del 2001, la disabilità non è più concepita come riduzione delle capacità funzionali determinata da una diagnosi medica, ma viene concepita come limitazione alle attività e restrizioni alla partecipazione sociale.
La disabilità è dunque in gran parte una conseguenza di fattori sociali: se il contesto è poco accessibile o poco inclusivo, la disabilità aumenta.
Proprio facendo riferimento alla concettualizzazione dell’ICF, nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006 (ratificata dall’Italia nel 2009) si afferma che:
“Le persone con disabilità includono quanti hanno minorazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine che in interazione con varie barriere possono essere soggetti ad impedimenti nella loro piena ed effettiva partecipazione nella società su una base di eguaglianza con gli altri”.
In Italia il numero di persone disabili divise per età sono le seguenti: 430.000 da 0 a 44 anni – 718.000 da 45 a 64 anni – 500.000 da 65 a 74 anni – 1.467.000 da 75 anni e più. Quindi stiamo parlando di un numero totale considerevole e stiamo parlando di persone che necessitano di attenzioni particolari, mediche in tanti casi, ma anche educative e sociali in tantissimi altri casi.
Prima del Covid-19, essi erano inseriti in ambienti scolastici ed educativi, in centri diurni o in strutture in cui personale specializzato prestava loro tutte le cure, l’educazione e le attenzioni di cui avevano bisogno. Ma comunque, raggiunta una certa età ritornavano in famiglia, con genitori già in età avanzata le cui forze ed energie per prendersi cura di loro si erano di molto ridotte.
Oggi con la pandemia Covid-19, la anomala situazione fatta di restrizioni sociali, li ha sottratti a tutte le strutture che li ospitavano, obbligandoli a restare a casa fra le quattro mura domestiche, rendendo le loro condizioni fortemente a rischio. I familiari, per quanto amorevoli e pazienti possano essere, non riescono da soli a far fronte a tutte le necessità di cui i loro figli o parenti hanno bisogno. In questo scenario, la loro educazione, la loro crescita, la loro salute, praticamente la loro intera vita risulta fortemente a rischio.
La domanda è: cosa accadrà dopo il Covid-19, con tutte le problematiche legate alla ripresa, in una società in piena crisi sanitaria, economica e sociale? Le strutture che li ospitavano, avranno le energie finanziarie e le risorse umane adeguate per rimettersi in moto e prendersi cura di queste speciali persone già così fortemente segnate dalla natura e dal mondo?
In uno scenario del genere e cioè in fase di ripresa che seguirà all’emergenza Covid-19, lo Stato e le organizzazioni europee, dovrebbero fare di più. C’è urgente bisogno di piani di intervento efficaci e di più fondi economici per far fronte a tutte le necessità di cui queste persone hanno e avranno bisogno».
Vogliamo chiudere con la pagina del calendario “La scuola di Atene”, con l’intervento pittorico di Guadagnuolo capolavoro di Raffaello, di cui quest’anno ricorrono cinquecento anni dalla sua morte, è un dipinto composito, che comprende 58 personalità del passato, tra gli altri Platone, Aristotele, Euclide e Archimede interpretate oggi dalle persone disabili dell’Associazione UILDM, in una linea fra antichità classica, cristianesimo e contemporaneità.
Conclude il critico d’arte Teresa Zambrotta sull’intervento pittorico sui calendari: «Il linguaggio di Guadagnuolo si arricchisce di queste pulsioni e si diversifica corrispondendo a più motivazioni. La conoscenza acquisita per altra esperienza che non sia la pittura si riflette per assonanza nell’immagine nuova risultante. Il problema diventa dunque quello della qualità e della specificità dei segni da sovrapporre all’immagine-supporto. Se alcuni (rinforzo di contorni, lumeggiature, evidenziazioni) sono strettamente motivati da ciò che si legge sotto, altri (cancellature, sovrapposizioni, aggiunta di nuovi elementi) presuppongono un intervento più assertivo».
«Queste pagine di calendario – dice Guadagnuolo – all’insegna della solidarietà e dell’aiuto verso i più deboli, gli indifesi, che tanto possono fare incominciando dal loro disarmante e onesto sorriso. Tanti Auguri per il loro futuro, ai nostri più fedeli carissimi amici».
Nell’immagine : Francesco Guadagnuolo – Tecnica mista su pagina di calendario







