Il sito web del New England Journal of Medicine (http://www.nejm.org), la più prestigiosa rivista di medicina con un Impact Factor pari a 51, riporta oggi un articolo scientifico frutto della collaborazione fra l’Accademia delle Scienze di Vienna e l’Ematologia di Pavia. La pubblicazione on line di tale articolo coincide con la presentazione dello stesso lavoro al Meeting Annuale della Società Americana di Ematologia a New Orleans.
Mediante studi di sequenziamento del genoma in pazienti affetti da malattie quali la trombocitemia essenziale e la mielofibrosi primaria, i ricercatori hanno identificato mutazioni somatiche del gene che codifica per la calreticulina, una proteina che ha molte funzioni in tutte le cellule e che regola in particolare il metabolismo cellulare del calcio. Il Prof. Mario Cazzola, Ordinario di Ematologia all’Università di Pavia e Direttore della Clinica Ematologica della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, responsabile della parte pavese della ricerca, spiega che “le mutazioni geniche trasformano i megacariociti del midollo osseo, fanno produrre una quantità eccessiva di piastrine e provocano la fibrosi del midollo stesso.”
Furono gli studi di Giulio Bizzozzero, laureatosi in Medicina e Chirurgia a Pavia nel 1866, a consentire di capire che le piastrine del sangue derivano dai megacariociti midollari.
Le ricerche del Prof. Mario Cazzola rientrano in un progetto di “oncologia clinica molecolare 5 per mille” dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (http://www.airc.it), finanziato con i fondi 5 per mille dei contribuenti italiani.
I gruppi diretti da Alessandro Vannucchi, all’Università di Firenze, e da Mario Cazzola, all’Università di Pavia, hanno fatto una scoperta molto importante per i pazienti affetti da malattie mieloproliferative. Insieme a ricercatori dell’Università di Cambridge e dell’Accademia delle Scienze di Vienna, Vannucchi e Cazzola hanno identificato una mutazione nel gene della calreticulina (CALR) nella maggior parte dei pazienti affetti da due malattie del sangue, la trombocitemia e la mielofibrosi, che risultavano negative alla già nota e più comune mutazione del gene JAK2.
Le neoplasie mieloproliferative croniche sono una famiglia di tumori del sangue che originano dalla cellula staminale del midollo osseo e comprendono malattie diverse quali la policitemia vera, la trombocitemia essenziale e la mielofibrosi primaria. Sono forme relativamente frequenti, le quali incidono negativamente sulla qualità della vita e possono causarne un accorciamento, particolarmente nella mielofibrosi.
Da tre anni è attivo in Italia un gruppo di ricerca, denominato AGIMM (AIRC-Gruppo Italiano Malattie Mieloproliferative Croniche; http://progettoagimm.it) comprendente sette unità cliniche e di laboratorio, che è finanziato con un progetto AIRC “5 per mille”. AGIMM ha lo scopo di identificare nuovi meccanismi molecolari responsabili di questi tumori del sangue per migliorarne la comprensione, rendere più facile la diagnosi, migliorare la definizione della prognosi e sviluppare terapie innovative.
I risultati dell’ultima scoperta sono pubblicati congiuntamente sul sito della prestigiosa rivista New England Journal of Medicine (http://www.nejm.org) il 10 dicembre, in coincidenza con la presentazione dei dati al Congresso Annuale della Società Americana di Ematologia (ASH), a New Orleans.
La scoperta ha immediate ricadute per i pazienti, oltre ad aprire nuovi orizzonti per la comprensione dei meccanismi con i quali il gene CALR mutato determina un tumore mieloproliferativo. Il primo risultato, già da oggi trasferibile nella pratica clinica, è il miglioramento della possibilità di effettuare una diagnosi più precisa per i pazienti nei quali è assente la mutazione di JAK2. Una maggiore precisione della diagnosi potrà poi tradursi anche in una previsione più accurata della prognosi e in una scelta più avveduta delle terapie più adatte. Infine la proteina CALR mutata potrebbe rappresentare un nuovo bersaglio terapeutico per farmaci molecolari: questo obiettivo richiederà ovviamente più tempo, ma i ricercatori AIRC sono già al lavoro.






