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Il Pisa non molla, la Dea si ferma

Il Pisa non molla, la Dea si ferma
Un momento di Pisa-Atalanta (Foto: Alessandro Bugelli)

La partita si decide negli ultimi dieci minuti di una serata umida e dove i padroni di casa meritavano il successo. Krstovic illude, l’Atalanta con Durosinmi al debutto in serie A firma un pari di cuore e sudore e dall’altra parte un Carnesecchi monumentale evita il peggio

Pisa – All’ombra pendula della torre che sfida la gravità e la logica, l’Atalanta si presenta con l’idea della fuga buona, di quelle che si tentano in silenzio, col cappotto già addosso e il pensiero rivolto all’Europa. Ma il Pisa, che è bestia da soma e non da salotto, le va dietro come la mula d’Appennino: testarda, sudata, indifferente al blasone. La prende per la giacchetta e le strappa un punto che non sa di regalo, ma di giustizia calcistica, quella che non fa sconti e pareggia i conti.

Finisce così una partita che sembrava minuta e invece racconta parecchio ed è stata piacevole guardarla in tribuna: di una Dea un po’ distratta, con la testa forse altrove; di un Pisa che non conosce la resa; e di un ragazzo nigeriano appena sbarcato nel belpaese, che al primo colpo timbra il destino come un doganiere severo.

Foto di Alessandro Bugelli

Pisa col coltello tra i denti

Si parte a specchio, come nelle domeniche di provincia dove la prudenza è virtù cardinale: 3-4-2-1 da una parte e dall’altra. Gilardino, rimasto orfano del castigato Caracciolo, rimette Coppola nella mischia e piazza Tramoni e Moreo a ronzare alle spalle di Meister. Palladino risponde con De Ketelaere e Zalewski dietro al centravanti di carne, ossa e pensieri pesanti che risponde al nome di Scamacca.

Il Pisa manovra a destra, là dove Touré corre come se avesse il fuoco nei polpacci: spinge, punge, semina cefalee. Davanti, Meister e Hien si prendono a sportellate, roba da calcio di trincea, roba da fango sulle ginocchia e dignità da difendere. I toscani partono meglio, con più fame e più rabbia. Touré tenta l’assolo, ma Carnesecchi fa il portiere vero e chiude la bottega. Aebischer ha due occasioni: prima è generoso quando servirebbe l’egoismo, poi sbaglia la misura, che nel calcio è madre di ogni peccato.

Dea con l’alito corto

L’Atalanta è contratta, quasi svagata. Scamacca resta imbrigliato come un toro preso al lazo, De Ketelaere e Zalewski sono fiammelle bagnate, e l’umido  della serata pisana – quello vero, che entra nelle ossa – non aiuta. Per vedere la Dea dalle parti di Scuffet bisogna attendere la mezz’ora, quando Musah semina un brivido sulla destra, senza però trovare il morso. Nel finale di tempo i bergamaschi allungano un po’ il passo, ma senza affondare il coltello.

Ripresa da uomini

Il Pisa riparte come aveva finito, con Touré padrone del tempo e dello spazio. La palla-gol però è di Moreo: al 52’ svetta su corner di Tramoni, colpo secco, palla che pare già nel sette. Carnesecchi vola, allunga la mano del destino e la toglie. Applausi sinceri al portiere vestito stasera di giallo evidenziatore.

Palladino annusa il pericolo e scuote la panchina: Zappacosta, Ederson e Raspadori dentro. Fuori Musah, Pasalic e Scamacca. Cambia la faccia della Dea. De Ketelaere si accende, salta Coppola e serve Scalvini, murato a due passi da Scuffet. Zalewski prova da fuori, il pallone sibila accanto al palo come un mamba nero infastidito.

Gilardino risponde con cuore e coraggio: dentro Durosinmi, Leris e Piccinini. Il Pisa non arretra l’anima. Piccinini calcia dal limite, Carnesecchi è ancora lì, piantato come una sentinella di frontiera.

Zona Cesarini, cuore e destino

Quando lo 0-0 pare scritto col gesso, ecco il colpo di scena. All’83’ Krstovic trova il pertugio e infila Scuffet come Arsenio Lupin faceva coi cassetti dei ricchi. Ma il calcio è dialettica pura, e la parola “fine” non si pronuncia mai prima dei tre fischi.

E allora arriva Rafiu Durosinmi, corpo da corazziere e mestiere da goleador di confine, appena sceso dal Viktoria Plzen. Al debutto piazza una capocciata sonora, di quelle che rimettono i conti a posto. Uno che col gol ha confidenza antica, e si vede.

È lui a fermare una Atalanta opaca, lontana dai suoi furori consueti. Una Dea che interrompe la striscia vincente e che deve dire grazie, grazie grosso così, a Marco Carnesecchi: saracinesca abbassata, riflessi da portiere d’altri tempi. Senza di lui, la notte pisana della Dea sarebbe stata amara.

Il Pisa fa un passo piccolo ma solido, di quelli che non fanno rumore ma costruiscono futuro. Meno tre dal quart’ultimo posto e una prestazione che autorizza speranze meno timide. In casa segnare resta un cruccio, ma la strada – finalmente – pare quella giusta (Alessandro Bugelli)

Il tabellino

Pisa-Atalanta 1-1 (0-0)

Reti: 82′ Krstovic, 87′ Durosinmi

PISA (3-4-2-1): Scuffet; Calabresi (91′ Bozhinov), Canestrelli, Coppola; Touré, Aebischer, Marin (68′ Leris), Angori; Tramoni (68′ Piccinini), Moreo; Meister (68′ Durosinmi). A disposizione. Semper, Nicolas, Hojholt, Buffon, Esteves, Bettazzi, Mbambi, Lorran. All. Gilardino

ATALANTA (3-4-2-1): Carnesecchi; Scalvini (70′ Krstovic), Hien, Ahanor; Musah (56′ Zappacosta), De Roon, Pasalic (56′ Ederson); Bernasconi; De Kateleare, Zalewski (81′ Sulemana); Scamacca (56′ Raspadori). A disposizione. Rossi, Sportiello, Kossounou, Smardzic, Kolasinac, Maldini. All. Palladino

Arbitro: Marchetti di Ostia Lido

Ammoniti: Pasalic, De Roon, Coppola

Note: Recupero 1′ pt, 4′ st

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