L’assessore alle Politiche Sociali Lorena Rambaudi è riuscita a combinare un pasticcio di proporzioni epiche. Come? Con l’introduzione della qualifica di “animatore socio sanitario” per poter lavorare con i minori disagiati.
Per potersi occupare di minorenni con problematiche caratteriali, psichiche e di inserimento bisogna avere la qualifica di educatore sociale, per essere definito tale ed accedere alla qualifica è necessario conseguire una laurea triennale o di I° livello. Da oggi, grazie all’intervento dell’assessore Rambaudi, serve anche la qualifica di “animatore”.
Tralasciando per un attimo il termine di animatore, che ci ricorda più il Fiorello del karaoke e non il professor Keating dell’attimo fuggente, concentriamoci sulle enormi incongruenze che questo scellerato requisito comportano.
I circa 2.000 educatori attualmente in organico non hanno più i requisiti per poter lavorare, chi frequenta il corso da “animatore” e non è in possesso delle lauree non ha i requisiti e quindi non può lavorare.
La brillante soluzione per risolvere la situazione? Istituire due corsi per ottenere la qualifica. Sembrerebbe a posto la questione, ma i corsi, che costano ai cittadini liguri 2 milioni di €uro, sono per soli 1.600 posti invece dei 2.000 necessari.
Risultati ottenuti? Confusione totale, chi aveva i requisiti non li ha più e chi farà il corso non è detto che poi possa lavorare. Il tutto sulle spalle dei minori disagiati e per la modica cifra di 2 mil. di €.
Si poteva fare meglio? Si! Era sufficiente una legge che normasse, in deroga alla legge nazionale, i titoli di stato in possesso dagli educatori già abilitati.
Assessore Rambaudi alle volte un po’ di buon senso evita sperpero di denari pubblici e confusione, sbebene non consenta di fare regali all’Is.For.Coop.
Ill.mo Sig. Procuratore
della Corte dei Conti
della Liguria
Dott. Ermete Bogetti
Viale Brigate Partigiane
16100 Genova
Genova, 23/02/2015
Oggetto: Progetto pilota IFTS Tecnico animatore socio-educativo
Egregio Sig. Procuratore,
in qualità di Consigliere regionale, nell’ambito dei miei poteri di verifica e controllo sull’operato degli Organi e degli Uffici regionali (art. 35 Statuto della Regione Liguria; art. 130 Regolamento Consiglio regionale), ho acquisito l’allegata documentazione relativa al progetto pilota IFTS Tecnico animatore socio-educativo, progetto cofinanziato dall’unione europea fondo sociale europeo 2007-2013.
Si tratta di un corso organizzato nell’anno 2013 dall’ATI Capofila Isforcoop Liguria per 800 individui, costato 2 milioni di euro, al termine del quale è stato rilasciato un Attestato di Specializzazione IFTS: “Tecnico Animatore socio educativo” (Codiceprofessionale ISTAT (CP 2011): 3.4.5.2.- Tecnici del reinserimento e dell’integrazione sociale).
L’Animatore socio educativo svolge attività di promozione della partecipazione sociale e di sviluppo delle potenzialità delle persone, dei gruppi e delle comunità territoriali, concorre a sviluppare attività di prevenzione del disagio, facilita l’inserimento, la partecipazione e l’aggregazione sociale con l’obiettivo di stimolare l’espressività, la comunicazione e la partecipazione di singoli o gruppi, contribuendo al miglioramento della loro qualità di vita. Nell’ambito dei diversi servizi socio-sanitari e socio-culturali presenti sul territorio, collabora alla progettazione e gestisce attività di carattere educativo, ricreativo e culturale, a diretto contatto con bambini, adolescenti, anziani, portatori di handicap, soggetti con problematiche di diversa natura.
Ritengo che una legge o una modifica legislativa dovrebbe semplificare e migliorare non confondere, peggiorare e complicare. Con l’introduzione del corso per ‘animatore socio educativo’ l’assessore regionale alle Politiche Sociali Lorena Rambaudi è riuscita a combinare un pasticcio di proporzioni epiche.
Sostanzialmente sino a ieri chi si occupava dalle problematiche caratteriali, psichiche e di inserimento dei minorenni era un educatore sociale. Per essere definito tale ed accedere alla qualifica era necessario conseguire una laurea triennale o di I° livello, poiché per svolgere questo delicato compito sono necessarie delle competenze specifiche che solo un percorso di studi post diploma consegna, mentre ora, per avere la qualifica di ‘animatore’ è sufficiente il diploma superiore.
Che cosa potrebbe accedere adesso? Che potremmo avere delle persone che hanno la qualifica, ma non l’abilitazione mentre quelle già abilitate in assenza della qualifica di “animatore” non possono operare.
Se questa incongruenza non fosse sufficiente, e per complicare ulteriormente le cose, il corso era per soli 800 posti disponibili, mentre gli operatori abilitati in Liguria sono circa 2.000.
Il risultato di quest’assurdità è la confusione totale: chi era abilitato non può svolgere la mansione se in assenza della qualifica di “animatore”, chi frequenta il corso per “animatore” non è detto che possa svolgere la mansione se non ha i requisiti di legge. E intanto i minori sono allo sbando.
La normativa inoltre parla di “educatore professionale” e non di animatore; sarà quindi necessaria una sanatoria che equipari il titolo conseguito con quello di animatore.
Il risultato di questo pasticcio? 2 milioni di €uro dei cittadini Liguri spesi per non dare la certezza di un lavoro a chi lo cerca e per togliere la certezza del lavoro a chi lo ha, giocando poi sulla pelle di minori sfortunati o con dei problemi.
Tutta la questione sopra descritta, a mio giudizio, merita un attento vaglio di codesta spettabile Procura.
Distinti saluti
Consigliera Raffaella Della Bianca






