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L’UCINA, LA CONFINDUSTRIA NAUTICA, SI SFASCIA: IL GRANDE MADE IN ITALY E’ FUORI E IL NAUTICO….

Si potrebbe sintetizzare così l’ultimo atto della battaglia in seno all’associazione dell’industria nautica italiana.

Mercoledì, giusto all’antevigilia dell’assemblea elettiva di Ucina che si terrà venerd’, 27 marzo, si è consumato forse definitivamente il grande strappo già anticipato da Baglietto lo scorso anno in occasione dell’elezione di Massimo Perotti (numero uno di Sanlorenzo) poi dimessosi lo scorso gennaio dopo soli otto mesi di presidenza.
Già allora si rumoreggiava – a dire il vero da ben prima, sotto l’ottennato di Albertoni – della lotta intestina tra la grande e la piccola cantieristica e imprese di componentistica-accessori-abbigliamento. Materia del contendere la rappresentatività in seno agli organi di vertice di Ucina.
Forse bisognerebbe essere una mosca e infilarsi nelle segrete stanze per capire le vere ragioni che hanno portato alla fuga in massa di ben dieci gradi aziende: Apreamare di Cataldo Aprea, storico socio e difensore di Ucina (lo ricordiamo a una manifestazione al Nautico di Genova perorare la necessità di cambiare le cose dall’interno e non da altrove), Arcadia Yachts, il grande gruppo Azimut-Benetti, Baia, CRN e Ferretti Group, Maltese Spa, Marina di Varazze, Mase Generators, Salpa.
E’ invece comprensibile il ritiro dalla competizione elettorale di Lamberto Tacoli, vice presidente vicario chiamato in gennaio a trovare una mediazione e traghettare Confindustra nautica all’appuntamento di domani.
Molto meno lo è la decisione, in qualità di amministratore delegato di CRN e top manager di Ferretti Group, di dimettersi e dimettere l’intero gruppo forlivese dall’Associazione. Lui dichiara all’Ansa che, insieme agli altri hanno “deciso di uscire per evitare lo scontro”.
Saremo anche particolarmente scettici, ma come è possibile che a gennaio ti dichiari fiducioso, pronto a metterci tutte le tue energie per ricompattare gli associati e poi due giorni prima del “dunque” molli la sedia e chiudi anche la porta? Doveva essere uno “scontro” ben duro!
E ci dev’essere ben di più che il desiderio di osteggiare – come sottolinea la tagliente nota del Consiglio Direttivo di Ucina – la probabile elezione di Carla Demaria, individuata dai Saggi e preferita nei sondaggi allo stesso Tacoli per 75 a 15. Davvero solo perché è nel board del gruppo francese Beneteau anche se ha fondato con altri due soci un’italianissima Montecarlo Yachts, cantiere manager e operai e prodotto e indotto tutto targato Trieste, che a quel gruppo transalpino fa riferimento?
E che fine ha fatto la proposta congiunta inviata da Baglietto, Azimut-Benetti e Ferretti Group a inizio febbraio per discutere il rilancio di Ucina attraverso 7 punti, il primo dei quali era proprio “Unità dell’associazione”?
Lo ribadiamo, il botta e risposta tra “transfughi” e CD Ucina non ci convince affatto. Come non ci pare motivo sufficiente la possibile mancata convergenza di volontà sulla richiesta dei tre grandi Gruppi di “rappresentatività proporzionale in Ucina di tutti i segmenti della nautica italiana”. Cosa è: anche qui la guerra per la poltrona, a ciascuno la sua? Se qualcuno non si prende la responsabilità di chiarire come stanno le cose, la nostra domanda, piuttosto indignata, è più che legittima!
Intanto un altro pezzo di eccellenza italiana va a rotoli e stavolta non possiamo incolpare cinesi, malesi, indiani o russi voraci. Siamo bravissimi a distruggerci da soli. Magari insieme al prossimo Salone Nautico che faticosamente sta cercando una sua nuova dimensione e missione. I Gruppi Ferretti e Baglietto non ci saranno. Per Azimut-Benetti Vitelli sta a guardare cosà dirà il mercato di qui a settembre. E alé! (Rossella Dallò)

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