Dopo il fallimento dell’accordo con Forza Italia sulla nuova legge elettorale regionale, il PD ci riprova. Oggi in Consiglio Regionale sarà presentato un maxi-emendamento che ripropone i contenuti dell’accordo già fallito.
Nel frattempo il PD ha riunito il tavolo del centrosinistra, ha accolto perfino alcune delle nostre proposte, fino a quando pochi giorni fa – sarà lo spirito della Leopolda?- ha cambiato idea ed è ritornato a ricercare le larghe intese con Forza Italia.
Possiamo soltanto cercare di capire quali sono le motivazioni di questo comportamento, al di là di una obiettiva contraddittorietà che nasce dall’attuale caos all’interno del PD.
Il motivo più politico è quello di cercare di dare l’impressione ai cittadini liguri di voler eliminare a tutti i costi il listino, nonostante le resistenze dei piccoli partiti. Noi non vogliamo cadere in questa trappola puramente propagandistica. Dichiariamo fin da subito che siamo favorevoli all’eliminazione del listino, se si lascia per il resto inalterata la legge attuale. Riconfermiamo perciò quello già detto in occasione del primo tentativo d’accordo: il risultato, da tutti condiviso, della cancellazione del listino non giustifica una legge così criticabile, come quella concordata con Forza Italia.
Oggi questa legge elettorale è ancor più inaccettabile di ieri perché ha l’ardire, dopo le montagne di promesse fatte alle associazioni femminili e alle donne iscritte al PD, di non prevedere la doppia preferenza di genere e neppure, pare, il contentino della collocazione alternata in lista uomo-donna. Siamo stati facili profeti quando abbiamo sostenuto, di fronte alla speranza di molte consigliere regionali di una modifica successiva del punto, che non ci sarebbero più stati cambiamenti. Infatti, ripresentano la legge per una seconda volta, e la doppia preferenza di genere continua a non esserci. Non si può rinunciare a una conquista di civiltà che è già contemplata nella legge per le elezioni comunali e in molte leggi regionali. La sua mancata presenza pone la Liguria fanalino di coda della modernità e della buona politica.
Rimane poi inalterato, se non peggiorato, il punto di critica fondamentale all’impianto della legge, cioè la mancata indicazione di una soglia minima per ottenere il premio di maggioranza o, almeno in alternativa, l’indicazione di un premio di maggioranza ristretto scaglionato in rapporto alla percentuale ottenuta dalla coalizione vincente. Sel ritiene che il mancato inserimento di una garanzia democratica di questo tipo sia anticostituzionale, analogamente a quanto stabilito dalla Corte per il meccanismo simile del Porcellum. Secondo noi è molto probabile che la legge elettorale su questo punto sia fermata.
Per cui emerge l’intento principalmente propagandistico della manovra del PD: la maggioranza delle larghe intese vuol fare la bella figura di eliminare il listino ma nella pratica, introducendo un largo premio di maggioranza senza soglia minima, mette a rischio di incostituzionalità la nuova legge. Con il risultato in definitiva, visto che siamo già in autunno, di votare a marzo con la vecchia legge e quindi mantenendo in vita quel listino che si voleva a parole eliminare.
E tutti sanno che molti, anche nel PD, sarebbero felici di quest’esito perché il listino faciliterebbe le alleanze con singoli personaggi dell’area centrista o di centro-destra, già definite o che si stanno tessendo.
Genova 28/10/14
Angelo Chiaramonte – Segretario SEL Liguria
Carla Nattero – Responsabile Enti Locali SEL Liguria
Alessandro Benzi – Consigliere Regionale






