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Ferrania: approvato l’ordine del giorno di Italia dei Valori

Oggi, in consiglio regionale, Maruska Piredda, capogruppo di Italia dei Valori, ha presentato un ordine del giorno che impegna il presidente Burlando e l’assessore competente alla convocazione urgente di un tavolo di confronto, tra tutti i soggetti interessati, per vagliare le prospettive future dei lavoratori Ferrania, oggi in cassa integrazione, alternative alla mobilità e per riproporre, in tempi brevi, al prossimo governo, la riapertura della procedura dell’amianto.

Dopo l’incontro con una delegazione di cinquanta lavoratori a cui hanno partecipato anche l’assessore al Lavoro Vesco e il vicepresidente del consiglio Boffa l’ordine del giorno ha incassato il consenso unanime da parte di tutti i gruppi consiliari.

«Italia dei Valori – dice Piredda – da mesi segue questa difficile vertenza che vede coinvolti circa 200 lavoratori di Ferrania per i quali terminerà a fine maggio la copertura della cassa integrazione e che dal 2 di giugno potrebbero trovarsi a casa, in mobilità.

Pur consapevoli delle difficoltà che la procedura di riapertura potrà incontrare presso il ministero competente, riteniamo che sia un buon punto di partenza l’impegno preso dall’assessore Vesco a farsi parte attiva per pressare il prossimo governo affinché riapra la procedura dell’amianto per i lavoratori di Ferrania. Questo consentirebbe agli over 50, che costituiscono almeno il 50% dei lavoratori oggi in cassa, di raggiungere i requisiti pensionistici. Positiva è la volontà ribadita dall’assessore Vesco sulla necessità di rilanciare un’area dalle enormi potenzialità infrastrutturali come quella di Ferrania per consentire un futuro occupazionale concreto a tutta la Val Bormida.

A questo punto, ci aspettiamo che il prossimo governo, con un atto politico di responsabilità e buon senso, inserisca al più presto i lavoratori Ferrania nelle liste delle aziende interessate dagli atti di indirizzo ministeriale in materia di benefici per l’esposizione all’amianto, cui non è stato dato seguito in assenza delle apposite modifiche normative e per cui il Parlamento, nell’ultima legislatura, aveva già approvato un ordine del giorno che purtroppo non ha avuto un seguito concreto».