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AL MUSEO DI SANT ‘ AGOSTINO DI GENOVA VERNISSAGE PER LA MOSTRA DI VIRGINIA CAFIERO “ATELIER – L’EFFIMERO DELLA MATERIA”

Virginia Cafiero Atelier 03

Virginia Cafiero Atelier 03

Virginia Cafiero Atelier 03

Atelier. L’Effimero della Materia

Virginia Cafiero, abiti e creazioni 2004-2013

Mostra a cura di Viana Conti.

Museo di Sant’Agostino, Piazza Sarzano, 35r – Genova
16 marzo – 14 aprile 2013 . Visite : da Martedì a Venerdì ore 9.00-19.00 ; Sabato e Domenica ore 10.00-19.00. Lunedì chiuso.

Inaugurazione Sabato 16 Marzo 2013 , ore 17.00.

Il Museo di Sant’Agostino ospita dal 16 Marzo al 14 Aprile 2013 una mostra, a cura di Viana Conti, di abiti ed opere dell’artista Virginia Cafiero realizzati in carta fatta a mano con elementi vegetali. La sua ricerca prende avvio da una riflessione sull’uso specifico di piante, erbe, fiori e da conoscenze scientifiche del regno vegetale. L’artista crea impasti di carta con meticolosa pazienza attraverso un attento e minuzioso processo di lavorazione, ai quali unisce elementi vegetali, che modella in sottili forme irregolari, dalle ruvide superfici e dai colori naturali.

Con la mostra intitolata Atelier. L’Effimero della Materia l’artista abita letteralmente le sale del Museo di Sant’Agostino, nel senso che, varcatane silenziosamente la soglia, vi dispone, in omaggio e nel rispetto delle presenze museali, gli abiti tridimensionali, gli arazzi e le opere bidimensionali cartacee ideate e realizzate per l’occasione espositiva.
Immediata è la percezione del contrasto tra la monumentalità marmorea e lapidea delle sculture conservate nel Museo e la levità e leggerezza delle carte, macerate, essiccate, lavorate e confezionate a mano dall’artista stessa.
I termini di Atelier e di Effimero della Materia parlano di laboratorio dove avvengono i processi a monte dell’esposizione, rinviano immediatamente alla precarietà e deperibilità della carta e metaforicamente a quella del corpo umano, rappresentato e pensato, per la mostra, come presenza assente, sostituito da tronchi e busti di manichini neri, rivestiti, sovente fino a terra, del più impalpabile e insieme resistente, elastico e pigmentabile dei tessuti, la carta appunto.
Alla luce dell’aperta politica culturale del Conservatore del Museo di Sant’Agostino, l’archeologo Adelmo Taddei, il Museo diventa un Habitus, uno spazio sociale condivisibile, un sistema di condizioni percettive di scambio tra pubblico e privato, un campo di acquisizione di pensieri e azioni collettive. Connotato come collezione di scultura medievale, affreschi staccati e reperti lapidei dal X al XVIII secolo, il Museo di Sant’Agostino di Genova, rende possibile un programma di progetti espositivi che, nel contesto storico e nella straordinaria sistemazione architettonica ideata da Franco Albini e Franca Helg, acquisiscono valenze semantiche inedite e inesplorate.
Con l’ingresso dell’opera di Virginia Cafiero nel Museo di Sant’Agostino si esalta il dialogo tra l’inamovibilità della pietra e del marmo e il fluttuare aereo e leggero di una statuaria di carta e materiali naturali, vegetali, floreali e minerali, percepibili visivamente, tattilmente e olfattivamente.

La mostra è visitabile fino al 14 aprile 2013 negli orari di apertura del Museo di Sant’Agostino: Sant’Agostino: da martedì a venerdì ore 9.00-19.00, sabato e domenica ore 10.00-19.00. Lunedì chiuso. Per informazioni: Tel. 010 2511263 – fax 010 2464516 – www.museidigenova.it
[email protected]

Virginia Cafiero, vive e lavora a Genova. L’interesse per la carta, quale supporto comunicativo, l’ha avvicinata ad un personale contatto con il mondo dell’arte. Da qui ha iniziato il suo percorso attraverso la creazione di libri d’artista, mail art, opere pittoriche e installazioni, per giungere infine all’universo della moda. Nascono così abiti in carta e scarpe fantasiose o “assurde” come ama definirle l’artista.

Le opere
Il lavoro artistico di Virginia Cafiero prende avvio da una riflessione sull’uso specifico di piante, erbe, fiori e da conoscenze scientifiche del regno vegetale. L’artista crea impasti di carta con meticolosa pazienza attraverso un attento e minuzioso processo di lavorazione, ai quali unisce elementi vegetali, che modella in sottili forme irregolari, dalle ruvide superfici e dai colori naturali.

Libri Oggetto
L’interesse per la carta quale supporto comunicativo ha avvicinato Virginia Cafiero al mondo della produzione di Libri d’Artista. Dagli anni Ottanta ha realizzato diversi Libri d’Artista per rassegne in Italia e all’estero. Dal 2000 partecipa annualmente alla Rassegna “Libri Mai Mai Visti”, promossa dall’Associazione VACA – Vari Cervelli Associati, presso la quale si trovano in archivio alcune sue opere.
 
Mail Art
Partecipa a numerose mostre in Italia e all’estero di diversi circuiti di Mail-Art. Tra le partecipazioni si ricordano: “Antologia ad Hoc” (Lagnes – Francia), a cura di Sergio Cena; “BAU 7 – Contenitore di Cultura Contemporanea” (Viareggio), a cura di Vittore Baroni, Antonino Bove, Marco Maffei.
 
Antologie e Cataloghi
È presente in numerosi cataloghi ed antologie, tra cui: “1.000 Artisti a Palazzo” (Palazzo Arese Iacini, Cesano Maderno, Milano); “Corrispondenza d’Artista”, Biennale di Poesia di Alessandria; “Bugie ad Arte”, antologia di poesie, racconti e opere edita da Artea-Edizioni Fruska (Città di Castello, PG)

Collettive
Ha partecipato a numerose collettive nazionali ed internazionali: “Luogo, personaggi e miti Pavesiani”, Centro Studi Pavesiani – Santo Stefano Belbo (Cuneo); “Kunst / Stein und Textil” – Emmendingen (Germania); “Libri Mai Mai Visti”, Vaca e Museo dell’Illustrazione di Ferrara; “Omaggio ad Hermann Hesse”, Spazio Studio – Milano; “Biennale Genovarte”, Satura – Genova; “Bugie ad Arte”, Palazzo Vitelli – Città di Castello (Perugia); “Europeam Arteam Prize”, Museo Civico d’Arte Contemporanea – Albissola (Savona); “Antologia Ad Hoc” – Lagnes (Francia); “Un menù per la Colomba”, Fondazione Belvilacqua La Masa – Venezia; “The Forest for the Trees”, Lonsdale Gallery – Toronto (Canada); “1000 artisti a Palazzo”, Palazzo Arese Iacini – Cesano Maderno (Milano); “Genova meets Easton, American Art Festival”, Satura – Genova; “Il Mio Mondo”, Sidac Studio – Hogewoerd (Holland); “Poetry and Arts Network. XIV Biennale di Poesia”, Palazzo Cuttica – Alessandria; “Artisti a confronto”, Camera dei Deputati, Sala del Cenacolo – Roma; “Io, gli Altri”, Biblioteca Civica Italo Calvino – Torino; “Roma souvenir, la città, il verde”, Galleria d’Arte Istituto Portoghese Sant’Antonio – Roma; “Cartabianca”, Museo della Carale Accattino – Ivrea; “Bau n.7”, contenitore di cultura contemporanea – Viareggio (Lucca); “The Word”, M.K. Ĉiurlonis National Art Museum – Kaunas (Lituania); “Rolli Days”, Palazzo Giò Francesco Balbi – Genova; “Bestiario. Mitologia del Contemporaneo”, Museo di Sant’Agostino – Genova; “Sulle ali dei gabbiani. Freedom Poetry”, Galleria G-28 – Cagliari; “Un museo per un museo”, Commenda di Prè – Genova; “M’illumino e m’invento”, Ca di Nì – Finalborgo (Savona); “In Hoc Signo Vinces”, Museo dei Cappuccini – Genova; “Omaggio ad Hokusai”, Galata Museo del Mare – Genova.

Sue opere sono presenti in raccolte private e pubbliche, in Italia, Francia, Germania, Canada, Lituania e Costa d’Avorio, presso l’Ente Biennale Poesia di Alessandria, il Museo delle Forme Inconsapevoli “Claudio Costa” di Genova, il Settore Biblioteche del Comune di Modena, VACA – Museo dell’Illustrazione di Ferrara, il Collège Jacques Cartier di Chauny, il Museo della Carale Accattino di Ivrea, l’Archivio BAU-contenitore di cultura contemporanea di Viareggio, il M.K. ÄŒiurlonis National Art Museum di Kaunas, il Musée des Civilisations de Côte d’Ivoire di Abidjan.

Tra le mostre personali più significative degli ultimi dieci anni:
2001 – Prelievi di Natura, Satura Gallery, Genova, a cura di Miriam Cristaldi
2001 – Carte in Fiore, Libreria del Palazzo Ducale, Genova, evento collaterale all’esposizione internazionale Euroflora ’01
2002 – Caleidoscopio, Satura Gallery, Genova, a cura di Giannina Scorza
2004 – Fibre: carte e tessuti, Satura Gallery, Genova, a cura di Mario Napoli
2005 – Esplosioni, Satura Gallery, Genova, a cura di Mario Pepe
2007 – Il colore del suono. Petali in musica, Satura Gallery, Genova, a cura di Bruno Cassaglia
2007 – Concerto, Galleria Catartica, Torino, a cura di Enrico Debandi
2008 – Naturalia, Galleria d’Arte del Cavallo, Valleggia (SV)
2008 – Vegetable Kimono, Satura Gallery, Genova, a cura di Mario Napoli
2010 – Vegetable Kimono, La Galleria, Savona
2011 – Talk To Me, Palazzo Zenobio, Venezia, a cura di Loredana Trestin
2013 – Atelier. L’effimero della materia, Museo di Sant’Agostino, Genova, a cura di Viana Conti e Adelmo Taddei

Hanno scritto di lei
Germano Beringheli, Sara Bernarotti, Valentina Caserta, Bruno Cassaglia, Barbara Cella, Sergio Cena, Elena Colombo, Viana Conti, Miriam Cristaldi, Giuliana Manganelli, Mario Napoli, Alfredo Pasolino, Mario Pepe, Leonardo Rosa, Giannina Scorza, Adelmo Taddei.

Virginia Cafiero
Atelier: l’Effimero della Materia Museo di Sant’Agostino, Genova 16 marzo-14 aprile 2013

Monumenti di Carta Il Museo come Habitus

di Viana Conti

Dal cielo
sembrano piovuti
i fiori di ciliegio
Kobayashi Yotaro Issa1

Premessa Introdurre la mostra personale di Virginia Cafiero con l’Haiku del poeta giapponese Kobayashi Yotaro, il cui nome Issa, assunto da monaco buddhista, significa una tazza di tè, risulta doppiamente pertinente, dal momento che nel lavoro dell’artista, grande estimatrice della sua poesia, hanno presenza estetica e materica a profusione sia i petali dei fiori che le bustine di tè. Con l’installazione intitolata Atelier. L’Effimero della Materia l’artista abita letteralmente le sale del Museo, nel senso che, varcatane silenziosamente la soglia, vi dispone, in omaggio e nel rispetto delle presenze museali, gli abiti tridimensionali, gli arazzi e le opere bidimensionali cartacee ideate e realizzate per l’occasione espositiva. Immediata è la percezione del contrasto tra la monumentalità marmorea e lapidea delle sculture conservate nel Museo e la levità e leggerezza delle carte, macerate, essiccate, lavorate e confezionate a mano dall’artista stessa.
I termini di Atelier e di Effimero della Materia parlano di laboratorio dove avvengono i processi a monte dell’esposizione, rinviano immediatamente alla precarietà e deperibilità della carta e metaforicamente a quella del corpo umano, rappresentato e pensato, per la mostra, come presenza assente, sostituito da tronchi e busti di manichini neri, rivestiti, sovente fino a terra, del più impalpabile e insieme resistente, elastico e pigmentabile dei tessuti, la carta appunto.

Il Museo come Habitus Alla luce dell’aperta politica culturale del suo Conservatore, l’Archeologo Adelmo Taddei, il Museo diventa un Habitus, uno spazio sociale condivisibile, un sistema di condizioni percettive di scambio tra pubblico e privato, un campo di acquisizione di pensieri e azioni collettive. Connotato come collezione di scultura medievale, affreschi staccati e reperti lapidei dal X al XVIII secolo, il Museo di Sant’Agostino di Genova, rende possibile un programma di progetti espositivi che, nel contesto storico e nella straordinaria sistemazione architettonica ideata da Franco Albini e Franca Helg, acquisiscono valenze semantiche inedite e inesplorate. In sintonia con la visione teorica e fisio-psicologica del filosofo esistenzialista francese Maurice Merleau-Ponty, la visita della mostra nel Museo consegna l’immobilità sacrale e solenne delle opere alla mobilità fluida del transito, il divenire fenomenologico dei vuoti e dei pieni dello spazio all’attività percettiva dell’osservatore, lo stimolo del dialogo alle opere inserite con quelle preesistenti, che le circondano e le ispirano. Dall’ingresso, alla rampa principale, alla salita e discesa di scala in scala, seguendo il percorso da una sala all’altra, lo scenario della mostra, concordato tra il Museo e l’artista, si anima attraverso le relazioni tra le opere e lo sfondo, gli effetti di luce diurna e notturna, i riflessi degli oggetti sui minispecchi quadrati che sormontano la sala dei capitelli, nella fattispecie le vezzose e bizzarre scarpette ideate dall’artista a dimostrare la natura mutevole e volubile della moda femminile di tutti i tempi. Con l’ingresso dell’opera di Virginia Cafiero nel Museo di Sant’Agostino si esalta il dialogo tra l’inamovibilità della pietra e del marmo e il fluttuare aereo e leggero di una statuaria di carta e materiali naturali, vegetali, floreali e minerali, percepibili visivamente, tattilmente e olfattivamente.

Il percorso della mostra Al pianoterra, in un angolo dell’ingresso, il visitatore si confronta immediatamente con La Natura è la madre più gentile, un abito di carta a mano, paglia, bambù, legno e cordoni dalla confezione, per così dire, aperta, che lascia intravedere la rete metallica che sostiene la gonna, attraversata per tutta la lunghezza da una fascia violarosato. Al livello inferiore della sala Alto Medioevo si presentano tre abiti “in volo” nello spazio, dal titolo Così pure le Farfalle, Foglie, Melodia, di carta trattata a mano con foglie di caucciù disidratate, acetati, fili di seta, mentre al livello superiore, sopra una breve scala, si scorgono semplici camiciole che riflettono nel titolo Le ombre trattengono il fiato la loro delicata intimità. Accedendo al primo piano, di fronte all’affresco di San Michele Arcangelo, appare l’abito con decorazioni blu Cina e oro, impreziosito di un manto di rafia e filo dorato, Soli, se gli angeli sono “soli” e discosto un colorato abito stile bizantino nei pressi dell’affresco del Convito di Betania, il cartaceo Preludio con filtri da tè e collare rosa-corallo ornato da un grande fiore.
Accostato al Monumento funerario di Margherita di Brabante, capolavoro di Giovanni Pisano, incede, seducente, l’abito Se dovessi essere regina domani, con corpetto incrostato di copiose, leggere, rose di carta: in vita una fascia viola. Accanto al Monumento funerario del doge Simone Boccanegra si presenta Così la solitudine, appare, un paramento dogale rosso, di carta di riso, decorato di passamaneria dipinta con motivi in oro. Su capitelli in pietra grigia di Santa Sabina si specchiano leggiadre calzature annunciate dal titolo E dove i suoi piedi passano. In sensibile dialogo con la Sezione Azulejos-laggioni si presentano Trasparenze, carte intrise di Bougainvillea, Astracelo. Accanto alla Figura stante del “Maestro di Giano” in marmo bianco, insidioso, striscia, sulle sue scaglie di bustine di tè, E divenne serpente…Nella sezione di pittura medievale una lorica romana squamata da bustine da tè, disseccate dopo l’infusione, si presenta con un Ricorderò San Giorgio, mentre sul bordo di una cassapanca aperta fuoriesce il drappeggio di un Vegetable Mantle di filtri e fili di cocco. Al secondo piano, scortata dai due Leoni stilofori, si annuncia, la veste di foggia medievale, dalle maniche arrotondate, Tanto gentile e tanto onesta pare, di carta a mano, foglie disidratate dipinte di blu Cina con pizzo e nastro dorato. Nei pressi dell’affresco di Valerio Castello, proveniente dalla Cappella del Palazzo di Branca Doria, compare un abito bianco corto; non discosto si stende il tappeto di rose rosse Quando…smettono di fiorire. Sul delicato dorso di un abito bianco, con maniche rigonfie nere, il cui titolo, sotto forma di messaggio, comunica Perciò, vi è miracolo davanti a me, Virginia Cafiero ha ricamato una poesia di Emily Dickinson: il manichino che lo indossa contempla devotamente la Madonna in gloria con San Domenico e Sante Domenicane di Gregorio de Ferrari. Un arazzo rosso ed uno blu di carta, rafia e fili vegetali introducono, alla fine del percorso, ai tre Vegetable kimono ancora di carta, filtri del tè, fili di cocco e nastro di garza, distesi verticalmente su grandi lastre di ardesia grigio-azzurra.

Lettura dell’opera Le ibridazioni naturali di Virginia Cafiero tra il foglio di cellulosa e la foglia, tra i fiori e i minerali, tra le fibre e i filamenti di cocco, rafia, cotone, seta, trattati, triturati, pressati e tinti, mettono in opera un racconto sospeso tra la scompaginazione aerea di un libro in fieri, l’assimilazione sensoriale di un bosco, la perlustrazione capillare dell’ecosistema di un prato. Vi si aggiunge, pensata per la presente esposizione museale, la sfilata, tra Oriente e Occidente, con voli virtuali ora a Bisanzio ora a Kyoto, di indumenti e accessori che hanno rivestito l’uomo, in tal caso particolarmente la donna, nel corso dei secoli, con attenzione alle materie prime impiegate, ma pure ai materiali pregiati che rappresentano, anche nell’arte, l’appannaggio delle classi nobiliari, delle corti di re, imperatori, dogi, papi, comunità religiose, fino alle tecniche di tessitura, alle gerarchie sociali, ai ricchi scambi commerciali tra le repubbliche marinare, di cui Genova fu sovrana, alle valenze antropologiche, etnografiche, archeologiche, simboliche, di ogni rivestimento del corpo. Di fronte agli allettamenti del guardaroba, delle fogge, della moda, che esibiscono sui mercati di ogni tempo, per le classi più abbienti, merletti, velluti pregiati, copricapi, tessuti broccati, eleganti sandali infradito e calzature civettuole, è l’immaginario di un artista, quello di Virginia, a utilizzare il materiale deperibile della carta per realizzare la più raffinata delle collezioni, la più fantasmagorica delle sfilate di moda. Come nelle lievi, sintetiche, poesie haiku, così nelle apparizioni cartacee ideate dall’artista, è intensamente ed emozionalmente percepibile il trascorrere delle stagioni, la caducità della bellezza di un fiore, l’ingiallire di una foglia, lo svanire di un profumo. Si insinua talvolta nelle sue installazioni anche l’insidia della Natura, come nelle opere di carta realizzata a mano, di filtri e bustine del tè, intitolate Tentazioni, tra le colonne di marmo bianco, ed E divenne serpente…
Virginia Cafiero, nel passaggio dalla cellulosa alla pagina, cui conferisce l’incarnato dei fiori, familiarizza con il libro, oltrepassa il foglio incorniciandolo nel quadro, si stacca dalla parete per tagliare, ricucire, modellare il corpo, nel suo più prezioso e immaginifico rivestimento, nella memoria devozionale del suo calco.
Le creature cartacee, scaturite dall’interazione tra Natura e Cultura, dalle sue segrete alchimie, fluttuano sospese tra realtà e immaginazione. Carte di riso e cellulosa rivaleggiano con i candori del marmo, mentre filtri e bustine del tè ne riprendono le lievi ossidazioni rossastre. Aggiungono suggestioni alla mostra l’ondeggiare delle opere nel vuoto al più lieve spirare del vento o di una corrente d’aria, il risuonare virtuale delle parole di Emily Dickinson ricamate sul dorso di un abito. La carta macerata diventa documento testimoniale dell’unione tra il residuo naturalistico e la sua impronta colorata e profumata, momento di un rituale e di un cerimoniale osservato con rigore e partecipazione emotiva, come davanti ad un reliquiario di tracce naturali e culturali, che Virginia Cafiero non cessa di trascrivere in manufatto artistico.

Atelier. L’Effimero della Materia
Virginia Cafiero, abiti e creazioni 2004-2013

Museo di Sant’Agostino, Piazza Sarzano, 35r – Genova
16 marzo – 14 aprile 2013

Ci sono degli strani personaggi, che si aggirano per il Museo di Sant’Agostino.
Donne e/o uomini, forse angeli asessuati e dolcissimi che si offrono, per una volta, per una unicissima volta, alla vista degli umani.
E sono, però, personaggi, quali che siano, differenti gli uni dagli altri, non hanno l’indifferenziazione della santità.
Vediamone alcuni da vicino…
Davanti al mirabile San Michele pesatore d’anime (la temibile psicostasia..) ecco un vestito vezzosamente decorato con fiori (fiori veri, dico: di quelli che Virginia è così terribilmente abile ad utilizzare), ampio scollo, figura ben fasciata e ben slanciata, braccia voluttuosamente e pericolosamente nude. Dico pericolosamente, perché San Michele è proprio lì vicino, e non solo: quando c’è l’Arcangelo, lì vicino c’è sempre il demonio. Anche l’affresco del Museo non si discosta da questa modalità narrativa: il buono viene pesato e satana imbroglia sul peso, cercando di accaparrarsene l’anima. Di satana si vede, a destra, l’ala scura di nerofumo e se ne intuisce la rabbiosa sconfitta seguendo la linea della lancia dell’Arcangelo: la stadera pende verso il male, ma Michele, cui l’animula già si volge fiduciosa, sconfiggerà il bieco contendente. Allora: rischia la dannazione l’abitatrice (il vestito è palesemente femminile) del ‘nostro’ vestito? Forse no: sullo scollo dangereux e sulle invitanti, certamente candide braccia è posato con astuta negligenza un velame di ruvida rete: un “ti vedo non ti vedo” o un qualcosa che assona col cilicio?
Chissà..Virginia ci lascia incerti ed ammirati della sua etica, inquietante maestria.
Ah! che dalle parti della mia carissima Margherita si balla! Ma come, direte voi, non è un monumento funebre in mezzo a frammenti di monumenti funeberrimi? No: ci siamo tutti sbagliati: lì si danza, ed è bastato il sontuoso vestito d’arriccio al petto, spalle scoperte, lunga gonna voile e la maestria di un’ampia fascia di viola – non funebre: ça sent le printemp!- per movimentare una festa che, diciamocelo francamente, languiva da un po’… Ecco che invece è ben più comprensibile il movimento delle tre figure che compongono il monumento di Margherita: si stanno muovendo in sincrono in un ballo arcano e divertente, in mezzo a personaggi che volteggiano manti al ritmo giusto… Grande valse brillante…
Grazie, Virginia, per averci aiutato a comprendere opere mal’interpretate da secoli!
Gli artisti amano contraddire e contraddirsi, ovvio. Allora ecco una bellissima lorica squamata, corazza toracica in uso nell’esercito romano imperiale di bellissimo effetto e di ottima efficacia, con le sua scaglie metalliche meticolosamente disposte una sull’altra, un bellissimo oggetto di morte.
Perché Virginia, che conosciamo tutti come persona discreta ed amabilissima, ci presenta quest’opera? Perché la costruisce con le bustine del tè! Destruttura il significato primordiale dell’oggetto cui fa riferimento utilizzando questo allegro materiale con la maestria con la quale è solita trattare i materiali dei quali fa uso. Ci vediamo dentro un possente centurione romano, o il bianconiglio che si colleziona addosso tutti i residui del tè che è solito tracannarsi?
Infine, ecco qualcuno – ma qui non giurerei che si tratti di una donna – che se ne sta fra i leoni stilofori che provengono, ultimo resto!, dal San Siro romanico. Bene: sta o va? A me da l’impressione di una staticità da kouros greco, di una figura ferma ma che può muoversi in qualunque momento. Sarà un notabile che esce tronfio nel suo abito (strepitoso!) dalla funzione domenicale? O una matrona che si offre – non avendo ben compreso il messaggio del leone alla sua destra, che vorrebbe tener lontana dalla chiesa la lussuria – allo sguardo degli ammiratori? Oppure oggi è venuto in visita un qualche notabile forestiero, ed ha partecipato alle devozioni con suo abito più splendido. O, infine, come la principessa nel San Giorgio e il drago di Paolo Uccello, si tratta davvero di una gran signora che tiene al laccio le due fiere?

Chissà…
A noi non resta che stupirci per l’abilità e l’ispirazione di Virginia Cafiero, ma anche rivolgerle una piccola, serpigna domanda: non è che dentro tutti quegli abiti ci sei tu?